80 anni dello Statuto sicilianoOttant’anni dello Statuto siciliano


PALERMO 18 giugno 2026 – Ottant’anni dopo la nascita dello Statuto della Regione Siciliana, il dibattito sull’Autonomia speciale torna al centro del confronto accademico e istituzionale. Nell’Aula Magna dello Steri dell’Università degli Studi di Palermo si è svolta la giornata di studi dal titolo «La Sicilia nel Sistema Regionale Italiano: 80 anni di Autonomia Siciliana tra continuità storica e innovazione giuridica. Storia, Istituzioni e Dottrine Politiche a confronto», occasione di approfondimento dedicata all’evoluzione dell’autonomia regionale e alle sue prospettive future.

L’iniziativa, moderata dalla giornalista Alessandra Costanza, ha riunito storici, giuristi, rappresentanti delle istituzioni e studiosi delle dottrine politiche in un confronto multidisciplinare che ha messo in relazione le radici storiche dell’esperienza autonomistica siciliana con le sfide contemporanee, legate ai mutamenti dell’ordinamento repubblicano, al processo di integrazione europea e al dibattito sulle autonomie territoriali.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del rettore dell’Università di Palermo, Massimo Midiri, del commissario dello Stato per la Regione Siciliana, Stefano Gambacurta, dell’ex ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Enrico La Loggia, e del giudice della Corte costituzionale, Giovanni Pitruzzella.

Nel suo intervento, il rettore Midiri ha evidenziato il valore della ricorrenza come momento di riflessione sul significato attuale dell’Autonomia siciliana e sul percorso compiuto in otto decenni di storia istituzionale. Ha inoltre sottolineato il ruolo dell’Università nella conservazione della memoria e nella promozione della ricerca, richiamando l’insegnamento di Piersanti Mattarella e l’esigenza di un’autonomia fondata su efficienza amministrativa, trasparenza e apertura verso l’Europa.

Stefano Gambacurta ha posto l’accento sull’importanza di un approccio interdisciplinare, ritenuto indispensabile per superare interpretazioni riduttive dell’autonomismo siciliano spesso limitate alla sola stagione separatista del secondo dopoguerra. Richiamando gli studi dello storico e giurista Carlo Ghisalberti, ha ricordato come le Regioni a statuto speciale siano nate anche per contribuire alla salvaguardia dell’unità territoriale della Repubblica. Lo sguardo, tuttavia, è stato rivolto anche alle prospettive future dell’autonomia, alla luce delle recenti trasformazioni costituzionali e delle più recenti pronunce della Corte costituzionale, tra cui la sentenza n. 192 del 2024 sull’autonomia differenziata.

Enrico La Loggia ha ricordato con emozione il contesto storico in cui nacque lo Statuto siciliano, sottolineando come il mondo del 1946 sia profondamente cambiato e richieda oggi nuove riflessioni sul significato dell’autonomia speciale. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla qualità della governance regionale e sul tema dell’attuazione delle disposizioni statutarie, evidenziando come alcune norme, soprattutto in materia finanziaria, risultino ancora oggi soltanto parzialmente applicate.

Nel suo intervento, Giovanni Pitruzzella ha richiamato alcune delle principali questioni che continuano ad animare il dibattito sull’autonomia speciale, interrogandosi sul suo ruolo quale possibile motore di sviluppo o, al contrario, come modello da ripensare. Di fronte alle trasformazioni tecnologiche, all’avvento dell’intelligenza artificiale e ai profondi cambiamenti del mercato del lavoro, il giudice costituzionale ha evidenziato la necessità di comprendere quale funzione possa svolgere oggi l’autonomia regionale in un contesto sempre più complesso e interconnesso.

La prima sessione dei lavori, dedicata alla storia dell’autonomismo siciliano, ha visto gli interventi della professoressa Claudia Giurintano e del professor Tommaso Baris, che hanno ricostruito il percorso culturale e politico dell’idea autonomista, dalle elaborazioni dell’Ottocento al regionalismo democratico di Luigi Sturzo, fino al processo che portò alla redazione dello Statuto del 1946. Particolare attenzione è stata riservata al ruolo delle forze politiche del tempo e del Movimento Indipendentista Siciliano.

La seconda sessione si è invece concentrata sull’attuazione dello Statuto e sulle sfide derivanti dai processi di decentramento amministrativo. Il professor Lorenzo Saltari ha analizzato opportunità e criticità dell’autonomia siciliana nel quadro istituzionale contemporaneo, sottolineando la necessità di aggiornare costantemente gli strumenti di governo regionale.

Momento centrale della giornata è stata la Lectio Magistralis del presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, che ha proposto una riflessione sul rapporto tra autonomie speciali, unità nazionale e principi costituzionali. «Lo Statuto siciliano operò da apripista in un contesto ordinamentale che ancora non esisteva», ha affermato, evidenziando il ruolo pionieristico della Sicilia nell’evoluzione del regionalismo italiano.

Amoroso ha inoltre richiamato il contributo della giurisprudenza costituzionale nella ridefinizione dell’Autonomia siciliana, ricordando le principali pronunce della Corte costituzionale che, dal 1957 al 2024, hanno inciso sull’assetto dei rapporti tra Regione e Stato. Tra queste, la sentenza n. 38 del 1957, che sancì il principio dell’unità della giurisdizione costituzionale, e la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, indicata come uno spartiacque nell’evoluzione del regionalismo italiano, fino alla più recente sentenza n. 192 del 2024.

Nelle conclusioni della sua relazione, il presidente della Corte costituzionale ha evidenziato quello che ha definito un paradosso evolutivo dell’autonomia speciale. Se nel 1946 lo Statuto siciliano rappresentava uno degli strumenti più avanzati di autogoverno territoriale, oggi ogni sua modifica è subordinata al procedimento aggravato di revisione costituzionale previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Una situazione che, secondo Amoroso, appare quasi capovolta rispetto al passato, considerando che gli statuti delle Regioni ordinarie possono essere modificati direttamente dalle stesse Regioni nell’ambito delle procedure costituzionalmente previste.

La giornata di studi è stata coordinata dal Comitato scientifico dell’Ufficio del Commissario dello Stato per la Regione Siciliana, composto da Chiara Campagna e Alessio Di Gesù.


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 Francesco Panasci

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