Grano duro, aiuti da 40 milioni contro il caro fertilizzanti


Il prezzo del grano duro copre a fatica i costi e il conto dei fertilizzanti ed energia resta pesante. Al tavolo sul grano duro al Masaf è arrivata però una prima risposta: 40 milioni per la filiera dal 2027 e, in parallelo, un pacchetto di aiuti europei e nazionali per compensare il caro concimi e input energetici. Il problema, per chi semina e per chi lavora in contoterzì, è capire come questi strumenti si sommano e in quali finestre temporali incidono davvero sulla liquidità aziendale.

Tra riserva di crisi Pac per i fertilizzanti, credito d’imposta su energia e gasolio, Fondo grano duro e nuovi stanziamenti per il settore primario, il rischio è ragionare per slogan e non per numeri e scadenze. Se si sbaglia il timing di acquisti, contratti di filiera e investimenti in meccanizzazione, gli aiuti restano sulla carta. Serve quindi tradurre le norme in un piano operativo: cosa spetta a chi, quando arriva e come agganciare contributi, bandi Psn e agevolazioni sui mezzi.



I costi dei fertilizzanti continuano a pesare sui bilanci delle aziende cerealicole: gli incentivi nazionali ed europei mirano a ridurre l’impatto economico degli input produttivi. OmniTrattore.it

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Grano duro, cosa prevedono i nuovi 40 milioni per la filiera

Il disegno di legge sul comparto primario prevede un sostegno specifico di 40 milioni di euro per la filiera del grano duro a partire da gennaio 2027. Si tratta di risorse aggiuntive rispetto ai contributi già erogati al cerealicolo, inserite in una legge che porta complessivamente 1 miliardo di euro in più al settore primario, con un capitolo dedicato di 300 milioni per investimenti nel comparto cereali. L’obiettivo politico dichiarato è dare ossigeno in una fase in cui il prezzo di vendita è “molto basso rispetto al costo di produzione”, come ha ricordato il ministro Francesco Lollobrigida.

Dal 2022 a oggi al settore cerealicolo sono già arrivati 2,5 miliardi di euro fra Pnrr (533 milioni), Piano nazionale complementare (53 milioni), Fondo grano duro (64 milioni) e distretti del cibo (21 milioni). I 40 milioni annunciati non sostituiscono queste linee, ma si aggiungono e saranno legati alla filiera: è quindi probabile che la condizione per beneficiarne sia l’adesione a contratti di filiera o accordi organizzati. In vista dei nuovi stanziamenti conviene rileggere la struttura degli attuali strumenti come il taglio dei costi per ettaro nel grano duro per capire da dove sta già arrivando cassa.

Caro fertilizzanti: tra riserva Pac, fondi Ue e credito d’imposta

Per il caro fertilizzanti e i costi energetici è operativo un pacchetto separato dai 40 milioni per il grano: la Commissione europea ha proposto e sta finalizzando una riserva di crisi Pac per compensare fino al 50% degli incrementi di costo legati a fertilizzanti ed energia, con una dotazione complessiva a livello Ue di 540 milioni di euro, come indicato dal comunicato ufficiale della Commissione (allocazione Ue per fertilizzanti ed energia). Dopo il via libera degli Stati membri in Consiglio Agrifish, l’adozione formale da parte della Commissione è prevista per il 30 luglio 2026; su questa base l’Italia potrà modulare bandi o pagamenti compensativi collegati alla Pac, probabilmente veicolati tramite le Regioni e gli Organismi pagatori.

In parallelo il Governo ha già introdotto con il D.L. 89/2026 del 22 maggio 2026 un credito d’imposta specifico per fertilizzanti ed energia. Il decreto riconosce alle imprese agricole un credito d’imposta fino al 20% delle spese sostenute, al netto dell’Iva, per l’acquisto di gasolio e benzina destinati ai mezzi agricoli e al riscaldamento di serre, per gli acquisti effettuati da marzo a maggio 2026, con una dotazione complessiva di 90 milioni di euro. In aggiunta, viene istituito un nuovo credito d’imposta fino al 30% della spesa per l’acquisto di fertilizzanti agricoli nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, entro il limite complessivo di 40 milioni di euro. Mancano ancora i decreti attuativi Masaf-Mef che dovranno definire modalità operative e utilizzo in compensazione, ma il quadro normativo e le aliquote sono già fissati: per non perdere opportunità, un’azienda cerealicola dovrebbe già raccogliere tutte le fatture di concimi, energia e gasolio agricolo 2026 e verificare la coerenza con quanto previsto dagli aiuti su fertilizzanti, dazi Ue e credito d’imposta e dagli aiuti caro fertilizzanti collegati alla Pac 2026.

Come cambiano i conti di un’azienda cerealicola fra aiuti e rincari

Per capire l’impatto reale di questi strumenti occorre riportarli sul bilancio aziendale. Dal lato dei costi, oltre a sementi e canoni, spingono verso l’alto i fertilizzanti azotati, i fosfo-potassici, l’energia per essiccazione e stoccaggio, oltre al gasolio per aratura, semina, diserbo e raccolta. Dal lato ricavi, i prezzi del grano duro restano compressi, con margini che si assottigliano. Gli aiuti (Pac, riserva fertilizzanti, Fondo grano duro, nuovo credito d’imposta) lavorano tutti sulla stessa leva: recuperare parte dei costi aggiuntivi per riportare il margine per ettaro su livelli accettabili.

La chiave operativa è costruire un piano di cassa per campagne: se, ad esempio, gli aiuti Pac e la riserva fertilizzanti arrivano in autunno, l’azienda può decidere di allungare i pagamenti dei concimi o di concentrare acquisti importanti (es. rinnovo seminatrice o spandiconcime) proprio dopo l’accredito. Un errore tipico è spendere l’intero flusso in costi correnti, senza tenere conto della possibilità di ridurre stabilmente il costo per ettaro con investimenti mirati, come spiegato anche nelle analisi sui modi per tagliare i costi per ettaro del grano duro.



Grano duro, aiuti da 40 milioni contro il caro fertilizzanti

Lo stoccaggio del grano duro rappresenta una fase strategica della filiera: la corretta programmazione degli aiuti e degli investimenti può migliorare la gestione economica delle aziende agricole. OmniTrattore.it

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Implicazioni per investimenti in trattori e meccanizzazione nel comparto grano

Gli stanziamenti da 300 milioni per investimenti cerealicoli e le misure su fertilizzanti ed energia hanno riflessi diretti sul parco macchine. In ottica di riduzione dei costi fissi e variabili può avere senso valutare: trattori con motori più efficienti nei consumi, spandiconcime a dose variabile, botole e ventilazione efficienti nei magazzini per tagliare energia, attrezzature per lavorazioni ridotte che consentano meno passaggi in campo. Se una parte degli aiuti nazionali o dei bandi Psn si potrà usare per cofinanziare questi investimenti, diventa strategico allineare l’ordine delle macchine alle finestre temporali dei contributi, tenendo conto anche degli incentivi 2026 per trattori e degli errori da evitare.

Una checklist pratica per non sbagliare può includere: verificare quali investimenti rientrano come “cerealicoli” nei prossimi bandi regionali Psn; controllare i requisiti di agricoltura 4.0 per sfruttare eventuali superbonus collegati a guida automatica, sensori e telemetria; stimare il risparmio di fertilizzante e gasolio per ettaro con le nuove attrezzature rispetto a quelle attuali. Strumenti come gli investimenti in agricoltura 4.0 su seminatrici e spandiconcime possono trasformare una parte degli aiuti una tantum in riduzione strutturale dei costi, riequilibrando il rapporto fra prezzo del grano e costo di produzione anche in scenari di mercato sfavorevoli.


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