Medicina rigenerativa, riscrivere il destino del corpo umano


Salute

Dai “bodyoids” per produrre organi compatibili fino all’ipotesi di trasferire la mente in corpi sempre nuovi

di Angelina De Santis

La medicina rigenerativa sta vivendo una fase di sviluppo che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza. La possibilità di sostituire organi, riparare tessuti danneggiati e prolungare la vita attraverso nuove tecnologie biologiche apre prospettive globali per ricerca, medicina e industria. Al centro dell’attenzione si trova una domanda che accompagna la scienza da decenni. Quanto è possibile spingere in avanti i limiti biologici dell’essere umano?
Tra le realtà che stanno esplorando nuove strade c’è la startup californiana R3 Bio, fondata da John Schloendorn. L’azienda lavora a un progetto chiamato “bodyoids”, strutture biologiche pensate per sviluppare organi e tessuti medici. Gli stessi promotori li descrivono come “sacchi di organi”, organismi biologici privi di coscienza e destinati a produrre materiale compatibile con future applicazioni terapeutiche.

Secondo il MIT Technology Review, la ricerca è nata con l’obiettivo di creare modelli biologici non senzienti destinati agli studi preclinici. L’intenzione era sviluppare sistemi multi-organo capaci di fornire dati scientifici avanzati in alternativa ai modelli animali. Il progetto ha attirato investitori come Tim Draper, Immortal Dragons e LongGame Ventures.
L’ispirazione scientifica deriva anche dall’osservazione di condizioni neurologiche rare, tra cui l’idranencefalia, che mostrano come alcune funzioni vitali possano essere mantenute con uno sviluppo limitato delle strutture cerebrali superiori. Sul piano teorico, i ricercatori ipotizzano l’utilizzo combinato della clonazione somatica e dell’editing genetico per controllare lo sviluppo di specifiche aree del sistema nervoso.

Le applicazioni immaginate sono principalmente due. La prima riguarda la produzione di organi destinati ai trapianti. Cuori, reni, fegati e altri tessuti potrebbero essere sviluppati utilizzando il patrimonio genetico del paziente, ottenendo così una compatibilità elevata. Una prospettiva rilevante se si considera che negli Stati Uniti oltre centomila persone attendono un organo compatibile.
La seconda possibilità, ancora teorica, riguarda la produzione di interi corpi biologici destinati a future applicazioni mediche. Secondo diverse fonti, Schloendorn avrebbe discusso in contesti privati l’ipotesi di trasferire il cervello di una persona in un organismo biologicamente giovane. Il concetto è stato definito “body transplant” oppure “head transplant al contrario”.

L’azienda ha chiarito pubblicamente che questa prospettiva non rappresenta una linea di sviluppo ufficiale. Sul piano scientifico resta aperta la sfida legata alla ricostruzione delle connessioni del midollo spinale. Le conoscenze attuali non consentono di ripristinare completamente le funzioni neurologiche dopo un intervento di questo tipo.

La ricerca si inserisce nel settore delle tecnologie per la longevità. Negli ultimi anni numerosi laboratori hanno studiato strategie destinate a rallentare l’invecchiamento cellulare, migliorare la rigenerazione dei tessuti e aumentare l’aspettativa di vita in buona salute. In questo contesto, studiosi come Aubrey de Grey parlano di una possibile “Longevity Escape Velocity”, il momento in cui i progressi della medicina potrebbero procedere più velocemente rispetto ai meccanismi biologici dell’invecchiamento.
I bodyoids rappresentano una delle possibili strade lungo questo percorso. Il loro principio si basa sulla sostituzione degli organi compromessi piuttosto che sulla loro riparazione. L’obiettivo consiste nel mettere a disposizione tessuti e organi perfettamente compatibili, ampliando le opportunità terapeutiche per patologie che oggi dispongono di opzioni limitate.

Le ricerche in questo campo sono ancora nelle fasi iniziali e richiederanno anni di studi, verifiche e sviluppi tecnologici. Tuttavia il ritmo dell’innovazione lascia intravedere scenari che stanno trasformando il modo in cui la medicina affronta la malattia, il deterioramento biologico e il concetto stesso di longevità. Se in passato l’obiettivo era curare un organo malato, la frontiera che si profila oggi guarda alla possibilità di sostituirlo.

Leggi anche: L’Università La Sapienza di Roma inaugura due laboratori di didattica immersiva


Torna alle notizie in home




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Angelina De Santis

Source link

Di