Addio Google a Bruxelles, il Parlamento europeo passa a Qwant


Attualità

di Marzio Amoroso

Il Parlamento europeo ha sostituito Google con Qwant come motore di ricerca predefinito sui computer interni. In particolare sui browser Microsoft Edge e Mozilla Firefox utilizzati da deputati, assistenti e funzionari. Non si tratta di un bando, chi lavora a Bruxelles potrà comunque modificare le impostazioni e tornare a Google o ad altri motori. Ma il segnale politico è chiarissimo, l’istituzione simbolo dell’Unione Europea sceglie un’alternativa europea e privacy first al colosso statunitense. La decisione arriva dopo mesi di pressioni interne per ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme americane. Il cambio di motore di ricerca è una mossa apparentemente tecnica, ma in realtà è un tassello di una strategia molto più ampia.

Sovranità digitale e privacy la strategia di Bruxelles

Il Parlamento europeo lega esplicitamente la scelta di Qwant alla tutela dei dati personali e alla volontà di rafforzare gli strumenti digitali europei. Qwant è un motore di ricerca francese che si presenta come rispettoso della privacy. Niente profilazione degli utenti, niente tracciamento invasivo, niente rivendita dei dati a terzi, pubblicità limitata e contestuale. In parallelo, le istituzioni europee stanno lavorando a un pacchetto di iniziative per ridurre la dipendenza da fornitori extra UE in settori chiave come cloud, software, intelligenza artificiale e infrastrutture critiche. Il passaggio da Google a Qwant viene quindi presentato come un primo passo concreto, visibile e facilmente comprensibile anche all’opinione pubblica.

Qwant, l’alternativa europea a Google

Qwant è nato con l’obiettivo dichiarato di offrire un motore di ricerca europeo, con server in Europa e un modello di business basato su pubblicità non personalizzata. Per anni ha fatto affidamento anche su infrastrutture e indici di ricerca esterni. Oggi punta a costruire un ecosistema più autonomo, in collaborazione con altri attori europei. Per gli utenti del Parlamento europeo, il cambiamento sarà soprattutto di abitudine. Digitando una parola chiave nella barra degli indirizzi, i risultati non arriveranno più da Google ma da Qwant. Dal punto di vista dell’usabilità, l’istituzione scommette sul fatto che la qualità dei risultati sia ormai sufficiente a reggere il confronto per la maggior parte delle ricerche quotidiane.

Il nodo sicurezza

Dietro la retorica sulla sovranità digitale c’è un tema che interessa molto da vicino i servizi di intelligence europei, il controllo sui dati sensibili. Da anni gli apparati di sicurezza mettono in guardia contro l’eccessiva dipendenza da infrastrutture e software soggetti a legislazioni straniere, in particolare statunitensi. Il timore è duplice. Da un lato, le norme come il CLOUD Act consentono alle autorità USA di chiedere accesso a dati detenuti da aziende americane, anche se fisicamente conservati in Europa, dall’altro, la concentrazione di servizi critici nelle mani di pochi gruppi extra UE viene percepita come una vulnerabilità strategica in un contesto di crescente tensione geopolitica. In questo quadro, il passaggio del Parlamento europeo a un motore di ricerca europeo viene letto, negli ambienti della sicurezza, come un segnale di allineamento alle raccomandazioni che da tempo invitano le istituzioni a ridurre l’esposizione a fornitori esteri per le funzioni più sensibili. Non è una rivoluzione, ma è un precedente, se lo fa il Parlamento, la stessa logica può essere estesa in futuro ad altri servizi digitali usati da governi, agenzie e forze armate.

Un gesto simbolico, ma non solo

Il cambio di motore di ricerca non abbatte da solo il dominio tecnologico delle big tech americane, né risolve tutte le criticità legate alla sicurezza dei dati. I sistemi operativi, le suite d’ufficio, gli smartphone e molte piattaforme cloud utilizzate dalle istituzioni europee restano in larga parte di origine statunitense. Eppure, proprio per la sua semplicità, la scelta di Qwant ha un forte valore comunicativo, mostra che esistono alternative europee, che possono essere adottate a livello istituzionale, e che la combinazione tra privacy, sovranità digitale e sicurezza nazionale non è più un tema da addetti ai lavori, ma entra nelle impostazioni predefinite dei computer di Bruxelles. Per Google è un segnale d’allarme politico più che economico, per Qwant è una vetrina senza precedenti. Per i servizi segreti europei, è un piccolo ma significativo passo nella direzione che chiedono da anni, riportare almeno una parte del controllo dei dati strategici dentro i confini, giuridici e tecnologici, dell’Unione.


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