Droni Kamikaze a Modena: il mistero attorno alle società produttrici si infittisce


Il mistero attorno alla società che costruirà droni militari in collaborazione con gli inglesi di MGI engineering si infittisce. Proviamo a riassumere l’intricata vicenda ed i nuovi sviluppi: il 22 giugno scorso avevamo pubblicato un’inchiesta intitolata “A Modena un’azienda con un capitale di soli 10.000 euro produrrà droni kamikaze“, nella quale dimostravamo come una joint venture denominata MGI Italy avesse progettato di produrre droni armati nella città di Modena e, attraverso l’accesso alle visure camerali, divulgavamo la composizione della società stessa. L’imprenditore modenese Christian Storci, presidente del Consiglio di Amministrazione di Atlantic Fluid Tech (azienda metalmeccanica di San Cesario sul Panale, Modena) e socio unico della piccola società immobiliare Rosstar, deteneva il 51% delle quote della società MGI Italy, proprio tramite Rosstar. Il 9% delle quote era in mano ad Alessandro Alletto, direttore operativo di Atlantic Fluid tech e il resto alla Vigilar Group, azienda privata milanese di sorveglianza e intelligence, che a settembre 2025 aveva annunciato una partnership con la multinazionale inglese MGI Engineering, proprio per la realizzazione dei droni militari Skyshark e Tigershark. 

MGI Italy è stata fondata a maggio 2026, da Storci e Vigilar, con lo scopo ben preciso di realizzare droni civili e militari. Visto il diretto coinvolgimento di figure apicali della Atlantic Fluid Tech, nell’articolo ipotizzavamo dunque che gli stabilimenti di San Cesario sul Panale potessero essere interessati alla produzione di tali droni. Dopo la pubblicazione del nostro articolo (e non prima, nonostante avessimo inviato una mail all’azienda modenese prima di pubblicare l’articolo), l’ufficio stampa della Atlantic Fluid Tech ci spiega che Christian Storci e Alessandro Alletto il 12 giugno avevano ceduto tutte le loro quote di MGI Italy a Vigilar Group e a Cattana Mauro (amministratore delegato di Vigilar).

Nonostante questo passaggio di proprietà non sia ancora visibile nelle visure pubbliche, l’azienda ci ha comunque fornito le prove del passaggio. In pratica ad oggi MGI Italy è al 100% di una società di investigatori privati milanesi, che non sanno assemblare nemmeno un’ala di un drone. È ovvio che si appoggeranno a qualche azienda specializzata per fabbricare materialmente i droni. Ma dove?

L’ubicazione di Modena, dopo il nostro articolo, viene parzialmente smentita. Eppure la notizia che Modena fosse stata scelta come sede produttiva per i nuovi droni, era stata data pubblicamente dallo stesso Michael Guascoyne, Ceo di MGI Engineering. Dichiarazioni riportate nell’intervista al Sole 24 ore del 4 giugno e ribadite nel profilo ufficiale di MGI Engineering su LinkedIn. Ma nessuno, almeno fino al 23 giugno, ha ritenuto di dover smentire le dichiarazioni di Guascoyne. 

Solo dopo la pubblicazione del nostro articolo, il 23 giugno, Vigilar Group ha emanato un comunicato stampa, precisando «che i riferimenti a Modena non devono essere intesi come indicativi della sede legale della società né, tantomeno, come identificativi di un sito produttivo o di assemblaggio operativo. Il piano industriale è in fase di definizione e individuerà le modalità operative e le sedi più idonee allo sviluppo delle attività». 

Quindi a cosa alludono i chiari riferimenti di Guascoyne e di MGI Engineering a Modena?Questo rimane un mistero, in compenso si inizia a parlare di altre regioni come possibili sedi della produzione: «sono attualmente in fase di valutazione diverse aree produttive situate nel Centro e nel Sud Italia» chiosa rimanendo sul vago il comunicato di Vigilar Group.

Secondo Gian Paolo Maini, responsabile comunicazione esterna di Atlantic Fluid Tech «dove vogliano produrre i droni noi non lo sappiamo, al momento parlano del distretto aerospaziale della Campania, sicuramente non negli stabilimenti di Storci». Alla nostra domanda sul perché Christian Storci abbia fondato la società MGI Italy a maggio 2026, per poi uscirne a metà giugno, se fin da subito non era interessato alla produzione di droni militari e dual use, l’ufficio stampa dell’azienda modenese risponde così: «Il rapporto tra MGI Engineering e Storci (Rosstar) va avanti da tempo, legato alla progettazione e sviluppo di componenti automotive e F1. In seguito MGI ha iniziato a sviluppare anche droni ad uso civile ed infine ad uso difesa. Non essendo Storci interessato a questi prodotti si è deciso di realizzare uno spin off (MGI Italia) con i contratti e passare questi a Vigilar. Questa operazione si è resa necessaria per gestire il contratto di collaborazione con MGI che sulla parte automotive rimane con Rosstar mentre sulla parte difesa passa a Vigilar».

Quindi, riassumendo, Christian Storci, presidente del CdA di Atlantic Fluid Tech e socio di maggioranza insieme a sui fratello Michele, è legato (tramite società immobiliare) da un contratto di collaborazione con MGI Engineering e in virtù di questo contratto ha “dovuto” creare la neonata società di droni, sebbene non fosse interessato alla produzione di droni militari, per poi passare tutte le sue quote a Vigilar. 

Continua a non essere chiaro il motivo per cui la multinazionale inglese abbia bisogno della famiglia Storci per creare una joint venture con Vigilar. Perché non ha creato direttamente una società con Vigilar acquistando quote? Ad oggi la multinazionale inglese non ha alcuna quota nella società MGI Italy. 

Il drone Tigershark prodotto da MGI. Descritto sul sito dell’azienda come capace di ingaggiare bersagli nel raggio di 750km “senza necessità di un controllo in tempo reale” e di portare un carico di 300 kg di esplosivo ad alto potenziale, viaggiando a una velocità subsonica di 750 km/h [immagine pubblicata su mgidefence.co.uk]

Tutte domande aperte, che mostrano quanto tutta questa storia sia quantomeno opaca. Ad ogni modo la decisione della famiglia Storci, di tirarsi indietro dal business militare, può essere letta come una vittoria del movimento antimilitarista modenese che da inizio giugno protesta contro l’ubicazione a Modena della fabbrica di droni. Anche il nostro articolo, che ha svelato il diretto coinvolgimento dell’azienda, ha contribuito: dopo la sua pubblicazione, infatti, sindacati e lavoratori di Atlantic Fluid Tech si sono mobilitati chiedendo un chiarimento all’azienda. 

Occorre però vigilare che questa rinuncia sia duratura e che le promesse siano mantenute, soprattutto alla luce della duratura collaborazione della famiglia Storci con MGI Engineering, tuttora attiva. Sebbene la fornitura di pezzi si concentri solo sul settore automotive, è noto che il know how, le tecnologie, e perfino i materiali usati nell’automotive e in particolare nella Formula Uno, possono essere utilizzati con molta versatilità anche nel campo dei droni e non sempre è facile stabilire quali commesse sono per il settore civile, quali per il dual use e quali per il militare. 

Lo stesso Guascoyne, esperto di Formula Uno, dichiara da anni con orgoglio di usare materiali e tecnologie della F1 nel settore dei droni militari. Così, mentre in Italia si cerca più o meno segretamente una sede operativa, il drone kamikaze TigerShark di Mgi Engineering ha compiuto il primo aprile i suoi primi voli prova e la sua vendita è prevista per ottobre 2026. La sua potenza e letalità è tale da essere più un “missile da crociera”, che un semplice drone. «Un sistema monouso, subsonico, con una capacità di carico utile di 300 kg, lanciato da terra mediante decollo assistito da razzo (RATO) da un lanciatore montato su veicolo. L’autonomia dichiarata supera i 1.000 km alla velocità di crociera. MGI stima un costo unitario di circa 549.000 dollari. Presenta una fusoliera in materiali compositi, un muso stampato in 3D e due turbine a gas Argive A1100. La navigazione si basa su un sistema inerziale e sulla mappatura del terreno senza GPS» leggiamo nel sito specializzato Overdefense

L’Indipendente continuerà a seguire con attenzione questa vicenda, convinti che solo una libera informazione possa permettere la necessaria trasparenza democratica in merito al processo di militarizzazione di aziende e territori.

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Linda Maggiori

Giornalista indipendente, si occupa di temi relativi ad ambiente, traffico di armi, impatto ambientale dell’economia di guerra. Ha scritto numerosi libri. È attivista nei movimenti per l’ambiente, per i diritti umani e antimilitaristi.




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