Ogni anno una famiglia italiana “tipo” versa allo Stato 20.592 euro tra tasse, imposte e contributi. Il dato, che emerge da una recente analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, non sorprende di per sé, ma diventa sorprendente se si guarda a un secondo numero: il 95,7% di questa cifra viene pagato senza che i contribuenti se ne accorgano davvero. Si tratta di un prelievo che non passa mai fisicamente dalle tasche delle persone, perché viene trattenuto alla fonte oppure è già incluso nel prezzo di beni e servizi acquistati ogni giorno.
Chi è la famiglia “tipo” presa a riferimento
Per elaborare la stima, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha costruito un modello basato su una famiglia media italiana, composta da:
- una coppia di lavoratori dipendenti
- un figlio a carico
- due automobili
- una casa di proprietà.
Su questo nucleo familiare “campione” sono state calcolate tutte le imposte dirette e indirette dovute nel corso di un anno, arrivando a un totale complessivo di 20.592 euro. È bene precisare che si tratta di una simulazione a livello nazionale: per alcune voci, come la Tari, la CGIA ha utilizzato le tariffe applicate nel Comune di Milano, mentre per il bollo auto ha fatto riferimento agli importi in vigore in Lombardia. Il dato, quindi, va letto come un riferimento medio e non come un calcolo puntuale valido per ogni singolo territorio italiano.
Le tasse “invisibili”: di cosa si tratta esattamente
Il cuore dello studio CGIA Mestre riguarda la percezione del prelievo fiscale. Su un totale di 20.592 euro, ben 19.706 euro (pari, appunto, al 95,7%) vengono pagati in due modalità che il contribuente non percepisce direttamente:
- Trattenute alla fonte, effettuate automaticamente sulla busta paga
- Imposte incorporate nei prezzi di beni, servizi ed energia.
In entrambi i casi il cittadino non compie materialmente alcun pagamento. Non si tratta di tasse occulte in senso giuridico, ma di un prelievo che, per come è strutturato il sistema fiscale italiano, resta scarsamente visibile anche a chi lo sostiene ogni giorno.
La quota prelevata alla fonte: 13.030 euro
La voce più consistente del carico fiscale “invisibile” riguarda il prelievo diretto in busta paga. Secondo la CGIA di Mestre, questa componente vale 13.030 euro l’anno, pari al 63,3% del totale. Rientrano in questa categoria:
- l’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche
- i contributi previdenziali INPS
- le addizionali regionali e comunali
Tutte queste voci vengono calcolate e versate dal sostituto d’imposta, cioè il datore di lavoro, prima ancora che lo stipendio arrivi sul conto corrente del lavoratore. Il dipendente, di fatto, non vede mai concretamente quella parte di reddito, motivo per cui difficilmente riesce a percepirne il reale peso.
Le imposte nascoste nei consumi: 6.676 euro
La seconda componente principale riguarda le imposte indirette, quelle incluse nel prezzo finale di ciò che si acquista. Secondo lo studio, questa voce pesa per 6.676 euro l’anno, corrispondenti al 32,4% del totale. Vi rientrano principalmente:
- l’IVA applicata sulla maggior parte degli acquisti
- le accise sui carburanti
- il canone RAI
- le imposte sulla RC auto.
Anche in questo caso il consumatore paga l’imposta senza compilare alcun modulo e senza effettuare alcun bonifico: il tributo è semplicemente già scontato nel prezzo esposto sullo scaffale o alla pompa di benzina.
Le tasse “visibili”: solo 887 euro
A fronte di quasi 20mila euro di prelievo invisibile, resta una quota residuale che le famiglie versano in modo diretto e consapevole. Si tratta di 887 euro l’anno, appena il 4,3% del totale, riconducibili principalmente a:
Sono proprio queste due voci, paradossalmente marginali sul totale del carico fiscale, ad alimentare gran parte del dibattito pubblico sulle tasse locali, mentre la parte più corposa del prelievo resta sullo sfondo, quasi invisibile all’opinione pubblica.
Dipendenti e partite IVA: due percezioni opposte della pressione fiscale
Uno degli aspetti più interessanti dello studio CGIA Mestre riguarda il confronto tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi. Il meccanismo del sostituto d’imposta, secondo l’istituto mestrino, crea una vera e propria frattura nella percezione del carico fiscale.
Per il lavoratore dipendente, infatti, è il datore di lavoro a occuparsi di calcolare, trattenere e versare la quasi totalità delle imposte dovute. Il lavoratore autonomo, al contrario, deve versare personalmente la gran parte del proprio carico fiscale, attraverso scadenze come l’F24, acconti e saldi. A parità di importo effettivamente pagato, il peso percepito risulta quindi molto diverso.
Questo spiega, secondo la CGIA di Mestre, perché tra i titolari di partita IVA l’insofferenza verso il fisco sia storicamente più marcata rispetto a quella dei dipendenti. Non è detto che gli autonomi paghino di più in termini assoluti, ma hanno una piena e diretta consapevolezza di quanto versano allo Stato, circostanza che in alcuni casi contribuisce a spiegare il diffondersi di forme di sotto dichiarazione dei redditi.
Come sottolinea l’Ufficio studi della CGIA, milioni di lavoratori dipendenti non hanno realmente contezza di quante tasse pagano ogni anno. Non per disinteresse verso il tema, ma per il modo in cui è costruito il sistema fiscale italiano, che rende il prelievo automatico e silenzioso.
Il contesto: recupero dell’evasione fiscale ai massimi storici
Lo studio CGIA Mestre si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda anche il tema della lotta all’evasione fiscale. Nel 2025 il recupero dell’evasione da parte dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate Riscossione ha raggiunto un record assoluto di 36,2 miliardi di euro, con un incremento del 44% rispetto al 2022, quando la cifra si fermava a 25,2 miliardi.
Secondo la CGIA, questo risultato è stato reso possibile da strumenti come:
- la compliance fiscale
- lo split payment
- la fatturazione elettronica
- la trasmissione telematica dei corrispettivi.
Tutti strumenti che hanno reso più efficace il contrasto alle diverse forme di irregolarità fiscale, aumentando la capacità dello Stato di intercettare somme sottratte al fisco.
L’Italia nel confronto europeo della pressione fiscale
Il tema del prelievo fiscale assume ancora più rilievo se osservato nel confronto con gli altri Paesi dell’Unione Europea. Nel 2025 la pressione fiscale italiana si è attestata al 43,1% del PIL, un valore che colloca l’Italia al quinto posto nella classifica dei Paesi dell’Ue a 27, ben al di sopra della media europea, ferma al 40,7%.
A guidare la classifica dei Paesi con la pressione fiscale più elevata troviamo:
- Francia, con il 46,1%
- Danimarca, con il 45,5%
- Belgio, con il 44,2%
- Austria, con il 44,1%.
L’Italia si posiziona quindi subito dopo questo gruppo di testa, confermandosi tra le economie europee con il carico fiscale più elevato in rapporto alla ricchezza prodotta.
Lo studio della CGIA di Mestre restituisce un quadro chiaro: il sistema fiscale italiano preleva somme molto rilevanti dalle famiglie, ma lo fa in modo talmente capillare e automatico da risultare quasi impercettibile per chi lo subisce. I 20.592 euro versati ogni anno da una famiglia tipo rappresentano un carico fiscale importante, ma solo una minima parte di questa cifra, circa 887 euro, viene effettivamente percepita come un pagamento diretto.
Questa “invisibilità” del prelievo, se da un lato semplifica la vita quotidiana dei contribuenti evitando loro incombenze burocratiche, dall’altro rischia di ridurre la consapevolezza collettiva su quanto effettivamente si paga allo Stato ogni anno, alimentando un dibattito pubblico che si concentra spesso su voci marginali del carico fiscale complessivo, come il bollo auto o la tassa sui rifiuti, lasciando in ombra il vero peso della pressione fiscale su redditi e consumi.
Dott. Giovanni Matano
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …
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