La Direzione dell’Aviazione Civile della Repubblica di Serbia (Direktorat civilnog vazduhoplovstva) ha introdotto modifiche restrittive al regolamento che disciplina il rilascio delle autorizzazioni per le compagnie aeree straniere.
Il provvedimento stabilisce criteri più stringenti sull’utilizzo dei diritti di traffico di terza e quarta libertà, i diritti fondamentali dell’aviazione internazionale che consentono a un vettore di trasportare passeggeri esclusivamente tra il proprio paese d’origine e uno Stato estero. L’applicazione rigida di questa misura impone un forte limite ai vettori stranieri che mantengono aeromobili stabilmente basati nel Paese, condizionando la pianificazione delle rotte point-to-point verso terze destinazioni non collegate al paese di bandiera della compagnia. Per questo motivo, Wizz Air non avrebbe alternative alla chiusura della base di Belgrado, ritenendo, difficile smentirla, una mossa puramente protezionistica per Air Serbia.
L’impatto sul modello operativo di Wizz Air
La nuova linea regolatoria colpisce direttamente il modello di business di Wizz Air, che ha stabilito da anni una base operativa presso l’aeroporto di Belgrado utilizzando aeromobili con registrazione ungherese o maltese. Da questa base, il vettore opera collegamenti verso l’intera Europa, configurando rotte che non rientrano nella terza o quarta libertà, bensì nella settima libertà dell’aria (il trasporto di passeggeri tra due Stati esteri senza toccare il proprio paese d’origine).
La compagnia ha espresso una dura ferma condanna nei confronti della decisione delle autorità serbe, definendola una misura mirata a compromettere la libera concorrenza per tutelare la posizione di mercato del vettore di bandiera nazionale, Air Serbia. Secondo quanto dichiarato dal vettore low-cost, le attuali condizioni normative renderebbero economicamente e giuridicamente insostenibile il mantenimento della base di Belgrado, paventandone lo smantellamento entro novembre 2026.
Le alternative teoriche – quali l’ottenimento di un Certificato di Operatore Aereo (COA) locale o il ricorso a contratti di wet lease con operatori serbi – risultano di difficile attuazione a causa dei vincoli legali sulla proprietà maggioritaria nazionale e dell’incompatibilità con la struttura dei costi del segmento ultra-low-cost. Di conseguenza, l’esito più probabile rimane la chiusura della base, con il mantenimento dei soli voli “inbound” originati da altri hub europei della compagnia.
Lo scudo statale su Air Serbia e il ruolo dell’Unione Europea
La svolta protezionistica di Belgrado mette in luce la centralità strategica di Air Serbia per il governo locale, che considera la compagnia di bandiera un asset geopolitico chiave per i collegamenti globali. La clausola inserita nel regolamento – firmata dal direttore ad interim della Direzione, Ognjen Babić – permette esplicitamente all’autorità aeronautica di valutare l’impatto delle licenze estere sulla stabilità del vettore nazionale, di fatto limitando la pressione tariffaria esercitata dai giganti low-cost sulle rotte più redditizie.
Il testo e il significato della clausola
La formulazione introdotta nell’aggiornamento normativo di fine marzo 2026 tocca il fulcro della disputa economica e regolatoria tra il governo serbo e i vettori europei. Di seguito viene analizzato l’esatto meccanismo giuridico con cui l’autorità aeronautica di Belgrado ha strutturato questo intervento protezionistico:
La modifica apportata al testo del Regolamento sul rilascio delle autorizzazioni ai vettori aerei stranieri (Pravilnik o izdavanju odobrenja stranim avio-prevoziocima) agisce su due livelli complementari:
- Il vincolo territoriale rigido: La norma stabilisce che i permessi per i voli di linea internazionali dei vettori stranieri (come Wizz Air Hungary, che detiene un COA europeo rilasciato sotto la diretta vigilanza dell’EASA) siano concessi esclusivamente per rotte che iniziano o si concludono nel territorio dello Stato che ha autorizzato il vettore (l’Ungheria) o, per estensione, all’interno dell’Unione Europea.
- Il criterio dell’impatto sul vettore nazionale: L’aspetto più incisivo della riforma stabilisce che ogni successiva modifica operativa richiesta dalle compagnie straniere — come il cambio di un aeroporto di destinazione in un altro Paese — sia soggetta a un’approvazione addizionale della Direzione. Tale approvazione viene concessa solo dopo che l’autorità ha valutato se la variazione “influisce sui diritti dei vettori aerei domestici” (prava domaćih avio-prevozioca), identificando Air Serbia come il soggetto primario da tutelare.
Il caso ha assunto contorni politici internazionali.
Wizz Air ha formalmente investito della questione la Commissione Europea e l’EASA (Agenzia europea per la sicurezza aerea), denunciando la violazione dell’accordo sullo Spazio Aereo Comune Europeo (ECAA). Sebbene la Serbia non sia un membro dell’Unione Europea e mantenga quindi margini di sovranità regolatoria sulle libertà dell’aria non ancora pienamente liberalizzate nelle fasi transitorie del trattato, l’introduzione di barriere unilaterali rischia di innescare una reazione da parte di Bruxelles.
La Commissione Europea potrebbe valutare l’apertura di un dossier per violazione degli impegni di concorrenza dell’ECAA o irrigidire la propria posizione nei capitoli dei negoziati di adesione relativi ai trasporti, configurando uno scenario di potenziale contenzioso economico tra l’UE e Belgrado.
Il quadro dei riferimenti normativi
Il contesto giuridico in cui si inserisce la vertenza tra l’autorità serba e i vettori comunitari è definito da una stratificazione di fonti nazionali e trattati internazionali:
- Zakon o vazdušnom saobraćaju (Legge sul trasporto aereo della Repubblica di Serbia): Rappresenta la legislazione primaria nazionale che conferisce alla Direzione dell’Aviazione Civile il potere di emanare regolamenti tecnici e di emettere o revocare le autorizzazioni operative ai vettori esteri nel territorio serbo.
- Pravilnik o izdavanju odobrenja stranim avio-prevoziocima (Regolamento sulle autorizzazioni ai vettori aerei stranieri): È l’atto normativo di secondo livello emanato dalla Direzione che disciplina i requisiti economici e operativi per l’accesso allo spazio aereo nazionale da parte di operatori non registrati in Serbia. Le modifiche a questo testo costituiscono la base tecnica delle limitazioni contestate da Wizz Air.
- Accordo ECAA (European Common Aviation Area): È il trattato multilaterale firmato dalla Serbia che integra il Paese nel mercato unico dell’aviazione civile europea. Sebbene l’accordo preveda l’armonizzazione con gli standard UE, l’estensione dei diritti di settima libertà per la base di aeromobili stranieri rimane soggetta a specifiche fasi di transizione e alla piena reciprocità bilaterale, creando lo spazio legale per l’intervento restrittivo di Belgrado.
- Convenzione di Chicago del 1944 (Convention on International Civil Aviation): Costituisce la fonte di diritto internazionale che definisce formalmente le libertà dell’aria e ribadisce la sovranità assoluta ed esclusiva di ogni Stato sullo spazio aereo sovrastante il proprio territorio.
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Luca Gorrasi
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