La seconda giornata del Festival ha spostato il confronto sulle tecnologie e sulle infrastrutture necessarie a costruire il sistema energetico del futuro. Il dibattito, moderato nella prima parte dal giornalista dell’Ansa, Francesco De Filippo e nella seconda dall’ambasciatore Francesco Maria Talò, ha messo a confronto diverse traiettorie – dalle rinnovabili all’idrogeno fino al nucleare – interrogandosi non soltanto sul loro potenziale tecnologico, ma sulle condizioni industriali, infrastrutturali e finanziarie necessarie per portarle a scala. Centrale è stato il ruolo delle reti e delle connessioni energetiche, chiamate a sostenere un sistema più articolato, distribuito e interdipendente.
Una parte del confronto ha riguardato la crescente dimensione geopolitica della transizione. I corridoi energetici tra Africa ed Europa, e in particolare quelli legati allo sviluppo dell’idrogeno, mostrano come la trasformazione del mix energetico stia producendo nuove interdipendenze e nuove geografie degli approvvigionamenti. Accanto alle grandi infrastrutture, il dibattito ha guardato anche alla dimensione del consumatore, dal ruolo delle comunità energetiche agli incentivi e alle tariffe, e agli strumenti finanziari necessari per rendere sostenibile la trasformazione.
Il rapporto tra tecnologia ed energia è diventato ancora più centrale nell’ultima sessione, dedicata all’intelligenza artificiale e alle nuove geografie del potere. La crescita dell’IA sta infatti aumentando la domanda di capacità di calcolo e, con essa, quella di elettricità, infrastrutture e risorse strategiche. Il confronto ha riportato l’attenzione sulla base materiale della rivoluzione digitale: dai minerali critici alla capacità di raffinazione e trasformazione, dalle reti elettriche ai data center.
La competizione non riguarda più soltanto l’accesso alle materie prime, ma il controllo di intere catene del valore. Africa, Canada e Australia acquistano un nuovo rilievo nella geografia delle risorse, mentre Stati Uniti, Cina ed Europa competono sulla capacità di assicurarsi tecnologie, infrastrutture e capacità industriale. Per l’Europa, la questione riguarda quindi tanto la diversificazione dei fornitori quanto la riduzione delle vulnerabilità nelle fasi di raffinazione e trasformazione, oggi particolarmente esposte alla dipendenza dalla Cina.
Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, nel suo discorso di apertura, ha dichiarato: “l’argomento scelto per il convegno è indubbiamente il tema dell’anno. Viviamo un momento particolare, di grande crisi energetica, di grandi guerre vicine e neanche tanto lontane, a nord e a sud. Con il Festival del Cambiamento cerchiamo di capire un quadro futuro sull’energia, che per certi versi è ottimista, perché le grandi aziende, il Governo, la Regione stessa, hanno investito e stanno investendo tantissime risorse economiche per staccarci dagli acquisti di energia da altre parti del mondo, un processo che non sarà rapido, ma che è iniziato. E le imprese e le famiglie vivono con crescente difficoltà questo periodo con i prezzi dei carburanti aumentati fino al 50%”.

Rivolgendosi ai numerosi giovani presenti nell’Aula magna del polo di Gorizia dell’università degli studi di Trieste, Paoletti ha aggiunto, “credo sia importante che siate qui a parlare con noi di energia e di futuro, perché il futuro siete proprio voi”.
Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, “parlare di transizione energetica e infrastrutture significa parlare del cuore della trasformazione. Gorizia ha una vocazione storica, di città di confine, di transito, uno snodo naturale per quanto riguarda il passaggio e lo scorrimento di merci e di persone. Oggi però il nostro territorio diventa sicuramente anche snodo e cerniera di reti energetiche”.

A portare i saluti per la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia il consigliere regionale Diego Bernardis che nel ricordare la collaborazione con l’Ente camerale nell’organizzazione del Festival ha sottolineato l’importanza “che l’amministrazione regionale ha dato grande importanza al tema dell’energia con azioni concrete nell’ambito delle proprie competenze verso cittadini e imprese in affiancamento alle azioni messe in campo dal Governo”.
Carole Nakhle, founder e Ceo Crystol Energy, ha spiegato che “l’energia non ha mai rispettato i confini. E nemmeno le sfide energetiche di oggi. La geopolitica sta ridisegnando i flussi energetici, le alleanze e il significato stesso della sicurezza energetica”.
Luca Squeri, Deputato della Repubblica, Capogruppo X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo, ha dichiarato che “La transizione energetica si vince con pragmatismo, innovazione e neutralità tecnologica. Rinnovabili e nucleare, insieme a reti, accumuli e nuove tecnologie, devono costruire un sistema capace di coniugare decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività”.
Alessandra Pasini Co-Founder, Group President & CEO, Zhero Europe ha sottolineato: “Rafforzare le interconnessioni internazionali con investimenti privati, utilizzare al meglio le reti esistenti e sviluppare gli accumuli anche per le imprese: così possiamo contribuire a un sistema energetico più sostenibile e competitivo”.
Per Diego Portoghese Vice Presidente, Confindustria Assafrica & Mediterraneo “la transizione energetica va affrontata come una trasformazione industriale e di sistema, fondata sulla diversificazione. Un percorso che deve coniugare riduzione delle emissioni e sicurezza energetica, generando al contempo sviluppo e valore condiviso nei territori”.
Alec Ross, autore del libro “The Italian Dream” ha detto che “il Sogno Italiano è la convinzione che l’Italia possa riprendersi il futuro costruendo un modello di crescita e rinnovamento radicato non nell’imitazione dell’America o di altri Paesi, ma nei propri valori: bellezza, comunità, creatività, innovazione, qualità della vita e un rinnovato senso di fiducia collettiva. È un sogno, ma per realizzarlo servono pragmatismo, pianificazione e azione. L’Italia non ha bisogno di diventare qualcos’altro. Deve diventare una versione più dinamica, fiduciosa e lungimirante di sé stessa”.

Il confronto ha affrontato anche l’altra faccia del rapporto tra IA ed energia: non soltanto quanta energia servirà per alimentare la crescita del digitale, ma quanto l’innovazione possa contribuire a utilizzarla meglio. Dall’efficienza degli algoritmi al “calcolo green”, fino ai gemelli digitali applicati ai sistemi energetici, la sfida è capire quanto i guadagni di efficienza possano contenere l’aumento dei consumi e dei costi. Parallelamente, per le imprese si apre la necessità di integrare nuove tecnologie e diverse fonti energetiche per rispondere a una domanda aggiuntiva che l’IA contribuirà a generare.
Infine, la discussione ha ricondotto questi cambiamenti alla relazione tra Europa e Africa. La crescita delle infrastrutture digitali può rappresentare per il continente africano non soltanto una nuova fonte di domanda energetica, ma anche un’occasione per accelerare l’accesso all’energia e l’industrializzazione, a condizione che le partnership superino una logica limitata all’estrazione delle risorse e coinvolgano segmenti più ampi delle catene del valore, dalla trasformazione delle materie prime alle infrastrutture energetiche e ai data center.
Sara Ibrahim Ahmed Elhag, responsabile della Divisone Energia, della Commissione dell’Unione Africana, in videocollegamento, ha spiegato che “in Africa, l’energia non è solo una risorsa, ma un motore di industrializzazione e crescita. Gli investimenti in IA e trasformazione digitale devono procedere insieme allo sviluppo dei sistemi energetici, rafforzandone capacità, interconnessione ed efficienza. L’Africa non può essere soltanto un luogo di estrazione ed esportazione di materie prime. La partnership con l’Europa deve coinvolgere l’intera catena del valore, dalla lavorazione e raffinazione alla manifattura e ai servizi. Esiste una forte convergenza di interessi: l’Europa può diversificare e rendere più resilienti i propri approvvigionamenti, mentre l’Africa può creare più valore dalle proprie risorse, attrarre investimenti e sostenere industrializzazione e occupazione”.
Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity, ha dichiarato che “la globalizzazione si sta modificando, per il nostro Paese c’è l’urgenza di rimpatriare alcune produzioni che sono strategiche soprattutto in ambito della difesa”.
Secondo Fausto Torri, responsabile energia EMEA e Italia “il Festival del Cambiamento vuol dire incrociare ciò che sta capitando nella transizione energetica, gli aspetti tecnologici che influenzano questo cambiamento e ciò che ne deriva poi per le materie prime. E’ un grande cambiamento, che può diventare una grande opportunità per tutti”.
Per Davide Falteri, presidente di Federlogistica Nazionale,”la transizione energetica passa anche dalla logistica: porti, reti e intermodalità devono essere efficienti e resilienti. Con investimenti e regole stabili possiamo unire sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e competitività.”
Gianluigi Rozza Professore ordinario di Analisi Numerica e Calcolo Scientifico, SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, ha ricordato che “La SISSA sta focalizzando le proprie ricerche nell’ambito del calcolo scientifico e dell’analisi dei dati per creare algoritmi sempre più efficienti e veloci che portano a risparmi computazionali ed energetici e a ridurre i tempi di calcolo ed elaborazione. Anche questi aspetti sono cruciali per la transizione digitale ed energetica, per rendere più efficienti i data center e, allo stesso tempo, sviluppare gemelli digitali per l’industria, le infrastrutture, la comunità e la medicina”.
Conclusioni affidate a Vannia Gava, vice Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza: “Oggi l’energia è sicurezza nazionale – ha sottolineato – è competitività ed è futuro. E quindi per un paese che importa i tre quarti del proprio fabbisogno, la strada è una sola, quella di diversificare le rotte di approvvigionamento, produrre più energia, ma soprattutto difendere chi produce”.
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