Proprio mentre il Governo è all’ambasciata per il 4 luglio, Trump stronca la Nato: “Ridicolo continuare così”


Il ricevimento si è svolto la sera di giovedì 2 luglio 2026 a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore statunitense a Roma, in anticipo rispetto alla ricorrenza ufficiale del 4 luglio. Un appuntamento particolarmente solenne, perché quest’anno gli Stati Uniti celebrano i 250 anni dalla Dichiarazione d’indipendenza del 1776.

La Russa, Tajani, Salvini, Crosetto con l’ambasciatore Usa

Nei giardini della villa erano presenti migliaia di invitati, fra rappresentanti delle istituzioni, ministri, parlamentari, imprenditori e personalità del mondo economico e culturale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha partecipato, impegnata a Padova al congresso della Uil, ma il governo era rappresentato ai massimi livelli: c’erano i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e numerosi esponenti della maggioranza. Presente anche il presidente del Senato Ignazio La Russa. A rappresentare simbolicamente la famiglia della premier è arrivata la sorella Arianna Meloni.

Delegazione italiana a Villa Taverna

L’ambasciatore americano Tilman Fertitta ha evitato riferimenti diretti allo scontro delle ultime settimane tra Donald Trump e Giorgia Meloni, assicurando che l’Italia continua a essere un partner affidabile degli Stati Uniti e che i rapporti bilaterali sarebbero tra i migliori mai osservati dall’inizio del suo mandato a Roma.

Pace fatta tra Meloni e Trump:
Trump e Meloni

Il nuovo attacco di Trump alla Nato

Proprio mentre a Roma si celebrava la solidità del legame transatlantico, da Washington arrivava un messaggio di segno molto diverso. In un post pubblicato giovedì 2 luglio sulla piattaforma Truth Social, Trump ha definito “ridicolo” che gli Stati Uniti continuino a sostenere una relazione con la Nato da lui considerata unilaterale e non reciproca.

“Non erano lì per noi”, ha scritto il presidente americano, riferendosi soprattutto al mancato sostegno ricevuto dagli alleati europei durante la guerra contro l’Iran. Il messaggio è arrivato a pochi giorni dal vertice Nato in programma ad Ankara il 7 e 8 luglio, al quale parteciperanno i rappresentanti dei 32 Stati membri.

Trump ha accompagnato il post con una sorta di classifica. Secondo le cifre pubblicate, gli Stati Uniti spenderebbero 999 miliardi di dollari, contro i 90,5 miliardi del Regno Unito, i 66,5 della Francia, i 48,8 dell’Italia e i 44,3 della Polonia. Il presidente ha poi sostenuto che gli altri Paesi, compresa la Germania, spenderebbero molto meno.

Il messaggio ripropone uno dei temi più ricorrenti della politica estera trumpiana: l’idea che Washington finanzi la sicurezza europea senza ottenere un contributo politico e militare equivalente da parte degli alleati.

Cosa rappresentano davvero quelle cifre

La classifica pubblicata da Trump richiede però una precisazione. Le cifre indicate non rappresentano il denaro versato dai singoli Stati nelle casse della Nato, ma la spesa complessiva sostenuta da ciascun Paese per la propria difesa nazionale.

I 999 miliardi attribuiti agli Stati Uniti comprendono quindi l’intero bilancio militare americano: personale, armamenti, deterrenza nucleare, basi, attività nell’Indo-Pacifico, operazioni in Medio Oriente, difesa del territorio nazionale e programmi che non riguardano direttamente la protezione dell’Europa.

La stessa Nato distingue chiaramente tra spesa nazionale per la difesa e finanziamento diretto dell’organizzazione. I bilanci e i programmi comuni dell’Alleanza ammontavano nel 2025 a circa 4,6 miliardi di euro, appena lo 0,3% della spesa militare complessiva dei Paesi membri. Per il biennio 2026-2027, inoltre, Stati Uniti e Germania coprono ciascuno circa il 14,9% dei fondi comuni, il Regno Unito il 10,3%, la Francia il 10,1% e l’Italia circa l’8%.

È dunque corretto affermare che gli Stati Uniti mantengano il maggiore bilancio militare dell’Alleanza e forniscano capacità difficilmente sostituibili. È invece improprio presentare l’intera spesa militare americana come un trasferimento destinato a “proteggere” gratuitamente gli alleati europei.

Anche l’andamento europeo è cambiato sensibilmente. Nel 2025 tutti gli alleati hanno raggiunto o superato il precedente obiettivo del 2% del Pil destinato alla difesa, mentre nel 2014 erano soltanto tre. Nello stesso anno, gli Stati europei della Nato e il Canada hanno aumentato collettivamente la spesa del 20%, portandola a oltre 574 miliardi di dollari a prezzi costanti.

Il vero nodo è la guerra contro l’Iran

Dietro il nuovo attacco di Trump non c’è soltanto una disputa contabile. Il punto centrale è il rifiuto di numerosi governi europei di partecipare direttamente alla campagna militare statunitense contro l’Iran, avviata senza una preventiva decisione collettiva della Nato.

L’Italia ha autorizzato attività tecniche e logistiche nelle basi utilizzate dagli Stati Uniti, ma ha negato il consenso a operazioni di combattimento condotte dal territorio italiano. Il governo ha sostenuto che eventuali impieghi offensivi delle basi devono rispettare la Costituzione, gli accordi bilaterali e le prerogative del Parlamento.

La questione ha prodotto anche un incidente con il segretario generale della Nato Mark Rutte, dopo che quest’ultimo aveva parlato di centinaia di velivoli americani decollati dalle basi in Italia per sostenere l’operazione contro Teheran. Crosetto ha replicato che Roma aveva autorizzato esclusivamente attività non cinetiche, tecniche e logistiche, respingendo richieste che superavano quei limiti.

Il governo rivendica amicizia e autonomia

A Villa Taverna, i rappresentanti dell’esecutivo italiano hanno cercato di separare il rapporto storico tra i due Paesi dalle polemiche personali tra Trump e Meloni.

Tajani ha affermato che “l’amicizia tra Italia e Stati Uniti è più forte di ogni polemica”, sottolineando che essere alleati non significa condividere automaticamente ogni decisione. Secondo il ministro degli Esteri, eventuali divergenze devono essere affrontate con franchezza, rispetto e pari dignità.

Salvini ha definito la partecipazione al ricevimento una “scelta di campo”, sostenendo che nessuna controversia potrà mettere in discussione i rapporti tra Italia e Stati Uniti. La Russa ha ribadito che Roma manterrà vivo il ponte politico con Washington, ma ha precisato che il livello e la composizione della spesa militare italiana non possono essere stabiliti unilateralmente dagli Stati Uniti.

È una posizione costruita su due piani: fedeltà all’Alleanza atlantica e, contemporaneamente, difesa dell’autonomia decisionale italiana.

Le assenze dell’opposizione e la scelta di Renzi

Sul fronte dell’opposizione, Matteo Renzi è stato l’unico leader nazionale presente. Al ricevimento hanno partecipato anche esponenti del Partito democratico come Francesco Boccia e Lorenzo Guerini, ma non sono stati avvistati rappresentanti di vertice del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Giuseppe Conte, Elly Schlein, Carlo Calenda, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni non hanno preso parte alla serata.

Renzi ha motivato la propria presenza distinguendo nettamente il giudizio su Trump dal rapporto con gli Stati Uniti:

I presidenti passano, l’amicizia resta“. Secondo il leader di Italia Viva, 250 anni di storia americana e decenni di relazioni tra Roma e Washington non possono essere identificati con un singolo presidente.

L’ex presidente del Consiglio ha però criticato duramente la strategia della premier, sostenendo che Meloni abbia sbagliato a investire sul rapporto personale con Trump e a presentarsi come ponte privilegiato tra Europa e Stati Uniti. Per Renzi, essere presenti alla celebrazione americana non significa approvare la linea dell’attuale amministrazione della Casa Bianca.

Ankara sarà il vero banco di prova

La tensione si sposta ora sul vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio. Nel 2025, al summit dell’Aia, gli alleati avevano approvato l’obiettivo di destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla difesa e alla sicurezza: almeno il 3,5% per le esigenze militari fondamentali e fino all’1,5% per infrastrutture strategiche, cybersicurezza, resilienza civile e industria della difesa.

Nel frattempo Washington ha iniziato a ridurre alcune capacità messe a disposizione dei piani Nato, dagli aerei da combattimento ai velivoli da rifornimento, dai droni alle unità navali. Secondo il comandante supremo alleato in Europa, il generale americano Alexus Grynkewich, gli Stati europei hanno già colmato gran parte dei vuoti lasciati dagli Stati Uniti, anche se restano dipendenze importanti, in particolare nel settore dei bombardieri strategici.


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 Valeria Panzeri

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