la rivoluzione del Food & Beverage con il primo ecosistema social verticale alimentato dall’AI – StartUp Magazine


Dalla passione per la cucina alla costruzione di una piattaforma innovativa che unisce social networking, marketplace, intelligenza artificiale e servizi dedicati al mondo del Food & Beverage. In questa intervista, i founders di Gnammus raccontano la genesi del progetto, la visione imprenditoriale, le sfide affrontate e gli obiettivi futuri, offrendo uno sguardo approfondito su una startup italiana che punta a diventare un punto di riferimento internazionale per utenti, creator, aziende e investitori.

Alessandra D’Amato: Partiamo dall’inizio. Marco, racconti che tutto è iniziato da una collezione di quaderni di ricette accumulati negli anni. Quando hai capito che quel bisogno personale poteva trasformarsi in un’opportunità di business internazionale?

Marco Zanardi: Inizialmente cercavo un modo per conservare tutte le ricette di famiglia in digitale, con possibilità di ricerca e condivisione. Avevo trovato qualche servizio ad abbonamento, ma niente che mi soddisfacesse, e ho pensato di realizzarlo per conto mio, nulla di particolarmente difficile.

Come si dice… l’appetito vien mangiando e, parlando con il mio socio Alessio, pezzo dopo pezzo è venuto fuori un progetto che aveva le caratteristiche per diventare globale. Inizialmente non c’era l’idea di farne un business (credo che capiti spesso così, nelle startup), poi, con l’aumentare dell’ambizione e degli strumenti che volevamo implementare, analizzando il mercato e ricevendo risposte dai nostri contatti, abbiamo preso la decisione definitiva: trasformare la nostra visione in un modello di business scalabile.

Alessandra D’Amato: C’è stato un momento preciso in cui avete deciso di lasciare le vostre attività precedenti per dedicarvi completamente a Gnammus? Qual è stata la scintilla che vi ha fatto dire: “È il momento di provarci davvero”?

Marco Zanardi: Abbiamo sviluppato l’idea nella nostra agenzia di comunicazione, per poterla presentare ai Family & Friends. Siamo poi subito passati a una bozza minimale (il Proof of Concept) da far testare ai nostri partner (media company, agenzie di comunicazione, food blogger). La risposta ci ha convinto a creare un’azienda apposita (RTLP) con una prima raccolta di capitali. A quel punto abbiamo deciso di dedicarci al 100% al progetto, chiudendo tutte le altre attività.

Alessandra D’Amato: Oggi esistono moltissimi social network e numerose piattaforme dedicate alla cucina. Perché il mondo aveva bisogno di Gnammus? Quale vuoto avete individuato nel mercato che nessun altro stava colmando?

Marco Zanardi:Il vuoto che vogliamo colmare è chiaro: nonostante la proliferazione di social network generalisti e di varie piattaforme dedicate alla cucina, nessuno risponde in modo integrato a tre esigenze fondamentali del settore.

In primo luogo, c’è un tema di verticalità e ottimizzazione degli investimenti pubblicitari: sui social tradizionali si ha dispersione causata da un grande rumore di fondo, che riduce l’efficacia delle campagne, mancando il micro-momento essenziale, che in Gnammus è garantito dalla natura stessa della piattaforma. Inoltre, il targeting, concentrato su un solo settore, è molto più raffinato, permettendo di concentrarsi solo sul pubblico realmente interessato a un dato messaggio. Questi due fattori aumentano il ROI per gli inserzionisti e abbattono il “fastidio” per gli utenti.

A questo si lega direttamente la valorizzazione della passione per il cibo: abbiamo creato un ambiente dove principianti, foodies, creator e grandi interpreti dell’alta cucina possono esprimere al massimo le proprie competenze e la propria passione.

Infine, citiamo la centralizzazione dell’esperienza utente: fino a ieri gli appassionati di food & beverage erano costretti a saltare da un’app all’altra, da un blog a un canale, a uno store per cercare ricette, seguire chef, acquistare prodotti o prenotare esperienze; Gnammus vuole centralizzare e integrare sempre di più queste funzionalità in un unico ecosistema, semplificando e arricchendo l’esperienza dell’utente.

Alessandra D’Amato: Se doveste descrivere Gnammus a un investitore in un solo minuto, come lo fareste? Qual è la vostra value proposition?

Marco Zanardi: C’è un mondo che ama il cibo ma che non ha una casa, Gnammus è quella casa. Una piattaforma a disposizione di chi lavora nel settore, un luogo aperto ad appassionati e professionisti di tutto il mondo in cui condividere, fare business, testare idee.

Questo apre un potenziale enorme oltre alla pubblicità classica: un produttore che vuole testare un nuovo prodotto in Cina prima di investire in distribuzione, un imprenditore che vuole capire se un ristorante italiano a Bombay ha una domanda reale, un brand che cerca content creator in un mercato specifico, trovano in Gnammus l’infrastruttura che risponde a queste domande: dati, community e validazione di mercato in un unico posto. Nessuno offre questo one-stop-shop verticale sul food.

Alessandra D’Amato: Avete scelto di concentrarvi su uno dei settori più grandi e dinamici al mondo: il Food & Beverage. Perché ritenete che questo sia il momento giusto per costruire un social network verticale dedicato al cibo?

Marco Zanardi: Perché il F&B è un mercato enorme e in crescita, ma è anche uno dei settori dove le community e i contenuti sono ancora ospiti su piattaforme non pensate per loro: Instagram, TikTok, Facebook… Il cibo è tra i contenuti più condivisi al mondo e le abitudini degli utenti stanno cambiando in un modo che ci favorisce.

Fino a ieri la logica social è stata “più piattaforme, più generalismo”, oggi quella logica si sta rompendo: le aziende che investono in community verticali osservano un coinvolgimento molto superiore: sempre più utenti preferiscono spazi digitali tematici, dedicati a passioni specifiche e con un pubblico selezionato, perché lì trovano conversazioni più rilevanti e persone che parlano la loro lingua.

Lo abbiamo visto succedere in altri settori: dove nasce uno spazio verticale dedicato, con regole e linguaggio propri, gli utenti lo scelgono rispetto al caos generalista, dove quel contenuto si perde in mezzo a tutto il resto.

Nessuno l’ha ancora costruito bene per il food. Noi vogliamo essere i primi a farlo sul serio.

Alessandra D’Amato: Molti creator lamentano ricavi bassi, algoritmi di remunerazione imprevedibili e poca trasparenza. In che modo Gnammus migliora questa situazione?

Alessio Luparelli: Il nostro modello è il più semplice possibile: noi ci mettiamo la piattaforma, il creator i contenuti, fifty-fifty sui ricavi. Tutti gli ADV mostrati sulla pagina di un utente o in un suo contenuto, anche indiretto, sono associati a quell’utente e conteggiati. Nessun minimo, nessun vincolo o altri parametri da tenere in considerazione. Il creator non deve cambiare il suo modello di business, Gnammus è semplicemente migliore.

Le nostre ADV saranno gestite da algoritmi proprietari, focalizzati sull’utente finale per minimizzare l’esposizione a pubblicità di scarso interesse: ridurre il rumore di fondo pubblicitario è un servizio tanto per l’utente quanto per l’inserzionista.

Contiamo di attivare la piattaforma entro fine anno, appena conclusi alcuni accordi commerciali.

Alessandra D’Amato: Perché un food creator dovrebbe pubblicare i propri contenuti su Gnammus oggi, quando la piattaforma di ADV (e di Revenue Sharing) non è ancora attiva?

Marco Zanardi: Innanzitutto per prendere confidenza con una piattaforma che ha l’obiettivo di diventare il punto di riferimento del settore, con strumenti inesistenti altrove e costruita per allargare la propria fanbase, abbattendo le barriere linguistiche e culturali. Una community di riferimento è il primo asset di un influencer e sarà il principale dato richiesto dai primi inserzionisti su Gnammus; oltre a questo, ovviamente, anche il posizionamento degli ADV sarà direttamente legato alle visualizzazioni (e quindi ai follower) di ciascun utente.

Stiamo anche pensando a forme di premialità per gli early adopter Gnammus.

Alessandra D’Amato: Gnammus non è soltanto un social network. Marketplace, intelligenza artificiale, ricette, shopping, influencer marketing, prenotazioni ed eventi convivono in un unico ecosistema. Come siete riusciti a integrare così tanti strumenti mantenendo un’esperienza semplice per l’utente?

Marco Zanardi o Alessio Luparelli: Con tanta progettazione e lavoro. Dietro Gnammus c’è una tecnologia molto più complessa di quello che sembra: intelligenza artificiale, machine learning, traduzione automatica, ma l’utente non vede nulla di tutto questo. Vede solo un feed che gli propone la ricetta giusta, una foto in cui gli allergeni vengono riconosciuti automaticamente, un contenuto che capisce anche se pubblicato in un’altra lingua. Un ecosistema di tool senza inutili tecnicismi, senza perdite di tempo e con soli contenuti e servizi rilevanti.

La complessità deve rimanere un problema nostro, non dell’utente. Un content creator a Tokyo pubblica una ricetta tradizionale in giapponese, un appassionato a Milano la trova, la legge in italiano e sa già quali ingredienti sostituire per trovarli al mercato sotto casa, senza che nessuno dei due si accorga che in mezzo c’è un motore di traduzione e adattamento.

È lo stesso principio con cui i migliori prodotti tech vincono: sotto il cofano la tecnologia è complessa, ma la macchina si guida senza sforzi. Questa è anche una barriera competitiva vera: chiunque può mettere assieme un feed, pochi possono costruire quello che c’è sotto.

Alessandra D’Amato: State sviluppando anche un modello di AI proprietario addestrato su dati verticali del Food & Beverage. Quali benefici offrirà rispetto ai modelli generalisti?

Benedetto Persico: Un modello generalista non basta a sostenere la nostra proposta di valore. Gnammus-AI deve essere l’amico esperto che ti conosce: sa cosa ti piace, capisce il contesto culturale di una ricetta, sa suggerire l’abbinamento giusto. Questo livello di competenza verticale nasce solo da dati verticali, non da un modello addestrato su tutto il contenuto del web.

Questo per noi è anche una barriera competitiva reale: più utenti usano Gnammus, più il nostro modello migliora rispetto a qualsiasi player generalista. È un vantaggio che si rafforza nel tempo e che nessun competitor può replicare semplicemente con più potenza di calcolo.

Ci sono poi due vantaggi molto concreti sul lato business: un modello ottimizzato e verticale costa significativamente meno da mantenere rispetto a un modello generalista enorme; questo si traduce direttamente in margini migliori man mano che scaliamo. E gestire dati e modelli in autonomia ci dà pieno controllo su privacy e conformità regolatorie, un punto su cui i nostri utenti business (produttori, ristoratori, chef…) sono particolarmente sensibili quando condividono dati proprietari sulla piattaforma.

Alessandra D’Amato: Il vostro team è composto prevalentemente da ingegneri, sviluppatori e data scientist. Quanto conta avere competenze tecnologiche costruite internamente invece di affidarsi a fornitori esterni?

Alessio Luparelli: Avere un forte know-how tecnologico interno è per noi una scelta strategica: ci garantisce visione condivisa, adattabilità e velocità di esecuzione, decisivi per rispondere in tempo reale alle richieste del mercato. Forse l’aspetto più importante è quello umano: chi sviluppa una propria tecnologia dall’interno non si limita a eseguire un compito, costruisce il proprio progetto. Questo spinge a trovare sempre le soluzioni migliori, con un commitment e una cura al dettaglio impossibili da trovare anche nel miglior fornitore esterno.

Alessandra D’Amato: Siete un gruppo di professionisti con esperienze molto diverse. Cosa vi ha convinto che fosse il team giusto per affrontare una sfida così ambiziosa?

Marco Zanardi: Il team non è capitato, è stato costruito con grande attenzione. Ci siamo circondati di soci e colleghi che condividessero non solo competenze, ma la stessa passione pura per ciò che stiamo costruendo: persone capaci di completare le nostre competenze e valorizzare i nostri punti di forza.

Gnammus è stato realizzato interamente in RTLP, la società nata appositamente per questo progetto: ogni attività chiave, il know-how e l’architettura tecnologica sono stati sviluppati internamente, con un unico obiettivo.

Per farlo, siamo dovuti andare ben oltre le nostre competenze di partenza, portando a bordo profili che oggi ci rendono quel team molto variegato: dal data scientist all’esperto di diritto digitale, dall’ingegnere informatico allo specialista di User Experience.

Alessandra D’Amato: Il lancio ufficiale è avvenuto al Senato della Repubblica con il supporto di Coldiretti, Campagna Amica, chef stellati, influencer, università e istituzioni. Che significato ha avuto per voi ricevere una validazione così importante ancora prima della crescita commerciale?

Marco Zanardi: Presentare Gnammus al Senato è stato un momento importante tanto per la cornice in sé, che ci ha permesso di validare l’interesse nei confronti del progetto anche da parte delle istituzioni, quanto per quello che ha confermato: che la direzione presa non era solo corretta, ma attesa dal settore. L’adesione entusiasta dei nostri partner e l’attenzione di media e operatori istituzionali ci hanno dato un segnale chiaro prima ancora di avere numeri di crescita commerciale a supporto.

E si è tradotto in qualcosa di concreto: da quel momento abbiamo ricevuto interesse diretto da investitori, aziende e consorzi che vogliono collaborare con Gnammus, il vero valore di quella giornata.

Alessandra D’Amato: Quali saranno le milestone più importanti che intendete raggiungere nei prossimi dodici mesi?

Marco Zanardi: Ci attendono passaggi molto concreti nei prossimi mesi, che segneranno l’evoluzione di Gnammus sia sul fronte prodotto che su quello di mercato.

Sul prodotto, stiamo lavorando su diverse direttrici, tra cui: l’introduzione dei gruppi per favorire la nascita di micro-community, la certificazione dei profili business per dare più fiducia e visibilità a ristoratori e produttori, l’estensione delle funzionalità AI per un’esperienza sempre più personalizzata e l’introduzione degli eventi, con la possibilità di estendere la community anche fuori dalla piattaforma e fornire nuovi servizi.

Sul mercato, l’obiettivo è duplice: continuare a far crescere la user base sia consumer che business in Italia e avviare l’espansione internazionale in tre mercati esteri. Stiamo anche concretizzando accordi di partnership con alcuni consorzi e associazioni, che attrarranno nuovi business certificati sulla piattaforma.

Alessandra D’Amato: Se tutto andrà secondo il piano, dove immaginate Gnammus tra cinque anni?

Marco Zanardi: Installato su centinaia di milioni di dispositivi e usato quotidianamente da milioni di business in tutto il mondo. Il nostro obiettivo è diventare la piattaforma Top of Mind per il Food & Beverage: che un utente voglia cercare un ristorante o condividerne l’esperienza, decidere cosa preparare per cena o che bottiglia aprire, pianificare la spesa settimanale o semplicemente svagarsi, deve trovare naturale aprire Gnammus.

Una piattaforma a disposizione di tutti: ristoratori, produttori, chef, consumatori, persone di culture e background diversissimi tra loro, trovano su Gnammus uno spazio comune dove parlano la stessa lingua, quella del cibo. Il nostro compito è togliere ogni frizione da questo incontro, lasciando solo il piacere: quello di scoprire, cucinare, condividere e fare business attorno a ciò che amiamo di più.

Alessandra D’Amato: Perché questo è il momento migliore per entrare nel capitale della società?

Marco Zanardi: Perché abbiamo appena superato la fase più rischiosa, quella di realizzazione, e siamo all’inizio di quella in cui il valore si costruisce più velocemente: la crescita.

Il prodotto è passato da MVP a inizio 2026, a beta test a maggio, fino al lancio ufficiale sugli store in occasione dell’evento al Senato. Da allora abbiamo i primi riscontri sul campo: feedback positivo da utenti e creator e interesse concreto da parte di diverse aziende. Non serve scommettere su un’idea, quella parte è conclusa.

Quello che abbiamo costruito non è un punto di arrivo, ma di partenza. Il mercato si sta muovendo esattamente nella direzione in cui abbiamo costruito Gnammus e ora è il momento di coglierne l’opportunità: la prossima fase è espansione della base utenti, partnership commerciali e ingresso in nuovi mercati, in parallelo al continuo affinamento della nostra AI proprietaria.

Resta, come in ogni startup, l’alea dell’investimento, ma crediamo che questo sia il momento con il miglior rapporto tra rischio e potenziale: il rischio tecnico è alle spalle, la crescita è ancora tutta davanti.

Alessandra D’Amato: Come saranno impiegati i prossimi investimenti? Quali saranno le priorità tra sviluppo prodotto, marketing e internazionalizzazione?

Marco Zanardi: I prossimi investimenti saranno allocati su tutti e tre i fronti, ma con una priorità chiara: i nostri piani prevedono che siano il prodotto, le partnership strategiche e il rapporto con le community esistenti a favorire la crescita.

Continueremo a sviluppare funzionalità che rendono Gnammus sempre più utile e indispensabile per chi lo usa, a costruire partnership e a farci conoscere. Riteniamo che un prodotto che trattiene chi arriva e che genera un solido passaparola ci farà crescere in modo duraturo, oltre che efficiente. In questo scenario, le campagne di marketing massimizzeranno la loro efficacia.

L’internazionalizzazione seguirà la stessa logica: non un’espansione a colpi di budget pubblicitario, ma mercato per mercato, appoggiandoci a partnership locali che ci diano credibilità e community già pronte ad accoglierci. Il risultato, una piattaforma che diventa punto di riferimento per il F&B, prima in Italia e poi a livello globale, sarà una conseguenza naturale di questo approccio, non l’obiettivo di una campagna di comunicazione miliardaria.

Alessandra D’Amato: Vorrei chiudere con una frase da completare. “Tra dieci anni saremo soddisfatti se Gnammus avrà…”

Marco Zanardi: …messo in contatto milioni di sconosciuti attraverso la passione per il cibo (dopo tutto è la mission aziendale: Recipes To Link People).

https://landing.gnammus.com


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 Alessandra D’Amato

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