Ottant’anni di Lucciola attraversando la storia dell’Ossola – Ossolanews.it



I ricordi di Graziano Zaretti e Giuseppe Calandra raccontano la nascita, la crescita e il valore di un appuntamento diventato patrimonio del territorio.

La storia della Festa dell’Unità della Lucciola è, in fondo, anche la storia di Villadossola e dell’Ossola intera. Ottant’anni di volontariato, impegno, dibattiti politici, musica, cucina e migliaia di incontri che hanno trasformato una semplice festa di partito in uno degli appuntamenti popolari più longevi e partecipati del Piemonte.

A raccontare questo straordinario percorso sono due autentiche colonne della manifestazione: Graziano Zaretti, 82 anni, di cui ben 58 trascorsi a lavorare per la festa, e Giuseppe Calandra, di poco più giovane e con lo stesso entusiasmo e la stessa determinazione. Ancora oggi, come da decine di anni, li si può incontrare nei giorni che precedono l’apertura e durante tutta la manifestazione, impegnati nell’allestimento, nell’organizzazione e nella gestione di una macchina che ogni estate richiama oltre 40 mila persone.

La prima edizione risale al lontano 1946 e si svolse nella piazza di Villadossola. Anche l’anno successivo la festa rimase nel centro del paese, mentre nel 1948 si trasferì nell’area di Casa Rossa, al Villaggio, dove rimase fino al 1962. Fu allora che trovò la sua collocazione definitiva nell’area della Lucciola, diventata un luogo simbolo per intere generazioni.

“La nostra è una delle feste fondative delle feste popolari”, raccontano Graziano e Giuseppe.

Un’affermazione che trova conferma nella storia: all’epoca, infatti, Villadossola era divisa in due sezioni del Partito Comunista Italiano: una nel centro del paese e una al Villaggio. Per questo motivo si organizzavano due diverse Feste dell’Unità: quella di Villadossola nel mese di giugno e quella del Villaggio ad agosto. Una tradizione che proseguì fino al 1986, poi rimase solo quella odierna.

All’inizio gli spazi erano molto ridotti. Nell’area di Casa Rossa era presente persino un tiro al piattello e la manifestazione occupava soltanto una piccola porzione di terreno. Ma la crescita della festa andò di pari passo con quella del movimento che la sosteneva. Dopo lunghe discussioni all’interno del partito e grazie soprattutto alle sottoscrizioni dei militanti, nel 1958 iniziò l’acquisizione dei terreni e la costruzione delle strutture destinate a ospitare la manifestazione. Ogni anno gli utili della festa venivano reinvestiti per ampliarla e migliorarla, insieme ai contributi dei volontari. Un altro passaggio decisivo arrivò nel 1985, con l’acquisto dei terreni dell’ex Sisma, che consentì un ulteriore ampliamento dell’area.

La Festa dell’Unità nacque in tutta Italia con un obiettivo preciso: raccogliere risorse per sostenere il partito, ma anche creare luoghi di incontro e aggregazione. Da quell’idea sorsero migliaia di manifestazioni popolari e quella della Lucciola fu tra le prime a crescere fino a diventare un punto di riferimento nazionale. Ancora oggi in Italia si contano circa tremila Feste dell’Unità, concentrate soprattutto in Emilia-Romagna, e secondo Graziano e Giuseppe negli ultimi anni stanno vivendo una nuova fase di crescita.

Per chi ha vissuto gli anni Sessanta e Settanta, la Festa dell’Unità rappresenta un pezzo importante della memoria. Le serate trascorse tra i tavoli del ristorante, la musica, il ballo, gli incontri con gli amici e le discussioni politiche fanno parte dei ricordi di intere generazioni.

Perché la Lucciola non è mai stata soltanto una festa gastronomica o musicale. Era, prima di tutto, un luogo di confronto politico.

“Si discuteva, si battevano i pugni sul tavolo, ci si confrontava senza personalismi. Tutti lavoravano per un’idea comune”, ricordano i due volontari.

Negli anni il palco della Lucciola ha ospitato alcune tra le più importanti personalità della politica italiana. Sono passati Gian Carlo Pajetta, Gerardo Chiaromonte, Cesare Damiano, Livia Turco, Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino, Pier Luigi Bersani, Stefano Bonaccini e numerosi dirigenti delle segreterie nazionali. Nel 2000, quando alle diverse Feste dell’Unità italiane vennero affidati temi specifici, a Villadossola fu assegnato quello della giustizia. In quell’occasione parteciparono l’allora ministro Piero Fassino e il magistrato Gian Carlo Caselli, allora presidente della Commissione parlamentare antimafia.

Oggi quello spazio di confronto continua a esistere, ma i tempi sono cambiati. I dibattiti politici raccolgono meno pubblico rispetto al passato, salvo la presenza di ospiti di primo piano. Per Graziano e Giuseppe la spiegazione è chiara: la politica oggi passa soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione e i social, mentre un tempo la Festa dell’Unità rappresentava una delle rare occasioni per ascoltare dal vivo i protagonisti della vita pubblica. Inoltre la manifestazione si svolge nel pieno di agosto, un periodo che molti dedicano al riposo e alle vacanze.

Eppure la forza della Lucciola è rimasta intatta. Lo dimostrano le oltre 40 mila presenze che ogni anno animano l’area della festa. C’è chi arriva per gustare la cucina del ristorante, chi sceglie una serata in balera, chi preferisce assistere ai concerti o semplicemente trascorrere qualche ora in compagnia.

Ottant’anni dopo quella prima edizione del 1946, la Festa dell’Unità della Lucciola continua a rappresentare molto più di una manifestazione politica. È un patrimonio collettivo costruito dal lavoro di centinaia di volontari, da persone come Graziano Zaretti e Giuseppe Calandra che, anno dopo anno, hanno dedicato tempo, energie e passione a un progetto nel quale hanno sempre creduto.

Oggi la Lucciola conserva la propria identità e le proprie radici, ma è soprattutto una festa aperta a tutti. Un appuntamento capace di andare oltre le appartenenze politiche e le ideologie, diventando un’istituzione della vita sociale e culturale dell’Ossola, un luogo dove, da ottant’anni, le persone continuano semplicemente a incontrarsi.




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 Miria Sanzone

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