Navigare. Parola suggestiva di mare, imbarcazioni, acque azzurre o tempestose. Comunque sogno, impegno, adattamento, coraggio, fantasia, soluzioni inedite. Tanto più se la barca si avvia nello sterminato e inedito oceano del futuro. Ecco, proprio “Navigare il futuro” è il titolo del bando per giovani universitari talentuosi e propensi al cambiamento con cui si immagina di salpare per un mare immenso e sconosciuto nel quale deve immergersi la mente umana per decifrare il mondo che cambia. Senza però fermarsi alla sola interpretazione, ma impegnandosi a trovare soluzioni per attraversarlo questo misterioso oceano che si annunzia ma che è ancora ignoto.
Servono soluzioni finora non sperimentate, abbandonando qualsiasi codice precostituito, qualsiasi rigida definizione di competenze: questo lo so fare io e quest’altro te. Con questa visione alle spalle e questo affascinante titolo apparentemente un po’ misterioso è nato ed è ormai alla sua terza edizione – centrata su beni e mali della IA e su come il cervello umano possa e debba restarne al timone – del corso di alta formazione promosso dall’Università di Firenze e la Fondazione Hillary Merkus Recordati per formare i nuovi “Future Planner”, ovvero i progettatori del futuro. Alla base dell’impresa, la convinzione che di fronte al grande cambiamento in atto non bastino saperi settoriali e giovani promettenti ma allevati secondo schemi tradizionali, ma che per diventare leader del futuro servano soprattutto apertura mentale, pensiero critico, capacità di ascolto, propensione al cambiamento.
La convinzione alla base di questa iniziativa è che solo imparando a lavorare con questi principi fondamentali alle spalle i giovani, protagonisti di un futuro incerto come non mai, si formeranno in modo tale da diventare capaci di trovare soluzioni a problemi nuovi e grandi, a svolte sospese tra futuribili imprese o magari invece esperienze disastrose. Ce la faranno, è la tesi, solo se avranno acquisito un modo di vedere le cose non univoco ma trasversale, libero, comunitario, aperto e dunque flessibile. Se sì, diventeranno i leader del domani.
Così si è inaugurato all’Università di Firenze a fine settembre il terzo corso di immaginaria navigazione che ha alla base non l’apprendimento delle tecniche della IA – “La tecnologia non è più materia da apprendere a quel livello. Quello che invece dobbiamo affrontare è la capacità di relazione dell’IA ha con gli umani e come abbiamo smesso di addestrare le macchine che possono invece autoaddestrarsi” premette l’imprenditore e saggista Andrea Pezzi, fondatore e presidente di Mint, l’azienda tecnologica internazionale specializzata in Intelligenza Artificiale, che è stato tra i presentatori del terzo corso di Navigare il Futuro, insieme alla rettrice Alessandra Petrucci, Andy Bianchedi, il filantropo e velista anche lui imprenditore che ha ideato e sostenuto il progetto “Navigare il futuro” con la prospettiva che da Firenze si estenda prossimamente a tutte le altre università italiane, Roberta Lanfredini, docente di filosofia teoretica all’Università di Firenze e coordinatrice del progetto, Alessandro Sordi, imprenditore dell’innovazione digitale, cofondatore e ceo di Nana Bianca e investitore in star up ad alto contenuto tecnologico, IA compresa, Serena Porcari, ceo di Dynamo Camp, il primo campus di terapia ricreativa in Italia, immerso nelle belle e verdi colline sopra Pistoia, dove tanti bambini affetti da gravi patologie possono passare gratuitamente un periodo di vacanza dove scoprono amicizie, divertimento, giochi spensierati, attività sportive e culturali, tutto quello che non avrebbero mai pensato di sapere e potere fare, ritrovando così coraggio, speranza e capacità di fare ed essere come tutti i loro coetanei.
Il programma che, come abbiamo detto, quest’anno metterà al centro un focus sulla IA si rivolge a 20 selezionati studenti iscritti a corsi di laurea magistrale, dottorandi, neo dottori magistrali o neo dottori di ricerca di tutti gli atenei della Toscana, L’Accademia di Belle Arti di Firenze, l’Isia Design e il Conservatorio musicale Cherubini di Firenze, senza scelta o limiti di singole discipline. Anzi la chiave del nuovo sapere è multidisciplinare, ingegneri e filosofi, artisti e matematici, letterati e medici insieme per discutere e crescere tramite relazioni reciproche e attive e non seduti nella lezione frontale di fronte all’insegnante che invece sarà tra i ragazzi a porsi più domande che dare risposte. Laddove comunque il nuovo libero pensiero creativo non potrà scaturire da un un’unica disciplina separata dalle altre – dove l’ingegnere fa l’ingegnere e il filosofo fa il filosofo – ma scaturirà dal mix di tutti i saperi che più che dare soluzioni si porranno problemi e cercheranno di sbrogliarli con l’attitudine a trovare nuove e multiformi risposte.
Saranno per i ragazzi quattro weekend di formazione gratuita da passare presso la Dynamo Academy, nella grande, bella e efficiente struttura di Dynamo Camp immersa in straordinari panorami dove a pensare liberamente e audacemente fuori dalle convenienze retoriche e le consuetudini tramandate aiuterà non solo la straordinaria bellezza del luogo ma, come dice Lanfredini, “il concetto di vulnerabilità legato alla possibilità che si respira a Dynamo”. Quella particolare sensazione che scaturisce da un luogo dove “si impara che ciò che sembra impossibile può diventare possibile”, aggiunge Porcari.
Il tema “possibile e impossibile” si manifesterà in particolare nel focus sull’IA, che sarà al centro di questa terza edizione dei corsi e che, spiega ancora Lanfredini, “non sarà un modulo tecnico ma una questione etica, l’etica dell’Intelligenza Artificiale da affrontare di petto da parte non di uno specialista, ma dai diversi punti di vista e la collaborazione dei detentori di tutti i vari saperi, tecnici e umanistici. Un cimento particolarmente urgente nel momento in cui sono convinta si stia compiendo nel mondo un vero salto antropologico che non si può affrontare navigando da soli senza un punto di vista globale”.
Ecco, dunque, l’intelligenza artificiale indagata dallo sguardo non preconcetto ma neanche cieco di una pluralità di saperi e di giovani menti curiose, aperte, eterogenee proprio nel momento in cui il mondo parla della sua massima espansione verso una superintelligenza che si sa ormai muovere da sola senza il comando umano, sui cui vantaggi mai soprattutto sui cugini rischi, fino addirittura alla possibile distruzione del genere umano, stanno gettando grida di allarme non tanto gli scettici da sempre ma proprio coloro che hanno contribuito e continuano a contribuire alla crescita autonoma delle macchine. Un uso delle tecnologie di cui i ragazzi dovranno discutere da punti di vista diversi, ponendosi volenterose e creative domande anche riguardo problemi meno altisonanti dell’IA “mangiaumani” ma vitali. Quelli, anticipa Sordi, che riguardano il tema di “come si affacciano oggi i giovani al mondo del lavoro” e di come “purtroppo i ragazzi oggi usino l’ IA per fare più presto e non per pensare meglio”. Quando invece “sta diventando necessario non tanto cercare lavoro ma risolvere il problema e i titoli contano meno della capacità di pensare”.
Insomma, il focus si annuncia coinvolgente per un pensiero critico, “funzionando, l’intelligenza artificiale, come una neoplasia che ci obbliga a fare i conti con noi stessi”, dice Pezzi che avverte dei vantaggi ma anche dei pericoli di un’IA che “può far funzionare meglio per esempio il sistema sanitario”, ma anche “far volgere la democrazia nella tirannia intimando ai governanti: o fai come voglio io o ti rovino, vedi Musk”. Convinto, l’imprenditore, della necessità impellente di “normare l’intelligenza artificiale oltre a capire bene come funziona per diventare persone migliori”.
Sono solo pochi degli spunti su cui i ragazzi dovranno confrontarsi in modo nuovo e non codificato, porsi domande più che dare risposte, mescolare le loro discipline più che procedere per settori, disegnare il futuro più che aggrapparsi alle sicurezze del passato, formare una comunità di persone libere e aperte, imparare un nuovo modo di pensare. Coraggio ragazzi, alla fine del cammino che vedrà anche il coinvolgimento delle vincitrici e i vincitori delle due passate edizioni, i partecipanti all’impresa nautico-filosofica – lavorativa dovranno presentare, divisi per gruppi, un testo “strumento” – tradotto anche in un grafico e in un audiovisivo – per attivare “pensieri divergenti in ambito professionale o culturale”. Dopodiché la proposta vincitrice, ovvero quella che sembrerà più originale ma anche applicabile si guadagnerà un premio di 50 mila euro da parte della Fondazione Hillary Merkus Recordati. Con l’obiettivo di creare un circuito di giovani con competenze, visioni, idee per affrontare il futuro non solo come sfida da cercare di interpretare ma anche come il luogo in cui affrontare una progettazione per la trasformazione.
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