«Noi imprenditori siamo in trincea, l’energia è diventata un’arma di guerra. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito queste dinamiche, provocate dai conflitti in corso, le più distruttive da quando c’è il mercato del petrolio»: Sonia Bonfiglioli guida l’azienda di famiglia che produce motoriduttori, sistemi di guida, convertitori e motori elettrici, sede a Calderara (Bologna), 1,2 miliardi di euro di fatturato, il 75% dall’export, 18 stabilimenti nel mondo, 5mila dipendenti.
È presidente di Confindustria Emilia e ieri all’assemblea ha disorientato gli associati: «Chi si ferma è perduto, chi pensa di stare a vedere ciò che succede e spera che magari la tempesta passerà sarà spazzato via, come coloro che producevano le candele e non si accorsero dell’arrivo della lampadina. Non possiamo rimanere a guardare l’energia che ci strangola e neppure subire l’elefante nella stanza, cioè l’intelligenza artificiale. Dobbiamo combattere. Prendere atto che la sesta rivoluzione industriale è incominciata e la sta guidando la Cina. E dobbiamo avviare le contromisure per continuare a competere e partecipare alla gara».
Ancora: «Noi imprenditori non possiamo restare seduti ad aspettare quando e dove sarà il prossimo dazio o il prossimo shock, sì perché non sappiamo come saranno e quando, ma certamente arriveranno altri traumi. Dobbiamo attrezzarci. Per esempio è fondamentale diversificare i mercati».
Il mea culpa e la sfida della trasformazione
Poi c’è un mea culpa rivolto pure alla «sua» Confindustria: meno lamentele, meno chiamate in causa dei politici, l’impegno dev’essere quello di portare il sistema imprenditoriale italiano a comprendere le turbolenze geopolitiche, i nuovi assetti anche economici che stanno ridisegnando il mondo: «Io non voglio più sentire imprenditori che dicono »Ah, abbiamo sempre fatto così, ha funzionato». Dobbiamo avere il coraggio di trasformarci noi per primi, superare questa zavorra che è il passato, è difficile vincere una volta, ma restare campione lo è di più, perché vuol dire che ti misuri con contesti diversi e nonostante quello riesci a vincere».
L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle imprese
Due esempi di innovazione: un’azienda emiliana sta avendo successo costruendo telai e strutture portanti per i robotaxi, un’altra sta lavorando ai camion elettrici. Esempi citati come sfide vincenti verso la sesta rivoluzione industriale: «L’IA incomincia a essere messa a terra, entra nel mondo reale. Però è un mondo in bianco e nero, potrebbe averlo disegnato Trilussa, c’è chi si mangia due polli e chi ha la pancia vuota, quindi le statistiche che indicano un pollo a testa possono mentire. Chi saprà applicare l’intelligenza artificiale vedrà probabilmente il suo business crescere e cambiare, chi non ci riuscirà oppure chi, perché la tipologia del suo business non ne consente l’utilizzo, non potrà avvalersi dell’IA, avrà tempi assai difficili».
Che fare? La ricetta di Sonia Bonfiglioli è: «Ragionare con una logica geostrategica, cioè cercare di anticipare e di attenuare i rischi geopolitici, deve diventare un modo di pensare che tutti noi ci dobbiamo dare. E allora Confindustria Emilia ha deciso di attivare una piattaforma nella quale vengono monitorati i macro effetti geopolitici nel mondo e gli andamenti delle materie prime. Si tratta di uno stimolo perché chi fa impresa incominci a ragionare su come approcciare la geopolitica».
L’intervento di Orsini e il nodo dei costi energetici
Seduto in prima fila ad ascoltare la «lezione» di questa imprenditrice al top, che detiene interamente il capitale del gruppo e ha sempre rifiutato l’ingresso di fondi o soci, è Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, che rilancia il j’accuse verso l’energia: «La Spagna continua a produrre automobili, noi no. Perché? Perché là l’energia costa assai meno. Sull’energia vediamo quanto il nostro Paese sia lento, per esempio sulle rinnovabili. Vi sono 1200 concessioni che stanno aspettando l’autorizzazione, 130 gigawattora che vorrebbero dire anche un investimento di oltre 20 miliardi. Non si riesce a sbloccarle».
Burocrazia e la proposta della Zes unica
Orsini individua nell’estensione a tutta la Penisola della Zes (Zona economica speciale) concessa al Sud il modo per tagliare le unghie alla burocrazia che frena la risposta energetica ma più in generale l’attività imprenditoriale: «La burocrazia ci costa 80 miliardi l’anno, non si può continuare così. Se un imprenditore decide un investimento non può aspettare tre anni un’autorizzazione, mentre negli Usa occorrono 7 mesi. La rapidità è oggi fondamentale. Perciò chiediamo di allargare la Zes, che ha dato al Sud buoni risultati, a tutta la Penisola.
Ci vuole qualcuno che decida. Intanto abbiamo chiesto un commissario per l’energia. Se il presidente di una Regione non è in grado di identificare un territorio dove poter mettere le pale eoliche, deve potere intervenire lui e indicare dove, così come non si può bloccare il fotovoltaico perché un presidente di Regione dice: per me il 98% del terreno della Sardegna è vincolato. Intanto il costo del gas ci mette fuori mercato».
Le critiche alle politiche industriali dell’Europa
Ma c’è pure un rimbrotto verso l’Europa: «È colpevolmente assente. Noi stiamo esortando l’Ue a fare debito pubblico europeo non per le piste ciclabili ma per avere un sistema efficace di satelliti, non essere esclusi dall’evoluzione dell’IA, sviluppare gli umanoidi, presidiare le nuove frontiere dello sviluppo. L’Europa non deve nascondersi. Manca una visione industriale continentale, cioè l’Europa del mercato unico dell’energia, dei capitali, degli investimenti sulle priorità. Invece avvengono errori, anche gravi. Si sono persi un milione di posti di lavoro a causa della deindustrializzazione provocata dal Green Deal. Io sono ambientalista convinto ma bisognava mettere al centro una parola chiave: la neutralità tecnologica, incentivando ricerca e sviluppo sulle nostre tecnologie invece di andare a comprare quelle di altri Paesi».
L’appello per la Ducati e le richieste per la finanziaria
Infine un appello affinché l’Italia non perda una delle sue aziende-leader, la Ducati, che Volkswagen, proprietaria, sembra intenzionata a vendere per fare cassa («Stiamo lavorando per tutelare l’italianità dell’azienda») e l’annuncio che è in fase di stesura un manifesto in 10 punti con le richieste per la prossima finanziaria (e l’attenzione rivolta pure alla campagna elettorale). Tra i 10 punti: «Chiediamo contributi per le piccole imprese che si vogliono aggregare. Abbiamo fatto una ricerca sulla produttività: la grande impresa è poco al di sotto dell’industria tedesca, quella media è superiore a tutti, quella piccola è invece indietro. Quindi è importante un sostegno per chi si vuole unire per riuscire a competere».
(riproduzione riservata)
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

