Alla fine, è accaduto. La premier (e leader di Fratelli d’Italia) Giorgia Meloni, ha “rotto” il silenzio su Roberto Vannacci.
Per la prima volta, dunque, la premier non solo ha parlato di Vannacci e Futuro Nazionale (che proprio oggi e domani, sabato 13 e domenica 14 giugno 2026, nasce ufficialmente a Roma), ma ha anche riservato loro in Parlamento un vero e proprio attacco:
“Siamo noi la vera destra”.
Per mesi il rapporto tra il Governo e l’area politica riconducibile a Roberto Vannacci era rimasto sullo sfondo, tra prudenza e silenzi.
Meloni versus Vannacci, cosa è accaduto in Aula
Ora, però, qualcosa sembra essere cambiato.
Durante il dibattito parlamentare in vista del prossimo G7 e del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato il primo affondo politico diretto nei confronti di Futuro Nazionale, il movimento guidato dal generale.
L’intervento è arrivato durante la replica alle osservazioni formulate dal deputato Emanuele Pozzolo, ex FdI.
Pur senza citare esplicitamente Vannacci, il riferimento è apparso chiaro.
Meloni ha rivendicato l’azione del Governo ricordando che l’Esecutivo sta portando avanti gli impegni contenuti nel programma con cui il centrodestra si è presentato agli elettori.
La premier ha poi sottolineato come alcuni parlamentari oggi confluiti nell’orbita di Futuro Nazionale siano stati eletti nelle liste della coalizione di Governo, evidenziando che in diverse occasioni hanno votato contro la fiducia all’Esecutivo.
Un comportamento che, secondo Meloni, li ha di fatto collocati sulle stesse posizioni delle opposizioni parlamentari.
L’intervento di Meloni, chi è la “vera destra”
Da qui il passaggio più politico del suo intervento.
Vannacci su La7 dalla Gruber aveva infatti precisato:
“Non sono di estrema destra, mi definisco di destra autentica”
La presidente del Consiglio ha respinto la narrazione di “vera destra”, sostenendo che una forza realmente appartenente a quell’area non dovrebbe contribuire a indebolire un governo di Centrodestra.

E appunto Meloni ha ricordato le sei volte in cui i parlamentari confluiti in Futuro Nazionale hanno votato con il Centrosinistra.
Le parole della premier hanno provocato una reazione immediata tra i parlamentari vicini a Vannacci, che hanno lasciato l’Aula al termine della seduta.
Un gesto interpretato da molti osservatori come il segnale di un irrigidimento dei rapporti tra Palazzo Chigi e il nuovo soggetto politico.
Uno scontro ad alta tensione con un occhio ai sondaggi
Lo scontro assume particolare rilievo perché arriva dopo una lunga fase in cui sia Fratelli d’Italia sia la Lega avevano evitato attacchi frontali nei confronti del generale.
Una strategia dettata anche dalla volontà di non alimentare ulteriormente la visibilità di una formazione che, secondo diversi sondaggi, starebbe consolidando il proprio consenso.
Proprio la crescita elettorale di Futuro Nazionale (in questi giorni dato al 4,8%) rappresenta uno degli elementi che più preoccupano gli equilibri del Centrodestra.
In alcuni scenari ipotizzati dagli analisti politici, il nuovo movimento potrebbe arrivare a contendere spazio infatti soprattutto alla Lega, modificando i rapporti di forza all’interno della coalizione.
Come si “legge” l’intervento della premier
L’intervento di Meloni può quindi essere letto anche come un tentativo di delimitare il perimetro politico della maggioranza e di chiarire al proprio elettorato la distanza tra il governo e il progetto di Vannacci.
Una scelta che segna il passaggio dalla cautela alla contrapposizione aperta.
Resta da capire quali effetti avrà questa strategia.
Le prossime rilevazioni offriranno una prima indicazione sulla reazione degli elettori di Centrodestra.
Nel frattempo, nonostante le tensioni, il quadro resta fluido: alle prossime elezioni politiche manca ancora tempo e non può essere esclusa una futura ricomposizione dei rapporti.
Addirittura c’è chi ipotizza, come Giuseppe Cruciani a Radio24, un ticket Meloni-Vannacci, ma oggettivamente sembra fantapolitica.
Fatto sta che l’eventuale ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione di Governo aprirebbe però interrogativi non secondari, soprattutto sul fronte degli equilibri interni e della convivenza con le componenti più moderate del Centrodestra, a partire da Forza Italia.
Tra moglie e marito non mettere…Vannacci, lo strano caso di Vigevano
Nel frattempo, tra moglie e marito, verrebbe da dire… non mettere Vannacci.
Quanto sta accadendo in queste ore a Vigevano, in provincia di Pavia, Lombardia, è infatti decisamente curioso.
Nella cittadina famosa per l’eccellenza delle sue calzature e reduce dal voto alle Comunali (proprio con il clamoroso exploit della lista di Futuro Nazionale), si registra infatti una novità politica che coinvolge la famiglia dell’ex sindaco Andrea Ceffa.
La moglie, Barbara Pazzaglia ha infatti deciso di impegnarsi nel movimento Futuro Nazionale, assumendo un ruolo di riferimento all’interno di un nuovo circolo cittadino.
Una scelta che segna una differenza di percorso rispetto al marito, che ha confermato invece la propria appartenenza alla Lega.
Nonostante la diversa collocazione politica, entrambi hanno escluso che la decisione possa avere conseguenze sul piano personale, tanto per intenderci del loro… matrimonio.
Pazzaglia ha spiegato di aver aderito al progetto perché ne condivide alcune posizioni, facendo riferimento in particolare al tema del rispetto delle regole e alla necessità di una maggiore partecipazione nelle decisioni politiche.
Ceffa, dal canto suo, ha sottolineato come la moglie abbia scelto liberamente di intraprendere questa esperienza e ribadisce di non avere alcuna intenzione di ostacolarla.
E intanto tra i riformisti del Pd, Onorato presenta un altro progetto
Nel frattempo, qualcosa si muove anche alla… Destra del Centrosinistra. Anche se in realtà questa collocazione è tutta da verificare, nonostante gli indizi forniti dal promotore, Alessandro Onorato:
“Per tutti quelli che dicono che siamo la destra della sinistra, non è male…Portiamo in dote al Centrosinistra una ventata di freschezza”.
Fatto sta che l’offerta progressista si allarga. E’ infatti ufficialmente il partito degli amministratori.
Il movimento dei civici, fondato dell’assessore capitolino Alessandro Onorato, è diventato un partito.

Una rete in tutta Italia con 400 comitati, 685 amministratori.
Una buona parte oggi erano all’evento di lancio del nuovo partito. Progetto Civico Italia.
Chi c’era (quasi tutti), chi non c’era, la mission del progetto
Al battesimo della nuova “creatura” di Onorato, erano presenti Elly Schlein, Giuseppe Conte, Riccardo Magi, Enzo Maraio e poi Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (in collegamento).
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha aperto la kermesse con un saluto, con mezzo Pd romano in platea.
C’era anche il sindaco di Napoli e presidente Anci, Gaetano Manfredi.
Mancava invece il “guru” dei dem, Goffredo Bettini, indisposto, mentre tra gli invitati spiccava l’assenza di Matteo Renzi, ufficialmente fuori Roma, nella realtà pare impegnato a tessere tele per un altro ulteriore progetto centrista nel Centrosinistra.
Sulla mission del progetto, Onorato ha commentato:
“Ci hanno detto che siamo un’operazione di palazzo, un esperimento da laboratorio. Come a intendere che non portiamo voti. Ma che ne sanno dell’ebrezza democratica di prendere una preferenza? Di cosa vuol dire essere scelto dai cittadini e non dalla capacità di servire e adulare il leader di turno? Meloni vuole il leader solitario. È un dovere morale restituire a 51 milioni di elettori italiani di poter scegliere chi mandare in Parlamento”.
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Luigi Costanzo
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