Lo scorso fine settimana a Roma si è tenuto il primo convegno del nuovo partito del generale Roberto Vannacci, Futuro Nazionale. Al di là delle frasi estrapolate, in pochi si sono concentrati sui contenuti del convegno, volto – almeno in teoria – a definire i contorni dell’inedito movimento politico: in mezzo ai generali rimandi al fascismo, gli autodefinitisi «camerati» hanno affrontato quelli che secondo la loro visione sarebbero i problemi dell’Italia, presentandoli più per via negativa che attraverso proposte concrete. In due giorni di convegno quella che rivendica di essere «l’unica vera destra», sociale e sovranista, ha appena menzionato i temi di sovranità energetica, alimentare e digitale, e non ha affrontato questioni come le ingerenze politiche economiche e militari degli USA nel Paese, riducendo il problema della sovranità alla presenza di persone straniere sul territorio. Alla luce di tutto, il partito sembra definirsi nella sola contrapposizione alla «destra molliccia» e alla «sinistra woke», e pare chiedere un’adesione al movimento su base esclusivamente identitaria.
Remigrazione e sicurezza
«Noi non abbiamo un programma di immigrazione, ma di remigrazione». Così Vannacci ha iniziato a presentare il capitolo del programma del proprio partito sulla remigrazione, una delle parti più consistenti del progetto politico di Futuro Nazionale. Il concetto politico di remigrazione è stato introdotto dall’estrema destra francese negli anni ’90, ma è stato rilanciato solo recentemente, nei medesimi ambienti di estrema destra francesi e in quelli tedeschi e austriaci; esso riduce la maggior parte dei problemi della società europea alla presenza di immigrati: secondo i sostenitori della remigrazione, l’immigrazione sarebbe causa non solo di un deterioramento della sicurezza, ma anche delle crisi demografica, lavorativa e in generale sociale che stanno vivendo i Paesi europei. I promotori della remigrazione propongono dunque provvedimenti volti a incentivare l’espulsione di stranieri – regolari e non – e cosiddetti “cittadini di seconda generazione” dal Paese in cui vivono.
Il piano di remigrazione è ciò su cui ruotano la maggior parte delle proposte di FN. Vannacci vuole abolire i decreti flusso che disciplinano l’entrata delle persone migranti in Italia e inserire un tetto massimo agli stranieri in Italia. FN propone la remigrazione immediata per gli stranieri che delinquono, la revoca della cittadinanza per chi commette reati gravi e l’espulsione per le persone irregolari. La remigrazione è anche alla base del piano carceri del partito, che prevede «un immediato piano di costruzione di nuove carceri e la liberazione di posti tramite l’immediato rimpatrio dei detenuti non italiani». Parallelamente, il programma prevede un rafforzamento del dispositivo di sicurezza, fornendo non meglio precisati nuovi strumenti alle forze dell’ordine: nonostante nel corso del convegno gli esponenti di spicco del partito abbiano affermato a più riprese di ritenere la sicurezza un tema chiave del proprio disegno politico, nessuno ha realmente spiegato come FN intenderebbe intervenire sulla questione né avanzato proposte concrete.
Politica sociale: crisi demografica e lavorativa
Nel 2023, il concetto di remigrazione è tornato alla ribalta grazie agli sforzi dell’attivista austriaco di estrema destra Martin Sellner, che l’anno seguente ha scritto un libro sul tema. Per Sellner, un vero piano di remigrazione non si può limitare a espellere gli stranieri dal Paese, ma deve essere accompagnato da una agenda politico-sociale che metta al centro la popolazione – per usare termini pronunciati dagli stessi antesignani francesi dell’attivista austriaco – «di sangue», «autoctona», in una serie di interventi di stampo apertamente etnonazionalista. La politica sociale di Futuro Nazionale risente fortemente di tale cornice concettuale e potrebbe dirsi di fatto in larga parte incentrata su di essa.
Uno degli interventi più significativi ipotizzato da Vannacci è il cosiddetto «quoziente familiare»: davanti alla crisi demografica, FN intende incentivare la natalità fornendo sgravi fiscali alle famiglie con più figli, come attraverso l’introduzione di un «fattore famiglia» in tutte le imposte e una «drastica riduzione» dell’IRPEF da aumentare progressivamente in base al numero di figli. Anche la soluzione alla crisi abitativa passerebbe da un piano all’insegna del concetto sellneriano di remigrazione: FN intende introdurre il requisito della cittadinanza per le richieste di accesso alle case popolari e inaugurare il «mutuo tricolore», un mutuo garantito dallo Stato con la garanzia del patrimonio pubblico per l’acquisto di prime case e un tasso proporzionalmente ridotto in base al numero di figli. In ambito sociale, oltre agli sgravi fiscali per le famiglie, l’unico tema realmente oggetto di proposte in oltre due giorni di convegno è stato quello del sostegno alle imprese: FN propone la deducibilità totale dei pagamenti tracciabili, l’introduzione del principio di cassa per la riscossione dell’IVA, bonus fiscali nel caso in cui un’azienda apra alla partecipazione dei propri dipendenti o distribuisca loro utili, e – soprattutto – l’introduzione della flat tax per le pmi.
Il resto del programma sociale di FN è stato presentato prevalentemente attraverso slogan: il tema delle pensioni è stato ridotto alla questione demografica; sulle politiche occupazionali Vannacci si è limitato a dire che intende tagliare le forme di assistenzialismo e strumenti come l’indennità di disoccupazione nel caso in cui una persona non occupata rifiuti un lavoro offertogli dagli uffici di collocamento; sulla sanità, sono arrivati appelli generici a «tagliare le liste d’attesa», e il tema è stato affrontato più per via negativa che propositiva, ribadendo la ferma opposizione del partito a interruzione di gravidanza, suicidio assistito, gestazione per altri, forme di famiglia non tradizionali e una indefinita «ideologia woke»; sull’istruzione, sono arrivate vaghe critiche a presunti insegnanti ideologizzati ed è stato suggerito che le scuole professionali andrebbero integrate con il tessuto produttivo, senza avanzare proposte; sul tema del sostegno all’agricoltura è stata ribadita la centralità del settore primario parlando di problemi a cui non sono state avanzate ipotesi di soluzione.
Energia e tecnologie digitali
Nonostante lo stesso Vannacci abbia definito il tema centrale per il raggiungimento di una reale sovranità, le parole spese dal generale per parlare di energia sono state poche. Da quanto emerge dal convegno, FN intende puntare sulla produzione domestica di energia nucleare e tagliare gli investimenti nelle rinnovabili, giudicate inutili per il sostentamento energetico dell’Italia. Unica rinnovabile valida, secondo il partito, è l’idroelettrico, motivo per cui Vannacci propone la riabilitazione delle risorse idriche nel sud Italia e la costruzione di dighe in tutto lo Stivale. Per soddisfare il resto del fabbisogno energetico, Vannacci intende acquistare l’energia dagli altri Paesi: «Perché non ce la faremo a soddisfare solamente con la produzione interna il nostro fabbisogno energetico, ma vogliamo essere liberi di comprare l’energia da chi ce la vende a miglior prezzo» ha detto, in un chiaro riferimento alla Russia. Le parole del generale paiono generare un cortocircuito: «Uno Stato senza autosufficienza energetica non è più sovrano. Può esserlo di diritto, ma non lo è di fatto», ha detto infatti Vannacci per introdurre il tema dell’energia; a meno che egli non intenda «l’autosufficienza» come una forma di dipendenza dalle importazioni, non è chiaro come l’Italia possa raggiungere la «sovranità».
Come per l’energia, anche le parole destinate alle tecnologie digitali, altro settore strategico e in rapida evoluzione, sono state ridotte: a parlarne è stato prevalentemente Lorenzo Gasperini, coordinatore del programma di FN, che ha affermato che l’Italia ha bisogno di fibra veloce in tutto il Paese e investimenti in tecnologie IA. Il momento in cui Gasperini parla di tecnologie digitali è l’unico in cui un componente di spicco del partito abbozza un riferimento alla dipendenza dell’Italia dagli Stati Uniti: «I dati degli italiani devono passare da infrastrutture di proprietà italiana e soprattutto di proprietà pubblica», ha detto Gasperini. «Non è ammissibile che i nostri dati sanitari siano presenti su cloud controllati attraverso la legislazione statunitense», ha continuato, «e quindi che i nostri dati siano in mano straniera».
La grande assente: la sovranità
Tra i vari temi affrontati nei due giorni di convegno di Futuro Nazionale, diversi – molti di più – non hanno avuto alcuno spazio. Oltre alle scarse parole spese sulle politiche sociali, la sicurezza interna, la giustizia, e i settori chiave di energia e digitale, i vertici di FN hanno appena menzionato questioni di difesa e temi di politica estera. Dalle varie dichiarazioni si possono cogliere una generale tendenza a guardare l’UE con occhio critico, il posizionamento contro la vendita di armi all’Ucraina e una lontananza dai movimenti per la Palestina. NATO, Patto di Stabilità, bilancio UE, politiche di riarmo, sovranità economica, e influenza degli USA sono temi rimasti pressoché del tutto fuori dalle discussioni del primo convegno di partito.
È a suo modo ironico: Futuro Nazionale è un partito che rientra nell’universo della destra sociale che si autodefinisce sovranista. Eppure, quello che è mancato nella presentazione del programma del movimento è ciò che più dovrebbe definire una forza politica di tale indirizzo: proposte concrete su problemi sociali come lavoro, sanità e pensioni e un disegno solido per restituire sovranità allo Stato davanti all’attuale panorama geopolitico. Se dovessimo valutare la situazione interna dell’Italia limitandoci a quanto emerso dopo i due giorni di convegno di FN, a minacciare la sovranità del Belpaese parrebbero più le persone straniere e la comunità LGBT+ che le truppe straniere dispiegate su suolo nazionale. Non una parola è stata spesa per parlare delle ingerenze statunitensi o dei vincoli comunitari che impongono un taglio generalizzato della spesa pubblica a favore del riarmo.
Alla luce di tutto, Vannacci pare chiedere un’adesione al proprio partito su base esclusivamente ideologica e identitaria; non dunque presentando proposte concrete, ma definendo i confini di Futuro Nazionale descrivendo ciò che il partito non è e ponendosi in contrapposizione con le altre forze politiche, rappresentate da una «sinistra woke» da una parte e da una «destra molliccia» dall’altra.
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Dario Lucisano
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