l’arresto ferma la vita ai limiti del giornalista/politico/showman


Stamattina la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. L’accusa: truffa ed evasione fiscale per quasi 5 milioni di euro. Mario Adinolfi ha costruito una carriera su valori e posizioni nette, finisce in manette per aver promesso rendimenti del 40% sulle scommesse sportive a una donna invalida con 800 euro al mese

Mario Adinolfi è stato arrestato a Roma dalla Guardia di Finanza con l’accusa di truffa ed evasione fiscale. Si trova agli arresti domiciliari. La notizia, anticipata da Repubblica e confermata da Sky TG24 e AGI, chiude un cerchio che si era aperto anni fa in modo quasi informale, con un podcast su Twitch, e che nel frattempo aveva attraversato Le Iene, i tribunali, una tirata di capelli a Prato e una causa a Mediaset.

Chi è Mario Adinolfi

Nato a Roma il 15 agosto 1971, figlio dell’attore Ugo Adinolfi e di madre australiana, Mario Adinolfi si è laureato in Lettere alla Sapienza, ha lavorato al TG1 dal 1996 al 2001 e nel 1997 ha superato l’esame per l’iscrizione all’albo dei giornalisti vincendo il premio Ilaria Alpi per il miglior esame sostenuto.

La carriera politica segue una traiettoria curiosa: ha militato dapprima nella Democrazia Cristiana, poi nell’area centrista del centrosinistra, e nel 1993 è diventato il più giovane membro dell’Assemblea costituente del Partito Popolare Italiano. Nel 2012 viene eletto alla Camera con il Partito Democratico, ma il mandato dura meno di un anno. È in quel periodo che Adinolfi compie la svolta che definirà il resto della sua carriera pubblica: abbandona la sinistra, abbraccia il cattolicesimo integralista e nel 2016 fonda il Popolo della Famiglia, partito che si oppone alle unioni civili, all’eutanasia, all’aborto e a qualsiasi riconoscimento dei diritti LGBTQIA+.

I risultati elettorali del Popolo della Famiglia sono stati sempre marginali. Nelle elezioni politiche del 2022 la coalizione ottiene circa cinquantaseimila voti, pari allo 0,15% al Senato. Ma la politica, per Adinolfi, è da tempo un megafono più che una professione: la sua presenza televisiva, costante e polemica, vale molto più del consenso elettorale.

Si definisce così: “Pokerista e cattolico, divorziato e cattolico, risposato a Las Vegas e cattolico, obeso e cattolico. Espongo con evidenza tutti i miei lati controversi, non rinuncio alla vita che mi ha attraversato e reso quel che sono”. Un’autoironia che ha sempre funzionato come scudo preventivo contro le accuse di ipocrisia. Fino a stamattina.

La Scommessa Collettiva: dai podcast ai cinque milioni di buco

Al centro delle indagini della Procura di Roma c’è la cosiddetta Scommessa Collettiva, meccanismo con cui sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.

Adinolfi descriveva l’iniziativa così: “Da quindici anni con un gruppo sempre più vasto di amici scommettiamo sugli eventi sportivi. L’abbiamo chiamata Scommessa Collettiva. Non c’è annata che non chiudiamo con profitto, anche molto significativo”. Le quote d’ingresso richieste risultavano considerevoli: da tremila a diecimila euro, con rendimenti minimi garantiti tra il 13% trimestrale per la quota base e il 40% annuale per le quote VIP.

Il caso esplode nel 2023 grazie a un podcast su Twitch, poi viene ripreso da Le Iene nell’autunno 2025. Il primo volto del servizio, firmato da Filippo Roma, è quello di Angela, una donna di quasi settant’anni e invalida, che racconta di aver affidato ad Adinolfi 82mila euro tra il 2019 e il 2022, attratta dalle promesse di guadagni sicuri. Oggi la donna è in difficoltà economiche e denuncia di non riuscire più a pagare cure e bollette.

Secondo la Procura di Roma, con la Scommessa Collettiva Adinolfi avrebbe messo in piedi un sistema che ha prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro, mentre altri 400mila euro sarebbero il frutto dell’evasione fiscale contestata dagli investigatori.

L’isola dei Famosi: quando il nemico dei vip diventa un vip

Nel 2025 Adinolfi compie la mossa più sorprendente della sua carriera: accetta di partecipare all’Isola dei Famosi su Canale 5, lo stesso network con cui un anno dopo avrebbe ingaggiato una guerra giudiziaria totale. L’apparizione è calcolata: portare il Popolo della Famiglia in prima serata, dimostrare che il cattolico integralista sa stare nel fango letterale oltre che in quello metaforico, e soprattutto tornare visibile dopo anni di risultati elettorali impietosi.

L’esperienza gli dà quello che cercava: 34 chili in meno, visibilità, qualche copertina, la conferma che il suo personaggio funziona anche fuori dal dibattito politico. Il naufrago torna a riva. Ma il mare, evidentemente, stava in agguato.

La escalation: Le Iene, la tirata di capelli, la causa a Mediaset

Anziché abbassare il profilo, Adinolfi ha risposto alle indagini mediatiche attaccando. Ad aprile 2026, durante un comizio a Prato dove si candidava a sindaco, ha afferrato per i capelli l’inviato delle Iene Filippo Roma, chiedendogli ripetutamente: “Era una figurante o no?”. Le immagini della tirata di capelli hanno fatto rapidamente il giro dei media.

Mediaset ha depositato una denuncia avviando una causa civile per diffamazione, chiedendo la rimozione di 19 contenuti tra post, video e articoli pubblicati online nei quali Adinolfi accusava Mediaset di utilizzare metodi ricattatori. Adinolfi ha risposto denunciando a sua volta Pier Silvio Berlusconi, Davide Parenti e gli autori delle Iene. Una guerra giudiziaria su tutti i fronti, mentre la Procura di Roma lavorava in silenzio.

Il profilo: il moralista e il pokerista

La vicenda di Adinolfi è paradossale come il suo personaggio, costruito “su misura”. Come la sua identità pubblica sul corpo, prima simbolo di eccesso e poi manifesto di redenzione. Come la morale ostentata, le contraddizioni, il bisogno compulsivo di stare in scena.

L’uomo che ha costruito una carriera pubblica sulla difesa della famiglia tradizionale, sull’opposizione ai diritti gay, sulla critica alla società permissiva e relativista, è anche un divorziato risposato a Las Vegas, un giocatore di poker professionista che ha raggiunto il tavolo finale del World Poker Tour di Vienna nel 2011, classificandosi quarto e vincendo circa 162mila dollari, e ora un indagato per truffa ai danni, tra gli altri, di una donna invalida con meno di 800 euro al mese.

Al Roma Pride del 20 giugno scorso si è presentato con una bandiera israeliana, è stato allontanato dalla piazza ed ha accusato i manifestanti di intolleranza. Tre settimane dopo, è agli arresti domiciliari.


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 Valeria Bocci

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