Fiera di Roma, 24, 25 e 26 giugno 2026. Settemila candidati partecipano al concorso per entrare in magistratura. I posti disponibili sono 450. Per passare serve superare le prove di diritto penale, civile e amministrativo. Ma come se l’esame non fosse già di per sé complesso, l’ombra di irregolarità e brogli spezza i sogni degli aspiranti candidati. «Le tracce sono state viste in anticipo e sono circolate in chat su WhatsApp»: denunciano. E si preparano per un esposto in Procura.
Come funziona il concorso
Il concorso, organizzato dal ministero della Giustizia, si svolge su tre giorni e, secondo le norme, la Commissione deve redigere la terna delle domande, tre per ognuna delle tre materie in esame, la mattina stessa della prova. La materia, prima, e la traccia, poi, vengono estratte a sorte da un candidato. Tutti i candidati, divisi in diversi padiglioni, sostengono la prova simultaneamente dopo l’avvio da parte del presidente della Commissione, quest’anno il consigliere della Corte d’Appello di Bari Francesco Cassano. Nessuno dei candidati ha a disposizione cellulari o altri dispositivi, che vengono ritirati all’ingresso dei padiglioni, schermati per impedire le comunicazioni con l’esterno e sorvegliati da polizia penitenziaria ed esercito. Tutte misure di sicurezza necessarie per garantire la regolarità dello svolgimento delle prove e dell’assegnazione dei posti messi a bando. Ma quest’anno non sarebbe andata così.
Controlli più blandi
Il concorso non si è svolto però come gli anni precedenti, a partire dalla gestione. «I controlli erano più blandi», racconta Sofia (nome di fantasia), una candidata che ha sostenuto il concorso per la quinta volta. E lo conferma anche Luca (nome di fantasia). «Io ho partecipato anche lo scorso anno e controllavano tutto, anche dentro le confezioni di merendine e assorbenti. Quest’anno non hanno aperto nemmeno gli zaini». Ma quella che può sembrare una semplice suggestione, diventa man mano sempre più concreta.
Il giovedì, giorno della prova di diritto penale, Sofia nota un dettaglio: «Vania Contrafatto, responsabile dell’Ufficio Concorsi Magistrati, ha richiamato tutte le forze dell’ordine e le ha invitate a consegnare i telefoni, cosa che io in cinque volte che sono andata lì non ho mai sentito. È girata la voce che sia stato fatto perché il giorno prima alcune delle persone delle forze dell’ordine hanno suggerito ai candidati. Non so quanto possa essere vero, ma è solo un’altra delle stranezze di questo concorso».
La prova di diritto penale
C’è però qualcos’altro al padiglione 8 che stranisce Sofia: «Durante la dettatura della traccia, una ragazza seduta sei file davanti a me, si è girata con un sorriso molto evidente e ha iniziato a ripetere, ma quasi anticipando, le parole di quelli che dettavano la traccia, come se lei la conoscesse già». Il primo pensiero è però più innocente: «Credevo fosse stata fortuna, che avesse affrontato il tema in qualche corso. Non ho pensato minimamente al fatto che poteva esserci stata una fuga di notizia o una qualche raccomandazione, anche perché se così fosse stato, penso che la persona sarebbe dovuta stare in silenzio». Invece la ragazza sapeva ogni parola, anche il riferimento all’articolo 2634 del Codice Civile, sulla teoria dei vantaggi compensativi. «Conosceva tutta la traccia, tant’è che una ragazza proprio davanti a me si è resa conto anche lei della cosa, mi ha guardato e ha detto “Scusa ma tu l’hai fatta questa traccia, la conosci?”. Le ho risposto di no e lei ha ribattuto: “A quanto pare davanti la conoscono”». Solo quando finisce l’esame Sofia viene a conoscenza delle voci: «La prova di diritto penale l’avevano letta sui tavoli della Commissione il giorno prima, durante la prova di civile.
Infatti c’era anche chi conosceva le tracce che non sono uscite».
La prova di diritto amministrativo
Luca si accorge delle presunte irregolarità il venerdì, giorno della prova di diritto amministrativo. È al padiglione 6 e, parlando con un collega in attesa del sorteggio della traccia, scopre che sulle chat di un gruppo di una scuola privata di magistratura – istituti che offrono percorsi intensivi per laureati in giurisprudenza per passare i concorsi in magistratura – erano circolate delle anticipazioni sulla traccia di diritto penale del giovedì e che era stata messa un’indicazione specifica anche sulla traccia di amministrativo che si teneva quel giorno. «Nei gruppi si diceva che la traccia era sul diritto di accesso. Ho pensato fossero solo voci, quando vedo un capannello di candidati al tavolo della Commissione, i commissari non erano ancora arrivati, e sul tavolo c’è una sentenza amministrativa. A parte il fatto che non ci sarebbe dovuta essere nessuna traccia su quel tavolo, in più una era proprio sul diritto di accesso. Lì ci siamo indignati e abbiamo consegnato i fogli al personale della penitenziaria».
«Nessuno si è scusato»
Contemporaneamente anche negli altri padiglioni le voci sulla fuga di notizie cominciano a circolare e la questione viene sottoposta al personale delle forze dell’ordine e ai commissari. Si perde tempo, la traccia del giorno viene consegnata alle 12, con due ore di ritardo. Quella sul diritto di accesso non c’è più. «Dando il via alla prova dopo aver spiegato in maniera sommaia coss’era successo – racconta Luca – il presidente della Commissione non solo non si è scusato ma ha detto: “I vostri colleghi che hanno rappresentato questa situazione sono stati ascoltati, hanno riferito, le loro dichiarazioni sono state trasposte nel verbale. Però qua ognuno si assume le proprie responsabilità”. Che non è proprio corretto, dato che la figuraccia la state facendo voi della Commissione, non i colleghi che vanno a denunciare. Stiamo parlando di andare a sostenere le prove per diventare magistrato, che dovrebbe perseguire fatti come quello che è successo durante la prova. I commissari nel mio padiglione si sono trincerati dietro il personale di vigilanza».
Cosa faranno i candidati
Finito il concorso, ora i candidati stanno cercando di capire cosa fare. «il ministero della Giustizia avrebbe dovuto garantire lo svolgimento regolare del concorso. Al momento con molti colleghi abbiamo fatto un gruppo WhatsApp e stiamo decidendo se e come muoverci, non so se alcuni abbiano già fatto degli esposti autonomi alla Procura di Roma», spiega, frustrato, Luca. «Io non lo so – continua – se è perché qualcuno voleva agevolare qualcun altro o è stata semplice distrazione, ma essere trattati così non è giusto. E non è giusto soprattutto l’atteggiamento oppositivo della Commissione, che non ha affatto chiarito il punto e ha quasi rimproverato chi ha denunciato».
Sofia vuole credere che non si tratti di malafede: «Io non penso che sia stato fatto apposta per avvantaggiare qualcuno. Penso che sia stata una semplice svista della Commissione che avrà lasciato queste tracce là sopra, però poi effettivamente qualcuno le ha viste e quindi qualcuno ne ha potuto trarne vantaggio». L’unica cosa certa è una: «Questo concorso comporta enormi sacrifici da un punto di vista psicologico ed economico. Vedere che poi succede tutto questo è veramente vergognoso», si rammarica. «Facciamo corsi a pagamento, compriamo codici di diritto, anche stare 4 o 5 giorni a Roma per il concorso ha un costo. Io sono fortunata perché ho una famiglia alle spalle che mi ha permesso di farlo con tutta la serenità di questo mondo, ma non è neanche giusto che una persona che non se lo può permettere debba fare i salti mortali e poi trovarsi in questo schifo».
Ultimo aggiornamento: domenica 28 giugno 2026, 05:00
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