Dopo le novità del decreto correttivo Omnibus, la sanatoria abbinata al concordato preventivo biennale 2026/2027 torna in discussione in Senato. L’obiettivo? Estenderla a tutte le partite IVA aderenti al patto fiscale
Il concordato preventivo biennale 2026/2027 è l’adempimento che caratterizza la stagione fiscale autunnale.
Entro la scadenza del 31 ottobre, differita automaticamente al 2 novembre cadendo di sabato, i titolari di partita IVA saranno chiamati a scegliere se aderire o meno al patto con il Fisco per i prossimi due anni.
Una valutazione che può contare sui vantaggiosi correttivi introdotti in estate con il decreto Omnibus n. 148/2026, che tra i diversi punti ha riaperto le porte del ravvedimento speciale per chi rinnoverà il concordato già siglato per il biennio 2024/2025.
La sanatoria resta quindi al momento circoscritta ai rinnovi del concordato, ma la partita non è chiusa.
Riparte in Senato la discussione sul disegno di legge “Disposizioni in materia fiscale e di tutela dei consumatori” che, tra le novità, punta a riaprire le porte del ravvedimento agevolato per tutti.
Partite IVA, sanatoria per tutte le adesioni al CPB 2026/2027: la discussione riparte in Senato
Dare uno sprint alle adesioni al concordato preventivo biennale giocando la carta del ravvedimento “al ribasso”: questa la strategia che continua a tenere banco anche per il biennio 2026/2027.
Il decreto correttivo Omnibus n. 148/2026 ha riaperto la partita della sanatoria, che consente di blindare gli anni dal 2020 al 2023 versando un’imposta sostitutiva ridotta (flat tax) su una base imponibile forfettaria.
In sostanza, versando un importo graduato in base al proprio livello di affidabilità fiscale, ci si mette in regola e si sfugge ai controlli dell’Agenzia delle Entrate.
Ad oggi però la norma, contenuta nell’articolo 29 del decreto legislativo n. 148/2026 è circoscritta esclusivamente ai rinnovi di concordati già siglati per il biennio 2024/2025.
La logica è chiara: incentivare la conferma del patto fiscale da parte di chi ha già toccato con mano l’esperienza della pianificazione preventiva di redditi e imposte.
Per chi invece sceglierà di salire sul carro dei più affidabili agli occhi del Fisco per il prossimo biennio, non vi sono ad oggi sconti sulle irregolarità passate. Su questo punto è però bene evidenziare il percorso di discussione partito già dal mese di luglio in Senato e che riprende il via ora dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari.
È calendarizzato nella seduta del 15 settembre l’esame del disegno di legge contenente “Disposizioni in materia fiscale e di tutela dei consumatori”, presentato dal Senatore Massimo Garavaglia, che punta anche ad estendere a tutte le partite IVA la sanatoria legata al concordato.
Sanatoria in sconto per il CPB 2026/2027: cosa prevede il DdL in discussione in Senato
Il meccanismo delinato all’articolo 5 del disegno di legge presentato in Senato è lo stesso che si è già applicato nelle annualità passate.
Destinatari della misura i contribuenti che hanno applicato gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) e che perfezioneranno l’adesione al concordato preventivo biennale relativamente al biennio di imposta 2026-2027.
Il ravvedimento riguarda i periodi d’imposta dal 2020 al 2024 e consente al contribuente di mettersi in regola pagando un’imposta sostitutiva che rimpiazza le imposte sui redditi e le relative addizionali così come l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).
Il calcolo della base imponibile, ossia del valore da tassare, è basato sulla differenza tra il reddito d’impresa o di lavoro autonomo già dichiarato e lo stesso valore incrementato in percentuale in base al punteggio ISA dell’annualità:
- Punteggio ISA = 10: Incremento del 5%
- Punteggio ISA da 8 a <10: Incremento del 10%
- Punteggio ISA da 6 a <8: Incremento del 20%
- Punteggio ISA da 4 a <6: Incremento del 30%
- Punteggio ISA da 3 a <4: Incremento del 40%
- Punteggio ISA < 3: Incremento del 50%
Sulla base così calcolata si applicano tre diverse aliquote di tassazione flat :
- ISA pari o superiore a 8: Aliquota del 10%
- ISA tra 6 e <8: Aliquota del 12%
- ISA < 6: Aliquota del 15%.
Ai fini IRAP, la base imponibile è invece costituita dalla differenza tra il valore della produzione netta già dichiarato e il valore incrementato secondo le stesse percentuali viste sopra per gli ISA e l’aliquota di tassazione è fissata al 3,9 per cento.
Il meccanismo delinato nel DdL firmato dal Senatore Massimo Garavaglia conferma la riduzione del 30 per cento delle aliquote per il periodo Covid (2020 e 2021), così come le regole specifiche per i soggetti che nel periodo interessate abbiano dichiarato cause di esclusione dagli ISA.
I benefici del ravvedimento non si limitano però solo al pagamento di un’imposta ridotta sulle irregolarità pregresse.
L’effetto premiale è anche sui controlli: una volta effettuato il versamento unico o avviata la regolare rateizzazione, l’Agenzia delle Entrate non può più effettuare gli accertamenti e le rettifiche di cui all’art. 39 del D.P.R. 600/1973 e all’art. 54 del D.P.R. 633/1972 (IVA) per i periodi d’imposta 2020-2024.
Il nodo dei tempi e il rischio di novità nel pieno della campagna adesioni
La possibilità che il ravvedimento speciale torni a legarsi al concordato preventivo anche per il biennio 2026/2027 può sicuramente riaccendere l’attenzione sulle logiche e sui benefici del patto tra Fisco e partite IVA.
C’è però il nodo dei tempi.
Con la ripresa della discussioni in Senato a partire dal 15 settembre, le eventuali modifiche o affinamenti alla disciplina del ravvedimento speciale e del concordato preventivo biennale rischiano di intervenire quando la finestra temporale per i contribuenti si trova già in una fase avanzata.
Considerando che la scadenza finale per l’adesione al CPB è fissata al 2 novembre, la sovrapposizione tra i lavori parlamentari e le decisioni operative di contribuenti e intermediari introduce un forte margine di incertezza.
Il rischio concreto è che le regole del gioco cambino o vengano ridefinite nel pieno della campagna adesioni, ostacolando la programmazione dei professionisti e disorientando i soggetti interessati chiamati a valutare la convenienza della sanatoria e del concordato entro termini estremamente stretti.
Un rischio operativo e pratico da non sottovalutare, e che potrebbe essere uno dei punti a sfavore per l’approvazione della proposta in discussione.
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