Dopo i risultati delle elezioni che hanno interessato la Grande Mela, Donald Trump ha pubblicato un messaggio sui propri canali social attaccando i democratici e i candidati progressisti presentati dal sindaco di New York Zohran Mamdani, affermando testualmente: “L’America non sarà mai un Paese socialista o comunista!”
Nel post ufficiale su Truth Social, il Presidente ha espresso profonda preoccupazione per l’esito delle ultime elezioni locali a New York.
Per il Tycoon i controlli statali e i programmi di stampo socialista stanno distruggendo il sogno americano e la proprietà privata.
Le sue dichiarazioni sono state rilasciate a caldo dopo che la deputata statale Claire Valdez ha sconfitto con estrema facilità il presidente del distretto di Brooklyn Antonio Reynoso e l’ex membro dello staff della campagna di Mamdani Darializa Avila Chevalier ha superato l’incumbent ( titolare in carica) Adriano Espaillat, leader del Congressional Hispanic Caucus.
Sia Claire Valdez sia Darializa Avila Chevalier, candidate supportate dai Socialisti Democratici d’America (DSA), hanno incentrato le proprie campagne elettorali su una forte piattaforma di opposizione a Israele.
Si sono entrambe impegnate a sostenere proposte di legge come il Block the Bombs Act, che punta a bloccare il trasferimento di armi e sussidi militari dagli Stati Uniti verso Israele nonché il totale disinvestimento economico dalle aziende israeliane.
Claire Valdez ha inserito ufficialmente nel proprio programma politico la proposta di sottrarre gli immobili ai proprietari terrieri privati. L’idea è che se i singoli possidenti non garantiscono condizioni di manutenzione ritenute adeguate, il governo federale deve intervenire per sequestrare gli edifici e convertirli in proprietà pubblica gestita direttamente dai residenti.
Nel suo discorso di vittoria nel 7° distretto congressuale di New York, Claire Valdez ha promesso di battersi per l’abolizione dell’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (ICE), di sostenere con fermezza la comunità transgender e di impegnarsi per porre fine all’occupazione militare israeliana della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
Dal canto suo Darializa Avila Chevalier ha dichiarato apertamente che nessun immigrato irregolare dovrebbe mai essere espulso dagli Stati Uniti, nemmeno in caso di condanne per reati gravi o violenti. La deportazione dopo aver già scontato la pena detentiva rappresenta un principio di “unconstitutional double jeopardy” (un doppio giudizio incostituzionale). I cittadini americani che commettono gli stessi reati non possono essere allontanati dal Paese.
Inoltre si è rifiutata esplicitamente di condannare l’attacco di Hamas e il sequestro degli ostaggi.
Il comitato elettorale dei socialisti democratici ha visto trionfare sette degli otto candidati ufficialmente sostenuti nelle corse per l’Assemblea e il Senato statale.
Grazie a questa imponente ondata di preferenze la delegazione della DSA ad Albany è cresciuta da 9 a 14 seggi complessivi.
Con questo incremento, i socialisti democratici formano ora il gruppo parlamentare progressista radicale più numeroso mai registrato nella storia della legislatura dello Stato di New York.
Un altro successo di Mamdani è rappresentato dall’affermazione di Lander nel 10° distretto (ottenuta con quasi i due terzi dei voti, ossia con un distacco di circa 2 a 1), una netta bocciatura, quindi, della linea politica difesa da Dan Goldman.
Neanche Trump è riuscito a trattenere la gioia per la sconfitta di Goldman.
“Il debole e patetico deputato Dan Goldman ha appena perso, GRANDE!” ha scritto su Truth Social. “Immagino che alla gente non piacesse che prendesse di mira illegalmente il presidente TRUMP. In ogni caso, questo idiota è finalmente sparito!”
I Socialisti Democratici d’America rivendicano con forza la conquista della città di New York e hanno avvertito i Democratici di non provare a sfidarli.
“Abbiamo un mandato socialista democratico a New York City,” ha dichiarato con coraggio Osman Chaudhary, co-presidente del New York City DSA Electoral Working Group.
La sezione nazionale dei Democratic Socialists of America (DSA) descrive il capitalismo come “la causa della violenza, della disoccupazione e di una crisi climatica che rappresenta una minaccia esistenziale per la vita sulla Terra”, etichetta il Partito Democratico come “di centro-destra e controllato dalla sua élite di finanziatori”, e accusa i leader del partito di sostenere il genocidio israeliano a Gaza.
Il gruppo politico auspica un sistema sanitario universale (Medicare for All) senza premi assicurativi, compartecipazioni alla spesa o franchigie, che includa anche le cure per la salute riproduttiva e l’affermazione di genere.
Il DSA chiede servizi di assistenza all’infanzia e scuola materna gratuiti, un congedo parentale retribuito esteso, una settimana lavorativa di 32 ore senza perdita di stipendio o benefit e maggiori tutele sindacali, tra cui norme di sindacalizzazione più semplici e maggiori finanziamenti per il National Labor Relations Board.
In materia fiscale, il gruppo propone aliquote più elevate per i redditi più alti, le società a scopo di lucro, le grandi eredità e le università private, nonché una tassa patrimoniale per i super ricchi.
Alla fine il vero vincitore di queste elezioni è sicuramente Zohran Mamdani. È stato capace di guidare la DSA a una storica espansione ad Albany e di fare terra bruciata intorno ai candidati dell’establishment democratico a Washington. Il sindaco esce dalle urne con una corona da kingmaker che nessuno può più negargli.
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Cinzia Rolli
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