Le zecche non si controllano con un solo trattamento. Si gestiscono con un sistema.
Nel 2026, con resistenze agli acaricidi in aumento, normative sul benessere sempre più stringenti e filiere che premiano la sostenibilità, affidarsi a interventi sporadici “quando si vedono le zecche” non è più un’opzione: è un errore che si paga in efficacia ridotta, costi crescenti e benessere animale compromesso.
La differenza tra un allevamento che subisce le zecche e uno che le contiene la fanno tre scelte: monitoraggio strutturato con soglie di intervento definite, rotazione ragionata degli acaricidi per prevenire resistenze, integrazione di misure non chimiche (pascoli, recinzioni, fauna) per ridurre la pressione alla fonte.
Integrated Tick Management: cosa significa per bovini, ovini e caprini
L’Integrated Tick Management (ITM) applicato a bovini, ovini e caprini è un approccio sistemico che combina misure chimiche, gestionali e ambientali per ridurre la pressione delle zecche e il rischio di trasmissione di patogeni. In un allevamento da latte o da carne non si tratta solo di “fare un bagno acaricida”, ma di pianificare interventi coordinati su animali, pascoli, strutture e movimentazioni, con obiettivi chiari di riduzione dell’infestazione e tutela sanitaria del gregge o della mandria.
Definire soglie di intervento e monitorare con metodo la presenza di zecche consente di programmare trattamenti mirati, evitando interventi casuali che non riducono davvero l’infestazione
Foto di: OmniTrattore.it
Il primo pilastro dell’ITM è il monitoraggio: definire punti e momenti standardizzati per la conta delle zecche su un campione di bovini, ovini e caprini, registrare i dati e collegarli a stagione, lotto, pascolo e trattamenti eseguiti.
Il secondo pilastro è la valutazione del rischio sanitario, considerando che le zecche possono veicolare agenti di malattia che rientrano tra le principali malattie degli animali sorvegliate a livello ufficiale; un quadro aggiornato è disponibile sul portale del Ministero della Salute dedicato alla prevenzione e controllo delle malattie degli animali.
Un piano di Integrated Tick Management efficace prevede poi la definizione di soglie aziendali di intervento (ad esempio numero medio di zecche per animale o percentuale di capi infestati) e la scelta di strumenti: acaricidi pour-on o in bagno, trattamenti mirati su categorie a rischio (vitelli, manze, montoni), gestione dei ricoveri e dei punti di abbeverata.
Se, durante i controlli, la soglia viene superata in modo ripetuto nonostante i trattamenti, allora è necessario rivedere sia la strategia chimica sia le misure non chimiche adottate.
Un errore ricorrente nell’applicazione dell’ITM è la mancanza di integrazione con gli altri piani sanitari aziendali (vaccinazioni, piani di biosicurezza, controlli ufficiali). Le zecche possono essere vettori di patologie che impattano direttamente la redditività del latte e della carne; per questo, quando si analizzano le dinamiche di prezzo del latte e le criticità di reddito, come quelle descritte per il settore lattiero in relazione al crollo del prezzo del latte, è utile considerare anche il costo sanitario e produttivo legato a infestazioni non controllate.
Rotazione degli acaricidi e gestione delle resistenze in azienda
La rotazione degli acaricidi è il cardine per prevenire la comparsa di resistenze nelle popolazioni di zecche presenti in azienda.
L’uso ripetuto dello stesso principio attivo, alla stessa dose e con la stessa modalità di applicazione, seleziona progressivamente ceppi meno sensibili, riducendo l’efficacia dei trattamenti e obbligando ad aumentare frequenza o dosi, con ricadute su costi e sicurezza. Per questo è essenziale conoscere la classe chimica dei prodotti impiegati e pianificare una rotazione ragionata.
Registrare sistematicamente principi attivi, dosi e risultati dei trattamenti permette di riconoscere precocemente cali di efficacia e di adeguare la rotazione degli acaricidi prima che si consolidino resistenze
Foto di: OmniTrattore.it
Le linee guida europee sui ectoparassiticidi per bovini, come quelle pubblicate dall’Agenzia Europea per i Medicinali, sottolineano l’importanza di valutare efficacia e modalità d’uso dei prodotti contro zecche e altri ectoparassiti. In azienda, questo si traduce in una scheda di campo dove annotare: principio attivo, data, categoria trattata, lotto di prodotto, modalità di applicazione e risultati osservati.
Se, dopo un ciclo completo, la riduzione dell’infestazione è modesta, allora è opportuno confrontarsi con il veterinario aziendale per valutare un cambio di molecola o di formulazione.
Per strutturare la rotazione degli acaricidi in modo operativo può essere utile sintetizzare le fasi in una tabella di lavoro interna, che distingua obiettivi e verifiche. Un esempio di impostazione è il seguente:
| Fase | Cosa verificare | Obiettivo |
| Scelta prodotto | Classe chimica, specie target, tempi di sospensione | Compatibilità con bovini, ovini, caprini e indirizzo produttivo |
| Pianificazione rotazione | Alternanza di classi chimiche nel tempo | Ridurre pressione selettiva sulle zecche |
| Esecuzione trattamento | Dose corretta, copertura uniforme, condizioni meteo | Massimizzare l’efficacia del singolo intervento |
| Valutazione post-trattamento | Conta zecche su campione di capi | Confermare efficacia e decidere eventuali aggiustamenti |
Un errore frequente nella gestione delle resistenze è l’uso di dosi ridotte “per risparmiare” o, al contrario, l’aumento arbitrario della dose in risposta a risultati deludenti. Entrambe le pratiche favoriscono selezione di ceppi resistenti o problemi di sicurezza per animali e operatori.
Se, ad esempio, dopo un trattamento correttamente eseguito su vacche in lattazione si osserva ancora un’alta carica di zecche, allora la priorità non è aumentare la dose, ma verificare: correttezza della diagnosi (specie di zecca), eventuali errori di applicazione, rotazione dei principi attivi e possibili reinfestazioni dai pascoli o dalla fauna selvatica.
Misure non chimiche: pascoli, recinzioni e gestione fauna selvatica
Le misure non chimiche rappresentano il secondo pilastro dell’Integrated Tick Management e sono decisive per ridurre la pressione di infestazione e la necessità di trattamenti acaricidi. La gestione dei pascoli incide direttamente sul ciclo biologico delle zecche: rotazioni ben pianificate, riposi adeguati e sfalci mirati nelle aree di margine possono limitare le zone a maggiore rischio. In un’azienda mista bovini-ovini, ad esempio, alternare specie e periodi di pascolamento può modificare la dinamica delle popolazioni di zecche e ridurre l’esposizione dei capi più sensibili.
Le recinzioni e la gestione della fauna selvatica sono altrettanto critiche, perché molti ospiti naturali delle zecche (cervidi, cinghiali, piccoli mammiferi) fungono da serbatoio e veicolo di reinfestazione. Dove possibile, recinzioni perimetrali efficaci, corridoi di accesso controllati e gestione dei punti di abbeverata riducono il contatto indiretto tra animali domestici e selvatici.
Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle aree in cui sono presenti malattie trasmesse da vettori, come indicato anche nelle pagine del Ministero dedicate alla febbre catarrale degli ovini e altre malattie da vettori, che richiedono un approccio integrato tra gestione del territorio, biosicurezza e controllo degli artropodi.
Per tradurre le misure non chimiche in pratica quotidiana è utile definire un set di interventi standardizzati, da verificare periodicamente. Tra questi possono rientrare:
- rotazione dei pascoli con tempi di riposo adeguati rispetto ai picchi stagionali delle zecche;
- sfalcio o trinciatura delle fasce di margine e delle aree ad alta vegetazione dove le zecche si concentrano;
- manutenzione delle recinzioni perimetrali e dei varchi di accesso ai pascoli;
- gestione dei punti di abbeverata per limitare la frequentazione da parte della fauna selvatica;
- pulizia e disinfezione periodica dei ricoveri, con attenzione alle zone di sosta e alle lettiere.
Se, nonostante una rotazione acaricida corretta, l’azienda registra ancora infestazioni elevate in specifici lotti o periodi, allora è probabile che il problema sia concentrato su uno o più di questi fattori non chimici. Un sopralluogo con il veterinario aziendale o il consulente zootecnico, focalizzato su pascoli, recinzioni e strutture, permette spesso di individuare punti critici (ad esempio un corridoio di passaggio della fauna selvatica o un’area di pascolo sempre umida) che richiedono interventi mirati.
Integrare il controllo delle zecche con benessere animale e produttività
Integrare il controllo delle zecche con benessere animale e produttività significa valutare ogni intervento non solo in termini di riduzione dell’infestazione, ma anche di impatto su stress, performance produttive e qualità delle produzioni.
Un bovino o un ovino infestato da zecche presenta irritazione cutanea, prurito, possibili infezioni secondarie e, nei casi più gravi, anemia e calo dell’ingestione: tutti fattori che si traducono in minore crescita, riduzione della produzione di latte e peggioramento degli indici riproduttivi.
Curare rotazione dei pascoli, recinzioni e punti di abbeverata limita le reinfestazioni da fauna selvatica e riduce il bisogno di trattamenti chimici ripetuti sugli animali
Foto di: OmniTrattore.it
Le indicazioni ufficiali sul benessere animale negli allevamenti, come quelle riportate nella nota esplicativa sulle procedure di controllo del benessere animale, sottolineano l’importanza di prevenire condizioni che causano dolore, sofferenza o stress prolungato. Le infestazioni da zecche rientrano a pieno titolo tra queste condizioni, e un piano di Integrated Tick Management ben strutturato contribuisce a migliorare gli indicatori di benessere osservabili in stalla e al pascolo (condizione del mantello, assenza di lesioni cutanee, comportamento di riposo e alimentazione).
Dal punto di vista produttivo, la riduzione della pressione parassitaria si riflette su parametri chiave come produzione di latte, accrescimenti giornalieri e tassi di riforma. Se, ad esempio, in una mandria da latte si osserva un calo progressivo della produzione associato a prurito diffuso, animali irrequieti in mungitura e presenza visibile di zecche, allora è ragionevole ipotizzare un impatto diretto dell’infestazione sulle performance. In questo scenario, un intervento integrato che combini trattamento acaricida mirato, miglioramento delle condizioni di stabulazione e revisione della gestione dei pascoli può contribuire a recuperare parte della produttività persa.
Per mantenere nel tempo l’equilibrio tra controllo delle zecche, benessere e redditività è utile collegare il piano di ITM agli altri strumenti di gestione aziendale: registri sanitari, piani alimentari, monitoraggio delle produzioni. Se, nel bilancio economico, il costo dei trattamenti e degli interventi strutturali viene confrontato con i benefici in termini di latte venduto, tassi di crescita e riduzione delle riforme anticipate, allora diventa più semplice dimostrare che la gestione integrata delle zecche non è solo un costo sanitario, ma un investimento sulla stabilità produttiva dell’allevamento.
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