il mercato immobiliare raccontato con ironia


Comprare casa a Trieste nel 2026 richiede almeno tre cose.
Un discreto capitale. Una certa resistenza psicologica. E la capacità di interpretare correttamente espressioni come “ampio margine di personalizzazione”, “terrazza abitabile molto silenziosa” e “vera chicca introvabile”.
Perché nel frattempo i prezzi continuano a salire: nell’ultimo anno le richieste medie per gli immobili in vendita in città sono aumentate di circa il 10%, e più o meno lo stesso è successo agli affitti.
Ma il prezzo è solo l’inizio. Poi bisogna trovare la casa.
Ed è precisamente nella giungla che separa il primo annuncio dal rogito che si infila Casa mia, casa mia – Come tirar ‘vanti nela giungla del cemento triestin, il libro di Chiara Gily e Francesca Sarocchi.

Una guida immobiliare?
Più o meno.
Diciamo che dopo averla letta probabilmente saprete qualcosa in più sulle case. Sicuramente saprete qualcosa in più sulle persone che cercano di comprarle.

Prima bisogna capire che compratore siete

Il libro parte da un presupposto piuttosto ragionevole: il modo in cui cerchiamo casa dice parecchio di noi.
E così comincia a catalogare la fauna.
C’è el voio ma no posso, che parte cercando un appartamento medio in periferia e cinque minuti dopo desidera giardino, terrazza abitabile, due box doppi, posti auto, vista mare e Jacuzzi sul tetto.
Poi arriva el sotutomi, che conosce architettura, idraulica, falegnameria, ingegneria, interior design, Catasto, Tavolare, Comune e probabilmente anche l’ingegnere che nel 1964 progettò la colonna di scarico.
C’è l’ansioso, che conferma l’appuntamento per mail, WhatsApp e SMS e arriva comunque in anticipo.
Il cliente perfetto?
Non esiste.

Poi bisogna sopravvivere all’agente immobiliare

Naturalmente anche dall’altra parte della porta esistono delle categorie.
C’è quel che no ga pel cul, che accompagna il cliente nell’appartamento con l’entusiasmo di chi è stato strappato al divano durante i rigori.
C’è el cugno, preparato, preciso, informato e leggermente consumato dal passare la giornata da un capo all’altro della città.
E poi c’è el trapoler.
Quello fiuta l’affare, capisce rapidamente chi ha davanti e adatta la strategia. Se sente odore di pollo, comincia già a cercare le piume.
Anche qui il libro esagera, naturalmente.
Il fastidio è che ogni tanto qualcuno rischia di riconoscere la persona che gli ha realmente venduto casa.

E il venditore non aiuta

Se compratore e agente non bastassero, manca ancora il proprietario.
Tra i vari esemplari compare el caìa, capace di vendere l’appartamento specificando però che porte, sanitari e perfino placche degli interruttori non sono necessariamente compresi nel prezzo. Perché sono personali. In un caso i sanitari erano Richard Ginori e appartenevano alla moglie defunta. Alla domanda “ma almeno i battiscopa?” il proprietario comincia a riflettere anche su quelli.
C’è poi el negazionista, davanti al quale infissi degli anni Settanta, porte scrostate e condensa sui vetri semplicemente non esistono.
“No me par.” Formula immobiliare estremamente versatile.

Ogni rione è un piccolo stato indipendente

Poi Casa mia, casa mia fa una cosa particolarmente riuscita: smette temporaneamente di prendere in giro le persone e comincia a prendere in giro Trieste intera.
Arriva infatti la Fenomenologia del rion triestin, una specie di atlante immobiliare sentimentale della città.
Rozzol Melara diventa parente delle Vele di Scampia, ma con una rivalutazione architettonica da tentare.
Cavana passa da quartiere off limits a zona di pregio dove il vero bene rifugio non è l’appartamento ma il posto auto.
Barcola viene paragonata a Miami Beach, con Cedas come sogno proibito dove si può scendere in ciabatte, fare il bagno e tornare a casa per la doccia.
San Giacomo è Brooklyn. Il Carso è Aspen. Scorcola è San Francisco. Longera è il Canada, soprattutto per la temperatura. Muggia invece rifiuta il paragone.
Muja xe unica. Una decisione diplomaticamente saggia.

“Terrazza abitabile, molto silenziosa”

La parte forse più feroce arriva con la traduzione simultanea degli annunci immobiliari.
Il libro mette su due colonne ANNUNCIO e REALTÀ.
“Intimo monolocale romantico, adatto per coppia affiatata” diventa sostanzialmente un’unica stanza dove il letto matrimoniale guarda l’angolo cottura.
“Appartamento perfetto ma con ampi margini di personalizzazione” significa muri e pavimenti al grezzo.
“Terrazza abitabile, molto silenziosa” può significare affaccio su un cavedio nel quale non si rileva presenza umana da parecchio tempo.
Ma il meglio deve ancora arrivare.
Perché il libro raccoglie anche annunci realmente pubblicati nel corso degli anni. Le autrici lo precisano esplicitamente prima di entrare nella sezione I tochi meo.
E lì compare la mansarda consigliata a una “coppia atletica ben collaudata”.
La casa con una parte abitabile soltanto da una colonia di Puffi.
L’appartamento con ampio bagno per selfie.
E soprattutto lei:

La taconera de Servola

“MONOLOCALE USO TACCONERA.”

Ventincinque metri quadrati circa, bagno, cucinino, originariamente magazzino, non abitabile, niente mutuo possibile, ingresso anonimo da strada secondaria. Massima serietà e massima discrezione.
L’annuncio specificava pure che non sarebbero state prese in considerazione mail stupide.
Le autrici si limitano a chiedersi se, secondo normativa, il monolocale potesse essere utilizzato anche per altri scopi oppure se la destinazione taconera fosse urbanisticamente vincolante.
Domande che il Piano Regolatore Generale probabilmente non aveva previsto.

Poi arriva la ristrutturazione. E lì son dolori

Una volta trovata casa, naturalmente, bisogna sistemarla.
Ed è qui che il libro entra nel “magico mondo della ristrutturazione”.
Magico nel senso di quelle fiabe in cui dopo aver aperto una porta proibita succedono cose terribili.
Ci sono porte fatte su misura che, una volta montate, impediscono di far entrare la lavatrice nello sgabuzzino.
Docce di design da 3.000 euro che funzionano perfettamente purché non si faccia arrivare l’acqua sui vetri.
Spandimenti risolti proponendo carta da parati.
Preventivi sorprendentemente economici perché, piccolo dettaglio, non comprendono i materiali.
E dopo qualche mese cominciano anche i biglietti dei vicini. Fra quelli raccolti ce n’è uno che domanda, con una certa eleganza, se il cantiere stia costruendo la Salerno-Reggio Calabria e quando gli operai intendano finalmente togliersi di torno.
Il condominio, del resto, è una forma di democrazia partecipativa particolarmente aggressiva.

Però qualche consiglio serio c’è davvero

Sotto la caricatura il libro nasconde anche una piccola guida pratica.
Si parla di budget e costi imprevisti, riunioni condominiali, agenzie, trattative, proposte d’acquisto, mutui, Catasto e soprattutto Tavolare, particolarmente importante nel sistema immobiliare triestino.
Ci sono consigli sensati come controllare la planimetria, non farsi trascinare troppo dal colpo di fulmine, informarsi sui lavori condominiali e considerare tutti i costi prima di convincersi che “piuttosto di buttare soldi in affitto pago il mutuo”.
In pratica si ride per cento pagine. Poi capita di prendere carta e penna.

La controindicazione

Chi cerca un manuale tecnico per acquistare casa a Trieste dovrà probabilmente affiancargli qualcosa di meno incline a parlare di colonie di Puffi.
Casa mia, casa mia è innanzitutto un libro umoristico. Le categorie sono caricature, i quartieri vengono volutamente raccontati attraverso stereotipi e l’intero mercato immobiliare è osservato con quella lente deformante che rende divertente qualcosa che, quando si è nel mezzo di un mutuo o di una ristrutturazione, tende a far ridere decisamente meno. Ma molte situazioni nascono da esperienze vere.
Ed è proprio quello il problema.

In conclusione

Casa mia, casa mia funziona perché non prende in giro le case. Prende in giro tutto quello che succede intorno alle case. Il compratore che vuole 180 metri quadrati vista mare con il budget di un box. Il proprietario convinto che il parquet laminato posato nel 1987 costituisca “finitura di pregio”. L’agente che traduce un vano buio in “atmosfera raccolta”. La coppia che entra mano nella mano e arriva al ripostiglio discutendo su dove mettere la Playstation. L’architetto. L’impresa. I vicini. Il mutuo. Il notaio.
E, alla fine di questa lunga catena alimentare, qualcuno che firma comunque.
Perché trovare casa è una delle esperienze più stressanti che ci siano.
Ma quando finalmente si chiude quella porta e si pensa “casa mia”, per qualche minuto sembra perfino che ne sia valsa la pena.
Poi arriva la prima riunione di condominio.


Casa mia, casa mia – Come tirar ‘vanti nela giungla del cemento triestin, di Chiara Gily e Francesca Sarocchi, è attualmente in offerta a 5 euro invece di 12 sul nostro sito.

Il libro è inoltre compreso nel pacchetto “Ciacole d’autrice”, insieme a Le Signorine in Cuffia di Barbara Battistelli e Triestini e Napoletani di Chiara Gily e Micol Brusaferro: tre libri a 15 euro invece di 34.




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