LECCE – Le tende montate davanti allo Studium 2000 per denunciare il caro-affitti e le difficoltà di accesso agli alloggi sono il segno di una mobilitazione che anche a Lecce prova a riportare al centro del dibattito pubblico il diritto alla casa, a partire dalle condizioni degli studenti universitari e dei giovani lavoratori.
Il presidio è stato convocato ieri, lunedì 12 ottobre, dall’Unione degli Universitari (Udu), che ha invitato attraverso una lettera aperta le realtà politiche e sociali del territorio a partecipare all’iniziativa. Tra le adesioni quella dei Giovani Democratici di Lecce, che hanno annunciato la prosecuzione della protesta nei prossimi giorni, con momenti di confronto e assemblee aperte. Alle ragioni della mobilitazione ha espresso solidarietà anche la Fillea Cgil, il sindacato dei lavoratori delle costruzioni.
Al centro delle rivendicazioni ci sono l’aumento dei canoni di locazione, la scarsità di soluzioni abitative economicamente accessibili e le conseguenze della progressiva destinazione degli immobili agli affitti turistici. Fenomeni che, secondo i promotori, rendono sempre più difficile frequentare l’università lontano da casa e rischiano di subordinare il diritto allo studio alle disponibilità economiche delle famiglie.
Il mercato degli affitti a Lecce
A confermare le tensioni sul mercato degli affitti ci sono anche i dati dell’Osservatorio di Immobiliare.it Insights, aggiornati a settembre 2026. Nel Comune di Lecce il prezzo medio richiesto per le locazioni è arrivato a 9,4 euro al metro quadrato mensile, con un incremento del 3,6% rispetto a un anno prima e del 3,4% nell’ultimo trimestre. Nello stesso periodo di dodici mesi, l’offerta di immobili disponibili si è ridotta del 2%, mentre la domanda è cresciuta dell’8,1%. Ancora più marcata la contrazione dell’offerta negli ultimi sei mesi, pari al 13,4%. Si tratta di indicatori riferiti all’intero mercato delle locazioni, e non soltanto agli alloggi universitari.
Le difficoltà di accesso alla casa, del resto, non riguardano soltanto il mercato delle locazioni. Secondo lo stesso osservatorio, a Lecce i prezzi richiesti per gli immobili in vendita sono aumentati dell’1,9% nell’ultimo anno, mentre l’offerta si è ridotta del 9,3%. L’indicatore di accessibilità economica all’acquisto per le persone sole è fermo al 20,1%, contro una media regionale del 37,8%. Un dato che colloca Lecce, dopo Bari, tra i capoluoghi pugliesi più difficili per chi intende acquistare un’abitazione contando su un solo reddito.
Le rivendicazioni dell’Udu
“Il simbolo della tenda serve a rappresentare la gravità della situazione in cui versiamo”, ha dichiarato Chiara Ammassari, coordinatrice dell’Udu Lecce che inserisce la questione abitativa in una critica più ampia alle scelte di politica economica, contestando l’aumento delle risorse destinate al riarmo mentre vengono penalizzati servizi e diritti fondamentali come l’istruzione, la sanità, i trasporti e l’accesso a un’abitazione dignitosa.
Per Massimo Toma, delegato al Welfare dell’Udu, le tende non rappresentano “un’esagerazione retorica”, ma richiamano le conseguenze concrete della crisi abitativa. Il sindacato individua nella diffusione delle locazioni turistiche brevi e nella trasformazione del tessuto urbano due fattori che contribuiscono a sottrarre abitazioni al mercato residenziale, facendo aumentare i prezzi e spingendo studenti e famiglie lontano dalle zone centrali e storiche della città.
“Per diritto alla casa non si intende semplicemente il diritto ad avere un tetto sopra la testa”, ha chiarito Toma, richiamando la necessità di garantire condizioni di vita dignitose per affrontare un percorso di studi.
Le richieste dei Giovani Democratici
Anche i Giovani Democratici collegano la crisi abitativa all’aumento delle disuguaglianze sociali e al rischio che l’accesso all’università diventi sempre più selettivo sul piano economico.
“Il diritto allo studio e quello al lavoro sono indissolubilmente legati al diritto all’abitare. Non possiamo continuare a considerare la casa un privilegio riservato a chi può permetterselo, mentre per migliaia di giovani la possibilità di studiare, lavorare e costruire il proprio futuro dipende sempre più dalle condizioni economiche della famiglia di provenienza”, ha affermato il segretario cittadino Enrico Bove secondo il quale a Lecce il problema è aggravato dalla presenza di contratti di locazione irregolari o in nero, dall’espansione delle strutture turistico-ricettive e da un’offerta di alloggi pubblici ancora insufficiente.
Le richieste dei Giovani Democratici riguardano il potenziamento delle residenze pubbliche per studenti, maggiori sostegni economici alle famiglie in difficoltà, controlli sulla regolarità dei contratti e interventi per contenere le distorsioni del mercato immobiliare.
“Se non garantiamo un sostegno stabile alle fasce economicamente più vulnerabili, viene meno il diritto allo studio e, con esso, la possibilità per tanti giovani di restare e costruire il proprio futuro in questo territorio”, ha detto Alessandro Mongelli, componente della segreteria cittadina con delega all’Università e alle politiche abitative.
La solidarietà della Fillea Cgil
Alla protesta ha aderito idealmente anche la Fillea Cgil Lecce, che invita ad allargare lo sguardo alle condizioni economiche dei giovani lavoratori e alla necessità di rafforzare l’edilizia residenziale pubblica. Per il segretario generale Luca Toma, “la protesta ci parla di una questione più grande: la necessità di pensare e realizzare un nuovo modello di sviluppo, che rimetta al centro le persone e i diritti, ribaltando le attuali tendenze che sembrano privilegiare rendita, profitti e pericolose logiche competitive”.
Il sindacato richiama anche le difficoltà del settore edile, nel quale meno del 12% degli addetti ha meno di trent’anni e i salari medi, secondo i dati riportati dalla Fillea, si attestano sui 12mila euro annui. Da qui la richiesta di un Piano Casa, del recupero del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato e di maggiori investimenti nell’edilizia sociale. Particolare attenzione viene riservata agli studentati finanziati dal Pnrr, che secondo il sindacato devono garantire tariffe realmente accessibili.
Le proteste in Spagna e Francia
La mobilitazione leccese si inserisce in una stagione di proteste che interessa anche altri Paesi europei. In Spagna, il diritto alla casa è tornato al centro del confronto pubblico anche dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, allontanata il 23 settembre dall’abitazione di Madrid in cui viveva da oltre settant’anni e morta il 7 ottobre. La vicenda è diventata un simbolo delle mobilitazioni contro gli sfratti e il caro-affitti.
In Francia, invece, studenti universitari e liceali si sono mobilitati contro il sottofinanziamento dell’istruzione e il peggioramento delle condizioni di studio. Proteste differenti per le rivendicazioni specifiche, ma accomunate dalla richiesta di maggiori garanzie nell’accesso ai diritti fondamentali.
A Lecce, intanto, i promotori intendono dare continuità al presidio, coinvolgendo gli studenti e sollecitando risposte dalle istituzioni sul costo degli alloggi e sulle politiche per il diritto allo studio.
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