Le giacenze invendute e l’indebitamento mettono a rischio il ritiro delle olive nella campagna 2026-2027. Le associazioni chiedono un tavolo di crisi e una moratoria bancaria
La filiera olivicolo-olearia italiana si trova ad affrontare una situazione di grave emergenza. Le associazioni dei frantoiani lanciano l’allarme: i magazzini sono ancora occupati dalle giacenze della scorsa stagione, la liquidità è quasi azzerata e numerose imprese potrebbero non essere nelle condizioni di ritirare olive e olio durante la prossima campagna. L’olio rimasto invenduto impedisce di liberare spazio nei depositi e di recuperare le risorse necessarie per remunerare gli olivicoltori entro i termini previsti dalla normativa sulle pratiche commerciali sleali. La crisi è stata aggravata anche dall’andamento dei prezzi. All’inizio della campagna l’olio è stato acquistato a valori molto elevati, fino a 9-10 euro al chilogrammo. Oggi parte di quel prodotto è ancora invenduta oppure potrebbe essere commercializzata soltanto in perdita. A questa situazione si aggiungono l’aumento dei costi dell’energia, della logistica e della gestione dei sottoprodotti, che rende sempre più difficile la gestione ordinaria dei frantoi.
Petrini: «Elevato il rischio che le olive non vengano ritirate»
A descrivere le difficoltà del comparto è Francesca Petrini, titolare dell’azienda olivicola Fattorie Petrini di Monte San Vito e presidente nazionale di CNA Agroalimentare. «Al momento le probabilità sono elevate, se non cambiano le condizioni», afferma Petrini riferendosi al rischio che gli olivicoltori non riescano a conferire le proprie olive. Secondo la presidente di CNA Agroalimentare, le consistenti giacenze ancora presenti nei depositi dimostrano la mancata commercializzazione del prodotto. Il problema si manifesta in un momento in cui molti frantoi sono fortemente indebitati anche a causa degli investimenti realizzati attraverso le misure del PNRR dedicate all’ammodernamento degli impianti. «L’ammodernamento dei frantoi è stato una misura assolutamente positiva e desiderata, ma ha comportato un grande sforzo finanziario e, in molti casi, una sovraesposizione bancaria», spiega Petrini. Le imprese hanno investito nel rinnovo delle tecnologie, ma la mancata vendita dell’olio ha impedito loro di incassare, mentre debiti e finanziamenti sono giunti a scadenza. «In un momento in cui l’olio non è stato venduto e quindi non si è incassato, mentre i debiti sono maturati, questa situazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso», aggiunge Petrini, chiedendo misure urgenti al Ministero dell’Agricoltura.
Cambiamenti climatici e costi di produzione
Le cause della crisi, sottolinea Petrini, sono molteplici. Un primo elemento riguarda la produzione agricola e gli effetti dei cambiamenti climatici. «Siamo in una fase di importanti cambiamenti climatici, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti», afferma. «Anche nel settore olivicolo e oleario si sono verificati impatti negativi sulle produzioni, con veri e propri crolli in alcune aree del Paese». A questi problemi si sono aggiunti l’aumento dei costi di produzione e, in particolare, dei costi energetici.
La pressione degli oli stranieri
Un altro elemento indicato da Petrini riguarda il mercato e la concorrenza esercitata dagli oli provenienti dall’estero. «Nel momento in cui avevamo la possibilità di offrire al mercato l’olio appena prodotto a prezzi coerenti con la qualità italiana, ci siamo visti invadere il mercato da olio straniero a prezzi più che stracciati», sostiene la presidente di CNA Agroalimentare. Secondo Petrini, questa situazione avrebbe determinato condizioni di concorrenza penalizzanti per il prodotto nazionale. «Gli scaffali dei supermercati erano presi d’assalto da questi oli, mentre l’olio italiano era ancora nelle cisterne», afferma. Alle difficoltà di mercato si sono sommati gli oneri sostenuti per gli interventi di ammodernamento. Gli investimenti hanno migliorato le tecnologie dei frantoi, ma hanno anche aumentato l’indebitamento di molte imprese, che oggi devono affrontare la campagna olivicola 2026-2027 con scarsa liquidità.
A rischio raccolta e pagamento delle olive
Le conseguenze della crisi potrebbero ricadere direttamente sugli olivicoltori. «Gli olivicoltori rischiano di non raccogliere le olive oppure di non essere pagati adeguatamente e, soprattutto, entro i termini stabiliti dalla legge», avverte Petrini. La mancanza di risorse da parte dei frantoi potrebbe quindi compromettere il ritiro delle produzioni e il regolare avvio della nuova campagna.
Le richieste al Governo
Secondo Petrini, il Governo dovrebbe intervenire sia sul mercato sia sul piano finanziario. Sul fronte commerciale, viene chiesto un dialogo più efficace con la grande distribuzione organizzata, considerata il principale canale di accesso al mercato. L’obiettivo è riequilibrare la presenza dei prodotti sugli scaffali e favorire maggiormente le produzioni locali. Petrini propone anche la possibilità di stabilire quote fisse riservate alle produzioni locali, per evitare condizioni di concorrenza ritenute penalizzanti per l’olio italiano. Sul piano finanziario, la richiesta è quella di promuovere moratorie sui mutui e sui finanziamenti oppure di definire misure specifiche insieme al sistema bancario. «È necessario aiutare le imprese frantoiane, ripristinando la liquidità che è mancata», sottolinea Petrini. Le associazioni chiedono in particolare la convocazione immediata di un tavolo di crisi con il ministro dell’Agricoltura e gli assessorati regionali, una moratoria bancaria sulle esposizioni già sollecitata all’Associazione bancaria italiana, interventi per liberare le giacenze e recuperare liquidità e l’inclusione stabile dei frantoiani nei tavoli decisionali nazionali e regionali.
La denuncia dell’isolamento istituzionale
Le associazioni denunciano anche una condizione di isolamento istituzionale. La categoria, secondo quanto riferito, non sarebbe stata coinvolta nel “Tavolo Olio” del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste del 14 luglio né nei tavoli regionali dedicati ai prossimi bandi operativi. I frantoiani chiedono quindi di partecipare stabilmente alle sedi nelle quali vengono definite le politiche nazionali e regionali per il settore. In assenza di interventi rapidi, la categoria non esclude iniziative di protesta. «Ci sono ormai voci realistiche di una presa di posizione grave e non si esclude la discesa in piazza», dichiara Petrini. «Se non ci sono le condizioni, è difficile anche poter parlare della prossima campagna olearia». Il settore chiede risposte immediate per garantire il ritiro delle produzioni, tutelare gli olivicoltori e salvaguardare una filiera strategica per l’economia agroalimentare italiana.
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