Prove tecniche di una rinnovata coesione nel nome di una sorta di “remigrazione giustificata”, ma forse senza aver fatto troppi conti con la calcolatrice.
Fatto sta che nelle scorse ore il Centrodestra ha rilanciato l’offensiva sul fronte dell’immigrazione con due iniziative parlamentari che puntano a irrigidire le norme sulla cittadinanza e ad aumentare i rimpatri dei cittadini stranieri condannati.
Una proposta porta la firma della Lega ed è già stata ammessa all’esame con procedura d’urgenza dalla Camera, mentre la seconda è stata presentata da Fratelli d’Italia e punta a modificare le regole sul trasferimento dei detenuti stranieri nei Paesi d’origine.
La campagna di FdI: “Immigrato condannato, subito rimpatriato”
Due iniziative destinate a far discutere (e infatti non sono mancate le reazioni stizzite di Centrosinistra e Sinistra), ma attraverso le quali evidentemente i partiti di Meloni e Salvini contano di mettere dei “paletti” sul tema immigrazione e forse anche un po’ arginare l’onda “vannacciana” che sta erodendo il loro consenso.
Partiamo proprio dalla proposta messa sul tavolo da FdI.
Nel corso della presentazione alla Camera, il capogruppo Galeazzo Bignami ha spiegato che l’intervento mira ad aumentare il numero dei rimpatri e a ridurre la presenza di detenuti stranieri negli istituti penitenziari italiani.
Secondo le stime illustrate dal partito, la misura potrebbe interessare fino a circa 13.900 detenuti, pari a una quota significativa della popolazione carceraria straniera, con effetti sul sovraffollamento delle carceri e sui costi sostenuti dallo Stato.
Bignami ha inoltre sostenuto che la riforma sarebbe resa possibile anche grazie alle modifiche ottenute dall’Italia in sede europea.
Revoca della cittadinanza per un numero maggiore di reati
Tra i punti qualificanti della proposta di Fratelli d’Italia c’è anche l’estensione delle ipotesi di revoca della cittadinanza.
La responsabile immigrazione del partito, Sara Kelany, ha spiegato che il provvedimento propone di estendere la revoca a tutti i reati indicati dall’articolo 407 del Codice di procedura penale, superando l’attuale limite rappresentato dalle sole condanne per terrorismo ed eversione.
La revoca, secondo il testo illustrato, riguarderebbe le persone che hanno acquisito la cittadinanza per naturalizzazione o matrimonio e, in determinate circostanze, anche i figli che l’hanno ottenuta in conseguenza della naturalizzazione dei genitori.
E in una nota Fratelli d’Italia ha aggiunto:
“Abbiamo presentato una proposta di legge che introduce nuove misure per rafforzare i rimpatri e rendere più efficace la revoca della cittadinanza. L’obiettivo è anche alleggerire la pressione sul sistema penitenziario italiano, stabilendo che gli immigrati condannati in Italia scontino la pena nei loro Paesi d’origine. Si tratta di un ulteriore tassello nella realizzazione del programma di Fratelli d’Italia, che si aggiunge ai numerosi interventi già messi in campo dal Governo. Un risultato reso possibile anche grazie alla svolta impressa dal Presidente Meloni in Europa, che ha contribuito a cambiare l’approccio sul contrasto all’immigrazione clandestina e sulle espulsioni”.
La proposta della Lega, che accelerata alla Camera
Quasi in contemporanea, l’Aula di Montecitorio ha approvato la richiesta di esame con procedura d’urgenza della proposta di legge della Lega (primo firmatario Igor Iezzi) con 148 voti favorevoli, 99 contrari e due astensioni.

Il testo, presentato dal deputato Igor Iezzi, introduce criteri più severi per l’accesso alla cittadinanza italiana.
Tra le novità previste, la sospensione dell’iter di concessione della cittadinanza per i minori stranieri nati in Italia che siano stati condannati per determinati reati, in particolare delitti contro la persona, contro il patrimonio o reati legati agli stupefacenti.
La proposta amplia inoltre i casi nei quali può essere disposta la revoca della cittadinanza.
Oltre ai reati di terrorismo ed eversione, già previsti dalla normativa vigente, verrebbero inclusi anche delitti particolarmente gravi come l’omicidio e la violenza sessuale.
Un altro elemento qualificante del provvedimento è l’introduzione di un esame di integrazione volto a verificare la conoscenza della lingua italiana, della Costituzione e delle principali norme che regolano la vita civile del Paese.
Secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, il via libera all’iter accelerato rappresenta “un segnale molto forte”, ribadendo che chi sceglie di vivere in Italia deve rispettarne leggi e valori.

Anche il deputato leghista Riccardo Marchetti ha sottolineato come la proposta voglia introdurre criteri più rigorosi per l’acquisizione della cittadinanza, sostenendo che lo status di cittadino italiano debba essere riconosciuto solo a chi dimostri un’effettiva integrazione e il rispetto delle regole.
Le reazioni dell’opposizione
L’iter parlamentare delle due proposte è ora destinato a entrare nel vivo nelle prossime settimane, con un confronto che si preannuncia acceso tra maggioranza e opposizioni.
Intanto, però il dibattito, è già aperto.
Durissimo il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro:

“A quando la proposta sulla remigrazione? Lega e Fratelli d’Italia rincorrono Futuro Nazionale su chi è più razzista”.
Sulla stessa lunghezza, d’onda e con un’analisi molto articolata, la deputata del Pd Ouidad Bakkali:
“E’ un provvedimento di punizione collettiva di profilazione razziale contro la Costituzione. Il Governo chiama emergenza la presenza di 242 ragazzi dentro gli istituti penali per minori e su loro si schianta. Un’emergenza che corrisponde allo 0,03% della popolazione minorile di origine straniera. E anche se allargassimo il campione prendendo in esame tutti coloro che sono in presa incarico del sistema giudiziario arriveremo a 17 mila persone che corrispondono all’altrettanto ridicolo 0,5%. La vera emergenza è quella di chi rincorre la Destra”.
La bocciatura degli esperti
Ma critiche sono arrivate anche da esperti e da associazioni.
Nella fattispecie, da parte di giuristi e associazioni impegnate nella tutela dei diritti dei migranti e dei detenuti, che ne contestano sia la legittimità costituzionale sia l’effettiva applicabilità.
Secondo diversi esperti di diritto dell’immigrazione, l’estensione della revoca della cittadinanza ai cittadini che l’hanno acquisita per naturalizzazione o attraverso i genitori potrebbe creare una disparità di trattamento rispetto agli italiani cittadini dalla nascita.
Una differenza che, secondo i critici, potrebbe entrare in conflitto con i principi di uguaglianza sanciti dalla Costituzione e aprire la strada a un ampio contenzioso davanti ai tribunali.
Particolare attenzione viene posta anche alle norme che riguardano i minori.
Le associazioni ricordano che l’ordinamento italiano e quello europeo attribuiscono prevalenza al superiore interesse del minore, principio che potrebbe rendere più complessa l’applicazione di misure come la revoca della cittadinanza o l’allontanamento dal territorio nazionale.
Dubbi vengono sollevati anche sulla proposta di trasferire nei Paesi d’origine gli stranieri condannati in via definitiva.
Secondo gli esperti, la concreta realizzazione della misura dipenderebbe infatti dagli accordi bilaterali con gli Stati interessati, che dovrebbero accettare il trasferimento dei propri cittadini e garantire il rispetto degli standard internazionali sui diritti umani.
In assenza di tali condizioni, il numero dei rimpatri potrebbe risultare inferiore alle aspettative.
L’altro nodo, quanto costerebbero i rimpatri?
Accanto al dibattito giuridico si apre anche quello economico.
Rimpatriare migliaia di detenuti stranieri comporterebbe infatti costi significativi legati alle procedure amministrative, all’identificazione delle persone, all’ottenimento dei documenti di viaggio, alle scorte di polizia e ai trasferimenti aerei.
È vero che, nel medio-lungo periodo, una riduzione della popolazione carceraria potrebbe alleggerire parte delle spese sostenute dallo Stato per il mantenimento dei detenuti.
Tuttavia, il bilancio complessivo dipenderebbe dal numero effettivo di trasferimenti che sarà possibile realizzare e dagli accordi internazionali che il Governo riuscirà a concludere con i Paesi di provenienza.
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Luigi Costanzo
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