i sindacati bocciano il Piano Casa del governo Meloni – Lavocediasti.it


La conferenza stampa convocata in mattinata dai sindacati degli inquilini e da Cgil e Uil ha tracciato un quadro impietoso del nuovo piano casa nazionale, fresco di approvazione definitiva al Senato, avvenuta proprio ieri con 106 voti favorevoli, 62 contrari e 2 astenuti. Quella che per la maggioranza di governo si presenta come una riforma storica da circa 970 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica, per i rappresentanti sindacali astigiani e piemontesi non è altro che un’operazione di pura propaganda, incapace di rispondere a un’emergenza abitativa che sul territorio locale si protrae da più di dieci anni.

Ad aprire il confronto è stato il segretario generale della Cgil di Asti, Beppe Morabito, che ha subito smontato l’ottimismo governativo definendo illusorio l’impegno economico promesso a livello nazionale: “Il finanziamento annunciato di dieci miliardi di euro in dieci anni, che equivale a un miliardo all’anno, è pura propaganda, ha affermato. “Perché con questa dilazione temporale le risorse reali le vedremo forse tra vent’anni. Inoltre, solo il settanta per cento di questi fondi sarà destinato all’edilizia a canone moderato, mentre assistiamo a una svendita sistematica di una parte del patrimonio pubblico per fare cassa. Non siamo di fronte a nuove risorse, ma al classico gioco delle tre carte, poiché i finanziamenti vengono sottratti a Regioni e Comuni per essere spostati altrove. Ad Asti oggi contiamo circa duemila alloggi assegnati, di cui millecinquecento in città e cinquecento in provincia, ma ci sono altre settecento famiglie in graduatoria che attendono una risposta. In tutto il Piemonte ci sono ben cinquemila alloggi sfitti o non assegnabili perché necessitano di ristrutturazioni, ma questo provvedimento esclude qualsiasi tipo di intervento concreto per favorire gli affitti studenteschi o per rifinanziare il canone concordato”.

L’analisi si è fatta ancora più stringente con l’intervento di Piero Coltella, delegato per il sindacato degli inquilini, che ha puntato il dito sulle pesanti contraddizioni tra gli annunci del governo e lo stato reale degli immobili: “Promettere di immettere sul mercato centomila alloggi grazie a questo piano è una contraddizione palese, quando in Italia ci sono già centomila case popolari da recuperare immediatamente, immobili in cui le persone vivono oggi stesso in condizioni disastrose”, ha denunciato. “Tra infiltrazioni, caldaie rotte, muffa e impianti totalmente fuori norma. Basterebbe fare un giro nei quartieri popolari di Asti per rendersi conto della realtà. Aree diventate ormai dei ghetti dove vivono gli ultimi degli ultimi. Confidiamo che la nuova presidenza dell’Atc Piemonte Sud possa intervenire in tempi ragionevoli per sanare queste ferite. Questo piano casa è una boutade che ricorda molto la propaganda sul ponte di Messina, tant’è vero che anche i governatori regionali di centro-destra di Lombardia e Abruzzo hanno espresso forti riserve e chiesto emendamenti. Ad Asti l’emergenza dura da oltre dieci anni: l’Atc ha poco personale, ma chi controlla davvero lo stato del nostro patrimonio pubblico? Il patrimonio va seguito e curato quotidianamente, non ci si può ricordare delle manutenzioni solo durante le emergenze invernali, come è successo in via Togliatti con gli inquilini lasciati al freddo. Anche gli amministratori di condominio, quando pagati e sollecitati, devono intervenire con serietà. Per questo chiediamo di ricostituire i comitati di condominio con i capi scala per monitorare i problemi insieme al sindacato prima che diventino emergenze”.

La critica politica si è allargata alla mancanza di coordinamento con le politiche sociali, un aspetto cruciale evidenziato dal consigliere provinciale e comunale di Asti, Mauro Bosia (Gruppo Uniti si può): “Questo provvedimento non affronta in alcun modo la povertà e l’indigenza delle famiglie, che sono la vera causa per cui molti non riescono a mantenere l’appartamento”, ha osservato. La politica abitativa deve camminare di pari passo con quella sociale. Purtroppo si è ormai accettato il principio che il mercato privato degli affitti possa restare fuori controllo, in mano agli speculatori che rendono le nostre città invivibili, mentre l’edilizia popolare viene considerata l’ultima spiaggia per i disperati. Non ci sono risorse nuove nel piano governativo, ma solo un rimpasto di cifre già esistenti e del tutto insufficienti a fronteggiare una crisi di questa portata”.

In videocollegamento ha partecipato all’incontro anche il deputato del Partito Democratico Federico Fornaro, che ha rimarcato la chiusura del governo verso qualsiasi proposta di modifica durante l’iter parlamentare: “Non parliamo più di un decreto provvisorio ma di una legge dello Stato, contro la quale tutti i nostri tentativi di modifica in commissione hanno trovato un muro invalicabile, ha spiegato. “La domanda di edilizia pubblica oggi non riguarda più soltanto le fasce più deboli, ma lambisce la classe media. Sarebbe servita una strategia nazionale seria e di lungo respiro, non un decreto d’urgenza calato dall’alto senza alcun confronto con le forze sociali. Il governo Meloni ha annunciato questo piano casa trenta volte da quando si è insediato, ma nei fatti non c’è un solo euro di nuove risorse. Hanno semplicemente sottratto fondi destinati alle Regioni e alle città metropolitane, tanto che persino alcuni governatori di centro-destra hanno espresso forti perplessità. Se si snatura la funzione sociale dell’edilizia pubblica per sottometterla alle regole del mercato, prevarrà sempre il ritorno economico a scapito delle famiglie. La proiezione finanziaria a dieci anni è irrealistica: secondo le nostre stime, con questi fondi occorrerebbero vent’anni per soddisfare il reale fabbisogno. Per giunta, si escludono per la prima volta soggetti storici della cooperazione edilizia, un chiaro segnale di voler spingere tutto verso la privatizzazione e la speculazione”.

Le controproposte dei sindacati

Le preoccupazioni espresse durante l’incontro trovano piena conferma nei documenti ufficiali presentati dal sindacato degli inquilini Sunia, in particolare nelle relazioni che delineano una piattaforma alternativa d’azione. Nel dossier programmatico, intitolato “Cosa fare?”, si chiede come priorità assoluta il blocco delle dismissioni del patrimonio pubblico, affiancato da un programma straordinario di riqualificazione per immettere sul mercato almeno centoventimila alloggi popolari nei prossimi cinque o dieci anni. I sindacati propongono inoltre di destinare strutturalmente il 2% dei bilanci regionali alle politiche abitative e di varare un piano straordinario per gli alloggi degli studenti universitari a prezzi accessibili.

Un altro capitolo doloroso riguarda il fondo per il sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole, che nel bilancio dello Stato è stato drasticamente ridotto, passando da venti milioni di euro a soli due milioni, a fronte di una morosità media negli alloggi pubblici che sfiora il 60%. I sindacati propongono di eliminare la cedolare secca sul mercato libero, riservando i vantaggi fiscali esclusivamente ai canoni concordati, e di conferire ai Comuni poteri speciali per limitare le locazioni brevi turistiche, che stanno svuotando i centri storici. Nelle relazioni presentate stamattina si lancia inoltre l’allarme sulla “bomba sociale” rappresentata dall’accelerazione degli sfratti e dalla progressiva centralizzazione delle decisioni tramite commissari straordinari, che esclude i territori e le Regioni dalle scelte pianificatorie.

A livello regionale, il quadro illustrato dai referenti sindacali evidenzia come in Piemonte l’edilizia pubblica sia largamente insufficiente, con oltre cinquemila alloggi sfitti per carenze manutentive, a fronte di una domanda in costante crescita che solo a Torino conta settemila richieste pendenti. 

Va infine ricordato che all’incontro astigiano hanno preso parte, condividendo le le proposte e le denunce della piattaforma, anche Luca Quagliotti, già segretario generale provinciale della Cgil e membro della segreteria regionale della Camera del Lavoro con delega alla Sanità; Massimo Scognamiglio, neo segretario locale di Sinistra Italiana; Arianna Franco, segretaria generale della FP Cgil di Asti, e il funzionario Uil Vito Casciano. Uniti nel chiedere l’apertura immediata di un tavolo di confronto con l’Atc e le istituzioni cittadine per l’istituzione di una commissione permanente di controllo sull’emergenza abitativa ad Asti.

Vuoi rimanere informato sulla politica di Asti e dire la tua?

Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:

– aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 348 0954317

– inviare un messaggio con il testo ASTI

– la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.

I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.

LaVocediAsti.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.

Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP ASTI sempre al numero 0039 348 0954317.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Gabriele Massaro

Source link

Di