la letteratura interroga natura, crisi ecologica e futuro



Si è concluso a Pavia il convegno annuale della MOD – Società italiana per lo studio della modernità letteraria, presieduta da Marina Paino, professoressa ordinaria di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Catania, e con segretario Niccolò Scaffai, ordinario di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Siena. L’appuntamento rappresenta uno dei momenti più significativi per gli studiosi della letteratura italiana moderna e contemporanea. Il tema scelto per l’edizione 2026, In-Natura. Viventi, paesaggi, ecologie nella modernità letteraria, ha posto al centro del dibattito una questione di grande attualità: il rapporto tra letteratura, ambiente, viventi, paesaggio e trasformazioni del mondo contemporaneo.

Per tre giorni, dall’11 al 13 giugno, l’Università di Pavia ha ospitato docenti, ricercatori, studiosi e insegnanti provenienti da diverse realtà accademiche e scolastiche. Il convegno annuale MOD rappresenta da anni un luogo importante di confronto scientifico, perché consente di misurare lo stato degli studi sulla modernità letteraria, di aprire nuove prospettive critiche e di mettere in dialogo l’università con la scuola, la ricerca con la didattica, la riflessione teorica con le domande del presente.

Il titolo del convegno indicava già una direzione precisa. La natura non è stata considerata come semplice sfondo della rappresentazione letteraria, né come elemento decorativo del testo, ma come presenza complessa, problematica, spesso ferita, attraverso cui leggere la modernità. Parlare di “viventi”, “paesaggi” ed “ecologie” significa infatti interrogare il modo in cui la letteratura ha rappresentato il rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale, con gli animali, con il territorio, con le trasformazioni prodotte dalla tecnica, dall’industrializzazione, dal progresso e dalle crisi del mondo contemporaneo.

Il programma ha confermato la ricchezza del tema. Dopo l’apertura dei lavori, la prolusione di Niccolò Scaffai su Letteratura e ecologia nel Novecento ha offerto una cornice particolarmente autorevole al convegno. Scaffai, infatti, è tra gli studiosi che più hanno contribuito in Italia a definire il rapporto tra letteratura ed ecologia, anche attraverso saggi e lavori come Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione narrativa e Racconti del pianeta Terra. La sua riflessione ha permesso di collocare il tema ambientale non solo sul piano dei contenuti, ma anche su quello delle forme narrative, dei linguaggi e delle strutture simboliche attraverso cui la letteratura rappresenta il rapporto tra umano e non umano.

Il convegno ha poi ospitato una tavola rotonda interdisciplinare dedicata a Viventi, paesaggi, ecologie tra letteratura e scienze umane, con interventi capaci di mettere in relazione la letteratura con la storia, l’architettura, la storia della scienza e la poesia. Nei giorni successivi le relazioni plenarie e le numerose sessioni parallele hanno attraversato autori, opere e questioni decisive: da Leopardi a Elsa Morante, da Andrea Zanzotto a Italo Calvino, da Paolo Volponi a Gianni Celati, fino alle riflessioni sull’Antropocene, sull’apocalisse, sulle forme del non umano, sulle distopie, sui paesaggi post-apocalittici e sulle nuove ecologie del testo.

Particolarmente significativa, nella mattinata conclusiva di sabato 13 giugno, è stata la relazione di Carla Benedetti, La letteratura vista dall’Antropocene. Benedetti è una studiosa centrale per questi temi e il suo volume La letteratura ci salverà dall’estinzione ha contribuito a riportare con forza la questione ecologica dentro il discorso letterario, mostrando come la letteratura possa ancora incidere sull’immaginazione collettiva e sulla capacità di pensare il futuro. Nella stessa sessione sono intervenuti anche Daniele M. Pegorari, con una relazione sulla poesia creaturale nel Novecento italiano, e Giuseppe Palazzolo, con un intervento sugli usi e le figure dell’Apocalisse nella letteratura contemporanea.

La rilevanza del convegno sta proprio in questo: avere mostrato come la letteratura moderna e contemporanea non sia un sapere chiuso in se stesso, ma uno strumento per comprendere le trasformazioni profonde del nostro tempo. La crisi ecologica, il mutamento dei paesaggi, la fine dell’antropocentrismo, il rapporto tra umano e non umano, la responsabilità verso il futuro non appartengono soltanto al linguaggio della scienza o della politica. Attraversano anche la letteratura, che da sempre dà forma alle paure, alle contraddizioni e alle possibilità dell’esperienza umana.

In questa prospettiva il tema del convegno appare particolarmente significativo. In un’epoca segnata dalla crisi climatica, dalla perdita di biodiversità, dalla trasformazione degli ambienti naturali e dalla crescente presenza della tecnologia nella vita quotidiana, tornare ai testi letterari significa interrogare le immagini, i linguaggi e le narrazioni con cui l’uomo ha pensato il proprio posto nel mondo. La modernità letteraria, da questo punto di vista, si rivela un osservatorio privilegiato: racconta il progresso e insieme le sue ombre, l’espansione della tecnica e i suoi rischi, il desiderio di dominio sulla natura e la fragilità che ne deriva.

Un aspetto importante del convegno è stato anche il dialogo con la scuola secondaria. Nel Panel 14, dedicato agli Elementi (in)naturali nel testo letterario e ai percorsi didattici per la scuola, è stato presentato anche un contributo proveniente dal Liceo “Domenico Colao” di Vibo Valentia. L’intervento di Chiara Marasco, referente MOD scuola Calabria, ha proposto un percorso didattico tra Svevo e Giuseppe Berto, mettendo a confronto l’ultima pagina della Coscienza di Zeno e le ultime pagine della Fantarca.

Il nucleo della proposta era il tema della catastrofe, non intesa come semplice immagine spettacolare della fine, ma come forma di pensiero capace di rivelare le contraddizioni della modernità. Nel finale della Coscienza di Zeno, Svevo immagina una deflagrazione conclusiva che riporta la Terra alla condizione di nebulosa, liberandola dai suoi “parassiti” e dalle sue “malattie”. In Berto, invece, la catastrofe diventa racconto di sopravvivenza: la vecchia astronave della Fantarca, partita con i superstiti calabresi, ritorna faticosamente sulla Terra, dove un ramoscello d’olivo “verde, fresco, appena nato” diventa fragile segno di rinascita.

Il percorso didattico ha mostrato anche come l’intelligenza artificiale e il metaverso possano essere utilizzati nella scuola non come semplici effetti speciali, ma come strumenti critici, capaci di riattivare l’immaginazione degli studenti e di avvicinarli ai testi. La tecnologia, in questo caso, non sostituisce la lettura: nasce dalla lettura e ad essa ritorna. Video generati con intelligenza artificiale e ambienti virtuali immersivi diventano occasioni per interrogare il rapporto tra autore, voce, simulazione, memoria, responsabilità e interpretazione.

La presenza di un’esperienza didattica calabrese all’interno di un convegno nazionale di tale rilievo conferma l’importanza del rapporto tra ricerca universitaria e scuola. La letteratura, infatti, continua a vivere pienamente solo quando diventa patrimonio condiviso, quando entra nelle aule, quando aiuta gli studenti a leggere il presente attraverso la complessità dei testi.

Il convegno MOD di Pavia ha lasciato dunque un messaggio chiaro: studiare la modernità letteraria significa anche interrogare il futuro. I testi non offrono risposte facili, ma insegnano a formulare domande necessarie. Che cosa accade quando la tecnica supera la responsabilità morale dell’uomo? Che cosa resta del mondo quando il progresso si rovescia in minaccia? È ancora possibile immaginare una forma di abitabilità dopo la catastrofe?

Sono domande che riguardano la letteratura, ma anche la scuola, la cittadinanza e la vita collettiva. Ed è proprio in questa capacità di tenere insieme studio, responsabilità e immaginazione che il convegno annuale MOD conferma il suo valore: non solo come appuntamento accademico, ma come spazio di riflessione civile sulla modernità e sulle sue sfide.


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