Andare in pensione prima di aver compiuto i 67 anni di età significa farlo prima di aver raggiunto l’età pensionabile vigente. Un’età pensionabile che, nel 2027, come già previsto, salirà di un mese, per poi aumentare di altri due mesi nel 2028 e, forse, di ulteriori tre mesi nel 2029.
Esistono, però, diverse misure e concrete possibilità per lasciare il lavoro prima dei 67 anni e, più in generale, prima di raggiungere l’età pensionabile ordinaria.
Si tratta di vere e proprie misure pensionistiche, assegni di accompagnamento alla pensione, deroghe ai requisiti ordinari, salvaguardie e agevolazioni che consentono di anticipare il pensionamento.
In sostanza, non mancano le possibilità per andare in pensione prima dei 67 anni e dell’età pensionabile ordinaria.
Pensioni distaccate dai requisiti anagrafici
Chi raggiunge il diritto alla pensione anticipata ordinaria non deve rispettare alcun limite di età.
Nel nostro sistema previdenziale esistono infatti misure che consentono l’uscita indipendentemente dall’età anagrafica. La pensione anticipata ordinaria e la quota 41 precoci sono le principali misure prive di vincoli anagrafici.
I requisiti per le pensioni anticipate ordinarie sono:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
- 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.
I requisiti della quota 41 precoci, invece, sono:
- 41 anni di contributi versati, sia per gli uomini sia per le donne;
- almeno un anno di contributi versato prima di aver compiuto 19 anni;
- appartenenza a una delle categorie tutelate: caregiver, invalidi, disoccupati oppure addetti ai lavori gravosi e usuranti;
- completa fruizione della Naspi per i disoccupati;
- invalidità pari almeno al 74% per gli invalidi;
- convivenza da almeno 6 mesi con il familiare invalido per i caregiver;
- attività gravosa o usurante svolta per almeno 6 degli ultimi 7 anni oppure per almeno 7 degli ultimi 10 anni.
Le altre pensioni anticipate dall’INPS prima di aver compiuto 67 anni di età
Solo le due misure appena citate sono prive di limiti anagrafici. Negli altri casi, la pensione si consegue raggiungendo una determinata età.
È il caso, per esempio, della pensione anticipata contributiva, riservata a chi non ha mai versato contributi prima del 1996.
Nel dettaglio, per accedere alla misura servono:
- almeno 64 anni di età;
- almeno 20 anni di contributi;
- primo accredito contributivo successivo al 1995;
- pensione pari o superiore a 3 volte l’importo dell’assegno sociale;
- pensione pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale per le donne con un figlio, oppure a 2,6 volte per le donne con almeno due figli.
Esiste anche la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità pensionabile.
In questo caso si fa riferimento alla riduzione della capacità lavorativa specifica rispetto all’attività svolta dal contribuente. Se la riduzione è pari almeno all’80%, le possibilità di uscita cambiano tra uomini e donne.
I requisiti sono:
- almeno 61 anni di età per gli uomini;
- almeno 56 anni di età per le donne;
- invalidità pensionabile non inferiore all’80%;
- almeno 20 anni di contributi versati.
Un’altra possibilità è rappresentata dallo scivolo per i lavori usuranti.
Chi svolge una delle attività comprese nel Decreto legislativo numero 67 del 2011 può accedere alla pensione con:
- almeno 61 anni e 7 mesi di età;
- almeno 35 anni di contributi;
- raggiungimento della quota 97,6;
- attività usurante svolta per almeno metà della vita lavorativa oppure per almeno 7 degli ultimi 10 anni.
Non solo misure, anche deroghe alle regole ordinarie
Le misure di pensionamento citate possono essere sfruttate, in alcuni casi, anche beneficiando di particolari salvaguardie, deroghe e agevolazioni.
Un esempio è il blocco degli incrementi dell’età pensionabile per gli addetti ai lavori usuranti e gravosi.
Nel 2019, per questi lavoratori, l’aumento di 5 mesi non venne applicato. E lo stesso accadrà per gli incrementi previsti nel 2027 e nel 2028.
Esiste quindi una versione della pensione di vecchiaia che consente a questi lavoratori di uscire prima rispetto ai requisiti ordinari.
La pensione, in questo caso, si ottiene con:
- almeno 67 anni e 7 mesi di età;
- almeno 30 anni di contributi effettivi, al netto dei contributi volontari, figurativi e da riscatto.
Per chi non ha mai versato contributi prima del 1° gennaio 1996, ogni periodo di lavoro svolto prima dei 18 anni vale 1,5 volte.
In pratica, un anno di contributi maturato prima della maggiore età può valere 18 mesi ai fini del calcolo contributivo.
Un maggior valore contributivo è previsto anche per il lavoro svolto dopo il riconoscimento dell’invalidità civile.
Se il grado di invalidità civile riconosciuto dalla Commissione medica INPS/ASL è superiore al 74%, ogni anno di lavoro dà diritto a 2 mesi di contributi figurativi aggiuntivi, rispetto ai normali 12 mesi coperti dalla contribuzione.
Per le lavoratrici diventate madri, inoltre, l’età di uscita per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata contributiva, se prive di versamenti al 31 dicembre 1995, può essere ridotta di 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 16 mesi in presenza di almeno 4 figli.
La cristallizzazione del diritto alle pensioni da parte dell’INPS prima dei 67 anni di età
Un altro aspetto da considerare quando si parla di pensioni è la cristallizzazione del diritto.
Questo meccanismo consente di accedere alla pensione prima dell’età ordinaria prevista dall’INPS, sfruttando misure ormai cessate ma per le quali il diritto era già stato maturato.
Per esempio, opzione donna è una misura ormai chiusa.
Tuttavia, chi ha maturato almeno 58 anni di età e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2021, per esempio, può ancora accedere alla pensione sfruttando il diritto già acquisito.
Lo stesso discorso vale per chi, entro la stessa data, ha raggiunto almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi, maturando così il diritto alla quota 100.
Resta valido anche il diritto alla quota 102 per chi ha completato, entro il 31 dicembre 2022, almeno 64 anni di età e 38 anni di contributi.
Allo stesso modo, chi entro il 31 dicembre 2025 ha maturato 62 anni di età e 41 anni di contributi può continuare a sfruttare la quota 103.
Misure di prepensionamento a carico dell’INPS o del datore di lavoro
Non mancano, infine, le possibilità di lasciare il lavoro prima dei 67 anni attraverso misure che accompagnano il lavoratore alla pensione, finanziate dall’INPS oppure dal datore di lavoro.
Un esempio è l’Isopensione.
Si tratta di una misura che riconosce un assegno di importo pari alla pensione maturata alla data di uscita, fino al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento ordinario.
La misura riguarda le aziende che hanno siglato accordi con i sindacati per gestire situazioni di esubero, prevedendo l’uscita anticipata dei dipendenti più vicini alla pensione.
L’Isopensione riguarda le aziende con almeno 15 dipendenti e consente l’uscita attraverso un assegno di prepensionamento erogato dall’INPS ma finanziato dal datore di lavoro.
Possono accedere allo strumento i lavoratori che si trovano, in genere, entro 7 anni dal raggiungimento dei requisiti pensionistici ordinari.
Caregiver, invalidi, disoccupati e addetti ai lavori gravosi possono invece avere diritto all’Ape sociale, un’altra misura di accompagnamento alla pensione, questa volta a carico dell’INPS.
Per accedere all’Ape sociale, oltre a rientrare in una delle categorie tutelate, è necessario raggiungere:
- almeno 63 anni e 5 mesi di età;
- 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza.
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