Il Parlamento Europeo ha votato il primo via libera all’euro digitale


La Commissione Affari economici del Parlamento europeo ha approvato l’introduzione dell’euro digitale. Il testo, che punta a creare una moneta digitale sotto la gestione della Banca Centrale Europea (BCE), passa dunque al vaglio dell’Assemblea plenaria. La nuova moneta unica affiancherebbe quella fisica attualmente in circolazione, essendo pienamente convertibile in essa. Il denaro digitale andrebbe caricato su una carta apposita, costituendo un portafoglio alternativo agli attuali circuiti dominati dalle statunitensi Visa, Mastercard e PayPal. L’obiettivo dell’UE è diffondere la nuova moneta entro il 2029. Dopo l’eventuale accordo tra Parlamento e Consiglio, la BCE sarà incaricata di elaborare raccomandazioni sull’emissione della moneta, sui limiti di possesso e prelievo, sulla costruzione della sua infrastruttura e sulle misure di mitigazione dei rischi.

Cosa contiene la proposta

La proposta per introdurre l’euro digitale è stata approvata ieri dalla Commissione parlamentare (da non confondere con la Commissione Europea, l’esecutivo europeo) con 43 voti favorevoli, 14 contrari e 1 astensione. Essa era comparsa sui banchi della Commissione parlamentare nel 2023, su iniziativa dell’esecutivo europeo. All’epoca, l’esecutivo UE spiegava che l’euro digitale «funzionerebbe come un portafoglio digitale» a cui singoli individui e imprese avrebbero accesso «in qualsiasi momento e ovunque nell’area euro». Esso potrebbe essere utilizzato sia per pagamenti online sia per pagamenti offline, ossia per «effettuare pagamenti da un dispositivo all’altro senza connessione internet, da un’area remota o da un parcheggio sotterraneo». Secondo l’idea originale, tutti gli esercenti dell’area euro, a esclusione di piccole e microimprese e lavoratori autonomi (poiché, spiegava l’esecutivo UE, «il costo per implementare nuove infrastrutture per accettare pagamenti in euro digitale sarebbe sproporzionato»), sarebbero tenuti ad accettare la valuta digitale.

L’euro digitale non comporterebbe costi in alcuna delle sue fasi di ottenimento e utilizzo di base: apertura del conto, detenzione della valuta, gestione dei fondi e ottenimento di uno strumento di pagamento sarebbero gratuiti. Secondo la proposta approvata dal Parlamento, l’euro digitale avrebbe inoltre alcune limitazioni: «Per proteggere il sistema finanziario, verrebbe introdotto un limite massimo alla quantità di euro digitali che un singolo individuo può detenere», si legge nel comunicato che annuncia l’approvazione della proposta; «alle imprese non sarebbe consentito detenere euro digitali, se non per accumulare pagamenti in entrata per un massimo di 24 ore. È fondamentale sottolineare che l’euro digitale non genererebbe né comporterebbe interessi».

A disciplinare l’emissione dell’euro digitale sarebbe la Banca Centrale Europea: «Sarà la BCE a decidere se e quando emettere l’euro digitale»; prima del lancio della nuova valuta, la banca «dovrebbe finalizzare un regolamento, costruire l’infrastruttura, condurre test pilota sul campo e definire le norme in materia di responsabilità, con particolare attenzione ai rischi offline, come la doppia spesa». Giunta l’autorizzazione, all’emissione della valuta «seguirebbe un periodo di implementazione di almeno 24 mesi, per dare a banche, fornitori e utenti il tempo di prepararsi». Una volta introdotta la moneta, le banche e gli altri fornitori di servizi di pagamento comunitari la distribuirebbero a cittadini e imprese.

Parallelamente, la Commissione parlamentare ha approvato altri due dossier, sempre relativi alla moneta digitale. Il secondo dossier consentirebbe alle banche e ai prestatori di servizi di pagamento extraeuropei di distribuire l’euro digitale seguendo le medesime regole previste per gli operatori dei Paesi comunitari, pur riservando alla BCE il potere di limitarne l’accesso e l’utilizzo; «gli Stati membri UE non appartenenti all’eurozona dovrebbero inoltre nominare un’autorità nazionale per monitorare l’impatto sulla propria valuta». Il terzo dossier, infine, obbligherebbe i Paesi dell’eurozona a mantenere la disponibilità di contante e a pianificare eventuali interruzioni dei pagamenti digitali, in modo da tutelare l’utilizzo del denaro contante: «Alle imprese non sarebbe consentito vietare l’uso del contante tramite cartelli “niente contanti” o clausole contrattuali standard. Gli Stati membri dovrebbero inoltre verificare regolarmente la disponibilità di contante, con particolare attenzione alle categorie vulnerabili, come gli anziani, le persone a basso reddito e coloro che non hanno accesso ai servizi bancari».

Cosa cambia

La proposta di introdurre l’euro digitale prevede la gratuità delle principali operazioni per gli utenti e la possibilità di effettuare pagamenti digitali attraverso uno strumento direttamente collegato alla BCE. La valuta digitale intende affiancare il denaro contante senza sostituirlo, offrendo ai cittadini un’ulteriore modalità di pagamento pienamente convertibile in euro fisici (e viceversa). Non mancano tuttavia alcuni elementi di discussione: dal comunicato della Commissione parlamentare non è chiaro se l’introduzione della moneta eliminerebbecome pareva inizialmentele commissioni sui pagamenti digitali; lo stesso organo legislativo scrive che i prestatori di servizi di pagamento autorizzati dalla BCE a fornire l’euro digitale ai cittadini e alle imprese «potrebbero addebitare commissioni per i servizi aggiuntivi», senza tuttavia specificare di quali servizi si tratti. La nuova moneta aumenterebbe inoltre il peso delle infrastrutture digitali nel sistema dei pagamenti europeo, alimentando le preoccupazioni di chi teme una crescente capacità di monitoraggio delle transazioni economiche. Sebbene la proposta sostenga che i pagamenti offline garantirebbero un livello di privacy superiore rispetto agli attuali strumenti digitali, restano da chiarire le modalità concrete con cui tali garanzie verrebbero implementate e verificate; il testo non entra inoltre nel dettaglio dei meccanismi di controllo, trasparenza e supervisione che accompagnerebbero il nuovo strumento, la cui gestione rimarrebbe in ultima istanza concentrata presso la BCE.

In ogni caso, lo scopo dell’introduzione della nuova moneta va oltre la semplice creazione di un nuovo strumento di pagamento. L’obiettivo dell’UE è quello di realizzare un’infrastruttura interamente europea separata dai principali circuiti di pagamento digitale, oggi dominati da aziende e multinazionali statunitensi. Già nel 2023, l’Unione sottolineava l’esigenza di affiancare alla circolazione del contante uno strumento di natura digitale per tutelare «il necessario equilibrio tra moneta emessa da una banca centrale e mezzi di pagamento digitali privati»; la crescente diffusione degli strumenti di pagamento digitali potrebbe inoltre essere rafforzata dall’affermazione de eventuali valute digitali emesse dalle banche centrali di Paesi terzi e delle stablecoin emesse da società private, «che potrebbero sfidare il ruolo dell’euro nei pagamenti, sia all’interno che all’esterno dell’UE». L’obiettivo dell’UE, insomma, è quello di ritagliarsi una maggiore autonomia finanziaria nell’era dei pagamenti digitali.

I passi per l’introduzione dell’euro digitale sono ancora lunghi. Con l’approvazione presso la Commissione parlamentare, la proposta passerà ora alle negoziazioni tra Parlamento e Consiglio dell’Unione europea, con il coinvolgimento dell’esecutivo UE, che verranno avviate dopo il conferimento del mandato nella prossima sessione plenaria di luglio. L’UE intende introdurre la moneta entro il 2029 e avviare una fase di sperimentazione nella seconda metà del prossimo anno, che dovrebbe durare 12 mesi.

Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.




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