Il decollo di un’infrastruttura aeroportuale non si esaurisce mai nel perimetro della sua pista o nella modernità dei suoi terminal. È una verità empirica che il sistema del trasporto aereo ribadisce a ogni latitudine: un aeroporto funziona solo se viaggia alla stessa velocità del territorio che lo ospita.
Nel caso dello scalo di Salerno-Costa d’Amalfi, la gestione della delicata fase di start-up da parte di GESAC sta portando alla luce una serie di riflessioni necessarie sul modus operandi e sulla strategia complessiva di sviluppo.
Analizzare criticamente queste dinamiche non significa metterne in discussione il valore del lavoro svolto. Al contrario, manifestare un appoggio solido e confermare la piena disponibilità a collaborare impone l’onestà intellettuale di evidenziare le debolezze strutturali prima che si trasformino in vicoli ciechi.
Gestire un hub consolidato, maturo e saturo come Napoli Capodichino è un esercizio di ottimizzazione dei flussi; lanciare da zero una start-up aeroportuale richiede flessibilità, un approccio culturale differente e l’umiltà di riconoscere i propri limiti operativi e non solo. Limiti che non interessano solo il gestore, ma anche i vettori. Le compagnie aeree sono tuttavia in parte giustificate: sappiamo benissimo che investono dove hanno la certezza di operare in modo redditizio e non scommettono su uno scalo a caso, se non quando il gestore e gli enti locali riescono a “vendere” la destinazione supportandola con dati convincenti.
Nel caso campano, inoltre, non si può escludere che vi sia una sorta di conflitto di interessi interno a Gesac, dato che il polo di Napoli risulta nettamente più redditizio rispetto a quello di Salernoe e Salerno potrebbe competere con Napoli come più volte ho fatto notare nei miei articoli. Devo farlo perchè solitamente chi legge parte prevenuto, l’interesse di tutti, me compreso è sviluppare in modo sinergico il sistema aeroportiale Campano, lo dico e lo ribadisco!
Resta poi il nodo della politica: quanto sta influendo sullo scalo l’immobilismo della giunta Fico? Al momento si registrano solo dichiarazioni programmatiche, senza alcun passo concreto.
Il divario tra flussi internazionali e standard ricettivi
Il posizionamento strategico iniziale dello scalo ha mostrato una forte rigidità, focalizzandosi in modo quasi esclusivo sul segmento leisure internazionale in arrivo (incoming), attratto dal richiamo globale del brand della Costiera. Questa impostazione ha tuttavia trascurato un alert sollevato da tempo dagli osservatori più attenti del comparto alberghiero: l’effettiva prontezza del sistema ricettivo della provincia di Salerno e del Cilento.
Questa impostazione ha anche dimostrato la totale impreparazione di Gesac, su Salerno e Cilento. Forse il “miraggio del leisure sicuro” (per nulla sicuro, per il momento a Salerno) ha accecato anche loro. Una frecciatina lo so, ma deve essere accettata, perchè è innegabile che ci sia stata una debolezza. Io non avrei mai proposto ai vettori inglesi di operare su Salerno in questa fase, conoscendo il loro core business.
Il turismo internazionale di massa, in particolare quello proveniente da mercati strutturati come quello britannico, non acquista quasi mai il solo volo, ma ragiona per pacchetti integrati gestiti dai grandi tour operator UK (volo + hotel + transfer). Ad oggi, i principali operatori del settore rilevano che l’ospitalità del territorio, pur ricca di eccellenze, presenta frammentazioni e carenze strutturali rispetto agli standard internazionali di catena e alle flessibilità operative richieste dal mercato estero. Senza un adeguamento profondo e guidato dell’offerta ricettiva, i voli internazionali rischiano di non generare la massa critica necessaria nel medio periodo.
Non penso di essere l’unico che può dire, “lo sapevo” e “ve lo avevo detto” perchè non vado solo a trascorrere le mie vacanze in Cilento, i miei genitori sono cilentani, di un paese che si chiama Roccadaspide, ma come quasi urbanista, non solo un informatico e un analista del settore aviationm, ho sempre studiato il territorio, mi sono sempre posto domande, abituato a vivere in una realtà completamente diversa, il mio Veneto, la mia Mestre, anni luce avanti su molti aspetti di quel territorio.
Ho sempre ascoltato le “storie” di mio padre, che mi hanno insegnato molto di come la cultura locale abbia posto limiti quasi invalicabili allo sviluppo di quelle zone. Ricordo di quando mi raccontava e lo fa ancora oggi, di quando Paestum era piena di tedeschi, la reazione degli albergatori e non solo, fu quella di alzare i prezzi, fino a farli “scappare“. Spesso mi chiedo se la lezione sia stata davvero “imparata”. Da quando lavoro per una catena alberghiera internazionale ho approfondito molti aspetti di questo settore; ciò mi rende ancora più critico, ma con competenze che prima non possedevo. Oggi posso dirvi che forse quella lezione è stata in parte dimenticata e che non tutti, purtroppo, possono improvvisarsi “professionisti dell’ospitalità“.
L’errore strategico sui flussi domestici: il caso del bando della Camera di Commercio
La conferma di questo scollamento strategico emerge anche dall’analisi del recente bando della Camera di Commercio di Salerno, che prevede l’allocazione di risorse economiche escludendo dai contributi le rotte domestiche. In una fase di start-up, questa scelta appare in forte contrasto con le regole d’ingaggio del mercato, “adattate al Cilento“.
I passeggeri locali e il turismo nazionale rappresentano la base più solida, immediata e prevedibile per dare stabilità a un aeroporto neonato. Forse possiamo dare atto a chi non conosce chi vive nel bacino dell’aeroporto di salerno, una domanda così nascosta e mai sfruttata, può essere sfuggita, ma anche qui, chi invece lo conosce, sa bene che la domanda nascosta c’è, c’è sempre stata ed è importante, da non sottovalutare.
Il traffico outbound (i cittadini della provincia di Salerno, del Cilento e delle aree limitrofe che viaggiano per motivi di business o privati verso hub nazionali ed europei) acquista il “solo volo” e possiede già gli anticorpi logistici per muoversi sul territorio senza dipendere da strade, stazioni, e transfer ancora in via di definizione. Quando mi sento dire che Salerno senza la stazione del treno non può decollare, che le strade sono quelle che sono, o cose simili, riconosco dei limiti preoccupanti per chi deve agire ora, per far decollare Salerno, senza indugi.
Escludere questi flussi dai piani di incentivazione rischia di tradursi in uno spreco di risorse pubbliche. La recente risposta del mercato alle rotte operate da Aeroitalia dimostra chiaramente che la domanda interna esiste, è reattiva e costituisce il vero polmone per lo scalo in questa prima fase. Anche ieri ho avuto la conferma, che Salerno continua a performare bene e meglio del previsto. Ma ripeto, per chi conosce il territorio, era qualcosa di prevedibile.
Oltre la presenza istituzionale: il ruolo pedagogico del gestore
Nessuno mette in dubbio che GESAC stia presiedendo tavoli tecnici e mantenendo contatti costanti con le associazioni di categoria. Il punto nodale è l’efficacia di questi confronti. Il ruolo di un grande gestore aeroportuale in una realtà complessa non può limitarsi alla presenza istituzionale o alla gestione passiva delle istanze locali. Deve configurarsi come una vera e propria leadership strategica, ma deve conoscere alla perfezione il territorio.
Il gestore ha il compito di affiancare gli attori locali in un terreno per loro completamente inesplorato, esercitando una funzione pedagogica. Spetta a chi possiede il know-how globale spiegare agli enti locali, alla Camera di Commercio e agli albergatori come si strutturano i servizi, come si digitalizza l’offerta e come si rimodulano i bandi per non disperdere gli investimenti.
L’importanza dell’umiltà professionale
In un settore ad alta complessità come il trasporto aereo, l’autoreferenzialità rappresenta il rischio maggiore. Sostenere che i modelli standardizzati siano applicabili ovunque senza variazioni impedisce di cogliere le specificità locali. Ammettere di avere dei limiti — un esercizio che deve accomunare tutti gli attori in campo, analisti compresi — non è un segno di debolezza, ma l’unico punto di partenza per costruire un dialogo costruttivo e non perdere il contatto con la realtà del territorio.
L’appoggio all’aeroporto di Salerno, al suo gestore Gesac, al suo team e la volontà di collaborare per il suo successo rimangono fermi e immutati. Proprio per questo, è essenziale che le critiche vengano accolte non come ostacoli, ma come strumenti di calibrazione necessari per correggere la rotta e permettere all’infrastruttura di esprimere il suo reale potenziale.
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Luca Gorrasi
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