PEC dall’INPS per la fruizione dei bonus assunzione giovani di tre anni fa. Qual è il suo contenuto e cosa rischiano le aziende beneficiarie? Cosa dovranno fare i professionisti interessati? Ne parliamo con Manuela Baltolu, Consulente del Lavoro
L’INPS sta inviando in questi giorni una PEC molto particolare ad Aziende e Professionisti: secondo l’Istituto occorre modificare la fonte di finanziamento dell’esonero contributivo Under 36, di cui all’art. 1, comma 297, della Legge di Bilancio 2023, nonché la conseguente applicazione degli ulteriori obblighi previsti dal Regolamento (UE) 2021/1060.
Il tutto senza che ciò comporti nulla di particolare. Ma è proprio così?
Perché questa comunicazione da parte dell’INPS a tre anni da questo incentivo? Cosa dovranno fare ora Aziende e Professionisti?
Ce lo ha spiegato in diretta Manuela Baltolu, Consulente del Lavoro, intervistata dal direttore responsabile di Informazione Fiscale, Francesco Oliva.
PEC dall’INPS sui “vecchi” bonus assunzione giovani: cosa fare ora?
La PEC sta arrivando alle aziende alle quali già è stato riconosciuto il bonus under 36 relativo al 2023 e informa di un cambiamento della fonte di finanziamento.
“L’operazione”, si legge nel documento, “comporta esclusivamente una variazione della fonte di finanziamento dell’agevolazione contributiva, mantenendo invariate le condizioni previste per l’accesso all’agevolazione contributiva, le modalità di fruizione dell’agevolazione contributiva, l’importo dell’agevolazione già riconosciuta e i diritti e gli obblighi già associati all’impresa”.
“Manuela ci puoi spiegare meglio i contenuti di questa comunicazione?”
“L’impresa ha un’agevolazione che spettava prima e spetta anche adesso, l’importo non cambia, vi era un massimale annuale già stanziato, quindi, insomma, dal punto di vista gestionale strettamente legato a quanto già era in vigore non cambia nulla. Cambia appunto, come l’INPS ci comunica, la fonte di finanziamento.
Ora l’INPS ci comunica che da un certo momento in poi loro ora invieranno questa richiesta e chiederanno all’autorità competente di finanziare il residuo di questa agevolazione, che deve essere ancora fruita, con questo fondo europeo, l’FSE+.”
Per chi la riceve, effettivamente cosa cambia? Quali sono le conseguenze dirette?
Come sottolineato da Manuela Baltolu, dipende dalle situazioni.
“Intanto un punto fondamentale, che tra l’altro nella PEC l’INPS ribadisce anche, ovvero che nel momento in cui sarà approvata questa richiesta di spostamento della fonte sull’FSE+, l’azienda sarà da quel momento soggetta a tutti gli obblighi di comunicazione che derivano dal regolamento europeo 2021/1060 di pubblicità e di comunicazione. Questi obblighi, evidentemente, nella vecchia versione, chiamiamola così, di questo incentivo, con la vecchia fonte di finanziamento, non c’erano. Quindi questo è già un qualcosa che si modifica.
E per fare un esempio, giusto per citare alcuni di questi obblighi, per operazioni di importo fino a 10 milioni di euro, le aziende dovranno pubblicare sui propri profili social e sul proprio sito web delle informazioni relative al tipo di incentivo ottenuto, alla fonte di finanziamento, l’importo dell’incentivo ottenuto, eccetera eccetera. Cioè dovranno appunto rendere pubblica che questa misura finanziata da questo fondo è stata fruita dall’azienda. E dovranno farlo anche esponendo cartelloni e targhe con tutte queste informazioni, con il logo della fonte di finanziamento e quant’altro.”
“Non solo”, prosegue Baltolu, “in alcuni casi potrebbe configurarsi il doppio finanziamento, che è una circostanza vietata, sempre per quanto riguarda la legislazione europea”.
Quindi il consiglio operativo per aziende e professionisti qual è? Cosa bisogna fare?
La prima cosa da fare, precisa Baltolu, è una verifica per capire se l’azienda ha ottenuto altre tipologie di incentivo per lo stesso dipendente su cui si è beneficiato dell’under 36.
“Se la risposta è sì, l’altro tipo di incentivo devono verificare da quale fonte di finanziamento è stato appunto finanziato. Se è lo stesso FSE o se fosse anche un FSER — che è il programma regionale di attuazione dell’FSE — lì si potrebbe configurare il doppio finanziamento. Quindi prima di tutto fare questa verifica.”
Se si dovesse palesare questa circostanza, precisa Baltolu, a quel punto bisogna rispondere all’invito dell’INPS e quindi inviare una comunicazione in tal senso palesando la propria situazione alla PEC che l’INPS ha indicato: “[email protected]”
“Io personalmente la sto facendo comunque inviare per conoscenza anche alla sede INPS di riferimento. Questo non c’è scritto nella PEC, è una mia ulteriore “tranquillità” tra virgolette, quindi lo sto comunicando sia all’INPS che a questo indirizzo che fa parte, immagino, del Ministero del Lavoro.”
Per i dipendenti cessati (agevolati con under 36) che si fa?
“Questa ad esempio è una domanda a cui non possiamo dare risposta perché non è chiaro da quando decorrerà il finanziamento. Nella PEC ci viene comunicato che l’INPS deve ancora inviare un’istanza — o comunque il Ministero del Lavoro, l’autorità competente deve ancora inviare una richiesta — e questa richiesta da qualcuno deve essere valutata e approvata. Quindi ad oggi non conosco la decorrenza di quando insisterà la nuova fonte di finanziamento.
Per cui, purtroppo siamo sempre portati a dire: nel dubbio, mettiamoci dentro tutto. Quando non c’è certezza, io dico sempre, tra un adempimento in meno e un adempimento in più, anche se ci costa tempo, sudore e fatica, preferisco sempre stare serena. Poi magari sarà inutile la comunicazione, però preferisco averla fatta e dormire tranquilla. Questo è il mio modo di lavorare, poi ovviamente ognuno decide per sé all’interno dei propri studi.”
Attenzione all’obbligo di pubblicità
Nel corso dell’intervista Manuela Baltolu si sofferma anche sul nuovo obbligo di pubblicità.
“L’obbligo di pubblicità lo abbiamo tutti nel momento in cui passerà questo cambiamento di fonte.
E vorrei ricordare che all’interno del regolamento dell’Unione Europea — è scritto proprio chiaro — il mancato adempimento agli obblighi di pubblicità può portare ad una riduzione del finanziamento ottenuto, quindi della misura ottenuta, fino al 3% del suo ammontare.
Quindi attenzione.
Tra l’altro c’è un altro problema, e cioè che non abbiamo di fatto delle indicazioni pratiche su come effettuare questa pubblicità.
E vorrei anche ricordare che questo obbligo lo abbiamo avuto e lo abbiamo ancora, per tutti gli incentivi che derivano dal Decreto Coesione, e mi permetto di andare ancora oltre, anche per gli incentivi attuali del Decreto 60 del 1° maggio. Perché lì nell’istanza non c’è scritta la specifica, ma se rientrano nell’FSE, in automatico il regolamento europeo che richiama è sempre quello e quindi gli obblighi di pubblicità sono sempre gli stessi.
E questo va fatto, ripeto, nel sito web dell’azienda se presente — ovviamente se l’azienda non ha il sito non si dovrà comunicare — nei profili social aziendali, ma anche con una sorta di cartellonistica all’interno dell’azienda stessa che sia visibile. Insomma, dobbiamo pubblicizzare di aver ottenuto questi aiuti finanziati con questo fondo.”
E attenzione. Vanno utilizzati tutti e tre i canali di comunicazione, quando disponibili. “Il regolamento non dice o uno o l’altro, quindi ahimè dobbiamo utilizzarli tutti e tre”.
Nell’intervista è stata dedicata una parentesi anche al SIISL e alla questione che nelle ultime settimane ha fatto discutere. Sul tema del SIISL, ha ricordato il Direttore Francesco Oliva, l’obbligo è stato prorogato al 1° dicembre ma c’è stata una querelle rispetto al fatto che il decreto è stato pubblicato e poi reso indisponibile e in questa versione l’obbligo di pubblicazione della vacancy era retroattivo.
“Cosa succede nel periodo tra il 1° aprile e il 1° dicembre?”
“Nella versione del decreto che abbiamo visto pubblicata su Programmazione Governo c’era scritto questo. Dopodiché, come dicevi giustamente tu, questo decreto è stato ritirato da quel sito istituzionale e c’è stata prima una dichiarazione del dottor Caridi e poi un comunicato stampa pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro che invece affermavano che, per le assunzioni avvenute dal 1° di aprile al 30 novembre, non si sarebbe dovuto fare niente ed eventualmente la pubblicazione della vacancy sarà facoltativa.
Questo è stato scritto ovviamente su fonti che non sono un testo normativo, ma dietro un’affermazione di un funzionario del Ministero e dietro un comunicato pubblicato nel sito del Ministero auspichiamo tutti che poi tutto questo si traduca nel nuovo testo del decreto che verrà definitivamente pubblicato.
Quindi, detto questo, in sostanza avremo l’obbligo di pubblicare le vacancy prima di procedere all’assunzione incentivata per tutti quegli eventi incentivati che avverranno dal 1° di dicembre.
Dopodiché attendiamo il decreto che dovrà dirci se quest’obbligo riguarderà solo le assunzioni o se se riguarderà, ad esempio, anche le trasformazioni che sono oggetto di agevolazione. Tutti questi dettagli per ora non li abbiamo. Quindi questa è la situazione.”
“Tra l’altro”, ha aggiunto Baltolu
“mi pare che c’è ancora anche un po’ di confusione su quelli che sono i soggetti che potranno pubblicare queste vacancy”
Qui l’intervista video completa:
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