A dieci giorni dal blitz al Comune di San Giovanni in Fiore e a una settimana da quello alla Provincia di Cosenza, anche se non abbiamo davanti elementi per individuare su che cosa di concreto indagano i magistrati della Dda di Catanzaro, appaiono abbastanza chiari diversi concetti basilari. In primis, non era difficile capire che dopo il blitz a San Giovanni, i carabinieri di Crotone sarebbero andati anche alla Provincia, dal momento che la signora Succurro, in tutto e per tutto “prestanome” del marito, il signor Ambrogio, “governava” – si fa per dire – entrambi gli enti. E così com’è stato facile prevedere il secondo blitz, oggi è decisamente facile capire qual è l’ipotesi di reato per la quale si muove la Dda.
Nell’immediatezza del primo blitz, Marco Ambrogio, non sapendo come “difendersi”, aveva addirittura ipotizzato che la Dda si fosse mossa dopo le sue denunce (!) nei confronti del sindaco Barile, il quale aveva avuto gioco facilissimo a replicare affermando che la Dda si muove solo quando ci sono associazioni criminali e con legami con la criminalità organizzata da sgominare. Ed era stato fin troppo buono perché noi, che scriviamo da anni delle nefandezze del signor Ambrogio e della signora Succurro, abbiamo subito capito che di mezzo c’è il patrimonio della famiglia, che abbiamo già da anni ribattezzato “Ambrogio&Succurro SpA”.
Non ci siamo mai inventati niente quando abbiamo scritto che la vera specialità della casa — quella che sta facendo saltare sulla sedia i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro — è l’aritmetica. O meglio, la magia contabile di una coppia d’oro che ha trasformato la gestione della cosa pubblica in un miracolo economico da far impallidire i più grandi investitori di Wall Street.
E siamo in perfetta linea col collega Raffaele Florio – che capisce benissimo perché il suo media di riferimento, il cui direttore è addirittura nativo di… San Giovanni in Fiore, gli impedisce di scrivere delle vicende della coppia reale – quando scrive che “per capire la portata del “sistema” che sta travolgendo la meteora Rosaria Succurro e il consorte Marco Ambrogio, bisogna munirsi di calcolatrice (o meglio un pallottoliere) e fare un paio di conti della serva”.
Fino allo scorso mese di giugno, il signor Ambrogio non aveva un’entrata derivante da “lavoro” né dipendente né autonomo e i soldi a casa, fino a prova contraria, li portava la moglie con i suoi stipendi da sindaca e da presidente della Provincia. Ambrogio, al massimo, avrebbe potuto aggiungere i quattro spiccioli “ufficiali” di capo di gabinetto e capo segreteria, peraltro… a titolo gratuito e quindi col solo rimborso delle spese. Insomma, sulla carta davvero poca roba: si e no 3.000, mi voglio rovinare 4.000 euro lordi al mese. E non era certo la prima volta che passavamo in rassegna gli “affari immobiliari” in serie della premiata ditta, avendone decantato le “sorti magnifiche e progressive” per dirla con Leopardi, in decine di articoli che avevano rappresentato uno spauracchio per i coniugi e un fastidio insopportabile per i magistrati della procura di Cosenza che li proteggevano, a partire dal famigerato procuratore Gattopardo, al secolo Mario Spagnuolo, ma soprattutto il prode Giuseppe Cozzolino detto Pino, vero referente della coppia nel fantasmagorico porto delle nebbie (la procura di Cosenza per i nuovi di Iacchite’). Riassumiamo in poche battute per non affaticare e tediare troppo il lettore medio.
1. Cosenza: l’acquisto di una residenza del valore dichiarato di 740 mila euro.
2. Nocera Terinese: l’acquisizione di un intero stabile di più piani direttamente sul mare, con annessi locali commerciali.
3. Campora San Giovanni: un colpo all’asta giudiziaria per accaparrarsi un immobile con terreno del valore di 500 mila euro.
4. Lorica: la compravendita e l’immediata ristrutturazione a nuovo di ben 8 o 9 mini-appartamenti destinati al mercato turistico.
5. Roma: per le trasferte nella Capitale, in zona Aurelia ristorante “Vino e Peperoncino”, dove i due risultano nei fatti i dominus dell’attività.
6. Nel garage: un continuo e vistoso ricambio di auto extra-lusso che certo non si mantengono con i punti della spesa.
Torniamo al collega Florio, che ormai da giorni non riesce a capacitarsi di quello che sta uscendo fuori e ripete le stesse domande che ci siamo fatti noi in questi anni scrivendo a ripetizione degli affari immobiliari sfrenati della coppia reale. Con quali risparmi? Con quali mutui? Con quali entrate? È la domandina da un milione di dollari che fino ad oggi è rimasta comodamente chiusa nei cassetti della procura di Cosenza ma che a Catanzaro, sotto la luce della DDA, trova risposte decisamente più prosaiche: la tecnica del “follow the money”, seguire la pista dei soldi.
Eravamo arrivati al cuore del problema già da tempo e oggi con facilità irrisoria, tipo quella che abbiamo avuto “anticipando” il secondo blitz della Dda alla Provincia di Cosenza, possiamo altrettanto facilmente anticipare che il vero motivo per il quale si sta muovendo la Distrettuale riguarda una precisa ipotesi di reato che è il riciclaggio di denaro. Che poi sia autoriciclaggio o riciclaggio di denaro sporco, proveniente da qualche conventicola legata alla ‘ndrangheta, cambia poco.
In termini semplici, il riciclaggio di denaro è un processo che consente di occultare le origini e la proprietà dei profitti ottenuti da attività illegali. In pratica, il denaro viene “pulito” o, appunto, “riciclato” attraverso mezzi legali, facendo sì che i proventi perdano la loro natura criminale e sembrino provenire da fonti lecite. E la pista dei soldi porta dritta ad alcune perle amministrative che lasciano a bocca aperta: siamo stati i primi e decisamente in tempi non sospetti a denunciare quanto il signor Ambrogio stava facendo per l’affare dell’ex Albergo Lucanto a Lorica: una struttura sul mercato a meno di 200 mila euro, ben nota agli imprenditori locali che avevano tentato invano il colpo. All’improvviso arriva la Provincia guidata dalla Succurro e decide di acquistarla per la modica cifra di 710 mila euro (ovvero oltre mezzo milione in più del suo valore reale) con la scusa di realizzarci un mai visto “Liceo Sportivo”. Un capolavoro di svalutazione al contrario, poi finito in un nulla di fatto commerciale dopo che persino le strutture dell’ente si sono tirate indietro prima di completare il capolavoro.
Per capire la logica di questo “affare” basta leggere i dettami del manuale del “riciclaggio”, che ci dice che durante la fase di piazzamento, i proventi derivanti da attività illegali vengono inseriti all’interno del sistema economico globale. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso diverse modalità. Ad esempio, i fondi illeciti possono essere pagati per operazioni borderline come quella dell’ex albergo, depositati in esercizi commerciali o istituti finanziari sotto forma di importi più piccoli al di sotto delle soglie di controllo antiriciclaggio, oppure trasferiti. E noi tutti sappiamo ormai che quei soldi devono essere serviti per acquistare anche i mini appartamenti adiacenti all’ex albergo. Se lo abbiamo capito noi e lo abbiamo capito anni fa… figurarsi i magistrati…
Durante la fase di stratificazione del riciclaggio – come recita anche il più banale dei manuali –, i fondi vengono appunto “stratificati” attraverso una serie di transazioni finanziarie le quali rendono estremamente complesso ricostruire il flusso di denaro, mascherando così la sua origine e le proprietà effettive. Nel corso di questa fase, viene spesso utilizzato il trasferimento di fondi da un conto all’altro attraverso diversi istituti finanziari. Ciò consente di convertire il denaro depositato in altre forme o di investirlo soprattutto nell’acquisto di beni immobili, come nel nostro caso, ma anche altre attività legittime, polizze assicurative e così via.
E durante la fase di integrazione, il denaro “ripulito” viene introdotto nell’economia legale attraverso transazioni legittime e forme lecite. Ciò avviene mediante il deposito delle somme derivanti dalla vendita di beni, in particolare beni di lusso, vendita di titoli e altre attività simili.
Una volta completata questa terza fase, il denaro risulta completamente pulito e può essere utilizzato senza restrizioni. In pratica, i fondi illeciti vengono incorporati nella normale economia in modo che sembrino provenire da attività lecite, come transazioni commerciali regolari.
A questo punto, il quadro sarebbe già abbastanza esaustivo ma per non farci mancare nuilla, citiamo anche altri “cavalli di battaglia” di questo giornale, che sono poi diventati di dominio pubblico anche in campagna elettorale da parte degli avversari del signor Ambrogio. La ciclovia fantasma: un milione e 200 mila euro di fondi pubblici evaporati per realizzare una ciclovia di cui i cittadini non hanno mai visto nemmeno un chilometro. Addirittura, sono scomparsi pure i “disegnini” e la segnaletica orizzontale tratteggiata sull’asfalto per far finta che i lavori fossero in corso.
L’Abbazia Florense e i fondi regionali: l’enigma della ristrutturazione del monumento simbolo della città, dove si sono perse le tracce di ben 2,5 milioni di euro ottenuti dalla Regione ai tempi della giunta Oliverio, attraverso modifiche e stravolgimenti di progetto su cui la Procura antimafia vuole vedere chiaro.
L’espatrio delle risorse pubbliche: a denunciare il meccanismo a cielo aperto c’ha pensato pure il “Comitato 18 gennaio”, calcolatrice alla mano. Su circa 1,3 milioni di euro spesi dal Comune in appalti e consulenze, l’80 per cento di quei fondi ha preso magicamente la strada di ditte, cooperative e professionisti residenti ben al di fuori di San Giovanni in Fiore.
Sono tutti ulteriori elementi che ci portano alla stessa conclusione: la Dda sta indagando il signor Ambrogio e la signora Succurro per riciclaggio. Il riciclaggio di denaro attraverso le banche è un fenomeno criminale globale che ha importanti ripercussioni sull’economia. E in tutto questo tourbillon di denaro, le banche, purtroppo, possono diventare involontariamente strumenti di questo processo. Ecco come ciò può avvenire:
- Posizionamento: In questa fase, il denaro contante ottenuto da attività illegali viene depositato in una banca o in un’altra istituzione finanziaria. La somma potrebbe essere suddivisa in piccoli importi allo scopo di evitare di destare sospetto e per eludere le leggi che richiedono alle banche di segnalare depositi di grandi dimensioni.
- Stratificazione: A questo punto, i riciclatori di denaro cercano di confondere l’origine dei fondi eseguendo una serie di transazioni complesse e talvolta internazionali. Esse potrebbero includere trasferimenti di denaro, acquisti di beni, prestiti e altro ancora. L’obiettivo di questa fase è quello di rendere difficile per le autorità seguire il percorso del denaro.
- Integrazione: In quest’ultima parte del processo, il denaro “pulito” viene reinserito nell’economia legittima al fine di essere utilizzato per investimenti legali o per acquistare beni di lusso. Una volta giunti a questa fase, diventa molto difficile distinguere i fondi riciclati da quelli legali.
Siamo alla conclusione di questa deduzione logica e riprendiamo il filo del discorso riallacciandoci ancora e volentieri al collega Florio, che ci ha confessato di essere rimasto quasi di stucco quando ha riletto i nostri articoli e riavvolto il nastro degli eventi. “… Siamo di fronte a una sequenza impressionante di cifre, immobili, determine, delibere sovrapprezzate e finanziamenti volatilizzati che non possono più essere liquidati con le solite foto di gruppo su Facebook o coi post romantici sui social…”.
No, decisamente non si può, caro Raffaele. E poiché finora abbiamo resistito alla tentazione di scrivere quello che è il “capo della banda”, lasciateci scrivere che alla “serenità” e alle “favolette” di Marco a ‘mbroglia (perché ormai a San Giovanni lo chiamano tutti così e noi ci prendiamo volentieri il copyright del soprannome, a futura memoria…) non ci crede più nessuno. Poi la Dda può essere anche un fuoco di paglia come dicono quelli che sono fuorigioco e non sanno più come fare per rincorrere le notizie come quei cronisti ridotti a marca di… panettone, oppure si potrà anche dire che la Dda non arriverà mai alla conclusione di questa inchiesta ma noi il “giochino” lo abbiamo capito da anni, voi – con tutto il rispetto – potete solo rincorrerci e vi assicuriamo che abbiamo ancora tanto da scrivere su questi affari e ve ne accorgerete.
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