Più si avvicinano le elezioni governative a Tel Aviv, più la violenza contro i palestinesi sembra rappresentare uno vero e proprio stumento di propaganda politica del governo israeliano. Mentre vengono accelerati i piani di colonizzazione della Striscia di Gaza, anche grazie alla piena legittimazione e all’appoggio degli enti internazionali che avrebbero dovuto garantire il ritiro dell’IDF dall’enclave, in Cisgiordania è esplosa una nuova ondata di violenza contro i civili palestinesi. Nella sola giornata di ieri, 8 agosto, i media palestinesi hanno documentato raid e attacchi in tutta la regione, tra assalti ai villaggi, pestaggi di civili e uccisioni di decine di capi di bestiame. Secondo le organizzazioni palestinesi, che hanno contato oltre duemila attacchi solamente nell’ultimo mese, si tratta di una escalation senza precedenti, messa in campo sinergicamente da coloni ed esercito. Parallelamente, i progetti di colonizzazione del governo procedono senza sosta, con l’annuncio, in queste ore, di una gara d’appalto per la costruzione di oltre 600 alloggi destinati ai coloni nell’insediamento di Kochav Yaakov, a nord di Gerusalemme.
Una accelerata alla nuova ondata di violenza sembra averla scatenata quanto accaduto lo scorso 24 luglio, quando, nel corso di un raid di coloni israeliani nel villaggio di Tal, vicino Nablus, sono stati uccisi quattro palestinesi e due israeliani. Secondo quanto documentato da testimoni, intervistati dalla ONG Human Rights Watch (HRW), un gruppo di 40-50 coloni israeliani (bambini compresi) si è avvicinato al villaggio, attaccando con pietre le abitazioni e cercando di farvi irruzione. I soldati sarebbero arrivati poco dopo, evitando di intervenire fino a quando un palestinese è riuscito a disarmare un colono. A quel punto l’uomo è stato ucciso dall’esercito, mentre i coloni sparavano su altri tre palestinesi disarmati. Negli scontri sono stati uccisi anche due israeliani, ma non sarebbe chiaro chi ha esploso i colpi contro di loro. L’IDF ha dichiarato che i cittadini israeliani si stavano limitando a «passeggiare» nella zona, quando sono stati colpiti dai palestinesi. A seguito di quanto accaduto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha disposto, oltre alla distruzione delle case dei palestinesi coinvolti, un maggiore dispiegamento di forze militari in tutta la Cisgiordania, con nuovi posti di blocco, oltre alla creazione di nuove colonie e la regolarizzazione di quelle esistenti. Dal giorno degli scontri, le rappresaglie dei coloni si sono notevolmente intensificate.
Dal canto suo, HRW parla della necessità di un intervento «urgente» da parte della comunità internazionale, per evitare «atrocità di massa» e «porre fine al ruolo del governo israeliano nell’escalation delle rappresaglie». Al 19 luglio, infatti, erano almeno 68 i palestinesi uccisi in Cisgiordania, secondo l’OCHA (l’Ufficio ONU per gli Affari Umanitari), ai quali si sono aggiunte altre dieci persone uccise tra il 19 e il 24 luglio. Solamente nella giornata di ieri, 8 agosto, i media palestinesi hanno documentato decine di attacchi in tutta la Cisgiordania. Gruppi di coloni hanno dato alle fiamme alcune proprietà palestinesi nella zona di Wadi al-Rakhim, a Masafer Yatta, mentre le forze israeliane hanno massacrato decine di capi di bestiame a colpi di arma da fuoco. Sono state inoltre attaccate le abitazioni di Al-Taybeh, a est di Ramallah, e Beit Furik, a est di Nablus. Sempre nella giornata dell’8 agosto, coloni israeliani hanno effettuato un raid nella città di Qalqilya, impiegando anche gas lacrimogeni, e bloccato alcuni degli ingressi alla città di Hebron. Gruppi di coloni hanno fatto irruzione anche nella piana di Sahl Marj Sia’, a est di Ramallah, mentre alcuni video mostrano alcuni coloni picchiare un palestinese con l’aiuto di un soldato dell’IDF durante un raid in una moschera nei pressi di Idhna, a ovest di Hebron. Raid si sono verificati anche nei campi profughi di Al-Aroub e Qalandia, oltre che nei villaggi di Al-Mughyr, Abu Falah, Beit Ur Al-Tahta, Al-Minya e in diversi altri.
Secondo la Colonization and Wall Resistance Commission (CWRC), nel corso del solo mese di luglio gli attacchi contro i palestinesi in Cisgiordania sono stati oltre 2.200: 1.458 sono stati compiuti dall’esercito, i restanti (798) dai coloni. Numeri «record» e «senza precedenti» che, sostiene la Commissione, segnano una «chiara integrazione tra gli strumenti della forza militare e il terrorismo dei coloni», che esplicita l’intenzione di «smantellare» la capacità dei palestinesi di rimanere nelle loro terre. Si tratta non solo di violenze fisiche, ma anche dello sradicamento degli alberi, degli incendi nei campi e delle demolizioni delle abitazioni e delle strutture agricole, che colpiscono tanto il senso di sicurezza quanto le forme di sostentamento. Gli attacchi si sono concentrati in maniera particolare nella zona di Nablus, Hebron, Ramallah e al-Bireh, zone che stanno subendo «un’espansione coloniale accelerata».
È proprio di queste ultime ore, infatti, la notizia, diffusa dalla stessa CWRC, di una nuova gara d’appalto lanciata dall’Autorità Fondiaria Israeliana per la costruzione di 627 nuovi alloggi nella colonia illegale di Kochav Yaakov, situata nel Governatorato di Ramallah e Al-Bireh. Il piano per il bando, che scadrà il prossimo 30 novembre, è stato approvato dal governo il 27 aprile 2025, passando ora ora dalla fase di pianificazione a quella di realizzazione. Il progetto, riporta il quotidiano palestinese Wafa, è particolarmente rilevante per la sua ubicazione, tra la parte settentrionale di Gerusalemme e le città di Ramallah e Al-Bireh. La costruzione delle nuove abitazioni, infatti, «amplierà l’impronta urbana della colonia» e «rafforzerà i suoi collegamenti con la rete circostante di colonie e strade», aggravando «la separazione tra Gerusalemme e i sui dintorni palestinesi da un lato, e con il Governatorato di Ramallah e Al-Bireh dall’altro».
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Valeria Casolaro
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