La manifestazione culturale si terrà l’11 e 12 luglio nella piazza panoramica di Borgotufi. Nel corso della conferenza stampa a Isernia svelata anche la nuova identità visiva del borgo
ISERNIA. Quando la cultura smette di essere evento e diventa processo, i borghi tornano a vivere. È quello che accade a Castel del Giudice, dove ogni iniziativa è frammento consapevole di un prisma dalle molteplici sfaccettature, in continua evoluzione. Il programma e le iniziative della quarta edizione di ‘Radicalmente Festival’ sono stati presentati dall’amministrazione comunale e dagli organizzatori oggi, 5 giugno, durante la conferenza stampa svoltasi nella Sala Gialla della Provincia di Isernia.
Il giornalista e conduttore televisivo Domenico Iannacone, la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio, la storica e conduttrice televisiva Michela Ponzani, lo scrittore, politico e poeta Nichi Vendola, la scrittrice Giulia della Cioppa, l’ex calciatore Billy Costacurta e il tennista Vittorio Rubino sono solo alcuni dei nomi che calcheranno il palcoscenico della rassegna, diretta da Luciana Petrocelli e promossa dal Centro Studi Casa Frezza con il Comune di Castel del Giudice e vari partner. Due giornate che, l’11 e 12 luglio 2026, trasformeranno il borgo simbolo di rigenerazione urbana, culturale e sostenibile delle aree interne dell’Appennino in un laboratorio vivo di riflessione sui temi portanti della contemporaneità. Tra i momenti salienti ci saranno i ‘Radical talk’, incontri con gli autori e i loro libri, ma ci sarà spazio anche per la musica, con il concerto di Filippo Graziani, e per diverse attività collaterali, come le letture sceniche e la postazione podcast permanente a cura del Teatro Italo Argentino di Agnone, i laboratori di calligrafia, le mostre fotografiche e di fumetto, il face painting e le attività per bambini. Le chiacchierate, inoltre, saranno allietate dallo street food del territorio. La piazza panoramica dell’albergo diffuso Borgotufi accoglierà il pubblico per celebrare la bellezza del pensiero che risveglia e scuote le coscienze, offrendo una visione che privilegia il rumore al silenzio dell’accettazione. Un concetto che ben si inserisce nel grande processo di rigenerazione in atto sul territorio, sulla scorta delle azioni messe in campo con il progetto ‘Castel del Giudice Centro di (Ri)generazione dell’Appennino’, con il quale il Comune ha vinto il Bando Borghi, Linea A del PNRR.
Ad introdurre la presentazione del festival è stato Lino Gentile, sindaco di Castel del Giudice, che ha posto l’accento sul valore strategico della cultura come elemento costitutivo dello sviluppo territoriale, infrastruttura viva di una comunità che vuole riconoscersi, narrarsi e proiettarsi nel futuro. Come ha sottolineato la direttrice artistica Luciana Petrocelli, la rassegna nasce nelle aree interne, dove la distanza dai centri del potere culturale diventa spazio di libertà e possibilità. “Radicalmente” “è la filosofia dell’evento: un avverbio che unisce la parola latina “radix” (radice) con “mente” invitando a una riflessione profonda sui temi della contemporaneità, “risalendo ai nuclei concettuali più puri, alla radice delle cose” spiega la direttrice.
A portare il discorso sul piano della concretezza operativa è stata l’ingegner Rosita Levrieri, Responsabile Unico del Procedimento del progetto ‘Castel del Giudice Centro di (Ri)Generazione dell’Appennino’, che ha citato il lavoro in corso per la costituzione di una Fondazione di Partecipazione. Con lei Elisabetta Gizzi, ingegnera dell’Ufficio di Rigenerazione, che con tutto il team sta lavorando alla creazione di uno strumento giuridico, ma prima ancora culturale: il tentativo di istituzionalizzare lo spirito stesso della rigenerazione, traducendo in forma stabile e condivisa ciò che il PNRR ha contribuito ad avviare. Una struttura pensata per tenere insieme soggetti pubblici, privati e comunità locale, affinché il processo di rinascita del borgo non resti legato alla stagione di un finanziamento, ma diventi patrimonio collettivo e permanente. La rigenerazione, quella che mette radici, si misura sulla capacità di continuare a produrre valore quando i fondi straordinari sono esauriti. Valore economico, attraverso l’attrazione di nuovi residenti, imprese culturali e turismo di qualità, ma anche valore sociale e culturale: comunità che si riconoscono in un progetto comune, competenze che restano sul territorio, relazioni che sopravvivono ai cicli della politica e dell’amministrazione.
La rigenerazione, a Castel del Giudice, passa anche attraverso il segno. Non solo nella trasformazione urbana e nei progetti culturali che ridisegnano le aree interne, ma anche nel modo in cui tutto questo si racconta e si rende visibile. È in questa prospettiva che si inserisce la nuova visual identity del borgo, illustrata dalla graphic designer Michela Lombardi. Un restyling ispirato al cubismo moderno, in cui lo sfaccettato e la sfumatura si aprono alle idee di pluralità e condivisione. Grazie al contributo fotografico di Emanuele Scocchera, il restyling ha puntato sul radicamento dell’esperienza vissuta da chi abita, attraversa e vive il territorio, andando a rafforzare la componente emozionale. Sul piano formale, il segno distintivo del nuovo sistema visivo è la combinazione di elementi geometrici inscritti in un cerchio. Il cerchio è figura del senso di comunità, dell’abbraccio, della continuità ciclica e dell’evoluzione incessante. Al suo interno, il passaggio della luce e la modulazione dei colori diventano simbolo della pluralità: non un’identità univoca, ma un prisma di sfumature che si trasformano a seconda del contesto e dello sguardo, e che diventano parte di un processo di comunicazione territoriale che dà voce visiva alla sistematicità. Il volto visibile di una rigenerazione che si esprime a tutto tondo.
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Pietro
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