Nuova regolamentazione per i fondi che integrano il Ssn – Il Giornale delle Previdenza dei medici e degli odontoiatri


Dopo oltre 15 anni di attesa, con l’articolo 29 del decreto-legge sul Pnrr è stato finalmente realizzato un importante passo avanti verso una maggiore regolamentazione dei fondi sanitari integrativi.

Alla luce del consolidamento che ne conseguirà, appare necessario chiarire cosa sottendono i vari interventi proposti a favore o integrazione della sanità pubblica universalistica, caratterizzata dal Servizio sanitario nazionale.

 

SANITÀ INTEGRATIVA O SOSTITUTIVA

Nel tempo si è generata una grande confusione nell’utilizzo degli aggettivi integrativo (prestazioni extra-Lea o extra Sistema di protezione sociale), sostitutivo (stesse prestazioni di entrambi i sistemi), sociosanitario (che eroga prestazioni sociali a valenza sanitaria, sanitarie a valenza sociale, sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria).

La sanità integrativa è una forma di assistenza sanitaria privata:
• alla quale lo Stato ricorre per garantire ai cittadini gratuitamente le coperture sanitarie dovute per legge (Lea);
• essa in genere è regolata per mezzo delle convenzioni;
• le convenzioni sono subordinate al rispetto di criteri definiti di accreditamento, per mezzo dei quali il cittadino è curato come se fosse curato sostanzialmente in un servizio pubblico.

La sanità sostitutiva è anch’essa una forma di assistenza privata:
• alla quale però il cittadino ricorre a pagamento in alternativa al servizio pubblico,
• e per mezzo della quale sempre il cittadino sostituisce la tutela garantita dalla sanità pubblica con l’assistenza sanitaria garantita dal privato.

La sanità sostitutiva, a sua volta, si avvale di intermediari finanziari quali le mutue, i fondi sanitari, le assicurazioni sanitarie, il terzo settore.

Essa, alla fine, funziona come quel sistema che una volta si chiamava “assistenza indiretta”, dove il cittadino riceve dei rimborsi dal proprio intermediario finanziario per le prestazioni di cui fruisce o riceve da esso direttamente le prestazioni per mezzo di propri servizi.

 

FONDI SANITARI SENZA CONTROLLO

Nonostante gli iscritti siano ormai più di 17 milioni e i fondi sanitari oltre 324 (un numero enorme), da noi non esiste alcun controllo. I fondi non hanno alcun obbligo di trasparenza nei confronti degli iscritti. Non pubblicano i bilanci. I siti web, quando ci sono, risultano carenti.

Non si conoscono i costi di gestione che, in alcuni casi, potrebbero essere addirittura superiori al 30 per cento di tutte le contribuzioni e gli amministratori non hanno obblighi di professionalità e onorabilità.

L’unica fonte di informazione pubblica è, ed è stata, l’Anagrafe dei fondi sanitari operativa presso il Ministero della Salute, i cui ultimi dati risalgono però all’anno fiscale 2022. Anagrafe che ovviamente non svolge alcun controllo né preventivo né consuntivo, limitandosi a iscrivere i fondi sanitari che ne fanno richiesta.

 

LA NUOVA REGOLAMENTAZIONE

Finalmente, dopo oltre 15 anni di attesa, con l’articolo 29 del decreto-legge sul Pnrr viene finalmente realizzato un importante passo avanti verso una maggiore regolamentazione dei fondi sanitari integrativi: si introduce la vigilanza sui fondi sanitari assegnata alla Covip che, vigilando già in modo molto positivo sui fondi pensione, diverrà l’authority del welfare complementare e integrativo.

Altra novità è rappresentata dalla definizione di una serie di attività a tutela degli aderenti come l’obbligo di informare gli iscritti su tutte le attività attraverso la pubblicazione dei bilanci, le comunicazioni e le notizie riguardanti entrate contributive, su di uscite per prestazioni, saldi di gestione e patrimonio.

 

UN SECONDO PILASTRO IN SANITÀ

Questo “secondo pilastro” dovrà fornire una copertura integrativa per una serie di prestazioni che oggi risultano particolarmente critiche, in termini di accesso e continuità. Si tratta quindi di un procedimento che mirerebbe a rafforzare l’integrazione tra pubblico e privato, potenziando la tutela delle fasce più fragili della popolazione attraverso un modello sostenibile, costruito su base mutualistica e previdenziale.

La direzione è chiara: una sanità integrativa più inclusiva, capace di affiancare il Servizio sanitario nazionale senza sostituirlo, con un’attenzione particolare a quelle esigenze che emergono con l’invecchiamento e la cronicizzazione delle condizioni di salute.

Basti pensare che nel 2024 gli italiani hanno speso direttamente di tasca propria (la cosiddetta spesa out of pocket) 45,4 miliardi di euro per visite, esami e ricoveri. Cifra che si somma ai 6,8 miliardi di contributi versati ai fondi sanitari per un totale di spesa privata di oltre 52 miliardi, cui vanno sommati i 138,5 miliardi di spesa per la sanità pubblica.

In totale, fanno 190 miliardi che, inevitabilmente, sono destinati a crescere perché l’Italia è il Paese europeo con la maggiore percentuale di ultra65enni e ultra80enni sul totale della popolazione. Le persone con più di 65 anni sono ormai il 25 per cento della popolazione italiana, pari a oltre 14 milioni, mentre gli over 80 sono il 7,7 per cento pari a 4,54 milioni; di questi ben 22.652 sono ultracentenari e in continuo aumento.

 

SPESA OUT-OF-POCKET ELEVATA

In un quadro internazionale in cui la media Ocse e Ue della spesa out-of-pocket si attesta sui 906 dollari pro capite, l’Italia è a quota 1.115 con una differenza di 209 dollari.

Secondo i dati Istat-Sha, le principali voci di spesa sanitaria delle famiglie italiane includono l’assistenza sanitaria per cura (comprese le prestazioni odontoiatriche) e riabilitazione, che rappresenta il 44,6 per cento del totale (18,1 miliardi). Seguono i prodotti farmaceutici e apparecchi terapeutici (36,9 per cento, pari a 15 miliardi) e l’assistenza a lungo termine (Ltc) che assorbe il 10,9 per cento della spesa complessiva, per un totale di 4,4 miliardi.

 

AUMENTA LA DOMANDA

Un altro elemento importante emerso da tenere in considerazione è che con l’indebolimento del Servizio sanitario nazionale molti cittadini stanno spostando la domanda di prestazioni verso i fondi sanitari integrativi, che ovviamente però non possono aumentare le quote di iscrizione dei propri iscritti.

Si dovrà, pertanto, garantire, a tutti gli iscritti, la stessa deducibilità dei contributi versati, superando l’attuale e poco costituzionale sistema che prevede la deducibilità fino a 3.615,20 euro l’anno, in gran parte non utilizzata, per i fondi contrattuali e la detraibilità pari al 19 per cento di 1.300 euro l’anno per le altre categorie di lavoratori non contrattualizzati, autonomi e liberi professionisti.

Claudio Testuzza




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Claudio Testuzza

Source link

Di