Andrea Sacripanti, “Orvieto non è ferma. Stiamo attuando il programma con cui abbiamo vinto” – OrvietoLife


A metà mandato dell’amministrazione comunale di Orvieto, abbiamo tracciato un primo bilancio con l’assessore Andrea Sacripanti, che affronta alcuni dei temi più discussi in questi mesi: dalla progressiva riduzione dei contenitori dei rifiuti nel centro storico alla nuova disciplina per le attività di somministrazione, dalle iniziative sul fronte delle energie rinnovabili alla questione del progetto Phobos e della tutela paesaggistica dell’Alfina.

Sacripanti rivendica il lavoro fin qui svolto e indica alcune delle priorità sulle quali l’amministrazione intende concentrarsi nella seconda parte della consiliatura, tra interventi sul centro storico, urbanistica, area del Fanello, comunità energetica e contrasto allo spopolamento.

Un confronto che tocca anche alcuni dei nodi più delicati della gestione della città e nel quale non manca il confronto diretto con le critiche dell’opposizione.

Effettivamente nel centro storico non si vedono più tanti bidoni ma si può migliorare ulteriormente.  Quali saranno i prossimi passi?

La situazione nel centro storico è notevolmente migliorata con le azioni che sono state progressivamente messe in campo in questi due anni: dalle nuove modalità per le attività di esposizione dei contenitori per la differenziata che hanno eliminato il poco decoroso spettacolo nelle strade nelle ore serali, al nuovo regolamento che ha ridotto di oltre il 70% la presenza nelle vie dei bidoni delle utenze non domestiche fino ai nuovi contenitori per i rifiuti che hanno drasticamente ridotto anche il numero delle cicche di sigarette che prima venivano abbandonate in terra. Ora siamo in dirittura di arrivo con l’installazione delle schermature in Piazza Mazzini e in via dei Gualtieri cui seguiranno poi anche altre zone del centro. In autunno poi ci concentreremo anche sul contenimento su suolo pubblico dei bidoni a servizio delle utenze domestiche.

La produzione elettrica da fonti rinnovabili è al centro del dibattito soprattutto nel nostro territorio, vedi Phobos e non solo.  Quali sono i possibili sviluppi in tal senso e come il comune potrebbe regolamentare e intervenire nel settore?

Il tema dell’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili è quanto mai d’attualità ma il punto è un altro: la transizione energetica è necessaria ma deve innanzitutto portare benefici diretti ai cittadini e poi essere sostenibile e compatibile con le caratteristiche di pregio e le vocazioni dei nostri territori che non possono essere trasformati in aree industriali. Su questo fronte l’amministrazione è stata da sempre in prima linea, sostenendo in ogni sede, istituzionale e giudiziaria, le legittime istanze dei cittadini e del territorio. Oggi ci siamo fatti capofila di altri Comuni, come Castel Giorgio e Castel Viscardo, per la definizione e l’apposizione di un vincolo paesaggistico sull’Alfina e sugli altri territori interessati che possa fare da argine. Riteniamo che possa essere questa la strada per altri progetti e situazioni che si stanno paventando anche nella zona di Baschi. Per quanto riguarda Phobos in particolare, stiamo anche predisponendo un reclamo alla Commissione europea che ha uno scopo ben preciso: tutelare e salvaguardare il legittimo diritto di una comunità a pronunciarsi su progetti che impattano sul proprio territorio che non può essere bypassato o annichilito dalle procedure burocratiche e dal meccanismo del silenzio-assenso. In questo senso ci aspettiamo anche che la Regione Umbria proceda come ha annunciato da tempo alla revoca del procedimento.

Che cosa cambia con l’approvazione del nuovo regolamento per la somministrazione di cibi e bevande?

Questo regolamento raccoglie un lavoro che viene dalla precedente consiliatura ed è nato dal confronto con le associazioni di categoria del commercio e gli operatori. Abbiamo aggiornato una disciplina ferma al 2014, adeguandola a una città che negli ultimi anni è profondamente cambiata anche grazie alla crescita del turismo. L’obiettivo politico è semplice: accompagnare questo sviluppo tutelando l’identità e il pregio del centro storico e puntando su un’offerta commerciale e di somministrazione sempre più qualificata. Le principali novità riguardano una tutela più mirata delle aree di maggior valore storico e artistico, con limitazioni per attività non coerenti con il contesto, una maggiore attenzione all’accessibilità per le persone con disabilità, standard più elevati per la trasparenza dei servizi e il decoro degli spazi esterni e regole più chiare per l’allietamento musicale. Non si tratta di un regolamento che introduce divieti fini a se stessi ma di uno strumento di programmazione che punta a valorizzare il centro storico e garantire una crescita ordinata e di qualità, nell’interesse della città, dei residenti e delle attività. Per quanto riguarda il commercio, anche nell’ambito del percorso avviato con le associazioni sul Distretto del Commercio, ora ci concentreremo su azioni e iniziative per sostenere un settore in difficoltà un po’ ovunque e soprattutto nei centri storici.

I controlli sul rispetto dei regolamenti sono probabilmente un punto debole, si vedono troppe “eccezioni”.  Quali sono le proposte e come implementare poi i controlli?

I controlli ci sono e a volte capita anche che anzi ci si lamenti dei troppi controlli. Tutto è naturalmente migliorabile e gli investimenti fatti e quelli in programma per l’assunzione di nuovo personale della Polizia locale ci consentiranno di implementare l’attività di vigilanza. Detto questo, come ribadiamo spesso, il decoro, la pulizia, l’ordine della città e il rispetto del patrimonio pubblico dovrebbe essere una responsabilità condivisa da parte di tutti.    

Tra l’annuncio di un progetto e la sua concretizzazione non passa spesso molto tempo? 

Io non parlerei di annunci perché non si tratta di questo e altrimenti si rischia di ricondurre tutto alla distorta narrazione che fa l’opposizione in mancanza di una qualsiasi proposta concreta. Quello che stiamo facendo e spiegando quotidianamente ai cittadini è quello che era contenuto nel programma con cui abbiamo ottenuto la fiducia dagli orvietani che, dopo 20 anni di alternanza, hanno riconfermato un sindaco e un’amministrazione uscente. C’è un programma che si sta attuando e che, a volte, deve però fare i conti con gli imprevisti, le lungaggini della Pubblica amministrazione e della burocrazia che finiscono per dilatare i tempi degli interventi. Comprendiamo che può essere difficile da capire per i cittadini ma l’amministrazione è impegnata in ogni ambito a rispettare gli impegni presi e anche a mettere gli uffici, che ringrazio per il lavoro che svolgono quotidianamente, nelle condizioni migliori per portarli a termine.    

Sono variati i rapporti con la Regione dopo il cambio di maggioranza a Perugia?

I rapporti istituzionali con la Regione sono di massima collaborazione come dimostra anche il recente lavoro congiunto che stiamo facendo per la definizione del vincolo paesaggistico sull’Alfina ma penso anche alle iniziative sul fronte dei trasporti dove il sindaco e il Comune di Orvieto hanno offerto il massimo supporto per affrontare insieme una questione cruciale per la qualità di vita dei cittadini e per lo sviluppo del territorio. Le osservazioni e le critiche che possono venire da parte dell’amministrazione non devono essere quindi intese come delle sterili rivendicazioni politiche ma come la difesa e la tutela degli interessi di una comunità e di un territorio che troppo spesso è stato messo ai margini dalla politica regionale. Con estrema franchezza, nella precedente legislatura il Governo regionale ha avuto un’attenzione particolare per Orvieto con milioni di euro di risorse destinate alla sanità, alle infrastrutture, alla rigenerazione urbana, alla cultura, al turismo. Ci auguriamo che la stessa attenzione arrivi prima o poi anche da questo nuovo Governo. Ma ce lo aspettiamo in primis per i cittadini. Perché siamo preoccupati per gli effetti recessivi che ha provocato l’aumento delle tasse da parte della Regione su famiglie e imprese, una stangata economica che si è rilevata senza fondamento, perché anziché migliorare si è aggravata la situazione della sanità, dell’ospedale di Orvieto e delle liste di attesa, perché siamo preoccupati per le conseguenze che potrebbe avere sul territorio un piano regionale dei rifiuti che non chiude il ciclo. 

Siamo a circa metà mandato, un primo bilancio e soprattutto due o tre progetti sui cui punta per il futuro…

Il bilancio è positivo, abbiamo ancora tre anni di lavoro davanti a noi, tanti progetti stanno prendendo forma e altri sono stati avviati. Interventi che sono destinati a cambiare il volto della città per renderla ancora più attrattiva per famiglie e imprese e contrastare lo spopolamento e il calo demografico. Anche sul fronte delle politiche abitative abbiamo messo in campo una serie di azioni a partire dal nuovo regolamento sulle destinazioni d’uso dei piani terra per contenere l’aumento delle strutture ricettive extralberghiere e conciliarlo con il decoro. In questi due anni abbiamo dato una importante risposta all’emergenza abitativa con l’assegnazione di 18 alloggi popolari e altri due che saranno consegnati nelle prossime settimane. Siamo anche in attesa di capire nel concreto quali saranno gli investimenti annunciati da Regione e Ater per la ristrutturazione di altri appartamenti che potremmo mettere a disposizione dei cittadini. Ci preoccupano tuttavia gli effetti del nuovo regolamento regionale che non abbiamo condiviso e che a nostro avviso ha eliminato e indebolito i requisiti di residenza, legalità e responsabilità senza un contestuale aumento degli alloggi disponibili. Per quanto riguarda il decoro completeremo gli interventi avviati e quindi potremmo avviare i progetti che abbiamo in cantiere anche per quanto riguarda l’arredo urbano mentre, dopo aver concluso positivamente un contenzioso con la Regione che andava avanti da più di 15 anni, potremo finalmente procedere al completamento dei lavori di urbanizzazione nell’area del Fanello e in particolare della passerella pedonale. Non abbiamo abbandonato l’ipotesi di costituzione di una CER comunale avendone individuato, già da tempo, profili di opportunità ed economicità, ma la legislazione complessa in materia e le verifiche sulla sua eventuale conciliabilità con le normative che sovrintendono il funzionamento degli Enti pubblici, richiedono approfondimenti di natura amministrativa, contabile e finanziaria per cui sono necessari supporti specialistici esterni. A tal proposito, viste le reiterate inesattezze rilanciate dall’opposizione, è utile ribadire di nuovo che il Comune di Orvieto non ha perso 9 milioni di euro di bandi regionali per fotovoltaico e Cer come qualcuno continua a dire strumentalmente. Innanzituto questi finanziamenti erano per l’intera Regione, e non solo per Orvieto, e la scelta di non partecipare è stata dettata da valutazioni tecniche e di sostenibilità finanziaria, non da una mancanza di interesse. Entrambi gli avvisi prevedevano condizioni economiche che avrebbero comportato un rilevante impegno di risorse comunali, con contributi non integralmente garantiti e, nel caso delle CER, con la necessità di anticipare i costi per diversi anni. In questo contesto abbiamo ritenuto più responsabile non esporre il bilancio dell’Ente a rischi finanziari non sostenibili. Una considerazione che evidentemente hanno fatto anche altre amministrazioni visto che a questi bandi hanno partecipato, in un caso 10 e nell’altro 4 Comuni sui 92 totali dell’Umbria.




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 Alessandro Maria Li Donni

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