Tre ore al giorno. In alcuni casi quattro, o anche sei quando qualcosa va storto. È il tempo che dedicano agli spostamenti 142 dei rispondenti al sondaggio sulla mobilità di VareseNews: quelli che percorrono ogni giorno più di 60 chilometri tra casa e lavoro. Uno su cinque tra chi ha risposto. Una fascia che racconta una realtà di fatica silenziosa, distribuita su tutta la provincia, che raramente finisce nelle discussioni pubbliche sulla mobilità.
Chi sono e dove vanno
Il dato più sorprendente è la destinazione: 59 di questi 142 pendolari, il 41% lavorano a Milano. Altri 12 raggiungono Lugano, il resto si distribuisce tra comuni dell’hinterland milanese, del Comasco e del Canton Ticino. Partono da tutta la provincia: Varese (22), Gallarate (12), Tradate (6), ma anche da Cittiglio, Caravate, Luino, Arcisate, Daverio, Leggiuno, comuni dove il trasporto pubblico è spesso scarso o del tutto assente.
L’età è matura: quasi la metà ha tra 45 e 54 anni, un quarto tra 55 e 64. Sono lavoratori nel pieno della carriera, non hanno alternative facili e non possono smettere di spostarsi.
Treno o auto: un equilibrio insolito
In questa fascia la scelta del mezzo si divide quasi esattamente a metà: 66 persone usano il treno (46,5%), 64 l’automobile (45,1%). È un dato molto diverso dal resto del campione, dove l’auto domina in modo netto. Chi percorre distanze molto lunghe, evidentemente, tende a preferire il treno, o almeno ci prova. Ma le testimonianze raccolte raccontano quanto questo “ci prova” costi.
86 persone su 142 impiegano più di un’ora a tratta. Sono quasi tre ore al giorno tolte alla famiglia, al riposo, alla vita. Chi usa l’auto le passa nel traffico, chi usa il treno le passa spesso in piedi, in vagoni sovraffollati, ad aspettare coincidenze che non arrivano.
Il costo invisibile
Nessuno ha calcolato il conto esatto. Ma qualche stima è possibile. Chi fa 60 km al giorno in auto, 5 giorni su 5, percorre circa 1.500 km al mese. Al costo medio di 0,30 euro per chilometro considerando carburante, usura, pedaggi, significa oltre 450 euro al mese — più di 5.000 euro l’anno. Solo di trasporto. Chi prende il treno Varese-Milano spende circa 180 euro di abbonamento mensile, ma aggiunge il tempo perso nei ritardi e spesso il costo del parcheggio in stazione.
Non c’è solo il denaro. C’è la stanchezza. C’è il tempo sottratto. C’è, come scrive qualcuno nelle risposte libere, «l’ansia di non sapere mai quando arrivi. E per alcuni, se arrivi».
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Le voci: cosa scrivono
Le testimonianze raccolte, 58 commenti liberi in questa sola fascia, sono tra le più significative dell’intero sondaggio. Alcune parlano di sistemi che non funzionano. Altre di scelte di vita costrette. Alcune sono di una lucidità che fa riflettere.
«Sono arrivato al punto di stupirmi quando i treni sono perfettamente in orario», scrive un pendolare di Vedano Olona diretto a Limbiate.
«Il mio tragitto andata e ritorno di solito dura 4,5 ore, ma è successo più volte che durasse 6 o 6,5 ore a causa dei treni», racconta chi viene da Laveno Mombello per arrivare a Milano.
«Potrei andare al lavoro con il passante ferroviario e la metro, ma la situazione di Trenord è disastrosa: ho ripreso ad usare l’auto. Comunque anche con l’auto non ho risolto granché per via del traffico, mi servono comunque circa due ore per spostarmi a Milano e due per tornare», scrive un pendolare di Sumirago.
C’è anche chi ha trovato una via d’uscita, almeno parziale. Un abitante di Varese che lavora a Uboldo, 80 km al giorno, ha iniziato a combinare bicicletta e treno: «Nel giro di poco tempo ho consolidato una routine che mi permette di fare due o tre giorni a settimana di bike to work, un giorno di smart working e un giorno di auto per recuperare l’abbigliamento sporco. Sono consapevole che non è una scelta comune, ma la necessità di ridimensionare i costi dell’automobile era troppo urgente».
E poi c’è chi lavora oltre confine e descrive una condizione più dura ancora: «Il tragitto casa-lavoro è diventato un’incognita totale, non sai mai quando arrivi, e per alcuni addirittura non sai se arrivi. I frontalieri sono carne da macello che portano solo i soldi ai comuni, ma nessuna amministrazione fa mai qualcosa per la sicurezza stradale», scrive un frontaliere di Marchirolo diretto a Bellinzona.
I due problemi gemelli
I numeri sui disagi sono quasi identici: 60 persone citano i ritardi dei treni come problema principale, 58 il traffico automobilistico. Due sistemi paralleli, stesso livello di disfunzione. È una fotografia che dice molto sullo stato delle infrastrutture di mobilità in questa provincia: chi sceglie il treno e chi sceglie l’auto vivono disagi diversi ma paragonabili, e nessuno dei due sistemi offre un’esperienza affidabile.
Una proposta ricorrente
Tra i commenti, una richiesta torna con frequenza: più smart working, orari flessibili, interscambio auto-treno nelle stazioni. Non solo infrastrutture nuove, anche un uso più intelligente di quelle esistenti. «Incentivare l’orario di lavoro flessibile per non intasare le strade negli orari di punta», scrive un pendolare di Leggiuno. «Se ci fosse un buon parcheggio in stazione, potrei andare in treno», aggiunge un residente di Varese che oggi raggiunge Como in auto.
Sono le voci di chi ha già rinunciato a sperare in grandi cambiamenti, e chiede soluzioni piccole e concrete. Forse il punto di partenza più onesto per parlare di mobilità in provincia di Varese.
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I FOCUS ANALIZZATI FINORA
Lavorare in Svizzera, vivere in provincia
Sono 71 i rispondenti che ogni giorno attraversano il confine: i loro percorsi, i mezzi usati e le difficoltà quotidiane di chi fa i conti con traffico, TiLo e dogane. Leggi il focus sui frontalieri →
In bici al lavoro: sei su dieci hanno paura della strada
Sono il 14,8% del campione, la categoria in maggiore crescita. Ma la metà rinuncia per motivi di sicurezza: strade strette, automobilisti distratti, mancanza di piste ciclabili. Leggi il focus sui ciclisti →
L’EVENTO A MATERIA
Intanto, a Materia è in programma un incontro dedicato chi si sposta in bicicletta per andare al lavoro. Ci saranno tanti protagonisti e potete iscrivervi qui.
E tu come ti sposti? Il sondaggio è ancora aperto
Il sondaggio di VareseNews sulla mobilità quotidiana è ancora aperto. Raccontaci anche tu come ti sposti ogni giorno per andare al lavoro o a studiare.
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