Presidenza della Repubblica: è ora di cambiare


Politica

di Alessandro Scipioni

Le bandiere del Palazzo del Quirinale a mezz’asta in segno di lutto per le vittime del coronavirus, 31 marzo 2020. Ansa/Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica +++ No sales, editorial use only +++

C’è una narrazione sterile ed unilaterale che paralizza il dibattito pubblico italiano. Un cortocircuito logico alimentato con maniacale costanza da quella sinistra di Palazzo che, nei decenni, ha trasformato la nostra Carta fondamentale in un dogma da brandire come una clava a bisogno, salvo poi svuotarla sistematicamente di sostanza.

La sinistra del Partito Democratico ha eretto a dogma l’idea della costituzione più bella del mondo, una liturgia laica che recitano a memoria, pur avendone, con ogni evidenza, sfiorato solo la superficie.

Il vero attentato alla Costituzione: il monopolio della Presidenza della Repubblica

​Il vero attentato alla Costituzione non è stato perpetrato dagli avversari che ne invocano, giustamente, il superamento verso forme di democrazia più compiuta; simile atteggiamento è talmente innocente, che addirittura lo sposò Giorgio Napolitano parlando con una certa eleganza della Carta come di una signora con alcune rughe. Il vero stupro istituzionale porta la firma di chi ha preteso di trasformare la Presidenza della Repubblica in un’istituzione a trazione esclusiva, in un feudo del pensiero unico la cui espressione deve essere esclusivo appannaggio delle Botteghe Oscure.

​Sono anni che viene propinata la favoletta del garante, dell’arbitro. Si pretende che un Capo dello Stato, eletto da una maggioranza parlamentare, smetta improvvisamente di avere una sensibilità politica, dimenticando il passato. Qualcuno ha seriamente creduto che la figura di Oscar Luigi Scalfaro fosse il paradigma dell’imparzialità? O che la nomina di Giorgio Napolitano, il primo ex comunista al vertice dello Stato,sia stata mediata da una sensibilità verso il sentire di milioni di italiani di centrodestra? La verità è che la sinistra ha sempre occupato il Colle con una spregiudicatezza che oggi, in nome di un presunto diritto divino, si rifiuta stoicamente di riconoscere.

Il centrodestra e la sudditanza culturale: basta con la deferenza

​Il centrodestra, dal canto suo, ha peccato di un eccesso di deferenza, una mitezza scambiata per debolezza che ha cristallizzato il potere nelle stanze che contano. Basta con questa sudditanza culturale e psicologica. La Presidenza della Repubblica non è, e non può essere, una dependance della sinistra. Se la nostra democrazia è malata , e lo è, tanto da richiedere riforme liberali profonde per restituire vera sovranità al popolo, è perché manca l’alternanza reale nei posti di comando.

​Gli italiani vogliono vedere coraggio. Il coraggio di eleggere, finalmente, un Presidente che sia espressione limpida e fiera della maggioranza uscita dalle urne. Non si tratta di cercare un uomo di parte in senso deteriore, ma di porre fine ad un assurdo monopolio trentennale in cui il Colle è diventato il freno a mano tirato contro ogni tentativo di cambiamento voluto dagli italiani.

​Non servono ammiccamenti, non servono alleanze tattiche estemporanee che annacquano il mandato elettorale. Serve una classe dirigente che abbia la schiena dritta e che comprenda che elementare la democrazia vive di alternanza, non di occupazione permanente. Se, alla prossima chiamata, il centrodestra dovesse fallire nell’obiettivo di imporre una figura di rottura, una personalità che appartenga alla sua area culturale e politica, non sarebbe solo un inciampo parlamentare. Sarebbe un fallimento politico di proporzioni storiche. Già è un fallimento che il presidente non sia votato direttamente dagli italiani come dovrebbe auspicare una cultura di centrodestra.

​Gli italiani quattro anni fa non hanno votato per vedere i propri rappresentanti inchinarsi a logiche di palazzo. Hanno votato per cambiare il Paese. Se gli italiani confermeranno la fiducia al centrodestra alle prossime elezioni politiche, il primo passo di questo cambiamento deve avvenire proprio lì. Il tempo della garanzia a senso unico deve finire.

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