l’estorsione a Berlusconi, la casa di Montecarlo, la compravendita dei senatori






L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. In base a quanto si apprende, Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda. Secondo gli elementi raccolti, l’imprenditore – già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie – sarebbe il mandante dell’attentato.


Il movente


 Nel corso della perquisizione gli inquirenti hanno acquisito il cellulare e il pc. Sul movente è ancora in corso l’indagine. Martedì sono state arrestate quattro persone. Per il procuratore Francesco Lo Voi e i pm Carlo Villani (ora procuratore a Velletri) ed Edoardo De Santis la banda è l’autrice materiale dell’azione dinamitarda. A Lavitola e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Ma chi è Lavitola?


Chi è Lavitola

 


Nato a Salerno nel 1966, Lavitola è un imprenditore e giornalista-editore, a diciotto anni è entrato nella loggia massonica romana ‘Aretè’. Laureato in Scienze politiche, ha tentato a più riprese di farsi spazio all’interno del panorama della politica italiana. Negli anni ’80 si è avvicinato al Partito Socialista Italiano nella corrente craxiana e negli anni ’90 ha conosciuto Silvio Berlusconi.


Negli anni Duemila ha fondato e diretto il quotidiano ‘L’Avanti!’. Nell’ambito della sua carriera giornalistica e da editore è stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per o finanziamenti pubblici illeciti attraverso società riconducibili a lui e ai suoi soci. Una vicenda che rappresenta il crollo della sua immagine pubblica e l’inizio della sua lunga stagione giudiziaria. Le varie inchieste che negli anni lo hanno visto coinvolto riguardano i reati di associazione per delinquere, truffa, estorsione.


La casa di Montecarlo e il cognato di Fini


Nel settembre 2010 L’Avanti!, quotidiano diretto appunto da Valter Lavitola, pubblicò in esclusiva un documento ufficiale del governo dello Stato caraibico di Saint Lucia, poi rilanciato da altri quotidiani. Il documento sosteneva che il reale proprietario della società offshore costituita sull’isola, creata per celare l’identità dell’acquirente dell’appartamento nel Palais Milton, al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, a Montecarlo, acquistato a un prezzo ritenuto inferiore al valore di mercato, fosse Giancarlo Tulliani, cognato dell’allora presidente della Camera Gianfranco Fini, ex leader di Alleanza Nazionale e successivamente fondatore di Futuro e Libertà (FLI). Il documento, redatto dal ministro della Giustizia di Saint Lucia, con il quale Lavitola aveva stretti rapporti personali, anziché rimanere riservato fu pubblicato proprio dal quotidiano diretto dallo stesso Lavitola.


La latitanza


A partire dal settembre 2011, il GIP emise un mandato di cattura nei suoi confronti.

Lavitola risultò irreperibile e rimase latitante per circa otto mesi. Nell’ottobre dello stesso anno anche la Procura di Bari chiese il suo arresto e il 16 aprile 2012 rientrò in Italia, si consegnò alle autorità e venne arrestato nel carcere di Poggioreale.


L’estorsione a Silvio Berlusconi 



Lavitola, come detto, ha conosciuto e ha avuto rapporti tra gli altri politici, anche con Berlusconi. Nel 2017 è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, per aver chiesto soldi a Berlusconi minacciando di divulgare informazioni compromettenti sul caso Tarantini e sulle escort pugliesi. Lavitola infatti era coinvolto nel filone che ha riguardato l’imprenditore pugliese che procurava escort per le serate dell’ex premier. Accuse di favoreggiamento e concorso in corruzione dalle quali invece Lavitola è stato assolto, perché il tribunale non ha riconosciuto riconosce prove sufficienti.


Lavitola condannato per tentata estorsione a Impregilo



A dicembre del 2013 Lavitola è stato arrestato ed è finito in carcere per tentata estorsione a Impregilo, allora tra le più importanti società italiane di costruzioni e ingegneria, specializzata nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali a livello globale, che dal 2020 ha cambiato nome in Webuild. Un arresto disposto dalla Digos di Napoli su richiesta della Procura, rispetto all’inchiesta su alcuni appalti per la costruzione di un ospedale a Panama avvenuti nell’agosto del 2011.


Impregilo per sarebbe stata minacciata di realizzare la struttura, nonostante fossero saltati gli accordi precedenti che riguardavano l’assegnazione dell’appalto per la realizzazione delle metropolitana di Panama City. Una vicenda che lo ha portato nel 2014 al termine del processo alla condanna a tre anni di reclusione.


La compravendita dei senatori


Fu poi accusato di truffa ai danni dello Stato sui fondi all’editoria: Lavitola era accusato di aver organizzato, insieme ad altri, un sistema che consentì al quotidiano “L’Avanti!” di ottenere indebitamente circa 23,2 milioni di euro di contributi pubblici tra il 1997 e il 2009. Il 9 novembre 2012 patteggiò una pena di 3 anni e 8 mesi. L’11 marzo 2015 la Corte dei conti del Lazio condannò lui e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato circa 23,2 milioni di euro, ritenuti appunto indebitamente percepiti come finanziamenti pubblici all’editoria. L’8 luglio dello stesso anno l’ex giornalista fu anche condannato a tre anni di carcere per concorso in corruzione, in relazione alla cosiddetta “compravendita dei senatori“.


Nel marzo 2016, dopo circa quattro anni di detenzione, lasciò il carcere di Secondigliano per essere posto agli arresti domiciliari nell’ambito delle procedure relative alle condanne per tentata estorsione e per la truffa dei fondi destinati all’editoria.




Ultimo aggiornamento: martedì 7 luglio 2026, 07:43





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