Nel mondo circa 287 milioni di persone convivono con un’epatite virale cronica. Vaccini e terapie efficaci hanno cambiato la storia di queste infezioni, ma una quota rilevante dei casi resta ancora senza diagnosi
Milano, 24 luglio 2026 – Circa 287 milioni di persone nel mondo convivono con un’epatite virale cronica, ma una quota rilevante delle infezioni resta ancora oggi senza diagnosi. In occasione della Giornata Mondiale dell’Epatite, che si celebra il 28 luglio, AMCLI ETS – Associazione Microbiologi Clinici Italiani richiama l’attenzione sul “sommerso” delle epatiti virali croniche, uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell’obiettivo indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: eliminare le epatiti virali come minaccia per la salute pubblica entro il 2030.
La Giornata Mondiale dell’Epatite è stata istituita dall’OMS in concomitanza con l’anniversario della nascita di Baruch Blumberg (1925-2011), premio Nobel per la Medicina nel 1976 per la scoperta del virus dell’epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino. La strategia globale dell’OMS punta a ridurre entro il 2030 del 90% le nuove infezioni e del 65% la mortalità correlata, attraverso un accesso equo e universale alla prevenzione, allo screening e alle terapie efficaci.
Oggi sono noti cinque virus epatotropi – virus dell’epatite A (HAV), B (HBV), C (HCV), D (HDV) ed E (HEV) – responsabili di infezioni del fegato associate a un rilevante carico di morbilità e mortalità a livello globale.
HAV, pur non evolvendo verso forme croniche, è responsabile di infezioni acute che si verificano sia nei Paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie sia attraverso focolai epidemici nei Paesi ad alto reddito. Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, l’OMS stima che nel 2023 HAV abbia causato circa 35.600 decessi nel mondo. Anche HEV rappresenta una causa rilevante di epatite acuta a livello globale e, nei Paesi industrializzati, è oggi considerato una zoonosi emergente, spesso associata al consumo di carne suina o di selvaggina cruda o insufficientemente cotta. Sebbene l’infezione sia generalmente autolimitante, può determinare forme severe nelle donne in gravidanza e nei soggetti immunocompromessi, nei quali il virus può andare incontro a cronicizzazione.
Secondo l’ultimo rapporto dell’OMS, dei circa 287 milioni di persone che nel mondo convivono con un’epatite virale cronica, 240 milioni sono affette da HBV e 47 milioni da HCV. Circa la metà del carico globale delle infezioni croniche da HBV e HCV interessa persone di età compresa tra i 30 e i 54 anni, mentre il 12% dei casi riguarda bambini e adolescenti. A questo si aggiunge la co-infezione da HDV, che interessa circa il 5% delle persone con infezione cronica da HBV, pari a circa 12 milioni di individui, ed è responsabile della forma più aggressiva di epatite virale cronica.
Le conseguenze sanitarie sono considerevoli: ogni anno le epatiti virali croniche causano circa 1,3 milioni di decessi, pari a oltre 3.500 morti al giorno, e si collocano tra le principali cause di mortalità per malattie infettive nel mondo, a un livello comparabile a quello della tubercolosi.
“L’impatto delle epatiti virali croniche è probabilmente ancora sottostimato, perché una quota rilevante delle persone infette rimane non diagnosticata nonostante la disponibilità di strumenti efficaci per individuare l’infezione – sottolinea Valentina Svicher, Professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata componente Gruppo di Lavoro AMCLI – Molti pazienti convivono per anni con il virus senza sintomi evidenti e arrivano alla diagnosi quando sono già presenti complicanze epatiche avanzate. Far emergere questo sommerso attraverso programmi di screening e garantire il collegamento tra diagnosi e presa in carico rappresentano passaggi fondamentali per raggiungere gli obiettivi di eliminazione delle epatiti virali come minaccia per la salute pubblica”.
La vaccinazione rappresenta un pilastro della prevenzione. Per l’epatite B è disponibile un vaccino efficace, che ha contribuito in modo decisivo alla riduzione dell’incidenza dell’infezione, delle complicanze epatiche e della mortalità correlata e previene indirettamente anche l’infezione da HDV, che può replicarsi esclusivamente in presenza di HBV.
Permangono tuttavia importanti criticità nell’attuazione dei programmi vaccinali a livello globale. La copertura della dose di vaccino anti-HBV alla nascita, fondamentale per prevenire la trasmissione madre-figlio e la successiva cronicizzazione dell’infezione, rimane insufficiente in molte aree ad alta endemia. Secondo l’OMS, la copertura globale della dose somministrata entro le prime 24 ore di vita è pari a circa il 45%, con valori inferiori al 20% nella Regione Africana dell’OMS. Disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari, limitata disponibilità di risorse e insufficiente integrazione tra programmi materno-infantili e vaccinali rappresentano ancora ostacoli significativi al controllo dell’infezione.
Negli ultimi anni, i progressi terapeutici hanno profondamente modificato la storia naturale delle epatiti virali croniche. L’introduzione degli antivirali ad azione diretta (DAA) per HCV ha consentito di raggiungere tassi di guarigione superiori al 95% e di eradicare completamente il virus dall’organismo, con una significativa riduzione del rischio di cirrosi, epatocarcinoma e trasmissione dell’infezione – evidenzia Carlo Federico Perno, Direttore U.O. Microbiologia, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Roma e componente Gruppo di Lavoro AMCLI – Importanti progressi sono stati compiuti anche per HBV e HDV. I farmaci oggi disponibili consentono di sopprimere efficacemente la replicazione virale e di ridurre il rischio di progressione verso cirrosi ed epatocarcinoma. Lo sviluppo di nuove terapie, incluse le strategie finalizzate al raggiungimento della cura funzionale dell’HBV e a un controllo sempre più efficace dell’HDV, apre ulteriori prospettive per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti.
Nonostante questi risultati, l’accesso alle cure rimane insufficiente in molte aree del mondo: nel 2024 meno del 5% delle persone con HBV ha ricevuto una terapia antivirale e circa il 20% delle persone con HCV aveva avuto accesso a un trattamento curativo.
Una particolare attenzione deve essere riservata all’HDV. Nonostante le raccomandazioni delle principali società scientifiche internazionali prevedano il test per HDV in tutti i soggetti con infezione da HBV, la ricerca dell’anticorpo anti-HDV e dei successivi marker virologici viene ancora effettuata in modo non uniforme e frequentemente insufficiente.
“Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che permettono di intervenire efficacemente su molte forme di epatite virale. La sfida è fare in modo che questi strumenti raggiungano le persone che ne hanno bisogno – afferma Pierangelo Clerici, Presidente di AMCLI ETS. – In questo percorso la microbiologia clinica svolge un ruolo centrale: la diagnosi rappresenta il punto di partenza per far emergere le infezioni non riconosciute e indirizzare tempestivamente il paziente verso la presa in carico e il trattamento. Screening, diagnosi e accesso alle cure devono essere parte di un percorso integrato”.
AMCLI ETS – Associazione Microbiologi Clinici Italiani – è stata costituita nel 1970 ed è articolata su delegazioni regionali. L’associazione scientifica ha sede a Milano ed è attualmente presieduta dal prof. Pierangelo Clerici, già Direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese, Legnano. Tra le finalità statutarie di AMCLI, lo sviluppo della Microbiologia clinica. Una delle peculiarità della società scientifica è operare attraverso gruppi di lavoro su specifiche materie d’interesse. Iscrizione RUNTS N. 26168
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