Conoscevano i biglietti vincenti del “Gratta e Vinci” prima della vendita. A 5 persone sequestrati beni per 25 milioni di euro – Il Caffe


In cinque avevano trovato il sistema di conoscere quali fossero i biglietti milionari vincenti del “Gratta e Vinci” prima ancora che venissero messi in circolazione e acquistati e, coi soldi ricavati dalle vincite, avevano investito in case, veicoli e beni finanziari.

Ora un sequestro conservativo di beni per oltre 25 milioni di euro è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma nei confronti dei cinque ex dipendenti di una concessionaria statale per il gioco del Gratta e Vinci.

Il provvedimento riguarda in particolare un presunto sistema illecito che avrebbe permesso di individuare in anticipo quattro biglietti vincenti, tra cui

  • due relativi al primo premio da 7 milioni di euro
  • altri due da 5 milioni di euro ciascuno.

Nell’ambito dell’operazione, i finanzieri hanno notificato ai cinque indagati anche l’atto di citazione a giudizio davanti alla Corte dei conti per il Lazio.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura regionale della magistratura contabile, dal Sostituto Procuratore Generale Eleonora Lener., punta ad accertare un danno alle casse pubbliche che supera i 25 milioni di euro.

Il sequestro è stato disposto dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per il Lazio per garantire il recupero delle somme contestate.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è indicata come l’amministrazione danneggiata.

Il presunto meccanismo per individuare i biglietti vincenti

Secondo la ricostruzione della Procura contabile, i cinque ex dipendenti avrebbero sfruttato le proprie credenziali di accesso ai sistemi informatici della società. Con queste avrebbero manipolato i server e individuato quattro tagliandi vincenti prima che fossero acquistati.

I biglietti sarebbero stati successivamente comprati da parenti e amici dei presunti responsabili presso ricevitorie distribuite sul territorio nazionale. I tagliandi erano stati regolarmente spediti ai punti vendita dalla concessionaria.

Il sistema contestato avrebbe consentito di conoscere in anticipo informazioni riservate, eliminando di fatto l’elemento della casualità che caratterizza il gioco.

In questo modo, secondo l’ipotesi accusatoria, i soggetti coinvolti avrebbero potuto ottenere premi milionari che, in condizioni normali, sarebbero potuti rimanere non riscossi e quindi nelle disponibilità dello Stato.

Il danno per lo Stato

La concessionaria per la quale lavoravano gli ex dipendenti è stata espressamente indicata come estranea ai fatti contestati.

I premi sono stati regolarmente pagati ai possessori dei biglietti, ma se non ci fosse stata la truffa sarebbero eventualmente stati pagati ad altri, vincenti regolari.

Quindi, ci si chiede, perché lo Stato avrebbe subito danno?

È chiara la responsabilità penale dei 5 indagati e anche, eventualmente, il danno d’immagine per lo Stato, ma perché far intervenire la Corte dei Conti?

In realtà la truffa ha comportato anche una ipotetica riduzione degli incassi dello Stato.

Alcune volte, infatti, dei biglietti vincenti di Gratta e Vinci non vengono venduti o, pur se acquistati, non vengono riscossi. Per lo Stato un grosso guadagno.

Le somme incassate dai truffatori hanno perciò eliminato la possibilità che a “vincerle” potessero essere le casse dello Stato.

Sequestrati 25 immobili, auto, moto e disponibilità finanziarie

Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma. Riguarda un patrimonio composto da immobili, veicoli e risorse economiche, per un valore complessivo superiore a 25 milioni di euro.

Nel dettaglio, sono state sottoposte a sequestro 25 unità immobiliari, tra appartamenti, villini, garage e cantine. Gli immobili si trovano nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria.

Il blocco patrimoniale comprende inoltre cinque tra autovetture e motocicli, oltre a disponibilità finanziarie.

L’obiettivo della misura è conservare beni sufficienti a garantire l’eventuale recupero delle somme contestate, qualora venga riconosciuta la responsabilità amministrativa dei soggetti coinvolti.

La presenza di numerosi immobili nella provincia di Roma e nel resto del Lazio rende il territorio romano uno dei riferimenti principali dell’operazione condotta dalle Fiamme Gialle.

Dall’invito a dedurre alla citazione davanti alla Corte dei conti

La vicenda è arrivata alla fase della citazione a giudizio dopo che le difese presentate dai cinque ex dipendenti non sono state ritenute sufficienti dalla Procura regionale della Corte dei conti a superare le contestazioni formulate.

Già nel marzo scorso era stato notificato agli interessati l’invito a dedurre, un atto con cui la magistratura contabile comunica le contestazioni e consente alle persone coinvolte di presentare le proprie osservazioni prima dell’eventuale avvio del giudizio.

Dopo aver esaminato le difese, la Procura ha confermato l’ipotesi di responsabilità patrimoniale e non patrimoniale, procedendo con la citazione a giudizio e chiedendo contestualmente il sequestro conservativo dei beni.

Ora spetterà al giudice designato valutare se confermare, modificare oppure revocare la misura cautelare.

La decisione sarà presa in Camera di consiglio, mentre l’accertamento delle singole responsabilità proseguirà nell’ambito del giudizio contabile.

La collaborazione tra Guardia di Finanza e magistratura contabile

L’operazione rientra nell’attività di contrasto agli illeciti che possono provocare danni economici e d’immagine alle amministrazioni pubbliche.

La Guardia di Finanza di Roma ha agito su delega della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, dando esecuzione al provvedimento patrimoniale e notificando gli atti processuali ai cinque ex dipendenti.

L’ipotesi contestata riguarda l’utilizzo illecito di informazioni riservate per ottenere premi milionari attraverso una presunta manipolazione dei sistemi informatici. Il procedimento dovrà ora chiarire le responsabilità individuali e l’entità definitiva dell’eventuale danno erariale.

Niente nomi degli indagati

Resta fermo il principio della presunzione di innocenza.

La responsabilità amministrativa dei cinque ex dipendenti potrà essere considerata definitivamente accertata soltanto in presenza di una sentenza di condanna da parte del giudice contabile.

E in base a questa presunzione di innocenza non sono stati comunicati i nomi delle 5 persone coinvolte, il cui anonimato sarà probabilmente garantito fino a una eventuale condanna definitiva


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