Il nuovo lungomare di Nicotera: un progetto di qualità, ma ancora poco legato all’identità del luogo
La proposta progettuale per la riqualificazione del lungomare di Nicotera, risultata vincitrice del concorso di progetto, presenta indubbiamente diversi elementi di qualità e merita, nel suo complesso, una valutazione positiva. L’idea di fondo è quella di superare la concezione del lungomare come semplice infrastruttura viaria e di trasformarlo in un sistema di relazioni tra la città, la spiaggia e il mare. Il progetto, (oggettivamente condizionato dalle pre-esistenti strutture balneari) propone infatti una sequenza di spazi pubblici differenziati, organizzati intorno a quattro piazze, con funzioni dedicate alla socialità, alla cultura, agli eventi, alla pesca e alla fruizione del paesaggio. È un’impostazione contemporanea, che tende a restituire al fronte mare una pluralità di usi durante tutto l’anno e non soltanto nella stagione balneare. Particolarmente apprezzabile è l’attenzione riservata alla componente ambientale e paesaggistica. La proposta introduce interventi di depaving (ma perché non chiamarla de-pavimentazione?), superfici drenanti, sistemi di gestione naturale delle acque meteoriche, rinaturalizzazione dell’arenile e ricostituzione di sistemi dunali attraverso specie autoctone. La vegetazione, a partire dalle alberature esistenti, per fortuna tutte salvaguardate, viene utilizzata non come semplice elemento decorativo, ma come vera componente dell’infrastruttura paesaggistica, con funzioni di protezione costiera, regolazione microclimatica e incremento della biodiversità. Anche sotto il profilo della sostenibilità, il progetto presenta scelte condivisibili: il ricorso a materiali resistenti all’ambiente marino, il riutilizzo delle pavimentazioni esistenti, l’impiego di tecniche a secco e di elementi removibili, insieme alla possibilità di procedere per lotti indipendenti, rappresentano soluzioni coerenti con una progettazione attenta al ciclo di vita dell’opera e alla riduzione dei costi di manutenzione, fondamentale per la durata e la funzionalità di questa come di ogni altra opera pubblica . Quante di queste ne abbiamo infatti viste andare in malora proprio per l’impossibilità/incapacità di assicurarne un’adeguata manutenzione? Positiva appare inoltre la scelta di privilegiare la mobilità pedonale e ciclabile, riducendo la carreggiata carrabile e introducendo una pista ciclabile a doppio senso, attraversamenti rialzati e dispositivi di traffic calming (in italiano:moderazione del traffico). Allo stesso modo, l’accessibilità viene affrontata secondo un principio di inclusività, attraverso rampe e passerelle che consentono di raggiungere la spiaggia anche alle persone con ridotta mobilità. Sono dunque molte le ragioni per riconoscere al progetto una buona qualità complessiva. Proprio per questo, però, appare legittimo segnalare alcune questioni che avrebbero meritato una maggiore attenzione.
Un progetto ancora poco specifico rispetto all’identità di Nicotera
La prima riguarda il rapporto con l’identità del luogo. Il progetto è molto attento al paesaggio naturale, alla sostenibilità e alla qualità dello spazio pubblico, ma appare meno incisivo nel rapporto con la storia e la cultura specifica di Nicotera Marina. Come dire: molta testa e poco cuore.. La relazione progettuale parla di pescatori, di rimessaggio delle barche e di alcune funzioni legate alla vita della spiaggia, ma non sembra sviluppare fino in fondo il tema della memoria storica e culturale della comunità marinara. Manca, in particolare, una narrazione più riconoscibile del rapporto tra Nicotera e il mare: la storia della pesca, con le sue attività, le tradizioni marinare, le economie che per generazioni hanno ruotato intorno alla costa e, più in generale, quella cultura materiale e immateriale che distingue un luogo da un altro. È questo, forse, il limite più evidente della proposta: il progetto è fortemente caratterizzato dal punto di vista paesaggistico e ambientale, ma meno dal punto di vista identitario. Molto “cartolina” e poco “racconto”.Il rischio è che alcune delle soluzioni proposte — pur interessanti e contemporanee — possano essere trasferite, con adattamenti relativamente modesti, anche in altri waterfront mediterranei. Un lungomare, invece, dovrebbe essere anche il luogo nel quale una comunità riconosce se stessa. E anche vero però che i progettisti si sono dovuti muovere all’interno delle linee guida, alquanto rigide, predisposte insieme al bando dall’Area tecnica comunale; ed è massimamente a questa quindi che vanno imputate le omissioni e le carenze di cui abbiamo parlato.
Il tema della partecipazione
Carenze ed omissioni ancora più significative se si considera che, secondo quanto previsto dalla delibera comunale che ha dato avvio al concorso di progettazione, ( quest’ultimo ad onor del vero proposto e fortemente voluto all’epoca dal gruppo consiliare Movi@Vento) era prevista una forma di consultazione popolare preliminare. E il non averlo fatto ha costituito la perdita di un’occasione importante. La partecipazione dei cittadini non avrebbe dovuto necessariamente tradursi nella definizione delle soluzioni architettoniche — che spettano ai progettisti — ma avrebbe potuto fornire proprio quel patrimonio di conoscenze e di memorie indispensabile per costruire un progetto maggiormente radicato nel luogo. Chi vive a Nicotera, chi ha lavorato sul mare, chi appartiene alle famiglie della marineria, ma anche a quella dei contadini, degli artigiani, della cultura popolare, ha conosciuto personaggi memorabili, che hanno contribuito a costruire la storia e le storie del paese, e ognuno di essi avrebbe potuto mettere a disposizione dei progettisti fotografie, racconti e testimonianze, contribuendo a individuare quei caratteri identitari che difficilmente possono essere ricavati soltanto dall’analisi fisica del territorio. La consultazione avrebbe potuto dunque costituire il ponte tra la qualità contemporanea del progetto e la memoria della comunità.
Il problema dei parcheggi e del rapporto con il paese
Vi è poi una questione di carattere eminentemente urbanistico. La trasformazione del lungomare comporta una significativa riduzione della presenza della sosta automobilistica lungo il fronte mare, coerentemente con l’obiettivo di restituire spazio alla mobilità pedonale, ciclabile e alle nuove piazze. La scelta non può che essere condivisa sul piano urbanistico. Ma la sottrazione dei parcheggi deve necessariamente essere accompagnata da una strategia complessiva e alternativa di accessibilità. Ed è proprio su questo punto che la proposta, sempre per responsabilità delle linee guida contenute nel Documento preliminare dell’amministrazione, ha finito fatalmente col presentarsi lacunosa, risentendo tra l’altro dell’inooperatività dei principali strumenti di pianificazione (Piano strutturale comunale e Piano comunale di spiaggia) inspiegabilmente arenatisi nel loro iter da svariati anni, con la conseguenza che il progettista vincitore (al pari degli altri selezionati), pur lavorando molto bene sulla sezione del lungomare — dalla carreggiata alla pista ciclabile, dalla fascia vegetale alla spiaggia — non ha potuto sviluppare il problema del rapporto tra il waterfront e il sistema urbano retrostante. Occorreva pertanto – e occorrerà in tempi brevi – prevedere una vera politica della sosta. individuando nuove aree di parcheggio alle porte dell’abitato, preferibilmente integrate con sistemi di mobilità sostenibile e collegate al lungomare attraverso un servizio di navetta nei periodi di maggiore affluenza. In questo modo la scelta di liberare il fronte mare dalle automobili potrà diventare parte di una più ampia strategia urbana, anziché rimanere prevalentemente una trasformazione circoscritta all’asse costiero.
Un progetto che può essere ulteriormente migliorato e implementato
Le osservazioni critiche non riducono il valore complessivo della proposta. Al contrario, proprio perché il progetto presenta una solida impostazione paesaggistica, ambientale e funzionale, sarebbe auspicabile che nella sua attuazione potessero essere rafforzati quegli aspetti che oggi risultano meno sviluppati. Il nuovo lungomare potrebbe diventare non soltanto un luogo bello, sostenibile e accessibile, ma anche un luogo inequivocabilmente nicoterese. Per ottenere questo risultato occorrerebbe, ripetiamo, affiancare alla rinaturalizzazione dell’arenile una vera operazione di valorizzazione della memoria del luogo: la storia della pesca, le attività della marineria, le tradizioni, i mestieri, le testimonianze degli abitanti e il rapporto storico tra la città e il mare. A tale carenza sarebbe possibile rimediare in parte utilizzando i luoghi aperti e chiusi del progetto con la creazione di spazi museali, mostre fotografiche permanenti, film documentari ecc.; ma anche realizzando un percorso di murales per un’iconografia della memoria che dall’abitato porti al mare. Di recente, un qualcosa del genere ho avuto modo di apprezzarla a Briatico, dove i portoni, le finestre e i muri di alcuni vicoli sono diventate pagine delle storie dei personaggi locali più popolari.
In definitiva, la proposta appare come un progetto ambientalmente consapevole, paesaggisticamente evoluto e funzionalmente interessante. Il suo principale margine di miglioramento riguarda però la capacità di trasformare queste qualità generali in un progetto profondamente radicato nella storia e nell’identità di Nicotera. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di non costruire semplicemente un nuovo lungomare, ma di costruire il lungomare di Nicotera Marina. È una differenza apparentemente sottile, ma decisiva.
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