Maturità da 100 e lode: la forza di mamma Sara e Zhu tra sacrifici, sogni e riscatto


I numeri non raccontano le emozioni. All’IS Dell’Acqua di Legnano splendono i percorsi di Sara, mamma a 35 anni che dedica la vittoria a un compagno scomparso, e Zhu, che rivela: «In Cina esami durissimi, chi copia rischia la prigione»

 

Legnano – Ci sono i numeri che aiutano a fotografare i fatti, la crescita o la criticità, ma un numero non riesce a raccontare emozioni, paure, coraggio, impegno, sogni.

Per questa ragione, accanto alle statistiche,  abbiamo voluto conoscere alcune delle storie da “100 e lode” e quello che ci hanno raccontato i protagonisti, mostrano un’autentica Maturità.

Sara: «Non mollate mai»

La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti” cantava John Lennon, nel brano Beautiful Boy, dedicato al figlio Sean ed è quello che è accaduto a Sara Giancaterino, studentessa dell’Is Carlo Dell’Acqua.

La vita ha deciso per lei quando era ragazzina, costringendola a lasciare i libri di scuola, nonostante i buoni rendimenti, per trovarsi in fretta un lavoro: «La vita mi ha fatto fare altre strade, ho sempre lavorato, ho fatto di tutto veramente, dal lavorare in aeroporto, ai supermercati e poi ho fatto qualche esperienza come segretaria anche se non avevo titolo di studio».

Il tarlo del “pezzo di carta” però era sempre presente. Passano gli anni, Sara diventa moglie e madre, continua a lavorare, ma non smette di ascoltarsi e ha 34 anni quando capisce che è arrivato il momento di rimettere in ordine le carte: «Nel 2020 con Covid ho detto basta. Mi sono resa conto che, per quanto dicevamo, non ci ha migliorato. Ho detto basta, stop, qui devo fare qualcosa. Mio figlio aveva dodici anni, ovviamente ne ho parlato in casa con mio marito, e ho deciso di intraprendere questa strada e mi sono iscritta alle serali, ho deciso di ripartire dalla prima».

Avrebbe potuto far valere il percorso di studi precedente, ma ha preferito ripartire alla prima: «Avevo paura, non tanto delle mie capacità, ma più paura di non riuscire, all’alba dei trentacinque anni, ad assimilare tutto come dovevo. Dovevo mettermi alla prova».

Fondamentale il sostegno della famiglia a partire da suo figlio: «All’inizio era piccolo, aveva dodici anni comunque e non era facile non avermi mai in casa tutte le sere dal lunedì al venerdì, all’inizio è stato impegnativo. Poi si sono un po’ tutti abituati, hanno imparato questa nuova routine tutti quanti: mio marito, lui, gli amici, perché poi si sacrifica tutto, anche la vita sociale». Anche i weekend spesso si passano sui libri ma Sara ce la mette tutta e ora può festeggiare insieme alla sua famiglia una vittoria da 100 e lode, che va oltre i libri di scuola, ma il lieto fine ha altro da aggiungere. Sara sta già lavorando: un’azienda ha saputo dei suoi risultati e l’ha subito voluta inserire nel proprio staff.

Tra le persone che hanno creduto in lei ci sono sicuramente i suoi professori e, in particolare, la Prof. Barbara Nebuloni: «È stata il mio angelo custode». C’è stato un altro angelo al suo fianco in questi anni: Lorenzo Bortolami (nella foto) compagno di classe scomparso un anno fa, a soli 20 anni, e la voce di Sara si incrina, raccontando che avrebbero dovuto arrivare insieme a questo traguardo.

Agli studenti di oggi e di domani, Sara raccomanda di non mollare mai perché lo studio, l’impegno, i legami forti possono cambiare una vita anche quando il destino prova a “impegnarci in altri progetti”.

Zhu Jiacheng: «Se copi vai in prigione»

Zhu inizia il suo percorso al liceo su consiglio di un amico che aveva saputo riconoscere la sua passione per il disegno, aiutandolo a scegliere un percorso artistico e non tecnico. La scuola lo ha aiutato ad aggiungere tecnica e consapevolezza alla sua attitudine naturale: «Mi ha aiutato con il processo di progettazione, perché quando sono entrato in questa scuola pensavo che potevo viverla in modo più superficiale. Facevo il disegno senza pensarci troppo, la scuola mi ha aiutato a imparare che deve esserci prima un processo di pianificazione per realizzare ogni singola opera».

Passione, progettazione e organizzazione, hanno portato Zhu a partecipare anche a progetti extrascolastici come la collaborazione con AFI, Archivio Fotografico Italiano, per la mostra “Fotografie industriali”, il cui intento era di «valorizzare il ruolo delle fabbriche che ebbero nel territorio».

Ora il suo percorso di studi proseguirà verso ingegneria civile: «La mia famiglia, anche se è molto contenta del mio traguardo, è consapevole che l’arte potrebbe non dare tanti sbocchi lavorativi che possono mantenersi in questa economia,quindi mi hanno consigliato di fare qualcosa che mi piace, però che abbia più sbocchi lavorativi».

Zhu passerà l’estate a recuperare un po’ di riposo, ma anche aiutando nell’attività di famiglia per poi tornare a riaprire i libri: «per il test d’ingresso io ho dovuto studiare tutto da solo e poi anche in due, tre mesi di preparazione non ho ottenuto un voto soddisfacente, ma sono grato di essere dentro».

Chiacchierare con Zhu ha permesso anche di conoscere qualche aspetto in più della Cina, luogo d’origine della sua famiglia. «Gli esami sono più duri in Cina rispetto a quelli italiani. I miei genitori non hanno potuto proseguire gli studi perché la scuola costa di più che in Italia, e poi chi riesce a fare le superiori vive uno stress maggiore rispetto a quello che vivono in Italia perché c’è un solo voto unico». Chi non supera la severa selezione non può quindi accedere agli studi universitari, ma chi riesce a frequentare l’università, e in particolar modo quelle prestigiose come quella di Pechino, «Trasformare la tua famiglia da condizioni misere a quelle borghese, ma anche della classe dirigente». La scuola però è molto severa: «Gli esami vengono eseguiti sotto la autorità dell’esercito. Poi se vieni beccato a copiare, prima ti espellono dall’esame, poi ti arrestano e ti rinchiudono per qualche anno in prigione».

Nei prossimi mesi alcuni fortunati studenti dell’Istituto Dell’Acqua, lo stesso dove Zhu ha frequentato il liceo artistico, avranno l’occasione di vivere una bellissima esperienza di scambio culturale in Giappone, ma la storia di Zhu ci ricorda che ascoltando le storie delle persone che vivono nel nostro territorio, si può imparare molto del mondo. Chi sarà fortunato potrà trovarlo al bar della sua famiglia in Piazza Italia a San Vittore Olona, se non sarà alle prese con i libri potrebbe raccontare qualcosa di davvero interessante.

Laura Defendi

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