L’obiettivo che nel 2015 ci siamo dati nella sede italiana dell’Ue, e cioè la costituzione della Macroregione europea del Mediterraneo centro occidentale, non è stato raggiunto nonostante l’impegno costante del presidente dell’Associazione Europa Mediterraneo, che in questi 11 anni ha coinvolto i vari governi italiani e le regioni interessate.
E’ forse necessario modificare quindi l’approccio: finora abbiamo puntato a sollecitare i governanti a realizzare in sede europea la Macroregione, già operativa in altri lati del Continente, mentre dovremmo ripartire dalle necessità dei cittadini siciliani e delle altre regioni meridionali per rendere più percepibile il traguardo finale.
L’Associazione allora dovrebbe dotarsi di una piattaforma concreta che nel guardare appunto a tali bisogni, indichi due punti fondamentali: ridurre le disuguaglianze sociali, economiche e territoriali presenti in Italia; dotare il Paese di un “secondo motore” posto al Sud per consentire al sistema Italia di funzionare come effettivo e potente organismo unitario, a vantaggio della stessa Europa.
E per ottenere il risultato mi pare necessario superare due grosse anomalie, una in Calabria, l’altra in Sicilia che frenano il progresso al Sud: in Calabria vanno superati gli effetti della ‘rivolta di Reggio’ per il capoluogo; in Sicilia l’applicazione letterale dell’autonomia siciliana, che nella pratica è stata quasi abbandonata.
Dunque unire le due città metropolitane di Messina e Reggio, con l’istituzione della città metropolitana dello Stretto: da realizzare con legge costituzionale, con poteri simili a ‘Roma Capitale’. La Città metropolitana diventerebbe capitale del Mediterraneo con oltre un milione di abitanti, potendo vantare un territorio che abbraccia il porto di Gioia Tauro, l’Aeroporto dello Stretto, l’Aspromonte, Taormina, Isole Eolie, Milazzo.
Si perderebbero due province ma si darebbe vita a una Città, capace di legiferare al pari di una Regione.
La Zes unica poi da utilizzare per l’incrmento dei due porti principali di Gioia Tauro e di Augusta, che opportunamente ristrutturati, possono rilanciare l’economia di tutto il Sud.
Gioia Tauro ha un porto di grande rilievo regionale, gestito dalla più grande compagnia di navigazione del mondo MSC di Aponte, e con il suo retroporto di 400 ettari di spazio pubblico ha potenzialità concorrenziali con Rotterdam.
Augusta può diventare un hub fondamentale per fare da ponte verso lo Ionio e l’Adriatico fino a Trieste che si è attrezzato alla bisogna;stessa cosa con Genova come terminal tirrenico.
I due mari sono mari di scambio, le convenzioni dei due porti con le università meridionali consentirebbero ai giovani laureati di ottenere terreni e finanziamenti per le loro start up e spin off, evitando che a tassi scontati le loro invenzioni finiscano al Nord Italia e in Europa.
In questo scenario acquisterebbero rilievo le città di Palermo e il suo porto, Catania con la sua università e così tanti luoghi turistici delle due regioni. Le Università e i centri di ricerca di Napoli, Palermo, Bari e Catanzaro diventerebbero le protagoniste del progresso.
Il rilievo di una grande Città capitale del Mediterraneo, richiama e impegna migliaia di giovani, sarebbe riferimento di attrazione per la gioventù studiosa del mondo e in particolare dell’Africa.
Con le nuove tecnologie e con una accorta politica di fiscalità di vantaggio, si valorizzebbero anche zone attualmente trascurate.
Il porto di Augusta grazie ai suoi fondali naturali di 30 metri, un unicum nel quadro della portualità mediterranea, occupa una posizione ideale per giocare un ruolo centrale nel quadro del southem range grazie a vari fattori: gli ampi spazi retrostanti, funzionali ad assicurare un servizio logistico e polifunzionale ottimale per accessibilità ed efficienza; la prossimità a sud di Siracusa e a nord di Catania coninterporto e aeroporto; rinnovo della mobilità su ferro e su gomma, potendo così fungere da perfetto centro di sistema della portualità ionica, estesa sull’arco che va da Pozzallo a Taranto, ideale imbuto primario di accoglienza dell’intero Mediterraneo, per i traffici e gli scambi marittimi intercontinentali, provenienti da Suez, Gibilterra e Dardanelli-Bosforo.
Il polo Catania-Augusta potrà altresì svolgere la funzione di porto capofila del sistema delle autostradedel mare, sui due corridoi costieri.
Sul piano del progetto urbanistico territoriale, in riferimento alla riqualificazione, all’ammodernamento e al potenziamento di Augusta come porto hub del Mediterraneo, quattro sono le principali questioni da affrontare e definire:
la relazione con la base originaria da cui la storia del luogo ha preso inizio: l’antichità greco e romana; la riappropriazione (risanamento, innovazione e sviluppo) della dimensione industriale produttiva del territorio; l’inserimento del valore delle coste e la salvaguardia della biodiversità delle acque, nell’ambito della nuova infrastrutturazione portuale; la nuova configurazione complessiva urbana e territoriale che dovrà assumere quel tratto di costa da Catania a Siracusa per supportare e integrare organicamente la nuova funzione strategica del porto hub del Mediterraneo.
Quanto alla ridefinizione della mobilità su grande scala: collegare la Sicilia all’Italia e ricongiungere Nord e Sud del Paese con due percorsi di pressoché equivalente durata (“3 ore e 10’ da Roma a Milano” e “3 ore e 30’ da Roma a Catania”) significa puntare ad un equilibrio complessivo territoriale italiano totalmente nuovo, a lungo auspicato e perfettamente conseguibile sul piano tecnico.
Quindi estensione e rafforzamento della Rete di mobilità da e per l’Italia Continentale, realizzata in altri ambiti europei (fra Parigi e la regione Provenza-Costa Azzurra;connessioni fra Madrid e Siviglia, che hanno segnato il grande rilancio dell’Andalusia).
A tale scopo sarà necessario in primis concentrarsi sulle due “tratte” del percorso, che contengono i due “fuochi critici” della Linea Roma-Catania, dove ottenere il collegamento veloce, continuo, sostenibile, stabile, sicuro e ininterrotto: la “Tratta Salerno-Reggio Calabria”, mediante una “Nuova Galleria” da realizzare in corrispondenza del tratto tirrenico-lucano della Linea; la “Tratta Reggio Calabria-Catania”, da considerare come parte integrante dell’AV/AC Roma-Catania, mediante la costruzione del “Ponte sullo Stretto”. In una prospettiva temporale più ampia, si potrà provvedere all’adeguamento dell’intero percorso con il quadruplicamento ferroviario tra Salerno e Reggio Calabria, che consentirà al Sud Italia di eliminare del tutto il gap con il resto del Paese.
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