Ventura: “Sancito l’epilogo della Consiliatura Fiorita”


La seduta del Consiglio Comunale di mercoledì 23 luglio resterà, credo, nella storia della città, perché ha segnato uno dei punti più bassi raggiunti, a mia memoria, da un’Amministrazione Comunale.

Ho seguito i lavori, attraverso la diretta, con particolare fastidio e anche angoscia quando la discussione ha riguardato la pratica “campo di Giovino”. Premetto che il mio intervento non valuterà il contenuto di quel deliberato, che merita una apposita disamina, votato favorevolmente da tutti i consiglieri di destra e da quasi tutti i consiglieri del gruppo misto, presenti in aula, perché intendo esaminare l’aspetto politico, molto significativo, che quella discussione e il voto hanno evidenziato.

La vicesindaca e assessore all’urbanistica ha dato lettura della delibera posta ai voti del Consiglio Comunale, in modo “asettico”, o meglio, per come si è capito, in modo falsamente asettico. Ma una pratica di tale portata impone all’Esecutivo e al Sindaco principalmente, di esporre, argomentando, le scelte politiche e ammnistrative del suo programma, che non consentono di accogliere favorevolmente i contenuti della delibera, accompagnate dalla richiesta al Consiglio Comunale di respingere la pratica. Sarebbe stato pertanto necessario un suo corposo intervento in aula. Quella pratica, che  contiene una scelta cruciale per il futuro urbanistico, ma anche sociale, e quant’altro della città, il sindaco l’ha, invece, considerata, irrilevante, neutra. In quel Consiglio Comunale si è chiaramente palesata l’irrilevanza di questa Amministrazione.

Il voto favorevole, si è visto in aula, è stato salutato con grande soddisfazione dai banchi della destra e dalla gran parte dei Consiglieri del gruppo misto. Una cocente sconfitta del Sindaco, senza attenuanti, si è registrata.

I Consiglieri che hanno votato a favore, si sono molto compiaciuti con la vicesindaca,

basta ascoltare i loro interventi; hanno apprezzato il lavoro che ha svolto perché la pratica arrivasse per come da loro richiesto e, senza malcelato riconoscimento, per il sostegno che la stessa ha dato. La stessa lettura data in aula della pratica, lo rivela.

Il 23 luglio, dunque, in Consiglio Comunale è accaduto qualcosa di particolare rilevanze politica: è stata sancita la miserevole sconfitta politica del sindaco Fiorita.

Non avrei mai voluto scriverlo. Mi duole molto essere stato costretto a farlo: è il sindaco a cui ho fatto la campagna elettorale e che ho votato. Ma tutto ha un limite.

Andiamo, per sapere e capire quanto è successo negli ultimi mesi rispetto a questa vicenda Giovino, a qualche riflessione e domande politiche di merito.   

Chi ha caldeggiato e voluto quell’atto ammnistrativo? Chi ne ha seguito tutto l’iter? Il Sindaco, rispetto a quanto si stava predisponendo e proponendo, che ruolo ha svolto? Sicuramente non è stato dalla finestra a guardare, per come ugualmente sarà stato per la vicesindaca, nonché assessore all’urbanistica.

È una pratica sostenuta lungo il percorso dal sindaco o avversata? In quest’ultimo caso da dove si deduce? Dagli gli ordini del giorno di Giunta e/o dai relativi verbali? Da incontri con i Consiglieri Comunali? Da sue comunicazioni alle Commissioni Consiliari preposte? Da dichiarazioni pubbliche?  Da altro? La posizione del sindaco, sin dall’inizio della procedura, ritengo sia determinante nella valutazione politica di quanto è avvenuto durante l’iter, e anche, ritengo soprattutto, del ruolo che ha svolto il 23 in Consiglio Comunale. La vicesindaca/assessore come ha operato a seguito, se c’è stata, di una direttiva del sindaco non favorevole alla pratica? Ha trasgredito? Gli assessori, ricordo sono scelti dal Sindaco, quali sue persone di fiducia: sono la squadra del sindaco, non hanno un’autonomia politica operativa. Sono domande che attendono una chiara risposta.

I Consiglieri comunali del gruppo PD, in Commissione Urbanistica, mi risulta, che abbiano espresso voto favorevole alla pratica, perché? C’è stato un indirizzo del PD della città in tal senso?

La vicesindaca, ricordo espressione del PD, nel presentare questa pratica in Consiglio Comunale, aveva il dovere politico, a nome del Sindaco di chiedere che l’assise votasse contro. Non solo non l’ha fatto, ma si è capito chiaramente, almeno io, ma credo tutti, che la presentazione della pratica era molto benevola verso un voto favorevole. Tutti gli interventi dei consiglieri di destra hanno elogiato il lavoro svolto dalla vicesindaca a favore della delibera. La vicesindaca neanche a seguito di tali apprezzamenti, ha ritenuto di prendere la parola per smentire e per comunicare il suo parere contrario e la richiesta a nome del sindaco e di tutta l’Amministrazione, a votare NO. Questa, ribadisco, è una pratica di grande significato politico/amministrativo strategico per la città. Su pratiche di questa portata si misurano le scelte caratterizzante di un’Amministrazione Comunale. Sarebbe troppo comodo averla ritenuta neutra, indifferente, al disopra.

Una pratica del genere, se davvero il sindaco avesse ritenuto che meritava di essere bocciata, arriva, se arriva, in Consiglio Comunale con il suo parere sfavorevole. E in fase di dibattito il sindaco prende la parola, ne fa una disamina che spieghi il perché del suo voto sfavorevole, e, questo è importante, considerato il valore strategico della pratica, che confligge con il suo programma politico, rispecchiato anche nel Piano Strategico Comunale, di prossima votazione in Consiglio, e da egli voluto, e preannuncia le sue irrevocabili dimissioni, qualora la delibera fosse approvata. Non si limita, in modo grottesco, a votare NO; facendo intendere che ritiene la pratica licenziata di scarso valore.

Finisce così, miseramente, la sindacatura di Nicola Fiorita.

Concludo, chiedendo ai Consiglieri che non hanno partecipato a quella seduta del Consiglio Comunale, di comunicare alla città cosa avrebbero votato. Lo ritengo un loro dovere.

Sabatino Ventura Nicola

 

 

 




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 Alessia Burdino

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