Il Paese più anziano d’Europa, fra le grandi economie avanzate secondo solo al Giappone per incidenza della vecchiaia, continua a guardare al proprio invecchiamento soprattutto come un costo e le preoccupazioni sono più che fondate. Al primo gennaio 2026 gli over 65 in Italia sono 14 milioni e 821mila (25% della popolazione), gli ultraottantacinquenni superano i 2 milioni e mezzo e intanto la popolazione under 14 è ferma all’11,6%[1]. Le proiezioni future confermano questa traiettoria: entro il 2050[2] la popolazione residente potrebbe scendere a 54,7 milioni di persone, mentre gli over 65 arriverebbero a rappresentare il 34,6% del totale e la popolazione in età attiva, oggi pari a circa il 63%, si ridurrebbe al 54,3%. Nello stesso periodo le famiglie composte da una sola persona raggiungerebbero il 41,1% del totale, segnalando che l’invecchiamento italiano non sarà soltanto una questione anagrafica, ma anche abitativa, relazionale e assistenziale.
La spesa pensionistica italiana è destinata ad ulteriori innalzamenti nei prossimi decenni sotto la spinta del pensionamento dei baby boomer
In una situazione di questo tipo sarebbe anacronistico non interrogarsi sulla sostenibilità del welfare e sulle implicazioni sanitarie dell’evoluzione demografica italiana: la spesa pensionistica – già fra le più elevate dell’area OCSE – è destinata ad ulteriori innalzamenti nei prossimi decenni sotto la spinta del pensionamento delle generazioni del baby boom raggiungendo il picco intorno al 2040; la spesa sanitaria pubblica, pari nel 2024 a 138,3 miliardi di euro, è destinata a crescere in rapporto al Pil dal 6,3% attuale al 7,4% nel 2070, trascinata proprio dall’invecchiamento.[3] Nel complesso, la spesa per prestazioni sociali ha toccato nel 2024 la cifra record di 400,4 miliardi di euro, assorbita in larghissima parte dalla componente previdenziale[4] e a questo si aggiunge il nodo della non autosufficienza con la domanda di cura che cresce più rapidamente della capacità del sistema pubblico di assorbirla e continua a gravare in larga misura sulle famiglie, sulle donne, sul lavoro domestico e su una rete di assistenza spesso frammentata.
L’impatto economico degli over 65 in Italia può essere stimato in circa 363 miliardi di euro, pari a circa il 17% del Pil
Eppure, attorno ai quasi quindici milioni di over 65 italiani, si sta sviluppando un’economia che vale quasi un quinto del Pil: l’impatto economico degli over 65 in Italia può essere stimato in circa 363 miliardi di euro, pari a circa il 17% del Pil[5], mentre quello della popolazione over 50 arriva a quasi 715 miliardi. L’invecchiamento non è dunque solo una voce di spesa pubblica, ma sta producendo anche una trasformazione della domanda e dei mercati. Ci sono oggi diversi modi di vivere l’età anziana: sessantacinquenni ancora attivi nel lavoro, nella cura familiare o nel volontariato, settantenni in buona salute con capacità di spesa e tempo libero, anziani che convivono con patologie croniche, redditi modesti, pensionati proprietari di immobili ma poveri di liquidità, anziani digitalizzati e altri esclusi da questa trasformazione, soggetti che necessitano di assistenza quotidiana e altri che chiedono autonomia e socialità. Forme diverse di invecchiamento che si stanno traducendo in altrettante offerte di servizi e beni di consumo. Questa è la silver economy: la popolazione anziana produce nuove esigenze e nuovi consumi, apre spazi per l’innovazione tecnologica, genera domanda.
Silver economy, i consumi degli over 65 valgono circa 200 miliardi di euro l’anno
Secondo le analisi del Centro Studi Confindustria[6] i consumi degli over 65 valgono circa 200 miliardi di euro l’anno e si tratta di consumi a tutto tondo: alimentazione, casa, salute, cura, sport, viaggi, internet, finanza, cultura. Quello della salute resta il primo àmbito in cui si sviluppa la silver economy, con un ampliamento della domanda di prevenzione e cura che, oltre ad aumentare la domanda di servizi diagnostici, sta aprendo lo spazio ad un’economia del benessere della terza età. Nascono programmi di allenamento specifici per anziani nelle palestre, centri termali dedicati, nutrizionisti, prodotti per il mantenimento dell’autonomia fisica, generando un mercato sempre più articolato che va oltre la salute in senso stretto e che risponde alla domanda di invecchiamento attivo e autonomo. Attorno alla cura si stanno sviluppando nuovi servizi di assistenza domiciliare, cooperative socio-sanitarie, piattaforme di incontro tra domanda e offerta di caregiver, servizi infermieristici a domicilio, teleassistenza, centri diurni, accompagnamento alle visite, consegna di farmaci e pasti a domicilio. È un segmento destinato a crescere, ma anche quello in cui il confine fra opportunità economica e disuguaglianza è più sottile: se una vecchiaia sana, attiva e assistita resta prevalentemente legata alle possibilità di acquisto delle famiglie, la sua qualità dipenderà sempre di più dal reddito disponibile.
Con la “finanza della longevità” nascono piani di previdenza integrativa, polizze assicurative sanitarie e polizze long term care
Un’altra categoria di servizi che sta seguendo una traiettoria dedicata alla terza età è quella che può essere definita la “finanza della longevità”. Vivere a lungo dopo il pensionamento significa infatti dover pianificare il futuro economico, non solo in termini di gestione delle risorse, ma anche di protezione dal rischio di non autosufficienza, risparmio e gestione del patrimonio immobiliare. Nascono così piani di previdenza integrativa, polizze assicurative sanitarie e polizze long term care[7] , prestiti vitalizi ipotecari e altre forme di finanziamento della vecchiaia che richiedono una crescente alfabetizzazione finanziaria e che, nei prossimi anni sono destinati a entrare a far parte della pianificazione economica di famiglie e individui non al termine del ciclo lavorativo, ma fin dalle prime fasi della vita lavorativa.
Nonostante l’elevata incidenza della popolazione anziana, il mercato italiano delle soluzioni abitative per la terza età è fra i meno sviluppati in Europa
L’abitare è un altro tema delicato perché tocca simultaneamente il patrimonio, la salute e gli affetti e, nonostante l’elevata incidenza della popolazione anziana, il mercato italiano delle soluzioni abitative per la terza età è fra i meno sviluppati in Europa. A parte il florido segmento delle ristrutturazioni – abbattimento delle barriere architettoniche, installazione di montascale e ascensori, domotica, sensori anti-caduta – al 2024 si contavano circa 12.900 presidi residenziali socio-assistenziali per poco più di 420mila posti letto (7,2 ogni mille residenti) e circa 512 posti ogni 100mila abitanti nelle RSA e long term care – dato inferiore alla media dell’Unione di circa 700 e agli oltre 1.100 di Germania, Svezia e Finlandia — e che, secondo gli operatori del settore, copre appena il 2% del fabbisogno effettivo.[8] La gran parte di questa offerta è inoltre concentrata al Nord e rivolta agli anziani non autosufficienti, mentre il cosiddetto senior housing destinato agli autosufficienti — appartamenti privati dotati di servizi, spazi comuni e un presidio sanitario leggero — resta una nicchia ristretta e per lo più di fascia alta.
La silver economy abitativa presenta enormi margini di sviluppo con soluzioni dedicate alle fasce di reddito medio-basse
Un dato positivo riguarda la crescita dell’Assistenza Domiciliare Integrata (+58% dal 2017[9]), ma il problema resta di tipo culturale. Il trasferimento in una struttura è percepito soprattutto come una “resa” o un’incapacità delle reti familiari di prendersi cura dei propri cari, mentre si fatica a considerarlo come la scelta di un luogo dove vivere meglio e meno soli. Inoltre, la ricaduta dei costi sulle famiglie rende le soluzioni più innovative ed appaganti inaccessibili alla grande maggioranza degli anziani. La silver economy abitativa presenta dunque enormi margini di sviluppo con soluzioni dedicate alle fasce di reddito medio-basse, evitando che si trasformi in un mercato esclusivo per gli anziani benestanti. Diverse esperienze europee[10] insegnano che si tratta di un’evoluzione possibile, ma richiede una regia pubblica capace di orientare il mercato, incentivare modelli accessibili e integrare l’abitare con i servizi socio-sanitari territoriali. Ciò significa coinvolgere enti locali, sistema sanitario, terzo settore, cooperative, fondi immobiliari e famiglie in modelli di partenariato che permettano di calmierare i costi e distribuire il rischio, trasformando il senior housing da prodotto immobiliare di nicchia a infrastruttura sociale della longevità.
Secondo Eurostat gli over 65 rappresentano già circa un quinto dei viaggi turistici in Europa
Vari segmenti del mercato vanno oltre il concetto di anziano-fragile per rivolgersi all’anziano consumatore attivo: viaggi, alimentazione, cultura e tecnologia. I viaggiatori senior si muovono volentieri in periodi diversi dall’alta stagione, prediligono viaggi di gruppo, mete domestiche, turismo lento, naturalistico, religioso e termale; dispongono di tempo e in viaggio spendono mediamente di più rispetto alle fasce giovani. Secondo Eurostat gli over 65 rappresentano già circa un quinto dei viaggi turistici in Europa, mentre le stime del Silver Economy Network quantificano la spesa turistica dei silver italiani intorno ai 5 miliardi di euro l’anno, cui se ne aggiungono circa 7 destinati a servizi ricreativi, spettacolo e cultura[11]. Le proiezioni di settore vedono la spesa turistica europea degli over 55 quasi raddoppiare entro il 2040, fino a rappresentare oltre la metà dell’intero comparto, a una condizione però: che l’offerta sappia farsi più accessibile e “silver friendly”, perché non pochi anziani rinunciano oggi a viaggiare proprio per l’assenza di servizi adeguati.
Cresce la domanda di alimenti funzionali, prodotti a ridotto contenuto di sale o zuccheri, confezioni monoporzione, consegna della spesa, pasti a domicilio
Anche sul fronte dell’alimentazione i consumi della popolazione anziana superano quelli delle famiglie giovani (in media circa 517 euro al mese in generi alimentari, contro i 343 di una famiglia giovane[12]), con una crescente attenzione alla qualità dei cibi, alla sicurezza e al legame fra alimentazione e salute. Cresce la domanda di alimenti funzionali, prodotti a ridotto contenuto di sale o zuccheri, integratori, cibi proteici, preparazioni più semplici da cucinare, confezioni monoporzione, consegna della spesa, pasti a domicilio e ristorazione attenta a specifiche esigenze dietetiche.
La silver economy tecnologica ha attratto investimenti per circa 700 milioni di dollari nel solo 2025
Infine il settore della tecnologia dedicata agli anziani si sta affermando come uno fra i più dinamici, tanto da guadagnarsi un nome proprio: AgeTech o gerontecnologia. Vi confluiscono tutti i dispositivi indossabili per il monitoraggio dei parametri vitali, la domotica e i sensori domestici, telemedicina e teleassistenza, applicazioni per il cellulare, telefoni semplificati per la terza età direttamente collegati ai familiari e ai servizi di emergenza, sistemi di rilevamento delle cadute e di monitoraggio passivo – capaci di accorgersi di un’anomalia nelle abitudini quotidiane e di avvertire automaticamente familiari o caregiver – dispenser intelligenti di farmaci e promemoria terapeutici, localizzatori GPS per le persone con decadimento cognitivo, apparecchi acustici “intelligenti” e, all’estremità più avanzata del comparto, la robotica assistiva e di compagnia, gli esoscheletri per il recupero della mobilità e le applicazioni di realtà virtuale impiegate nella riabilitazione, nella stimolazione cognitiva e nel contrasto alla solitudine. È un mercato che ha attratto investimenti per circa 700 milioni di dollari nel solo 2025[13] ed è trainato da una logica precisa: posticipare il più possibile la perdita di autonomia e permettere alle persone di restare nella propria casa, perché invecchiare a domicilio è ciò che la quasi totalità degli anziani desidera e costa meno dell’istituzionalizzazione.
Nel 2025 il 19% degli italiani over 50 si dichiarava propenso a un lascito solidale e oltre mezzo milione affermava di averlo già disposto
Ma l’economia della vecchiaia non si ferma alla vita, arrivando fino alla pianificazione del “dopo”:trasmissione del patrimonio, industria del commiato e una nuova economia del “dono” che passa per i lasciti solidali. Quest’ultima forma, che prevede la destinazione per testamento di una parte del proprio patrimonio a un ente non profit, racconta tanto del bisogno di lasciare un segno oltre la propria esistenza e di quanto l’erosione dei legami familiari e il numero crescente di anziani soli, stia generando la necessità di dare un senso diverso alla propria memoria. Secondo il Comitato Testamento Solidale[14], nel 2025 il 19% degli italiani over 50 si dichiarava propenso a un lascito solidale e oltre mezzo milione affermava di averlo già disposto; inoltre, tra il 2020 e il 2024, la quota di organizzazioni non profit che avevano ricevuto almeno un lascito sarebbe salita dal 61% al 77%.
La silver economy attraversa quasi tutti i settori e dà già lavoro in Italia a circa 4,6 milioni di persone
La lunga e non esaustiva rassegna delle forme di silver economy – cura, finanza della longevità, abitare, turismo, alimentazione, cultura – compone il volto di un’economia trasversale che attraversa quasi tutti i settori e che, secondo le stime di Itinerari Previdenziali, dà già lavoro in Italia a circa 4,6 milioni di persone[15]. In ciascuno di questi àmbiti ritorna la stessa tensione tra opportunità di mercato e rischio di aumentare le disuguaglianze, tra il riconoscimento degli anziani come soggetti attivi e la tentazione di ridurli a un bacino di consumo. Del resto gli anziani, attraverso la cura dei nipoti, il sostegno economico ai figli e il volontariato di cui sono una componente fondamentale, reggono una parte invisibile del welfare e restituiscono alla collettività più di quanto consumino. La silver economy sarà allora una risorsa per l’Italia non in funzione di quanto riuscirà a far spendere ai suoi quindici milioni di over 65, ma nella misura in cui saprà trasformare gli anni guadagnati dalla longevità in valore condiviso.
*Mariarosaria Zamboi, ricercatrice dell’Eurispes.
[1] Istat, Indicatori demografici. Anno 2025, 2026.
[2] Istat, Previsioni della popolazione residente e delle famiglie. Base 1/1/2024, 2025.
[3] Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ragioneria Generale dello Stato, Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, Rapporto n.25/2024 e Nota di aggiornamento al Rapporto n.26, 2025.
[4] Istat, Rapporto annuale 2025. La Situazione del Paese, 2025
[5] Centro studi e Ricerche Itinerari PrevidenzialiA, Longevity Economy. Da Silver a Longevity, 2026.
[6] Centro Studi Confindustria (M. Rodà, F.G.M. Sica), L’economia della terza età: consumi, ricchezza e nuove opportunità per le imprese, 2020.
[7] Assicurazioni per le quali si paga un premio durante la vita attiva e, se sopraggiunge la perdita di autosufficienza, la compagnia eroga una rendita mensile o rimborsa le spese di assistenza.
[8] Ista, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. Al 1° gennaio 2024, 2026; Gabetti Property Solutions, Silver Economy e Social Housing: sfide demografiche e nuove soluzioni per l’Italia che invecchia, 2025; JLL, Italian Healthcare Report, 2022.
[9] Italia Longeva, I numeri della long-term care in Italia, 2024.
[10] Tra gli esempi europei più citati vi sono la tradizione danese del cohousing, nata con esperienze come Sættedammen negli anni Settanta; i modelli olandesi di residenzialità intergenerazionale, come Humanitas a Deventer; e l’habitat inclusif francese, che combina autonomia abitativa, servizi condivisi e sostegno alla vita sociale.
[11] Eurostat, Tourism trends and ageing, 2025; Silver Economy Network, Lattanzio KIBS e Assolombarda, Scenario longevità, 2023.
[12] Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Silver Economy, una nuova grande economia. Le opportunità dell’invecchiamento in ottica sociale, economica e di sostenibilità, 2020.
[13] The Gerontechnologist, AgeTech Market Map 2025, (8ª edizione), 2025.
[14] Comitato Testamento Solidale, Visione del futuro e lasciti solidali, 2025.
[15] Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Da Silver a Longevity Economy. La grande economia dei prossimi decenni, 2026.
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