Prendere lo smartphone, aprire un’app, guardare il primo episodio. Durata da 60 a 180 secondi e alla fine un colpo di scena. E visto che sono così brevi, vale la pena passare all’episodio successivo, e poi a un altro ancora. Passate due ore ci si rende conto di aver visto 40 episodi di una storia che non si sapeva neanche di volere. Questo è il microdramma – o vertical drama – formato seriale nato in Cina intorno al 2018 che oggi sta conquistando il mondo: episodi girati in verticale appositamente per essere fruiti dallo smartphone, della durata massima di tre minuti durante i quali a ritmo serrato si succedono emozioni, conflitti, amori e tensioni in una struttura narrativa che spinge lo spettatore a guardare “solo un altro episodio”, fino a trasformare pochi minuti in un tempo indefinito. Non sono la brevità in sé né la novità del formato a far riflettere, ma la sottrazione dell’unico vincolo che era rimasto anche nell’epoca dello streaming: il tempo di fermarsi. In un mondo che corre, in cui tutto è fruibile subito, ovunque e si deve esaurire rapidamente, pena noia e distrazione, guardare una serie TV, una fiction o un teen drama ha sempre richiesto tempo: sedersi, dedicare 40-50 minuti a un episodio prima di passare al successivo, talvolta attenderne l’uscita settimanale. Un tempo reale e scelto, che separa il guardare dal semplice scorrere.
Col microdramma non è più lo spettatore ad adattarsi alla durata del racconto ma il racconto ad adattarsi ai tempi morti dello spettatore
I duanju[1] cinesi, diffusi su piattaforme come Kuaishou e Douyin (versione cinese di TikTok) hanno dato vita ad un mercato del valore di oltre 5 miliardi di dollari, arrivando a pesare quasi il 70% dell’industria cinematografica cinese. A partire dal 2022 il fenomeno ha valicato i confini asiatici trovando spazio anche in Europa e negli Stati Uniti su piattaforme come ReelShort, DramaBox, My Drama e nuovi player specializzati, dando vita a un’industria che secondo i dati Omdia[2] ha fruttato 11 miliardi di dollari a livello globale, con stime oltre i 26 miliardi entro il 2030. Il microdramma porta all’estremo una tendenza che si osserva già da anni: non è più lo spettatore ad adattarsi alla durata del racconto, ma il racconto ad adattarsi ai tempi morti dello spettatore. La fila alla fermata, la pausa pranzo, il tragitto in metropolitana, l’intervallo tra una notifica e l’altra diventano nuovi spazi di consumo. La vecchia serie tv, fondata sull’appuntamento quotidiano e sulla fedeltà di lungo periodo, viene quindi trasformata in una sequenza di stimoli narrativi brevissimi progettati per catturare l’attenzione prima che lo spettatore decida di passare al contenuto successivo. Dietro questo format c’è uno sfruttamento chirurgico dei meccanismi dell’attenzione e della ricompensa, gli stessi su cui si reggono videogiochi e social media: gratificazione, identificazione emotiva, sforzo cognitivo minimo, urgenza.
Ogni episodio di 90 secondi sembra essere costruito appositamente per attivare il rilascio di dopamina
Ogni episodio di 90 secondi sembra essere costruito appositamente per attivare il rilascio di dopamina – il neurotrasmettitore associato all’anticipazione del piacere, non al piacere in sé – e per lasciare lo spettatore in uno stato di tensione irrisolta nell’attesa di una risoluzione costantemente differita, che spinge a cliccare su “prossimo episodio”. Il tempo per sviluppare gradualmente la trama non c’è dunque tutto deve accadere subito, i personaggi devono essere riconoscibili in pochi secondi, il dialogo è diretto e la complessità lascia il posto all’intensità emotiva. Anche le modalità di monetizzazione seguono le logiche tipicamente “social” e degli “acquisti in-app” dei videogame. Molte piattaforme adottano modelli freemium in cui i primi episodi sono gratuiti, ma occorre pagare per sbloccare i successivi. Il costo del singolo episodio oscilla tra 50 centesimi e un dollaro, una cifra apparentemente irrisoria che moltiplicata per sessioni da trenta/quaranta episodi può arrivare facilmente a superare gli ottanta dollari al mese, nettamente al di sopra di qualsiasi abbonamento streaming tradizionale.
Nel 2024 il 30% dell’audience globale era composta da over 50, il 20% dalla fascia 40-49, il 22% da quella 30-39
Ma a chi si rivolge il microdramma? Certamente la Gen Z e Gen Alpha – native digitali e cresciute nella logica dello scroll, dei Reel e dei contenuti usa e getta – costituiscono il pubblico naturale di questo formato che sembra essere costruito a misura sulle loro abitudini di consumo. Eppure i dati presentati al MIPCOM[3]mostrano che anche i più grandi non sono immuni al fascino di queste storie rapide e avvincenti: nel 2024 il 30% dell’audience globale era composta da over 50, il 20% dalla fascia 40-49, il 22% da quella 30-39. Gli under 40 rappresentavano ancora una minoranza, ma già nella prima metà del 2025, la quota di questa fascia era balzata al 40%, confermandosi come potenziale pubblico privilegiato.
Tutto in una notte è il primo microdramma italiano e racconta di una ragazza intrappolata tra un fidanzato manipolatore e una madre ossessionata dalle apparenze
È in questo quadro che in Italia ad 2026 – in ritardo rispetto al mondo anglosassone – è stato lanciato dalla casa di produzione Fascino PGT[4] Tutto in una notte, il primo microdramma italiano. La serie è distribuita gratuitamente dalla piattaforma WittyTV su app, sito web e su tutti i profili social ad essa associati (TikTok, Instagram, Facebook, YouTube), conta 54 episodi da circa un minuto ciascuno e racconta la festa di diciottesimo di una ragazza intrappolata tra un fidanzato manipolatore e una madre ossessionata dalle apparenze fino all’incontro con un ragazzo misterioso che sconvolge ogni certezza. In questo caso la strategia di monetizzazione si discosta da quella delle principali piattaforme internazionali: al pubblico non viene richiesto alcun pagamento e i ricavi sono generati dall’inserimento di prodotti sponsor all’interno della narrazione (i cd. branded content). Poche settimane dopo l’arrivo di Tutto in una notte, l’offerta italiana sembra già destinata ad ampliarsi con l’annuncio da parte della turca Iki Dakika Creative House[5] di voler portare nel nostro Paese alcuni dei suoi titoli di punta. Una scelta commerciale che ha il sapore di successo annunciato, vista la crescente popolarità delle serie turche melodrammatiche e romantiche sugli schermi italiani.
In poco più di un mese, Tutto in una notte ha superato 15 milioni di visualizzazioni
Secondo i dati diffusi a maggio 2026[6] in poco più di un mese, Tutto in una notte ha superato 15 milioni di visualizzazioni, ma guardando oltre il risultato commerciale, il dato più importante riguarda ciò che il suo successo rivela. Il microdramma non è solo un nuovo formato di intrattenimento, quanto piuttosto uno specchio delle trasformazioni che stanno investendo il nostro rapporto con il tempo. Nell’epoca dell’immediatezza, in cui attesa, vuoto e noia sembrano essere diventati intollerabili, le piattaforme digitali costruite sulla logica dell’abbondanza di contenuti e della raccomandazione algoritmica alimentano questa logica e il microdramma vi si inserisce alla perfezione. C’è chi già legge il fenomeno come l’ennesima regressione, la prova dell’impoverimento culturale delle nuove generazioni e la vittoria definitiva del contenuto usa-e-getta sulla narrazione di qualità. Ma probabilmente è necessario soffermarsi anche sui messaggi che questi racconti veicolano. Le soap opera sono sempre state considerate prodotti “minori”, spesso liquidate a forma di intrattenimento sentimentale e popolare, eppure hanno ricoperto un ruolo importante nel rappresentare desideri, conflitti familiari, aspirazioni sociali e trasformazioni dei rapporti di genere. Il microdramma eredita questa funzione, ma la restituisce in forma più accelerata e talvolta più stereotipata: molti titoli internazionali insistono su dinamiche di dominio, relazioni tossiche, gelosia, ricchezza improvvisa, salvezza romantica, vendetta e umiliazione pubblica. Quando pochi minuti di trama si basano interamente su questi temi topici e le micro-storie si ripetono in modo continuo, il rischio è che si rafforzino modelli relazionali e sociali poco sani, senza che passino per il filtro lento della costruzione narrativa del personaggio e della storia.
Il microdramma non è solo un nuovo formato di intrattenimento, quanto piuttosto uno specchio delle trasformazioni che stanno investendo il nostro rapporto con il tempo
Ciò che il microdramma porta con sé – al di là dei dati di mercato, delle strategie di monetizzazione, delle dispute sul valore culturale – è una domanda: come cambia il nostro rapporto con le storie quando lo schermo attraverso cui le guardiamo entra in una mano, il tempo è quello residuo tra un impegno e l’altro e il formato è costruito non per farci sedere sul divano ma per catturarci in piedi, in movimento, sempre pronti a ricominciare a scorrere?
*Mariarosaria Zamboi, ricercatrice dell’Eurispes.
[1] Nome originale del formato che significa “dramma breve”.
[2] Società di ricerca e analisi di mercato specializzata nel settore tecnologico e dei media. Maria Rua Aguete, “Global Streaming Trends: Focus on FAST (and Microdramas)”, Omdia, presentation deck, MIPCOM, 17 ottobre 2025
[3] MIPCOM, Marché International des Programmes de Communication, è il mercato internazionale dei contenuti audiovisivi che si svolge annualmente a Cannes e riunisce i principali operatori globali della televisione, dello streaming e della distribuzione multipiattaforma.
[4] Casa di produzione partecipata al 50% da Mediaset e al 50% da Maria de Filippi.
[5] Media company turca specializzata nella produzione di short-form series.
[6] Redazione MediaKey, “‘Tutto in una notte’: il micro-drama prodotto da Fascino PGT e MB Production powered by Air Action Vigorsol”, MediaKey, 8 maggio 2026.
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