L’ultimo spettacolo – Cinema e teatro ai tempi della crisi (2.07.2026)


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Buona sera da Gianfranco Cercone, benvenuti all’ascolto di una nuova puntata della rubrica, l’ultimo spettacolo, uno dei temi ricorrenti di queste trasmissioni è il cinema d’autore, una categoria in cui non rientra soltanto il cinema di finzione, ma anche il documentario anche in un documentario d’autore non soltanto dalle immagini emerge come inevitabile il punto di vista di chi le ha girate.
Ma soprattutto quelle immagini sono filtrate dalla sensibilità, dalla personalità di un autore, appunto, che è particolarmente evidente e riconoscibile un esempio attuale di documentario d’autore, un genere che ha precedenti illustri nella storia del cinema. Un esempio attuale è per me il cinema di Gianfranco Pannone, Pannone, appunto, soprattutto un documentarista i cui film sono stati presentati e premiati in festival internazionali tra i film che realizza e ha realizzato ricordo Latina Littoria, il sol dell’avvenire sul vulcano lascia stare i santi e scherza con i fanti, i due film realizzati in collaborazione con Ambrogio, Sparagna e onde radicali, un documentario dedicato proprio a questa emittente a Radio Radicale. Il suo ultimo film, s’intitola devozioni, è stato presentato al mare Film Festival e in queste settimane è uscito anche in alcune sale italiane, è ambientato in Lucania e racconta la persistenza in quelle terre di tradizioni religiose, ma anche di un sentimento del sacro che altrove forse è andato disperso, simpatizzando con quel sentimento
Esprimendolo con immagini suggestive e poetiche, Gianfranco Pannone, in collegamento con noi. Io lo ringrazio molto per essere tornato in questa occasione a Radio Radicale ciao,
Eccomi qua, si torna sempre volentieri a Radio Radicale, quindi c’è, c’è un legame e quindi sono qui volentierissimo, mi fa molto piacere, ecco io Gianfranco, per cominciare vorrei chiederti di presentare tu stesso questo film ed emozioni a cui ho accennato, ma molto sinteticamente,
Come lo è, come la presidente dissi ai nostri ascoltatori.
Se è un film documentario alla ricerca del sacro perduto.
E si potrebbe dire
Parafrasando crust, cioè
Sì, è un sacro forse perduto, ecco forse perduto, nel senso che da cittadino borghese che vive appunto a Roma mi accorgo sempre più, pur essendo un ragazzo di provincia, diciamo così insomma sono cresciuto dalle parti di Latina, trattiene Sabaudia, insomma venire però mi accorgo sempre più che l’aspetto della sacralità.
Della consapevolezza di quanto sia importante quello che di invisibile
Ci circonda, insomma, l’abbiamo un po’perso.
Ma va bene che per me il discorso riguarda sia il credente che non credente, cioè nel senso che quando parliamo di sacro e teniamo quel sangue al quale si rivolgeva anche Pier Paolo Pasolini, che si dichiarava ateo, anche se poi nel profondo era era molto cristiana non secondo me ma che in qualche modo avvertiva quest’assenza questa questa questo oblio e in Lucania,
è possibile trovare delle manifestazioni religiose, ma un attaccamento che non è tanto, o solo quello del delegato alla Chiesa, ma è legato proprio a una a una, un senso comunitario che attraversa un po’tutta la regione, è possibile trovare un mondo che ci lega al passato ma senza per questo ricorrere alla nostalgia,
Non è una questione di nostalgia o di andare come dire, ad esaltare tempi passati che sarebbero stati migliori di quelli di oggi, perché comunque, malgrado tutto, malgrado la crisi climatica, malgrado le guerre, forse oggi viviamo, o meglio, dei nostri nonni e avi,
No, come diceva Mario Soldati, in un suo scritto abbiamo comunque perso qualcosa e abbiamo perso questa capacità di parlare con un invisibile idee, di rivolgerci a qualcun altro e oltre noi e che può passare però anche attraverso il visibile e questo visibile in Basilicata sicuramente la natura, il film finisce quasi finisce quasi non è non è esattamente così con i.
Qualcosa che ci lega ai riti Arbore, che sono riti, che precedono anche il cristianesimo e che in qualche modo sanciscono un profondo legame con con con con la natura che i lucani alla faccia, come dire anche del petrolio, che ha un po’rovinato certe zone in Val d’Agri per esempio piuttosto che delle tante pale eoliche che nel film ricorrono spesso che sembrano delle Croci ma in qualche modo sono anche un problema di sicuramente dal punto di vista paesaggistico,
Al di là di questo, però, appunto la Basilicata a queste aree molto vaste, no, essendo una regione montagnosa e che lo rendono
E in cui la popolazione la gente sente molto il rapporto con cui sente molto il rapporto che passa, anche attraverso una questione chiamiamola, ammette ideologica la Basilicata, una regione perlopiù montagnosa, io poi ho girato nell’area del potentino quindi su e ai piedi degli Appennini e quindi la parte del materano e più vicino alla Puglia è più legato alla Puglia, l’ho, l’ho lasciata fuori e la provincia di Potenza che protagonista quindi le montagne sono molto presenti, c’è una verticalità forte e i 20 che arrivano da esse sono altrettanto frequenti al punto da cambiare nel giro di una giornata spesso anche le condizioni meteorologiche, e questo fa sì, secondo me, che Lucano in qualche modo
E si debba rivolgere verso l’alto, debba guardare verso l’alto, cioè la natura si esprime anche attraverso il tempo cangiante, insomma e anche questo aspetto secondo me è interessante e in tutto questo esiste anche una umiltà lucana, cioè tutte le manifestazioni religiose che ho seguito ma non ho seguito solo le manifestazioni religiose a seguito anche persone che laicamente si interrogano sul senso del sacro fuori anche diciamo da da dalle processioni per intenderci,
In tutto questo c’è una sobrietà, c’è un’umiltà ai Lucania che la rende diversa dalla mia Campania, io sono di origini napoletane, è sicuramente il culto dei santi, il culto della Madonna è un po’diverso da quello che magari noi siamo abituati a vedere in Campania anche in Sicilia poi è tutto un po’più barocco dove tutto un pochettino più anche esteriore,
Anche in modo magnifico, dal punto di vista, se vogliamo chiamarlo così teatrale, insomma, ecco però in Basilicata c’è questa specie di di sobrietà che secondo me rende tutto più intenso ed è la cosa che mi ha sempre colpito perché, diciamo, sono diversi decenni che frequentano la Lucania ho girato anche un film in precedenza dal 2004 che si intitola A piedi ai miracoli del petrolio Putin Salt in Val d’Agri quando era cominciata l’avventura.
Positiva o negativa che sia del petrolio, e poi ho girato un altro breve documentario in vista della candidatura di Matera, Capitale della cultura che si intitolava che s’intitola le pietre sacre della Basilicata, quindi conosco e frequento la Basilicata dalla proprietà che da da da viaggiatore da visitatore, perché sono molto affascinato da questi territori, spesso anche da questi grandi spazi,
Eh eh, ecco, tutto questo, secondo me, invita più alla riflessione.
Invita anche una maggiore intensità che ripeto, come ho detto all’inizio romanica, a noi cittadini delle grandi città.
E bada bene, non voglio avere lo sguardo come dire, lo dico favolistico, ma sicuramente un po’idealizzato che c’è oggi dei paesi che vengono comunemente chiamati borghi, no, ma questo viaggiare tra Paesi, campagne, montagne, attraverso la devozione prova ad essere, perché non sta a me dire se ci sono riuscito o meno qualcosa di più di un semplice viaggio incantato in un mondo incontaminato, uno perché la Lucania o Basilicata non è un luogo incontaminato e vive perfettamente all’interno della contemporaneità, ma due perché proprio detesto qualunque idealizzazione del luogo. Ecco, quindi nel film c’è anche, come dire, una parte revisione critica rispetto a tutto questo, ma permane fortemente questo legame che io poi in parte ho mutuato, anche la la Pier Paolo Pasolini che non solo girò a Matera e anche in alcune zone della Tuscia, quindi nel Lazio il suo
E il suo Vangelo secondo Matteo, ma girò anche ai piedi del Vulture tra Barile dove girò le scene della Natività tra le cantine di antiche cantine di badile e il castello federiciano di Lagopesole, ecco tutto questo.
In qualche modo passa anche attraverso attraverso Pier Paolo Pasolini, che aveva capito una cosa molto importante.
Che lui, quando voleva raccontare, volendo raccontare come dire il Vangelo in questo caso il Vangelo secondo Matteo cercava i luoghi delle sacre rappresentazioni dei presepi viventi, cercava un’Italia arcaica, tant’è che quando va in Palestina rimane molto deluso anche perché stiamo parlando del 65 rimane molto deluso dal fatto che che che appunto sembra già che questa terra sia molto colonizzata dagli israeliani come dice in una video lettera rivolta al suo produttore, Alfredo Bini, per cui decide di girare in Basilicata e nell’Alto Lazio appunto nel viterbese.
Così i baffi di povertà. Scusa Gianfranco, c’è un’osservazione che tu hai fatto proprio all’inizio del tuo discorso, in cui parlavi del senso, del del mistero del, nel delle immagini della natura che in effetti è pasoliniana ma bellissimo, io ricordo che c’era un saggio di Pasolini che si intitolava così essere oppure faccio questa domanda essere naturale e lui diceva che per lui l’essere non è naturale, perché lui vede nella natura vede nella realtà qualcosa di nodi o di sacro o comunque di miracoloso, qualcosa comunque che gli dà il senso del mistero, ecco questa cosa, questo sentimento particolare, secondo me c’è anche nel tuo film, cioè nelle immagini della natura. Io non sono cattolico, non sono credente, però percepisco e sono molto suggestionato dal senso del mistero che tu suggerisci come sedi mandassi. Non so ha una vaga trascendenza. Ecco, anche se diciamo, può non essere codificata in una religione rivelata
Però, ecco, questo volevo chiederti proprio una cosa, un aspetto più formale, questa particolare sensazione che è trasmessa soprattutto dal paesaggio come sei riuscito a renderla, magari insieme al tuo direttore della fotografia, molto bravo, sì, quali criteri è così?
Se portare che c’era un articolo suo carissimo e quindi stiamo cercando ma romano che facciamo film insieme, ne abbiamo fatti tantissimi di affinare un po’il nostro, il nostro sguardo, ma non è certo un discorso solo di estetica o, come si dice in gergo cinematografaro di bellurie, è proprio il tentativo di dare forza alle immagini attraverso un pensiero un pensiero che vuole essere anche etico, nel mio caso sicuramente pesa anche il fatto che io sono credente, però dico sempre scherzando, ma non troppo, che ho avuto un padre socialista e mangiapreti che mi permette di avere, anche come dire uno sguardo al tempo stesso laico un po’di giusta distanza come dicono,
I giornalisti e con la giusta distanza, secondo me, è fondamentale e quindi in qualche modo.
Non mi faccio fregare che ne so da una luce luminosa e miracolosa che può arrivare da una finestra, cioè cercare queste questa retorica, insomma della fede, no, no, no, non amo, mi piace invece andare nelle piccole cose. In questo senso mi considero molto umilmente France francescano, nel senso che appunto quella semplicità e quella umiltà almeno prova a coltivarle, poi non sta a me dire se ci riesca o meno, ma prova a coltivarle, ed è chiaro che tutto questo aspetto che da un lato è legato alla mia fede, ma da da dall’altro, è legata anche a un’istanza etica che che che che travalica anche la fede che riguarda sia chi crede che non crede accompagna il lavoro che faccio se raccontare che Ben Abdallah che qui con Erika Manoni, montaggio che considero veramente dei coautori,
Perché contare che che tra l’altro è ateo, quindi è molto bella anche la dialettica fra me e lui c’è proprio un discorso, ripetono di natura etica che continua poi montaggio con Erika quando andiamo a sottrarre ad asciugare tanta roba che rimane fuori proprio perché non vogliamo comporre fabbricare un dolce troppo zuccheroso troppo mieloso troppo di tutto la semplicità è un valore e credo che oggi, in un’epoca complessa come quella che stiamo vivendo e anche di grande confusione di
Di mancanza di Centro, di gravità permanente, mettiamola così, credo che sottrarre
E e cercare.
Nella semplicità delle cose, sia sia sia un valore che che anche a una forza, anche ripeto, etica, ecco questo accompagnato un po’tutto quanto il lavoro, cioè provare a restituire.
E questa forza che passa attraverso anche in qualcosa di più antico della cristianità stessa, no, i famosi riti magici a cui fa riferimento Ernesto De Martino, e dei suoi viaggi, accompagnato da Annabella Rossi, oppure dal fotografo Franco Pin e da quel Luigi Di Gianni, che è stato mio insegnante di cui l’utilizzo delle immagini di repertorio quindi sono documentarie, era proprio questo evitare un incanto facile, ma cercare di capire un mondo che sembrava allontanarsi sempre più rispetto alla cosiddetta modernità.
Quei viaggi ricorrono agli anni 50 e i primi nella prima metà degli anni 50, e l’Italia sta cominciando a cambiare e diciamo che esiste anche una vulgata marxista che che vedeva in quei luoghi luoghi solo della miseria e della povertà, della superstizione e dell’ignoranza, probabilmente perché, secondo una certa logica,
Della sinistra storica italiana, penso ai socialisti, ai comunisti era quella anche di pensare che solo l’operaio avrebbe fatto la rivoluzione, e questo è stato un grande errore che ho imparato anch’io a gestire tabelle da uomo di sinistra, anche grazie ad Ambrogio Sparagna che prima laicità ago che mi mettono musicologa musicista,
Ma è innanzitutto un grande amico che mi ha insegnato che esiste invece un Sud anche suonare, che esiste un Sud non solo della sofferenza, esiste un Sud dove Sud e contadina e pastorale che sa anche sorridere, ma che allo stesso tempo rappresenta una vera e propria cultura perché la cultura non è solo quella delle università e delle accademie ecco,
Tutto questo, come dire, è come se avessi fatto a sessant’anni e passa un po’una sintesi di un ragionamento che sto facendo da tempo, appunto, già con lascia stare i santi, che tu citavi con Ambrogio, provammo a fare un viaggio ne ne ne ne ne nell’Italia insomma in qualche modo de de de de de della fede religiosa che dei popolari attraverso il canto anche qui torna il canto popolare attraverso le canzoni di Caterina, Pontrandolfo, grande interprete che che,
Un acuto che che che ci dà le sue canzoni in dialetto nel dialetto lucano, ecco questo legame profondo alla lingua, all’appartenenza, al luogo, A I volti, è qualcosa che ci permette di asciugare anche il troppo che spesso è dato dalla parola dei documentari stessi non c’è voce narrante nel film non c’è una VoiceOver, ma c’è una colonna sonora musicale che è quella di Rocco De Rosa, e ci sono le canzoni appuntite pedale da Caterina, Pontrandolfo che accompagnano queste immagini su cui abbiamo lavorato fortemente contare, senti, Gianfranco, mi permette una considerazione polemica, infimi piaciuto e poi poetico, suggestivo, tanti, così belle
Però, ecco, ti volevo fare una tutta una vita, la giusta distanza, io trovo che ci sia nel film un’adesione, un’empatia quasi totale, con il sentimento religioso della popolazione, però questa devozione popolare non ha in sé anche un aspetto repressivo per esempio la religione, si diceva non può invitare alla rassegnazione di fronte alle ingiustizie oppure alla religione, ecco non comprime anche le libertà individuali.
Per esempio, non so la libertà sessuale, ecco questi aspetti diciamo né negativi che possono esserci nella devozione religiosa.
Nel tuo film non io non li ho visti, forse mi sono sfuggiti nel caso mi correggi, quando li ho visti perché diciamo non era il tema del film non è voluto considerarli o perché i nodi ritieni, reali o preponderanti.
Ma guarda, fai bene a farmi questa domanda, perché poi, ovviamente, come uomo di questo tempo mi pongo anch’io queste questioni, c’è una parte della religione cattolica che è fortemente castrante, lo è stata per decenni lo scherzo sempre ma non troppo, sul fatto che appunto molti miei amici vengono da una cultura cattolica molto è stato poi imposto e quindi se ne sono allontanati mentre io ho avuto, come dicevo prima, un padre socialista e mangiapreti e agnostico per cui il mio percorso come dire anche di
Vedi, insomma, è abbastanza autonomo, quindi c’è un percorso contrario, ma ti dico pure questo, però che probabilmente io la questione io non me la pongo perché io sono nato a Napoli a cui sono molto legato sono cresciute in provincia, come vi dicevo, tra Latina e Sabaudia, ma sono nato a Napoli, sono molto legato a Napoli, dove dove insegno dove vado spesso ho sposato una donna napoletana che c’è un legame molto forte con la mia terra di appartenenza e a Napoli in questi problemi non esistono, cioè tu puoi vivere una sessualità, non pensa al discorso dei femminielli, pensa, per esempio, a tutto quello che riguarda anche una certa libertà della donna napoletana, no rispetto alle norme del Sud
Non esiste questo problema, puoi avere la fede ma allo stesso tempo avere anche una tua libertà individuale, che comprende anche la sessualità sana che sono cresciuto a Napoli, che è una città libera da questo punto di vista, sicuramente, anche se ha delle sacche anch’essa di conservatorismo non c’è dubbio però e questa libertà che insita no,
Negli stessi riti, no, pensa appunto quello che succede ogni anno a Montevergine, no con il raduno dei femminielli Noce, diventa qualche cosa, una cosa interessante, questa apertura non la chiamerei neanche tolleranza verso l’altro, questo il cosiddetto diverso, che non mi pongo molto la questione e devo dire,
Un altro mondo in Basilicata, ho notato che non c’è tutto questo, è chiaro che le forse le vecchie generazioni erano sicuramente condizionate dalla presenza della Chiesa, eccetera, ma la Chiesa è anche cambiata per molti versi e non a caso, appunto, questo periodo sì, sì, sì, si sta giocando anche una questione, appunto di distacco, noi le Flaviani che se ne vanno, perché rappresentano appunto un modo di guardare la Chiesa che io trovo inaccettabile, cioè di conservatorismo totale,
Non lo voglio fare facile, voglio solo dire che, insomma, non mi pongo la questione probabilmente per le mie origini e non mi sono interrogato molto su questo, ma non credo per superficialità, ma proprio perché, secondo me il credo religioso si può conciliare anche con con una libertà maggiore di quanto non pensiamo che poi esiste una certa ipocrisia cattolica che poi ci siano degli aspetti in qualche modo discutibili che mi fanno essere come dire, come dire quello che si dice, un cattolico del dissenso da sempre questo è pure vero, però io ho notato e chiudo anche Delneri lucani,
Una certa tranquillità rispetto alle questioni, almeno per quanto riguarda le nuove generazioni, non ci sono tanti tabù, non ci sono questi problemi e a volte magari noi persone, che veniamo da una cultura più laiche e di sinistra e anche libertà, aria a priori, giudichiamo un mondo che in realtà non è così prigioniero di vecchi tradizioni,
Come fossero è stato in passato, insomma, ecco, si può essere andare a una cerimonia religiosa, ma si può anche divorziare, insomma, ecco.
Non voglio semplificare, però non ti sembra che a volte siamo anche noi stessi cittadini borghesi, laici e di sinistra che prendiamo in qualche modo aggiudicare un mondo che riteniamo essere legato inevitabilmente a istanze conservatrici non è esattamente così. Forse dipende forse una differenza, diciamo, tra nell’insegnamento ufficiale delle religioni e poi come come quell’insegnamento è vissuto dai cattolici. Ecco, può esserci un attimo, una distanza, ecco sì, però esistono dal Concilio Vaticano secondo, esistono tante cose che sono cambiate e abbiamo avuto un papà straordinario come proprio Francesco e non a caso si è messo contro tutta la destra cattolica.
La Chiesa e tante cose no, e sicuramente in queste cose ci sono anche le contraddizioni e una certa ipocrisia da te che io stesso ripetono un atteggiamento come dire, critico rispetto alla Chiesa ufficiale e non è un caso che nel film e ho preso ho provato in qualche modo a raccontare questo mondo del sacro attraverso la gente sì, ci sono i 13 alla Chiesa, ma è sempre sullo sfondo tutta la storia del beato Egidio che questo frate francescano,
Che che estremamente povero, semplice, molto amato da da da dalla gente di Laurenzana per dirti, eh eh eh tutto dal basso, alcuni paesani di diverse, anche estrazione sociale, età hanno deciso di riunirsi intorno a questo albero.
E che potrebbe essere, essendo un albero dei 500 anni sento appunto questo, questa questa figura di beato non ancora santo, guarda, un po’non a caso la Chiesa non ha fatto ancora santo di proseguire. Il viaggio è nato a 500 anni fa, si riuniscono intorno a quest’albero per vivere la loro essere comunitari e in quel, mentre in quel momento non c’è nessun prete, insomma, voglio dire mi piace molto anche questa religione dal basso. Mi piace anche molto che ci sia una sorta di sincretismo che insiste nella cultura lucana, che non è tanto un magico generico, ma è quello che per esempio porta alla madre di Antonio, uno dei protagonisti, a fare un rito in qualche modo per scacciare il malocchio, che è una cosa molto frequente nel Sud e in Basilicata è ancora di più che non non non non le impedisce di essere poi cattoliche e pregare il suo santo insomma e non è paganesimo. È una sorta di sincretismo che secondo me, è legato fortemente al rapporto con la natura una natura che che è fatta di terremoti e franosa
Storicamente la Basilicata stanno sempre invasa, cioè la storia, l’antropologia e la geografia compongono anche carattere di un popolo che quindi non è solo vittima della superstizione legata a una Chiesa che è stata castrante per secoli, ma che ha un rapporto, diciamo di anche di odio amore con la natura che diventa a volte matrigna e a volte vicina insomma e che quindi è di costringere a ragionare in altri termini,
E il modo in termini qui non ragioniamo noi che siamo chiusi nelle nostre belle case in città, insomma, per intenderci quindi io su questo sono abbastanza aperto e capisco anche questa capacità, per esempio dei due cani di essere estremamente laici e allo stesso tempo però legati alle figure di santi esistono Santi dappertutto esistono processioni d’ogni tipo avrebbe potuto scegliere fare una serie di 30 puntate sarebbe stata magari anche noiosa, perché poi le processioni si ripetono.
Eccetera e non a caso le scene delle processioni sono anche abbastanza brevi. No, perché mi interessa più stare dietro alle persone, ai testimoni, insomma, ma non tutto questo voglio dire, non toglie a questa gente di di di essere molto più tranquilla e meno prigioniera di di di di diciamo di di di leggi imposte dalla Chiesa come lo è stato in passato e sono cambiate molte cose le abbiamo detto, sta bene ed è una realtà complessa, diciamo quindi è una è una religiosità complessa, da meno di civilistica e anche
Vissuta con delle contraddizioni, scusa Gianfranco, ma ci siamo quasi in chiusura, ti volevo chiedere una battuta perché un episodio del film riguarda alcuni giovani che seguono i luoghi in cui Pasolini in Basilicata difficili delle riprese del Vangelo secondo Matteo lo hai detto anche tu in apertura volevo chiederti è un film il Vangelo secondo Matteo, che oggi è considerato un capolavoro, ma all’epoca dell’uscita Fufi molto controverso perché,
Detestato in parte da alcuni cattolici ed alcuni marxisti che all’epoca erano una, diciamo, una componente dominante della cultura italiana e oggi è considerato un classico volevo chiederti un hub, un dunque un giudizio, una tua considerazione su questo film, se ti piace perché ti piace e perché oggi è stato così rivalutato.
Ma mi piace perché Pasolini e in parte dalla realtà e poi la la poeti scienza cioè quindi va oltre, come dire, il neorealismo non perde mai il suo rapporto con la realtà, i volti, i luoghi, la verità dei volti dei luoghi e allo stesso tempo evita la retorica, insomma, è chiaro che una parte del mondo cattolico non poteva accettare quel film, però è anche vero che tutto il mondo cattolico legato al Vangelo secondo, scusami legato alla al al al
Diciamola tutta la riforma, no della Chiesa degli anni 60 coincidono, facciamo sesso, età e lo adotta, invece no, si trova esattamente questo, così anche la sinistra si divide, ma perché probabilmente sistema anche una retorica, oltre che della della Chiesa cattolica, anche della sinistra che tentava tendeva,
Ha un po’come dire, a enfatizzare le cose, non c’è enfasi di certo c’è la musica di Bach, ci sono degli spirituals a livello, come colonna sonora, le Angelo secondo Matteo, però esiste questa semplicità e questa bidimensionalità molto forte di che aveva era già cominciata in architetture. Cerco di dire e il cinema di D, il cinema di di, di Pasolini si rifà alle pale d’altare, si rifà Giotto e quindi in qualche modo quasi medievale nel suo essere bidimensionale e questo aspetto probabilmente,
A qualcosa di più, di un valore solo estetico, insomma, no, è un modo anche di cercare un qualcosa di primigenio di forte nella nostra, nella nostra cultura e da questo punto di vista io penso che.
Appunto, rimane sempre un esempio, anche rispetto a accetta spettacolarità che invece ha accompagnato la vita di Cristo e il Vangelo penso a Gesù di Nazareth di Zeffirelli piuttosto che Passion di Mel Gibson, insomma, no che sono film esattamente all’opposto di quello che rappresenta rappresenta il Vangelo secondo Matteo e quindi io lo considero un esempio fondamentale e di cinema poetico che parte da un rapporto molto stretto con la realtà secondo la tradizione una tradizione italiana che,
Che ha il suo massimo del neorealismo, ma che appunto il neorealismo lo stesso viene tradito dalla da Pasolini Bertolucci Bellocchio, tutti quegli autori che negli anni 60 traspongono il neorealismo in poesia MES, lasciando da parte tutto il tutto il discorso della commedia all’italiana che ha pure un altro un altro ragion d’essere, insomma, Gianfranco, io mi piacerebbe molto continuerà a parlare di continua il nostro tempo si è esaurito.
Ritengo scoglio una cosa dicevo solo solo dire una cosa importante che questo film è frutto di una produzione che è stata fondamentale perché abbiamo costruito film insieme con con Sandro Bartolozzi della Clipper Media, passo passo e anche con l’aiuto di un antropologo importante che Giuseppe Melillo,
E che questo film prodotto appunto della Clipper Media con Rai Cinema e con la Lucana film commission che è stata fondamentale perché ha puntato su pochi progetti, aiutandoli economicamente,
Adesso, nell’ultima sessione, diciamo all’ultimo bando e questa è una cosa molto importante l’attenzione al proprio territorio e dare valore al documentario che racconta il territorio fu temi forse meglio di tartufi di finzioni e non ultimo la la, la, la, la.
Il Comune di Laurenzana, che ha dato anche una mano insieme alla Bcc, che il
La banca, che che ha sostenuto il film, lascia un ricordo che questo per dire che il frutto di un lavoro, di un lavoro in cui abbiamo cominciato a girare abbiamo trovato alleati per strada insieme a Sandro Bartolozzi e Barbara Meleleo.
Perché un film documentario molto spesso fatica in Italia a trovare un sostegno economico per poter essere realizzato su standard, se vogliamo dire così più europee internazionali, allora io ricordo Gianfranco, abbiamo una grande emozione.
Elaborazione, allora io ricordo che il film si intitola devozioni esci in serata evento in alcune sale italiane ne abbiamo parlato in modo crudo, abbastanza approfondito con il regista.
Gianfranco Pannone, che io ringrazio molto di questa conversazione, voi come ringrazio Francesca Rosini alla regia di questa trasmissione e quindi buona sera a tutti da Gianfranco Cercone.


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