Doveva essere una tranquilla serata di inizio luglio come tante nella casa di via Hope, a Sanremo, l’appartamento che la famiglia affittava da anni per trascorrervi le vacanze estive invece Lorella Capano, 59 anni, residente a Milano, è stata trovata senza vita nella tarda serata di lunedì 6 luglio. Per la sua morte è stato fermato il figlio Filippo Oldani, vent’anni, studente di Economia, ora indagato per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela.
La porta chiusa e la chiamata al 112
È stato lo stesso giovane, intorno alle 22, a dare l’allarme: al telefono con il numero unico di emergenza 112 ha raccontato di essere rientrato da una cena fuori e di non riuscire ad entrare nell’appartamento, chiuso dall’interno, mentre la madre non rispondeva né al citofono né ai ripetuti suoni del campanello. I vigili del fuoco, passando da un balcone, hanno aperto la porta e scoperto il corpo della donna riverso sul pavimento. I segni evidenti sul collo, viso, polsi e sulle braccia hanno orientato da subito gli inquirenti verso l’ipotesi dello strangolamento al termine di una violenta colluttazione. Secondo i primi accertamenti medico-legali, il decesso risalirebbe ad almeno tre ore prima del ritrovamento. Il ragazzo ha riferito di essere uscito verso le 19.15 per andare a mangiare una pizza; il padre, al momento dei fatti, non si trovava in città.
Delitto di Sanremo: le contraddizioni e il fermo
Le indagini dei carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Sanremo e del Nucleo investigativo di Imperia, coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno smontato in meno di ventiquattro ore la versione del figlio ventenne. Durante un interrogatorio durato circa dieci ore il giovane si sarebbe contraddetto più volte, senza riuscire a fornire riscontri al proprio alibi. A pesare sulla sua posizione, secondo gli investigatori, sono le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, che ne certificano gli spostamenti, la testimonianza di un vicino che avrebbe udito un’accesa lite tra madre e figlio nel corso della serata e i graffi presenti sul suo corpo, compatibili con uno scontro fisico e rimasti privi di qualsiasi giustificazione. Per chi indaga, il ragazzo avrebbe strangolato la madre, chiuso la porta dall’interno, lasciato l’abitazione passando dal terrazzo e cenato in pizzeria, per poi inscenare al rientro la parte del figlio ignaro e preoccupato.
Assistito dall’avvocato milanese Giovanni Briola, il giovane è attualmente detenuto nel carcere sanremese di Valle Armea. Restano da chiarire il movente, sul quale la Procura mantiene il massimo riserbo, e la dinamica esatta dei fatti: decisiva sarà l’autopsia, attesa nelle prossime ore, mentre i militari hanno ispezionato anche i bidoni della raccolta differenziata del condominio, sequestrando alcuni sacchi di rifiuti alla ricerca di possibili tracce utili.
Un’estate 2026 segnata dai delitti in famiglia
Il caso di Sanremo si inserisce in una bollente stagione di cronaca nera già segnata dalla violenza consumata tra le mura domestiche. Nei primi giorni di luglio ricordiamo, tra gli altri, il duplice omicidio di una donna e del figlio a Camaiore e un omicidio-suicidio in un ospedale della Versilia. Il ministero dell’Interno monitora ormai con cadenza trimestrale gli omicidi volontari maturati in ambito familiare e i casi riconducibili al nuovo reato di femminicidio, introdotto dalla legge 181 del 2025 ed entrato in vigore lo scorso 17 dicembre: nel primo semestre del 2026 gli omicidi volontari censiti in Italia sono stati 59, dei quali 12 con vittime donne.
L’Osservatorio nazionale sugli omicidi familiari ha contato inoltre, nel solo primo trimestre dell’anno, 27 vittime di delitti consumati in famiglia: 20 uomini e 7 donne. Numeri che raccontano un fenomeno trasversale, nel quale il matricidio di via Hope rappresenta una delle pieghe più dolorose: quella di una violenza che esplode proprio dove dovrebbero esserci “solamente” amore, sicurezza, cura e protezione.
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Priscilla Rucco
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