L’assenza della parola “domicilio” nei dibattiti del 1866 disinnesca l’ordine di Trump
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’ordine esecutivo di Donald Trump volto ad abolire lo ius soli, la cittadinanza automatica per diritto di nascita, con una maggioranza di 6 voti contro 3. Il provvedimento del Presidente americano è quindi incostituzionale.
I tre giudici che hanno espresso parere contrario alla decisione, schierandosi a favore di Trump per limitare la cittadinanza automatica per nascita sono: Clarence Thomas, Samuel Alito, Neil Gorsuch.
Il giudice Brett Kavanaugh ha invece concordato con la sentenza dissentendo in parte. Ha specificato infatti che l’ordine esecutivo di Trump non viola il Quattordicesimo Emendamento ma la legge federale che ha codificato la disposizione stessa.
L’idea del giudice Kavanaugh è che il Congresso potrebbe limitare la cittadinanza per nascita tramite una legge federale, ma per ora non l’ha fatto, scegliendo invece di percorrere una strada sbagliata.
Il decreto di Trump non è mai entrato in vigore
Il decreto emesso da Trump il primo giorno del suo secondo mandato per vietare lo status di cittadino ai bambini nati negli Stati Uniti da genitori irregolari o che vivono e lavorano legalmente con visti temporanei, di fatto non è mai entrato in vigore.
Infatti ogni giudice dei Tribunali inferiori chiamato ad esaminarlo ha concluso che era palesemente incostituzionale.
Trump ha sostenuto che la Costituzione non garantisce la cittadinanza per nascita.
Ma per il Presidente della Corte John Roberts, gli uomini che scrissero il Quattordicesimo Emendamento dopo la guerra civile definirono la nazionalità in termini ampi e voluti, rifiutando le opinioni di chi voleva limitarla.
Il testo è chiaro: “ Tutte gli individui nati o naturalizzati in America e soggetti alla sua giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti”.
Trump considera tale disposizione ideata e pensata per l’applicazione ai soli ex schiavi.
Il precedente storico: il caso Wong Kim Ark del 1898
Nella motivazione della sentenza il Presidente della Corte Suprema Chief Justice John Roberts risponde utilizzando il celebre precedente storico del 1898, United States v. Wong Kim Ark.
Secondo Roberts, infatti, il caso di Wong Kim Ark ha già risolto la questione oltre un secolo fa, stabilendo che lo ius soli si applica a chiunque nasca sul suolo americano, indipendentemente dallo status dei genitori.
Wong Kim Ark, nato a San Francisco nel 1873 da genitori immigrati cinesi regolarmente residenti, andò in Cina per un breve viaggio. Al suo ritorno nel 1895 le autorità doganali gli negarono il rientro sostenendo che non fosse un cittadino americano.
Il nodo centrale era l’interpretazione del XIV Emendamento della Costituzione: la nascita sul suolo americano garantisce la cittadinanza anche se i genitori sono stranieri?
Con una maggioranza di 6 a 2, la Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1898 diede ragione a Wong Kim Ark. I giudici stabilirono che chiunque nasca sul territorio statunitense ne diventa automaticamente cittadino, indipendentemente dalla nazionalità o dallo status dei genitori, a patto che questi non siano diplomatici o forze militari d’occupazione straniere.
Il dissenso durissimo del giudice Alito
Nel suo parere di dissenso, il giudice Alito ha usato espressioni durissime per attaccare la decisione della maggioranza di tutelare lo ius soli universale. “Il Quattordicesimo Emendamento conferisce la cittadinanza solo a quei bambini che alla nascita devono fedeltà esclusivamente a questo Paese”.
Alito ha scritto anche che la maggioranza ha commesso un grave errore in uno dei provvedimenti più importanti della storia della Corte Suprema. Ha spiegato che il Quattordicesimo Emendamento non voleva copiare la common law britannica.
Questa interpretazione della Corte “preserva un forte incentivo a entrare o rimanere illegalmente nel Paese”. Ha quindi concluso il concetto affermando che se il Quattordicesimo Emendamento richiede davvero un risultato simile, ovvero la cittadinanza automatica ai figli di chiunque, allora “il Paese dovrebbe conviverci o modificare la Costituzione attraverso il Congresso, e non lasciare che sia la Corte a imporlo per vie traverse”.
Thomas e Gorsuch: “Un concetto feudale”
Il giudice Thomas ha argomentato che il Quattordicesimo Emendamento nacque esclusivamente per garantire i diritti civili e la nazionalità agli ex schiavi neri liberati dopo la guerra civile, e non ai figli di “visitatori temporanei” o “immigrati irregolari”.
Ha scritto che la Corte, bloccando il decreto di Trump, ha compiuto un passo straordinario inserendosi nella “triste storia del Quattordicesimo Emendamento”, che a suo dire è stato “riutilizzato per progetti politici che il Congresso della Ricostruzione non sosteneva”.
Il togato Neil Gorsuch ha bocciato la sentenza definendo lo ius soli universale un concetto “feudale”. Nel suo parere di dissenso ha argomentato che legare la cittadinanza al mero suolo deriva dalla vecchia common law inglese che considerava le persone “sudditi” solo per il fatto di nascere sulla terra del Re. Per Gorsuch il Quattordicesimo Emendamento richiede invece la “piena alleanza politica e il domicilio legale” dei genitori: chi si trova negli Stati Uniti in modo irregolare o per turismo non possiede questo legame e, di conseguenza, non può trasmettere la cittadinanza automatica al nascituro.
La class action guidata dall’ACLU
La decisione della Corte Suprema rappresenta un duro colpo per Trump che ha cercato di mantenere la sua promessa elettorale di reprimere l’immigrazione.
Ma il suo ordine è stato contestato in diverse cause legali, inclusa la class action a livello nazionale che è arrivata davanti alla Corte Suprema. La causa collettiva è stata intentata dall’American Civil Liberties Union a nome delle famiglie colpite dalla politica contro il fenomeno migratorio.
La controversia, promossa da una donna honduregna identificata solo come “Barbara” per proteggerne l’identità, ha sostenuto che l’ordine è incostituzionale e viola la garanzia della cittadinanza per nascita prevista dal 14° Emendamento.
Roberts respinge la tesi del “domicilio” dei genitori
Gli avvocati che hanno difeso la decisione presidenziale hanno eccepito, in parte, che il 14° Emendamento richiede che le persone siano “domiciliate” negli Stati Uniti prima di avere diritto alla cittadinanza per nascita, il che significa che gli individui devono avere l’intenzione di rimanere nel Paese.
Ma il giudice Roberts ha respinto con forza questa visione sostenendo che se il Congresso avesse davvero voluto stravolgere la common law condizionando la cittadinanza automatica al domicilio dei genitori, sarebbe stato logico e ragionevole aspettarsi un dibattito approfondito sul tema. Al contrario, i verbali storici mostrano il totale silenzio dei legislatori su questa restrizione.
Ha evidenziato che la parola “domicilio” appare appena due volte nelle discussioni sul Civil Rights Act del 1866 e in un solo discorso isolato durante i dibattiti parlamentari sulla Clausola di Cittadinanza (Citizenship Clause), come parte di una spiegazione del perché la prerogativa civica statale sia distinta da quella nazionale secondo la Costituzione.
“Le parole che compaiono frequentemente nell’ordine esecutivo del Presidente Trump: madre, padre, lecito, temporanei, non ci sono nella Clausola. E questo per una ragione semplice: non avevano importanza”.
La reazione dello speaker Mike Johnson
Il presidente della Camera Mike Johnson si è detto molto deluso dal verdetto della Corte.
“Penso che questo sottoponga il Paese a serie sfide in futuro ma affronteremo la questione come Congresso” ha affermato.
“Sebbene la sentenza possa essere vista come in linea con una visione testualistica e originalista, il turismo del parto è stato gravemente abusato negli ultimi anni”.
Secondo una ricerca del Migration Policy Institute e del Population Research Institute della Pennsylvania State University, più di 250.000 neonati nati ogni anno negli Stati Uniti sarebbero stati colpiti dalla pronuncia presidenziale se fosse stata dichiarata costituzionale.
L’importanza della questione dello ius soli per il Tycoon si evince anche dal fatto che Trump è diventato il primo Presidente in carica a partecipare alle udienze orali della Corte Suprema quando i giudici hanno esaminato il caso il primo aprile.
Ma le parole di John Roberts, l’ Author of the Majority Opinion, ossia l’autore del testo principale della sentenza, sono chiare e precise.
“La cittadinanza, allora e ora, è la prerogativa di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. I Fondatori del Quattordicesimo Emendamento hanno esteso quella promessa a ogni persona nata libera in questa terra. Oggi manteniamo quella promessa”.
Eppure risuonano sulla sentenza, anche se in lontananza, le parole del giudice Kavanaugh: ci potrebbe essere un’altra strada per cambiare le cose.
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Cinzia Rolli
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