Quando si parla di retention del personale, il primo pensiero corre quasi sempre a benefit, welfare o iniziative motivazionali. Il tema, in realtà, nasce prima e altrove: nel costo che un’azienda sostiene per ogni persona che assume e che fatica a sostituire quando quella persona se ne va. Trattenere i collaboratori non è soltanto una questione di clima aziendale, ma una leva economica diretta sul conto economico. Prima di introdurre nuovi strumenti conviene capire quanto costa davvero un dipendente e dove si nascondono i margini di manovra per alleggerire quel costo senza toccare l’organico.
Quanto costa davvero un dipendente all’azienda
Il netto che un dipendente vede in busta paga è soltanto una parte del costo che l’azienda sostiene per lui. Ai 2.000 euro netti mensili di un impiegato di livello medio corrispondono spesso oltre 3.300 euro di costo aziendale complessivo, sommando contributi previdenziali, accantonamenti e oneri accessori. La distanza tra ciò che arriva al lavoratore e ciò che esce dalle casse dell’impresa è il vero terreno su cui si gioca la sostenibilità dell’organico. Capire questa distanza, voce per voce, è il primo passo per individuare dove intervenire senza toccare le retribuzioni nette percepite dalle persone.
Le voci che compongono il costo del lavoro
La retribuzione lorda è solo il punto di partenza: sopra di essa si sommano i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro, che secondo il contratto collettivo applicato possono superare il 30% della retribuzione. Si aggiungono l’accantonamento annuale al TFR, i premi INAIL calcolati sul rischio della mansione, e una serie di oneri accessori: buoni pasto, dispositivi di sicurezza, formazione obbligatoria. Ogni voce, presa singolarmente, sembra marginale, ma sommate danno la misura reale di quanto costi mantenere una posizione in organico, al netto di qualsiasi aumento futuro.
Perché l’aumento in busta paga è la leva più costosa
Aumentare lo stipendio di un collaboratore sembra la scelta più diretta per trattenerlo, ma è anche la più inefficiente dal punto di vista fiscale. Ogni euro lordo riconosciuto in busta paga viene eroso da imposte e contributi prima di arrivare nelle tasche del dipendente, mentre l’azienda versa comunque la propria quota di oneri sull’intero importo. Il fenomeno ha un nome preciso, il cuneo fiscale, misurato ogni anno dal report Taxing Wages dell’Ocse. Le rilevazioni più recenti mostrano che, pur in leggero calo rispetto all’anno precedente, il cuneo fiscale italiano resta tra i più alti in Europa. Per un aumento di 100 euro netti, il costo effettivo che grava sull’azienda può superare ampiamente il doppio: una proporzione che rende evidente perché la leva salariale pura, da sola, non basti a sostenere una strategia di trattenimento del personale nel tempo.
Il welfare aziendale come alternativa alla retribuzione monetaria
Il welfare aziendale affianca la retribuzione senza sostituirla, e lo fa attraverso un meccanismo che il fisco tratta in modo radicalmente diverso rispetto al denaro. I beni e i servizi erogati nell’ambito di un piano di welfare, quando rispettano le condizioni previste dall’articolo 51 del TUIR, non concorrono a formare reddito per il dipendente e sono deducibili per l’azienda: nessuna trattenuta IRPEF, nessun contributo INPS aggiuntivo, a fronte dello stesso valore percepito dal lavoratore. La differenza rispetto a un aumento tradizionale non è marginale: cento euro destinati al welfare arrivano interamente al dipendente, mentre lo stesso importo in busta paga si dimezza lungo il percorso tra lordo e netto.
Per approfondire come strutturare correttamente un piano di questo tipo, evitando le contestazioni più frequenti da parte di Agenzia delle Entrate e INPS, la guida dedicata al welfare aziendale spiega requisiti, categorie di beneficiari e beni ammessi.
A supportare le imprese nella costruzione di piani su misura, coerenti con il proprio bilancio, interviene il pool di 35 professionisti di Soluzione Tasse, specializzati nella fiscalità d’impresa.
Fringe benefit e soglie di esenzione aggiornate
Accanto al welfare strutturato esistono i fringe benefit, beni e servizi che l’azienda può riconoscere anche a titolo individuale, senza doverli estendere a tutto il personale. Per il triennio 2025-2027 la soglia di esenzione fiscale e contributiva resta fissata a 1.000 euro annui per lavoratore, che salgono a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Superato il limite, l’intero importo concorre a formare reddito, non solo la parte eccedente: un dettaglio che richiede una gestione precisa degli importi riconosciuti nel corso dell’anno, soprattutto sommando più benefit nello stesso periodo.
Le agevolazioni contributive su assunzioni e trasformazioni
Oltre al welfare, esistono strumenti che agiscono sul costo dei nuovi ingressi in organico: esoneri contributivi riservati a specifiche categorie, come giovani, donne o assunzioni in aree a maggiore difficoltà occupazionale, e sgravi legati alla trasformazione di contratti a termine in rapporti stabili. Le condizioni di accesso cambiano frequentemente con le manovre di bilancio, e verificare la propria idoneità prima di procedere con un’assunzione evita di perdere un beneficio potenzialmente significativo sul costo complessivo della nuova risorsa.
L’effetto sul turnover: perché costo e permanenza sono collegati
Tornando al punto di partenza: la retention del personale non è un obiettivo a sé, ma la conseguenza economica di scelte fatte a monte sul costo del lavoro. Ogni sostituzione comporta spese dirette di selezione e formazione, e indirette, legate al tempo perché una nuova risorsa raggiunga la piena produttività. Un pacchetto retributivo costruito con intelligenza, che unisca compenso monetario e strumenti fiscalmente efficienti, riduce il costo unitario del dipendente e, di riflesso, il costo di ogni eventuale sostituzione. La permanenza delle persone in azienda, vista così, diventa una voce di bilancio prima ancora che una questione di clima interno.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


